Cinque luoghi da visitare nel Lazio (Roma esclusa)

Cinque luoghi da visitare nel Lazio

Ci sono luoghi bellissimi, in Italia e nel mondo, che hanno la sfortuna di sorgere di fianco o nelle vicinanze di un luogo ancora più bello, che finisce per catalizzare tutte le attenzioni. A volte questi sobborghi vengono recuperati e in qualche modo inglobati nella città, com’è accaduto a Parigi – per ragioni storiche ed economiche – con Versailles e Disneyland Paris, ma è molto più frequente che i dintorni delle grandi città d’arte rischino di essere dimenticati ed ignorati anche quando meriterebbero invece un po’ di riguardo.

Anche per questo motivo abbiamo pensato di dedicare una cinquina a cinque luoghi da visitare nel Lazio, lasciando fuori però la città di Roma, della quale avremo modo di parlare diffusamente in altri articoli; perché il Lazio non è solo la regione della nostra splendida capitale, ma anche un insieme di città che all’ombra dell’Urbe si sono sviluppate, hanno cercato una loro identità e in un modo o nell’altro sono riuscite a diventare delle piccole gemme, certo non in grado di impensierire Roma ma non per questo meno degne di essere ammirate. Scopriamole insieme.

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Viterbo

La città dei papi e del primo conclave

Partiamo, procedendo geograficamente da nord a sud, da Viterbo, bella città medievale che tra l’altro proprio in questi giorni vive il suo periodo più “caldo” dal punto di vista delle attrazioni, visto che il 3 settembre si svolgerà il tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa, una torre (da poco introdotta tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco) alta 30 metri e del peso di 52 quintali che viene portata a spalla da cento abitanti del luogo a rischiarare le vie buie della città in onore della patrona, che proprio a Viterbo nacque e visse.

Ma non è solo questo a rendere speciale la cittadina dell’Alto Lazio: Viterbo è infatti prima di tutto un centro medievale molto ben conservato, forte di una storia antichissima (lo stesso nome della città dovrebbe derivare da vetus urbs) che ha trovato il suo momento di massimo splendore probabilmente nel XIII secolo, quando i papi iniziarono a darle sempre maggiore importanza: nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa; nel 1265 il francese Clemente IV, appena eletto papa ed insofferente nei confronti della Curia romana, decise di trasferirvi direttamente il pontificato, prendendo abitazione nel Palazzo dei Vescovi.

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Proprio a Viterbo, alla sua morte, si aprì quello che sarebbe divenuto famoso come il primo vero Conclave, dato che i cardinali impiegarono parecchi mesi a trovare un successore e, avendo spazientito il popolo, furono chiusi a chiave (da cui la parola conclave) dai viterbesi nella sala dell’elezione, viterbesi che scoperchiarono contemporaneamente il tetto, obbligando così i prelati a nominare in fretta e furia Gregorio X. Sarebbe poi stato Martino IV, nel 1281, ad abbandonare la città per spostarsi ad Orvieto prima e Perugia poi.

Dal Palazzo dei Papi al Duomo

Per quanto riguarda le cose da vedere in città, non si possono perdere il Palazzo dei Papi, fatto edificare proprio durante la permanenza dei pontefici in città, con la relativa Sala del Conclave; il romanico Duomo di San Lorenzo che gli si trova di fianco, con facciata però rinascimentale, che contiene all’interno il sepolcro di papa Giovanni XXI; l’antica Chiesa di Santa Maria Nuova, dell’XI secolo e la Chiesa di San Silvestro dove fu ucciso un principe inglese, Enrico di Cornovaglia, sempre in quel travagliato XIII secolo; e infine tutto il quartiere di San Pellegrino, esempio quasi integro di borgo medievale.

Appena fuori dalla città, poi, meritano una visita Villa Lante della Rovere – a circa due chilometri ad est – col suo famoso giardino all’italiana e, a sei chilometri lungo la Teverina, il sito archeologico di Ferento, con un bel teatro romano ancora oggi utilizzato ed in cui vari scavi furono condotti negli anni Sessanta anche dal re di Svezia Gustavo VI Adolfo, nonno dell’attuale sovrano.

 

Civitavecchia

Il porto, il Forte Michelangelo e il bacio del marinaio

Di origine antica, anche se dalle caratteristiche molto diverse, è anche la città di Civitavecchia, fondata attorno al 110 d.C. dai romani su alcuni antichi insediamenti, per servirsene come porto, e poi spopolata e in seguito ripopolata nel corso dell’Alto Medioevo: i latini infatti la edificarono vicino alla villa di Traiano per farne il porto di riferimento della capitale, dandole il nome di Centum Cellae, forse a causa delle numerose insenature del luogo o delle molte camere della villa dell’imperatore; poi, però, con la caduta dell’Impero romano e passata sotto il dominio dei papi, la città fu più volte vittima di incursioni saracene che costrinsero gli abitanti a spostarsi e rifondare la città in collina, portandosi dietro il nome; così quando la Centocelle sul mare rinacque, prese il nome di Civita Vetula, segno che sorgeva sulle rovine dell’antico porto.

Il centro, solo lievemente più piccolo di Viterbo e posto in provincia di Roma, è oggi un importantissimo porto sia commerciale (a nord) che turistico (più a sud), tra i principali d’Europa grazie alle sue tratte verso le isole italiane, Tunisi, Barcellona, ma anche per l’approdo di crociere che solcano il Mediterraneo.

Unconditional Surrender, la novità del 2011

La città però non è solamente una via d’accesso a Roma se si arriva da fuori o alla Sardegna e alla Sicilia se si vuole andare in vacanza, ma offre anche attrattive importanti in loco: proprio al porto la prima cosa che si nota è il Forte Michelangelo, costruito nel ‘500 secondo il progetto di Antonio da Sangallo il Giovane ma che, secondo la tradizione, avrebbe visto anche l’intervento di Michelangelo Buonarroti per quanto riguarda il disegno del torrione principale, da cui deriva anche il nome di tutta la struttura; inoltre merita una passeggiata il lungomare chiamato La Marina, riqualificato negli ultimi anni e che oggi ospita anche la grande statua Unconditional Surrender di Seward Johnson, una statua di nove metri di altezza che rappresenta il celebre bacio a Times Square immortalato nel 1945 da Alfred Eisenstaedt, installata inizialmente nel 2011 per un periodo di quattro mesi e poi così tanto amata dai turisti da essere resa permanente.

Inoltre meritano un’occhiata anche le Terme Taurine o di Traiano, che si trovano a pochi chilometri dal centro, su una collina, e sono costituite da resti risalenti sia al periodo repubblicano (I secolo a.C.), sia a quello imperiale (costruite tra il 123 e il 136 d.C.).


Leggi anche: Cinque piccole città da visitare in Toscana

 

Tivoli

Le ville rinascimentali ed antiche

Scendendo nelle vicinanze di Roma, e anzi ormai in zone che sono sempre più inglobate nell’hinterland della capitale, troviamo Tivoli, bella e caratteristica città dal passato glorioso non solo dal punto di vista storico ma anche industriale, che però ora sembra da qualche decennio adagiarsi soprattutto su un’economia basata sul turismo e sul passato.

Fondata, secondo la leggenda, addirittura prima di Roma, fu poi conquistata dall’impero, diventando sede di molte ville di campagna di nobili romani, visto che in città risiedettero anche Orazio, Cassio e gli imperatori Augusto ed Adriano, con ville maestose i cui resti sono spesso visibili ancora oggi. Fiorente nel Medioevo, trascurata nell’età moderna, si riebbe soprattutto grazie allo sviluppo industriale tra l’Ottocento e il Novecento, salvo poi vivere un periodo di decadenza economica dovuta anche alla mancanza di vie di comunicazione adeguate a sostenere un’industria moderna.

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Dal punto di vista culturale e turistico, il monumento più importante è senza dubbio la famosa Villa d’Este, un vero capolavoro del Rinascimento italiano e dal 2001 inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco: fatta edificare dal cardinale ferrarese Ippolito II d’Este – figlio di Lucrezia Borgia e quindi nipote di papa Alessandro VI – che era giunto in città come nuovo governatore su incarico del papa (che voleva così ringraziarlo per l’aiuto datogli nel conclave), la villa rimase di proprietà privata per molti secoli, prima in mano agli Este e poi agli Asburgo, fino a quando non entrò tra i beni dello Stato nel 1918, al termine della Prima guerra mondiale; così, restaurata e ripristinata, fu aperta al pubblico, che poté ammirare per la prima volta i bellissimi interni tra cui spiccano il piano nobile e lo splendido giardino, progettato da Pirro Ligorio, in cui terrazze e pendii si legano ospitando belle fontane (che ispirarono anche il compositore Franz Liszt), cascate, zampilli, esedre, piante a rotazione, piante secolari ed altro ancora.

Inoltre meritano una menzione la quattrocentesca Rocca Pia, fatta costruire da papa Pio II Piccolomini, e soprattutto la maestosa Villa Adriana, realizzata nella prima metà del II secolo d.C. che in origine doveva coprire circa 120 ettari e fu riscoperta proprio all’epoca di Pio II dopo secoli di abbandono: purtroppo negli artisti rinascimentali non c’era ancora l’idea di conservare le memorie romane, e così tra il ‘400 e il ‘500 la villa fu più volte saccheggiata dei suoi materiali di pregio, che furono usati per costruire molte abitazioni (e anche Villa d’Este) in città; oggi, nonostante ci sia ancora molto da esplorare tramite scavi, si possono ammirare il Cànopo con la vasta vasca centrale, il Teatro marittimo, le Grandi Terme e l’Antinoeion, dove probabilmente fu inumato Antinoo, il giovane amante di Adriano morto in Egitto e dall’imperatore presto innalzato al rango di divinità.

 

Ostia Antica

Un sito archeologico tra i migliori d’Italia

Rimaniamo sempre nell’orbita della capitale parlando dell’antica città di Ostia, oggi inglobata all’interno del Comune di Roma ma che ci pare di poter citare come una meta autonoma e quindi degna di stare nella nostra cinquina, se non altro perché per secoli la città ha avuto una sua identità indipendente da quella della capitale – di cui era comunque una diretta emanazione – e comunque dista dal centro cittadino parecchi chilometri, tanto da potersi considerare una città a parte.

Fondata addirittura nel VII secolo a.C. da Anco Marzio, si trovava all’epoca sul mare ma è oggi situata alcuni chilometri nell’entroterra, e fungeva in origine da porto per Roma, ruolo che svolse con efficienza fino alla prima età imperiale, quando vennero edificati altri porti (tra cui proprio quello di Civitavecchia) che pian piano le tolsero il monopolio del settore e la condannarono ad un periodo di decadenza; la crisi del III secolo, la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e le successive invasioni dei saraceni spopolarono rapidamente quella che era stata una delle più popolose città del centro Italia, che si stima che nel suo massimo splendore arrivasse a 75mila abitanti, cifra per l’epoca molto considerevole.

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La riscoperta avvenne molto tardi, a partire dagli inizi del XIX secolo e poi soprattutto con l’Unità d’Italia, quando si avviò un’ampia operazione di bonifica che da un lato creò il lido di Ostia, nuova propaggine – questa volta turistica – sul mare, dall’altro diede il via agli scavi di Ostia Antica, che oggi sono visitabili e lasciano a bocca aperta per la quantità e la qualità di reperti ritrovati; così si possono vedere dal vivo, quasi come se si fosse a Pompei, la struttura a volte ancora intatta delle antiche case romane, i mosaici che venivano usati, le macine, i magazzini, i portici, le basiliche, i templi, le palestre, i cortili, le latrine, le strade e l’urbanistica di questa piccola città, oltre al bel teatro romano del II secolo che può ospitare fino a 4mila spettatori.

In generale gli scavi, seppure molto poco pubblicizzati e non sempre “a misura di turista”, sono tra i meglio conservati nel pur ampio panorama italiano, e molto ancora sembra esserci da scoprire. Il sito archeologico si estende per più di un chilometro e necessita quasi di una intera giornata di visita; all’esterno, poi, si possono esplorare anche il grazioso borgo medievale e il Castello di Giulio II, fatto costruire nel XV secolo quando ormai la città aveva perso gran parte della sua importanza.

 

Gaeta

Una gemma tra montagne, grotte e mare

Concludiamo il nostro giro del Lazio avviandoci, a sud, verso la Campania e soffermandoci su Gaeta, bel centro in provincia di Latina. Le origini della città sono anche in questo caso molto antiche: il suo nome pare derivare da quello della nutrice di Enea, Caieta, che qui sarebbe stata sepolta, ma c’è anche chi lo lega al mito degli Argonauti o al golfo; in ogni caso già nel IV secolo a.C. fu assoggettata da Roma e divenne in breve un luogo di villeggiatura molto amato dalla nobiltà della capitale.

Dopo i secoli bui dell’alto Medioevo, ritornò in auge grazie agli angioini prima e agli aragonesi poi, che la considerarono l’avamposto ideale per puntare a Napoli; fu infatti solo col fascismo e con la creazione della città e della provincia di Latina (allora chiamata Littoria) che Gaeta passò nell’orbita laziale.

La Monatagna Spaccata

Le possibili attrazioni in città sono parecchie, sia storiche che, soprattutto, paesaggistiche: imperdibile è la cosiddetta Montagna Spaccata, una fenditura nella roccia che giunge fino alla Grotta del Turco e che la leggenda vuole creatasi al tempo della morte di Cristo, in contemporanea a quando a Gerusalemme si squarciò il velo del Tempio; scendendo lungo la scalinata che porta ai piedi della montagna si nota anche la cosiddetta Mano del Turco, una sorta di impronta che ancora una volta la leggenda narra essersi formata quando un miscredente saraceno, scendendo quella stessa scalinata, disse di non credere al miracolo della fenditura e, appoggiando una mano sulla roccia, fu scosso dal fatto che miracolosamente questa si sciogliesse sotto le sue dita, lasciandone l’impronta della mano.

D’altro canto, la Grotta e la Montagna fanno parte del più ampio Parco Regionale Monte Orlando, pieno di sentieri e percorsi per il trekking, la mountain bike e le passeggiate, in cima al quale si trova il Mausoleo del console romano Lucio Munazio Planco risalente al 22 a.C. Dal punto di vista monumentale, infine, si segnala il Tempio di San Francesco, edificato per la prima volta nel 1222 proprio dal santo di Assisi mentre si trovava in città per evangelizzare, ma poi fatto costruire in stile neogotico nei secoli successivi. Ma più in generale Gaeta offre grandi panorami, una bella spiaggia e un ancor più bel mare, ottimo cibo locale e un centro storico invidiabile che, al di là dei già bellissimi monumenti, meritano la fatica del viaggio.

 

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