Una celebre frase del noto filosofo inglese Bertrand Russell dice che gli uomini non nascono stupidi, ma ignoranti, e che è l’educazione a renderli stupidi. Frase che probabilmente ha un certo fondo di verità, ma che rischia a volte di diventare una scusa per l’ignoranza: per quanto non privo di difetti, infatti il sistema educativo occidentale ha fatto fare all’umanità passi avanti da gigante negli ultimi due secoli, sostenendo la nascita dei regimi democratici e portando indirettamente a decenni di pace almeno sul suolo amico, perciò sarebbe ora ingiusto criticarlo tout court.

Ciononostante, come dicevamo, il sistema è tutt’altro che infallibile e non è raro che si commettano errori, come ad esempio considerare “un asino” un alunno che è invece solo “diversamente” geniale, come si usa dire oggi. E allora vediamo insieme alcuni casi di matematici e fisici famosi che, per colpa loro o dei loro insegnanti, andavano male a scuola ma che poi si sono resi protagonisti invece di una carriera invidiabile.

 

Evariste Galois

Il genio ribelle

Evariste GaloisL’articolo, se ne avete letto il titolo, l’abbiamo dedicato a matematici e fisici famosi ma con problemi con l’istruzione tradizionale; dobbiamo però ammettere che il genio dal quale abbiamo deciso di partire in realtà non è certo molto celebre e in parte sfigura al cospetto degli altri quattro presenti in questa lista.

Eppure Evariste Galois è un personaggio che avrebbe tutte le carte in regola per diventare il protagonista di un film di successo (e in effetti negli anni ’70 una specie di biopic italiano fu pure trasmesso dalla Rai): vissuto tra il 1811 e il 1832, morì in duello ad appena vent’anni, facendo in tempo però nella sua breve vita anche a farsi incarcerare per cospirazione contro la corona e a risolvere un problema matematico vecchio di millenni, dato che aveva trovato il metodo per determinare se un’equazione è risolvibile con operazioni come l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione, la divisione, l’elevazione a potenza e l’estrazione di radice.

Personaggio eclettico e particolare, non riuscì in vita a pubblicare il risultato delle sue scoperte in parte per la mancanza di appoggi accademici, in parte anche perché tendeva a saltare i passaggi delle dimostrazioni, rendendo difficile seguire la struttura del suo ragionamento.

Questo era stato anche il suo principale problema scolastico: a 17 anni cercò di entrare all’École polytechnique, ma venne bocciato per due anni consecutivi all’esame d’ammissione; una storia non confermata racconta che agli esaminatori che insistevano perché spiegasse ogni singolo passaggio degli esercizi avesse addirittura lanciato contro il cancellino della lavagna, esasperato da tanta lentezza nel capire passaggi che a lui sembravano banali.

 

Thomas Edison

L’inventore dalla mente bacata

Thomas Edison«Ricordo che non riuscivo mai a cavarmela, a scuola. Ero l’ultimo della classe». Con queste parole, ormai uomo adulto e di successo, Thomas Alva Edison ricordava i suoi trascorsi nella scuola di Port Huron, in Michigan, dove frequentò qualche lezione in gioventù.

Il futuro inventore della lampadina ma anche del primo fonografo, delle centrali elettriche, della pellicola cinematografica da 35 millimetri e di molte altre innovazioni decisive per il Ventesimo secolo ebbe infatti un’infanzia piuttosto complessa. Il suo insegnante elementare, il reverendo Engle, lo sorprendeva spesso a fantasticare e a non seguire le lezioni e di conseguenza lo definiva spesso “bacato”; per questo il piccolo Edison non resistette più di tre mesi a scuola, finendo per venire educato a casa dalla madre e per apprendere molto anche da libri di carattere divulgativo che spesso studiava da autodidatta.

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Queste mancanze teoriche ovviamente nel suo lavoro di tanto in tanto emergevano, ma col tempo Edison imparò ad aggirarle: seppe circondarsi dei migliori teorici del suo tempo, messi a libro paga dalla sua impresa, e quando toccava a lui lavorare procedeva per tentativi ed errori, in un metodo dispendioso ma efficace.

Come ebbe a dire Nikola Tesla, che per un certo periodo lavorò anche per lui, «se Edison deve cercare un ago in un pagliaio procede con la diligenza dell’ape nell’esaminare paglia per paglia, fino a quando trova l’oggetto della sua ricerca. Ero testimone dispiaciuto di tale comportamento, sapendo che un po’ di teoria e di calcoli avrebbero evitato il novanta per cento del suo lavoro».

 

Albert Einstein

L’odio per la scuola tedesca

Albert Einstein in una foto famosaQuando si parla di geni con difficoltà scolastiche, il primo nome che solitamente viene in mente è quello di Albert Einstein, premio Nobel per la fisica nel 1921 e probabilmente il più celebre e paradigmatico scienziato del Ventesimo secolo.

Dislessico (come abbiamo già raccontato in un altro articolo del nostro sito), ebbe una carriera scolastica molto discontinua, anche a causa dei continui spostamenti a cui fu sottoposto dalla famiglia: soprattutto, il piccolo Albert non sopportava i metodi d’insegnamento allora vigenti in Germania, molto mnemonici e ben poco stimolanti per una mente veloce e agile come la sua.

Oltretutto, come abbiamo già raccontato altrove, in famiglia aveva il positivo esempio dello zio Jakob, che fin da piccolo l’aveva stuzzicato continuamente con problemi e rompicapi di natura matematica ai quali era così abituato che il semplice studio delle regolette scolastiche gli sembrava sostanzialmente una perdita di tempo. Forse anche per questo motivo tentò di iscriversi all’università, anzi per essere più precisi al Politecnico di Zurigo, con un anno d’anticipo, venendo ovviamente respinto; e il motivo della bocciatura non fu solo la mancanza di un diploma di scuola superiore, ma anche l’insufficienza conseguita nelle prove legate alle materie letterarie.

«A me la cosa peggiore in una scuola – ebbe a scrivere qualche anno dopo – sembra l’uso di metodi basati sulla paura, sulla forza e sull’autorità artificiosa. Un tale trattamento distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stesso dell’allievo. Produce dei soggetti sottomessi».

 

Margherita Hack

Rimandata in matematica

Margherita HackNel 2011, alla veneranda età di 89 anni e un paio di anni prima di morire, la celebre astrofisica Margherita Hack ha pubblicato con Ediciclo un libro intitolato La mia vita in bicicletta, una sorta di rievocazione della sua esistenza e soprattutto della sua passione per le due ruote.

Tra i tanti ricordi che vi si trovano all’interno, particolarmente gustosi sono quelli che riguardano la vita scolastica che la Hack condusse al Liceo Classico “Galileo” di Firenze poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale: «Quell’anno – vi si legge – finì anche con la bocciatura in matematica. Dopo la terza ginnasio, per essere ammessa in quarta, avrei dovuto fare l’esame di riparazione di matematica a ottobre. Ero stata rimandata, forse, non tanto perché non la capissi quanto per l’antipatia che il professore di matematica, un vecchietto bizzoso, aveva verso di me, perché si era sentito preso in giro».

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«Era molto sospettoso, e io mi divertivo a stare con gli occhi bassi, come se avessi qualcosa di nascosto da leggere sotto il banco. Passava fra i banchi ispezionando, ma non trovava mai nulla, fino a che un giorno, esasperato capitò davanti a me: come al solito non avevo nulla, ma lui non si contentò, prese la cartella e l’aprì. Dentro c’era il giornale, aperto alla pagina con la cronaca della partita della Fiorentina. Era evidente che non lo stavo leggendo, ma mi accusò ugualmente, mi fece sospendere per un giorno e a giugno mi dette un bel cinque in matematica».

La Hack si sarebbe poi laureata in fisica sempre a Firenze e sarebbe diventata professore ordinario di Astronomia a Trieste nel 1964.

 

Peter Higgs

Il fisico che trovava noiosa la fisica

Peter HiggsIl premio Nobel non è un campionato sportivo, per cui non è corretto parlare di “detentore del titolo” o, peggio ancora, “campione in carica”, ma se si potesse a Peter Higgs andrebbero attribuiti entrambi gli epiteti, visto che il Nobel per la fisica gli è stato assegnato solo lo scorso ottobre.

Inglese, classe 1929, Higgs è noto soprattutto per aver ipotizzato a metà anni Sessanta l’esistenza del bosone che porta il suo nome – il celebre “bosone di Higgs”, noto anche col nome improprio di “particella di Dio” –, esistenza che è stata poi confermata nel luglio 2012 indirettamente da un esperimento condotto al CERN di Ginevra.

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In una recente conferenza stampa organizzata all’Università di Edimburgo per commentare la sua vittoria nel prestigioso premio svedese, Higgs ha ammesso che non era molto attratto dalla fisica quando frequentava la Cotham School di Bristol: «Non andavo bene e trovavo la materia ben poco ispirante – ha spiegato –. Ero invece più attratto dalla chimica e dalle lingue». L’interesse per la fisica è nato solo dopo, in particolare seguendo prima una serie di conferenze pubbliche seguite al lancio della bomba atomica sul Giappone, poi altri seminari sulla fisica delle particelle.

Laureato e specializzato al King’s College di Londra, è ora professore emerito a Edimburgo, dove ha insegnato per molti anni nella cattedra di fisica teorica.

 

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