La letteratura greca ci ha consegnato numerose figure di eroi: conosciamo benissimo Achille, Odisseo ed Eracle, ma spesso figure femminili altrettanto importanti passano in secondo piano. Colpa, forse dell’assetto prevalentemente maschile della società e della cultura ellenica, che si rispecchia in una mitologia andro-centrica e ci presenta il mondo femminile come subalterno, con le donne che appaiono in qualità di spose, figlie, amanti, e, per giunta, fortemente polarizzato (da un lato le mogli devote come Andromaca e Penelope e fanciulle pure come Nausicaa, dall’altro le infedeli Elena e Clitemnestra).

Nel rispetto delle quote rosa, possiamo individuare alcune donne che, nello sviluppo dei miti di cui sono protagoniste, sono determinanti e assumono spessore e identità per una caratteristica particolare: la loro abilità magica. L’epica e la tragedia ce ne presentano cinque, ma in molti altri contesti poetici emergono cenni e riferimenti ad un connubio – quello fra femminilità e magia – che appare una costante culturale del mondo greco, con i pregiudizi e la diffidenza che inevitabilmente ne derivano.

 

Medea

La signora dei filtri

Anthony Frederick Augustus Sandys - MedeaFra le maghe della letteratura ellenica, Medea è la più temibile. Ella è originaria della Colchide, regione asiatica affacciata sul Mar Nero, ed è nientemeno che l’allieva di Ecate, divinità ctonia dell’occulto. È grazie a lei che, secondo il mito tramandato da Euripide nella tragedia Medea e da Apollonio Rodio nelle Argonautiche, Giasone riesce a recuperare il leggendario Vello d’oro: Medea istruisce l’eroe e gli fornisce le armi con cui superare le prove imposte dal re Eeta per ottenere l’ambito premio, lo dota di filtri protettivi e usa formule magiche per far addormentare il drago custode del manufatto. Fuggita assieme a Giasone dalla propria terra, ella scaglia il suo incantesimo contro il gigante Talos, che minaccia la navigazione di Giasone e dei suoi compagni, con un meccanismo che scatena i demoni più spaventosi e che ricorda quello del malocchio di tradizione popolare.

All’arrivo in Grecia, poi, la maga si dimostra capace di compiere incantesimi di ringiovanimento attraverso l’immersione di esseri umani in un calderone pieno di filtri; ne ha beneficio Esone, padre di Giasone, ma quest’incanto conduce alla morte Pelia, usurpatore del trono di Iolco (che sarebbe spettato a Giasone); costui viene infatti smembrato dalle sue figlie, le famose Peliadi, le quali, ingannate da Medea, credono di vederlo riapparire giovane e vigoroso dal paiolo in cui hanno gettato le sue carni.


Fino a questo punto, la magia di Medea è usata a vantaggio di Giasone e, per quanto truculenta, è finalizzata a proteggere il compagno. Quando, però, il suo amato decide di sposare la principessa di Corinto, Medea usa le sue abilità con unguenti e pozioni per avvelenare il diadema e le vesti nuziali della fanciulla, che muore dilaniata da atroci sofferenze.

Quest’ultima parte della vicenda della maga della Colchide è il punto culminante della tragedia Medea, che, come è noto, si conclude con l’uccisione, da parte della donna, dei figli avuti da Giasone e dalla sua fuga sul carro del Sole guidato da giganteschi serpenti, creature da sempre legate all’occulto e ritenute capaci di ipnotizzare le loro vittime esattamente come Medea fa con Talos.

 

Circe

La dea terribile con voce umana

Circe, forse la più famosa maga dell'epica greca, ritratta da J.W. WaterhouseUn luogo comune fa di Circe, la misteriosa abitante dell’isola di Eea, una strega. Nonostante le sue abilità spaventose, Omero la presenta come theá, dea discendente del Sole (e non come pharmakís, parola che indica propriamente le maghe), rimarcando la sua distanza dal mondo degli uomini e spiegando così le sua abilità sovrannaturali; il mito ne fa, a seconda delle tradizioni, la zia o la sorella di Medea.

Circe è la protagonista indiscussa del canto X dell’Odissea, dove la vediamo trasformare i compagni di Odisseo in porci (ma la ceramografia attesta anche trasformazioni in cani, leoni, lupi, arieti) e tentare di fare lo stesso con l’eroe, che, però, sa come difendersi grazie all’antidoto e ai suggerimenti ricevuti da Hermes.


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Domata da Odisseo, Circe rivela l’ampiezza delle proprie facoltà magiche: ella sa predire il futuro ed evocare i morti praticando la negromanzia, ha una voce capace di sortilegi, è in grado di controllare la natura, ammansendo le bestie e piegando le correnti di vento, sa produrre filtri, maneggiare una bacchetta e rendersi invisibile; secondo Apollonio Rodio, che ne fa una comparsa nel libro IV delle Argonautiche, ella è anche oneiròmantis, cioè sa trarre presagi dai sogni.

L’unico incantesimo che non le riesce è quello di trattenere a sé Odisseo, cui, anzi, dà numerosi consigli per una sicura navigazione verso Itaca.

 

Deianira

L’assassina inconsapevole di Eracle

Evelyn De Morgan - DeianiraLa magia di Deianira nasce da un tradimento, è intenzionale nel suo svolgimento, ma ha esiti imprevisti e indesiderati, come si evince da Trachinie, tragedia scritta da Sofocle. Lo sposo di Deianira, Eracle, ritorna a Trachis con una giovane amante e alla donna ritorna alla mente il monito che il centauro Nesso, suo rapitore, ha pronunciato prima di morire a causa di una delle frecce dell’eroe: Eracle tornerà ad amarla se ella conserverà il sangue di Nesso e, al momento opportuno, lo spargerà sugli abiti dell’eroe.


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Desiderosa di riprendersi il proprio uomo, Deianira intride il mantello dello sposo con quello che crede essere un filtro d’amore, ma non sa che nel sangue di Nesso è ancora presente il veleno dell’Idra di Lerna che l’eroe ha ucciso con la stessa freccia, così il semidio muore fra atroci sofferenze che ricordano quelle scatenate dai doni nuziali di Medea sulla sposa di Giasone.

 

Fedra

La maga mancata

Alexandre Cabanel - FedraLa regina Fedra, protagonista dell’Ippolito di Euripide, è vittima di una maledizione che la costringe ad amare il proprio figliastro; è dilaniata dalla sofferenza e rischia di cedere all’invito a creare un filtro amoroso formulato dalla sua nutrice. Le basterà procurarsi qualcosa che appartenga ad Ippolito (una ciocca di capelli o una fibra della veste) per creare una pozione che, con gli adeguati incantesimi, lo farà invaghire di lei.

Fedra rifiuta di compiere l’incantesimo, imprimendo così una svolta irreversibile alla storia, ma la descrizione che il tragediografo offre del filtro magico testimonia l’abilità delle donne di utilizzare la cosiddetta magia simpatica, che prevede un’azione indiretta sulla persona cui appartiene un oggetto utilizzato nel corso della pratica incantatoria.

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Elena

Allieva delle maghe egizie

Jacques-Louis David - L'amore di Elena e ParideElena non è soltanto colei che scatena la Guerra di Troia, ma anche un personaggio importante nelle vicende post-iliadiche. Nell’Odissea, infatti, ella manifesta almeno due abilità che ricordano quelle delle maghe più famose del mito: è in grado di pronunciare profezie basandosi sul volo degli uccelli (è infatti lei a garantire a Telemaco che Odisseo tornerà a casa e farà strage dei proci) e di preparare pozioni che possono far dimenticare anche i dolori più grandi, come quelli che, come una sorta di antico disturbo post-traumatico da stress, affliggono i reduci achei.

Ma, se diamo retta ad Euripide, la regina di Sparta è anche in grado di operare prodigiose sparizioni, se è vero che nella tragedia a lei dedicata ella scompare improvvisamente quando viene assalita da Oreste, figlio di Agamennone. Tali capacità derivano, secondo quanto Elena dice a Telemaco, da un periodo di soggiorno in Egitto, dove ella sarebbe stata ammaestrata da una donna di nome Polidamna nell’arte dei phármaka (termine che connota ogni genere di pozione, unguento, antidoto o rimedio, anche medico).


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La donna, dunque, rappresenta nella cultura greca un collettore di misteri: dalla maternità alla magia, ella appare come un essere in contatto con la natura e con i suoi cicli, poiché la magia altro non è che la capacità di interagire con il flusso vitale (la dynamis greca) e di modificarlo.

Questo spiega anche i numerosi pregiudizi nei confronti delle arti femminili, avvertite come minacciose, ed illuminano l’atteggiamento di paura che circonda molte di loro, in particolare Medea, oggetto di scherno ed emarginazione per il suo essere donna, creatura demoniaca (così la tratta il futuro suocero di Giasone) e, per di più, barbara.

 

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