Le migliori poesie sulla montagna

 
La nostra Italia è piena di paesaggi meravigliosi. Dalle coste sabbiose a quelle rocciose, dalle Alpi agli Appennini, dal nord al sud, la penisola brilla per tante cose ma anche e soprattutto per le sue bellezze paesaggistiche. Bellezze che a tratti sono state anche deturpate dall’uomo, ma che sono anche salvaguardate, soprattutto negli ultimi anni, da varie organizzazioni, in primis il FAI.

Il fascino della montagna

E tra tutti i paesaggi, quello alpino ha sempre un particolare fascino. Sia d’estate che d’inverno, le Alpi scuotono il cuore dei visitatori, ne catturano gli occhi e lo spirito e rimangono impresse nella memoria. In certi casi, addirittura, se ne può sentire la mancanza, tanto che non si vede l’ora di ritornare ad ammirarne i pascoli, la neve, il saliscendi dei vari profili montuosi.

Non c’è da stupirsi, quindi, se vari poeti hanno dedicato alle montagne alcune delle loro liriche. A volte ne hanno sottolineato l’asprezza, altre volte l’avvicinarsi al cielo; a volte le hanno raccontate per la loro bellezza intrinseca, altre volte usandole come metafore d’altro. Noi abbiamo selezionato cinque poesie, che provengono da angoli del mondo tra loro molti diversi ma che sono accomunate dallo stesso amore per la montagna. Eccole.


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La tua vita è giovane, il tuo sentiero lungo

Di Rabindranath Tagore

Rabindranath TagoreCominciamo con una poesia di Rabindranath Tagore, poeta bengalese considerato uno dei padri nobili del Bangladesh. Nato a Calcutta nel 1861, proveniva da una ricca famiglia di bramini. All’epoca, l’India e il Bangladesh (più l’attuale Pakistan) erano un tutt’uno e posti sotto il dominio britannico. Per questo motivo Tagore – il cui vero nome era Rabíndranáth Thákhur, che poi lui stesso anglicizzò – studiò in Gran Bretagna, innamorandosi anche della cultura occidentale.

Il suo progetto poetico, infatti, era quello di trovare dei punti di contatto tra la letteratura orientale e quella occidentale. A questo scopo, tradusse egli stesso dei testi indiani in inglese e si prodigò per propagare anche all’ovest il pensiero della sua terra. Fortemente contraddistinta da un ideale di fratellanza universale, la sua poesia si rivolgeva spessissimo alla natura, vista come il luogo in cui Dio si manifestava veramente.

Una poesia panteista

Anche la poesia che potete leggere qui di seguito si lega a quel cospicuo filone. Una poesia in cui la montagna sembra assurgere quasi a figura divina, impassibile ed immobile mentre l’uomo al di sotto di lei cresce e invecchia. Una poesia in cui è evidente l’influsso delle filosofie orientali e in particolare del panteismo delle Upaniṣad, antichi testi sapienziali indiani.

La tua vita è giovane, il tuo sentiero lungo;
tu bevi in un sorso l’amore che ti portiamo,
poi ti volgi e corri via da noi.
Tu hai i tuoi giochi e i tuoi compagni.
Non vi è colpa se non ti resta tempo per pensare a noi.
Noi, invece, abbiamo tempo nella vecchiaia
di contare i giorni che son passati, di rievocare
ciò che le nostre annose mani hanno dimenticato per sempre.
Il fiume corre rapido tra gli argini, cantando una canzone.
Ma la montagna resta immobile, ricorda e veglia col suo amore.

 

Montagne care, voi non mi mentite

Di Emily Dickinson

Emily Dickinson, una delle poetesse più amateDopo l’Asia spostiamoci in America e arretriamo anche il baricentro di qualche anno. La seconda poesia che abbiamo scelto è firmata infatti da Emily Dickinson, grande poetessa statunitense vissuta poco dopo la metà dell’Ottocento. Puritana, figlia di una famiglia influente nel Massachusetts, Emily passò gran parte della sua vita chiusa nella propria camera, all’interno della casa paterna. Compì pochi viaggi ed ebbe ancor meno contatti sociali, non pubblicando nemmeno le sue poesie, se non per poche eccezioni.

In ogni caso, questo isolamento non penalizzò le sue liriche. Anzi, nonostante all’epoca potessero essere ritenute lontane dal comune sentire, ebbero un gran successo nei decenni successivi. Vi si ritrova un grande amore per la natura, raccontata in ogni suo dettaglio. Dagli alberi agli uccelli, dalla neve all’acqua, nelle sue poesie trovano spazio tutti gli elementi delle stagioni, guardate dalla finestra della sua camera. E quindi anche le montagne.

Compagne di vita

Anche nella poesia che riportiamo qui di seguito, le montagne sono per la Dickinson delle compagne di vita. Rimangono lì, fisse, a guardare mentre l’esistenza scorre, e rimangono un punto di riferimento costante, sia che le cose vadano per il verso giusto, sia che si affoghi nella disperazione.

Montagne care, voi non mi mentite –
non mi mandate via, né mai fuggite.
Quegli occhi sempre fissi – sempre uguali –
mi guardano lontani, viola, lenti –
quando fallisco o fingo, o quando invano
mi attribuisco titoli regali.

Mie potenti madonne, sotto il colle,
abbiate cara la monaca riottosa
che si dedica a voi completamente.
Il suo ultimo gesto di pietà –
quando il giorno svanisce su nel cielo –
è levare lo sguardo verso voi.

 

Incisione su un monastero montano

Di Li Bai

Li Bai, grande poeta cinese dell'ottavo secoloRitorniamo, per l’ultima volta in questa lista, in Oriente, anche se un po’ più a nord di prima e decisamente più indietro nel tempo. La terza poesia della nostra cinquina infatti si intitola Incisione su un monastero montano ed è firmata da Li Bai, grande poeta cinese vissuto nell’Ottavo secolo. Considerato uno dei più grandi scrittori dell’epoca della dinastia Tang, è ancora oggi ricordato in patria come “l’immortale poeta”, anche se l’epiteto non è da intendere in senso onorifico, quanto perché fu un eremita taoista di grande longevità.

Li Bai è infatti ancora considerato uno dei più importanti poeti della letteratura cinese, perché seppe introdurre figure e tematiche nuove pur conservando l’impianto metrico e formale classico. In lui è forte l’esperienza taoista, tanto che spesso le sue poesie indugiano su temi contemplativi, ma fu anche un poeta originale, capace di esaltare temi differenti, dall’amicizia all’amore disinteressato per la natura. Un’attrazione per il creato che emerge anche nella breve poesia che vi proponiamo qui di seguito, ambientata in un monastero proprio sulla montagna.


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È curioso notare, a tal proposito, il tema dell’afferrare le costellazioni, che emerge in questa poesia e che ha anche una certa importanza nella biografia di Li Bai. Su di lui, infatti, le notizie sono chiaramente ammantate di leggenda, ma alcuni fatti vale la pena ricordarli, anche perché hanno probabilmente una base di verità. Ad esempio, si dice che il poeta fosse un gran bevitore: nel suo corpus poetico si trovano non a caso varie liriche dedicate all’ebbrezza. E, sempre secondo la leggenda, sarebbe morto annegato perché caduto da una barca mentre tentava di afferrare una luna riflessa sull’acqua.

Bivacco notturno al monastero sui monti
Allungo la mano, afferro le costellazioni
Non oso parlare ad alta voce
Ho paura di svegliare chi sta sopra il cielo.

 

Incontrando le montagne

Di Gary Snyder

Gary Snyder da giovane, prima di una spedizione in mezzo alla natura e alle montagneAvviamoci verso la conclusione del nostro percorso con due poeti di lingua inglese, anche se separati dallo spazio e dal tempo. Il primo è Gary Snyder, poeta che viene fatto rientrare all’interno della Beat Generation, ma che più di molti altri suoi colleghi si è dedicato alla natura. Anzi, i critici hanno scorto nelle sue liriche un’anticipazione di quella che viene oggi chiamata l’ecopoesia, cioè quel movimento che è ritornato a parlare di natura in versi, raccontandola però in chiave moderna ed ecologica.

Nato a San Francisco nel 1930 (e vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1975), Snyder crebbe più a nord, nello Stato di Washington, a stretto contatto con la natura. Appassionato di alpinismo (come dimostra la foto qui di fianco), iniziò a pubblicare le sue prime poesie su giornali scolastici, laureandosi poi nei primi anni ’50 in letteratura. Si interessò poi degli indiani d’America, di buddhismo, di meditazione zen e di cultura cinese e giapponese.

I viaggi beat e il ritorno negli States

La vera svolta della sua carriera arrivò però quando entrò appunto in contatto con la cultura beat, che si stava in quegli anni imponendo proprio sulla costa ovest degli Stati Uniti. Incontrò e conobbe Allen Ginsberg, Jack Kerouac e altri, e con alcuni di loro viaggiò in India e Giappone. La poesia che trovate qui di seguito fu scritta dopo il suo ritorno negli States, mentre visitava il Sawmill Lake nel Wisconsin col piccolo figlio Kai. E descrivendo il comportamento del bambino davanti alla bellezza della natura, al lago e alla vicina montagna.

Striscia al bordo del torrente schiumoso
spalleggia la lastra sporgente
infila un dito nell’acqua
gira attorno a un intrappolato stagno
infila entrambe le mani nell’acqua
infila un piede nello stagno
lancia sassolini nello stagno
schiaffeggia la superficie dell’acqua con entrambe le mani
grida, si solleva e si alza
con la faccia rivolta verso il torrente e la montagna
solleva entrambe le mani e urla tre volte!

VI 69, Kai al Sawmill Lake

 

Il mio cuore è sulle montagne

Di Robert Burns

Robert Burns, il più grande autore di poesie in versi scotsConcludiamo, come avevamo anticipato, con un altro poeta di lingua inglese, anche se a dire il vero molti dei suoi componimenti erano scritti in scots, la lingua originaria della Scozia. Stiamo parlando di Robert Burns, vissuto nella seconda metà del ‘700 e morto piuttosto giovane, ad appena 37 anni.

Considerato il “bardo scozzese”, Burns scrisse di vari argomenti, anche con toni satirici. Si occupò di politica, costume, natura e, nonostante la prematura dipartita, ci ha lasciato circa 600 poesie. Figlio di contadini, fu anzi proprio il suo talento letterario a consentirgli di rimanere in Scozia e vivere di lettere (anche se sempre con scarso denaro), altrimenti per sua stessa ammissione sarebbe dovuto emigrare verso le Americhe.

L’importanza del ritmo

Anche nel componimento che abbiamo scelto, che è uno dei più famosi della sua produzione, si nota l’amore patriottico per il proprio paese, la Scozia, e soprattutto per i suoi paesaggi e le sue lande. Ma in particolare vi suggeriamo di notare il ritmo della poesia, che ebbe notevole influenza anche al di fuori della Scozia, in poeti irlandesi e anche americani a lui successivi.

Il mio cuore è sulle montagne, il mio cuore non è qui;
il mio cuore è sulle montagne alla caccia del cervo,
alla caccia del cervo selvaggio e all’inseguimento del capriolo,
il mio cuore è sulle montagne, dovunque io vada.
Addio, o montagne, addio, o settentrione,
dove nacque il coraggio, dove dimora il valore;
dovunque io erri, dovunque io vaghi,
le colline della Scozia sempre amerò.

Addio, o montagne dalla cima coperta di neve;
addio, o declivi e verdi valli giù in basso;
addio, o foreste e boschi scoscesi;
addio, o torrenti e acque scroscianti.
Il mio cuore è sulle montagne, il mio cuore non è qui;
il mio cuore è sulle montagne alla caccia del cervo,
alla caccia del cervo selvaggio e all’inseguimento del capriolo,
il mio cuore è sulle montagne, dovunque io vada.

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1 COMMENTO

  1. La poesia è arte, al servizio della bellezza; la poesia è armonia, è musica (“ut pictura poesis”, scriveva Orazio, ma si potrebbe chiosare con un “ut musica poesis”). “La bellezza è felicità di dominare la forma, ma forma equivale ad esistenza” (Pasternak). Poesia è quindi “felicità di esistere e di lasciare orma di sé”: da qui la possibilità di accettare considerazioni d’ordine filosofico-esistenziali (tipo quelle delle cinque summenzionate “poesie”) quali contenuto delle indicate “poesie”, dove manca la creazione di un “mondo altro”, ineffabile, che solo il poeta-artista “vede” ed esprime nel ritmo, nella musica, nell’armonia delle parole e delle figure (ma bisognerebbe leggere nella lingua originale! le traduzioni, se non sono opera di veri poeti sono sempre povere cose). Impilare parole non è costruire versi: prosodia e metrica sono ben altra cosa. la prosa è più che sufficiente per esprimere le proprie considerazioni filosofico-esistenziali. Comunque, ognuno la pensi come vuole!

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