Claudio Baglioni è uno di quei cantautori capaci di vivere più vite (musicalmente parlando). La sua carriera è infatti cominciata negli anni ’70, incontrando quasi subito un buon successo di pubblico. Ma è poi più volte ripartita, con successi che, di decennio in decennio, hanno sembrato riportarlo sulla cresta dell’onda dopo un periodo di parziale silenzio. Una cosa che sta avvenendo anche ora, con il successo del live Capitani coraggiosi con Gianni Morandi e con la conduzione del Festival di Sanremo. E allora, forse vale la pena di ricostruire la carriera dell’artista, individuando le più belle canzoni di Baglioni.

Impresa non facile, questa, visto che il cantautore romano incide da quasi cinquant’anni e ha al suo attivo centinaia di brani. Alcuni, però, sono indubbiamente rimasti nella memoria collettiva, diventando pezzi immancabili anche delle sue esibizioni dal vivo.

Abbiamo pertanto ripercorso tutta la discografia di Claudio Baglioni e individuato cinque canzoni che ci sembra rappresentino al meglio la sua carriera.

Si spostano dagli anni ’70 fino ai primi anni ’90, non perché negli anni successivi non sia riuscito a incidere pezzi memorabili, ma perché quelli, ci pare, costituiscono ancora oggi i classici più amati del suo repertorio.

Se però a voi pare che abbiamo dimenticato qualcosa di decisivo, o anche solo se volete dirci che avreste preferito vedere in cinquina canzoni come E tu…, E tu come stai?, Via o La vita è adesso, segnalatecelo nei commenti.

Ora però andiamo a presentare le cinque canzoni che abbiamo scelto noi.

 

1. Questo piccolo grande amore

Da Questo piccolo grande amore (1972)

Come detto, la carriera di Claudio Baglioni si dipana ormai su cinque decadi, ed è stata piena di successi. Gli inizi, però, furono meno rosei di quanto ci si potrebbe oggi aspettare. Dopo il primo ingaggio discografico, infatti, il cantautore dovette aspettare un paio d’anni prima di emergere.

Questo piccolo grande amore, il primo successo di Claudio BaglioniRagazzo prodigio, Baglioni aveva partecipato già da adolescente ad alcuni concorsi canori nella zona di Roma. Così nel 1969, a 18 anni ancora da compiere, era stato scritturato dalla RCA, che nel giro di pochi mesi gli produsse addirittura due album.

Nonostante all’interno di questi dischi ci fossero già pezzi di valore – come ad esempio Signora Lia – le vendite non furono significative. Il giovane Baglioni si spostava anche all’estero – si esibì pure in una tournée in Polonia – ma rimaneva nella scena nazionale un po’ nell’ombra, forse perché non aveva ancora trovato una propria cifra stilistica.

Tutto cambiò però nel 1972, quando venne dato alle stampe Questo piccolo grande amore, album che conteneva anche il pezzo omonimo [1]. Il successo, finalmente, fu clamoroso.

Quella sua maglietta fina…

Il disco era in realtà un concept album che si concentrava su una storia d’amore resa difficile per via del servizio militare del ragazzo e dei tempi in fermento in cui viveva all’epoca la gioventù romana (vi erano riferimenti anche alla contestazione).

Ad ispirare i versi di Baglioni, secondo quanto più volte riportato nelle biografie, era stata la storia d’amore con Paola Massari, giovane ragazza romana conosciuta nel 1971 e poi divenuta la sua prima moglie. La sua “maglietta fina” divenne la più nota della storia della canzone italiana.

Quella sua maglietta fina
tanto stretta al punto che m’immaginavo tutto.
E quell’aria da bambina
che non gliel’ho detto mai, ma io ci andavo matto.
E chiare sere d’estate, il mare, i giochi, le fate
e la paura e la voglia di essere soli.
Un bacio a labbra salate, un fuoco, quattro risate
e far l’amore giù al faro…
Ti amo davvero, ti amo lo giuro, ti amo, ti amo davvero.
 
E lei,
lei mi guardava con sospetto,
poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto.
Ed io,
io non ho mai capito niente,
visto che oramai non me lo levo dalla mente
che lei,
lei era
un piccolo grande amore,
solo un piccolo grande amore,
niente più di questo… niente più…
Mi manca da morire
quel suo piccolo grande amore,
adesso che saprei cosa dire, adesso che saprei cosa fare,
adesso che voglio un piccolo grande amore…

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2. Amore bello

Da Gira che ti rigira amore bello (1973)

Il successo di Questo piccolo grande amore mise in discesa la carriera di Baglioni, dopo le prime difficoltà iniziali. E d’altronde il cantante romano riuscì quasi subito a replicare quell’affermazione con altri brani in grado di entrare nel cuore dei suoi fan.

Gira che ti rigira amore bello, album di Claudio Baglioni dei primi anni '70E tu…, pubblicato nel 1974, raggiunse addirittura la vetta della classifica italiane, arrivando a vendere mezzo milione di copie. Ma già un anno prima, con Gira che ti rigira amore bello, Baglioni aveva dimostrato di avere le carte in regola per non essere solo un fuoco di paglia nella discografia italiana.

Certo, il disco del 1973 era andato meno bene del suo predecessore a livello di vendite, forse perché cercava di riprodurne troppo pedissequamente lo schema (anche qui c’era un concept album basato su una storia d’amore). Ma presentava comunque brani importanti come W l’Inghilterra, Io me ne andrei e Amore bello [2].

Quest’ultimo pezzo venne scelto, giustamente, come singolo, e riuscì ad entrare nella top ten dei 45 giri, senza però risalirla più di tanto. Eppure, rispetto ai brani dell’anno prima, presentava già un arrangiamento più corposo e una maggior maturità stilistica.

Amore bello come il cielo…

La musica era stata scritta da Baglioni assieme ad Antonio Coggio, che l’aveva in un certo senso lanciato, mentre i testi erano tutti opera del cantautore. E questi ultimi raccontavano di un amore in realtà triste.

Leggi anche: Le canzoni degli anni ’80 che hanno dominato la classifica italiana

I due protagonisti della canzone sembravano infatti in procinto di lasciarsi. Lei, a leggere le parole, doveva infatti allontanarsi e i due si trovavano quindi per un’ultima serata assieme. Una serata non certo felice, visti i tentativi infruttuosi di lui di farla desistere.

Così vai via…
Non scherzare, no.
Domani via,
per favore, no.
Devo convincermi però
che non è nulla.
Ma le mie mani tremano.
In qualche modo io dovrò
restare a galla.
E così te ne vai.
Cosa mi è preso adesso?
Forse mi scriverai…
Ma sì, è lo stesso.
 
Così vai via…
L’ho capito, sai?
Che vuoi che sia,
se tu devi, vai.
Mi sembra già che non potrò
più farne a meno,
mentre i minuti passano.
Forse domani correrò
dietro il suo treno.
Tu non scordarmi mai,
com’è banale adesso…
Balliamo ancora, dai,
ma sì, è lo stesso.
 
Amore bello come il cielo,
bello come il giorno,
bello come il mare, amore,
ma non lo so dire.
Amore bello come un bacio,
bello come il buio,
bello come Dio,
amore mio, non te ne andare.

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3. Strada facendo

Da Strada facendo (1981)

Gli anni ’70 furono un decennio di grande successo per Claudio Baglioni, ma anche di grande maturazione. Li aveva cominciati da giovane speranza della musica, appena diventato maggiorenne, e li concludeva come una star della hit parade italiana, ormai quasi trentenne e desideroso di nuove avventure.

Strada facendo di Claudio Baglioni

Strada facendo, l’album che pubblicò nel 1981, all’apertura del decennio successivo, rappresentò quindi un’inevitabile svolta. Per registrarlo Baglioni si recò infatti in Inghilterra, nel tentativo di dare una dimensione maggiormente internazionale al proprio lavoro, e iniziò a collaborare con Geoff Westley, ex dei Bee Gees.

Gli arrangiamenti subirono così l’influenza dei tempi che stavano cambiando, ma allo stesso tempo le canzoni rimasero fedeli alla forma che Baglioni aveva saputo costruire. Proprio Strada facendo, il singolo che dava il titolo all’intero album [3], mostrava queste novità e allo stesso tempo la continuità coi lavori precedenti.

Il pubblico accolse d’altra parte molto bene l’esperimento, portando il disco in cima alla top ten e rendendolo addirittura il secondo più venduto di tutto l’anno in Italia. Le copie piazzate furono così 800.000, una cifra mai raggiunta precedentemente, che sarebbe però presto stata addirittura superata.

Io ed i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme…

Il brano era scritto in toto da Baglioni e – ad ulteriore riprova della maturità raggiunta – cercava di fare il punto sulla vita del cantautore fino a quel momento. Nonostante le difficoltà della vita, era però segnato anche da una profonda speranza, che emergeva soprattutto nel ritornello.

Per questo, forse, riscosse anche un enorme successo: perché, come spesso nei testi di Baglioni ma anche nella vita di molti suoi fan, le difficoltà rappresentavano uno stimolo per andare ancora più avanti, e per cercare di percorrere altra strada.

Io ed i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme
con l’anima smaniosa a chiedere di un posto che non c’è…
Tra mille mattini freschi di biciclette,
mille e più tramonti dietro i fili del tram
ed una fame di sorrisi e braccia intorno a me…
 
Io e i miei cassetti di ricordi e di indirizzi che ho perduto…
Ho visto visi e voci di chi ho amato prima o poi andar via
e ho respirato un mare sconosciuto nelle ore
larghe e vuote di un’estate di città,
accanto alla mia ombra lunga di malinconia…
 
Io e le mie tante sere chiuse come chiudere un ombrello
col viso sopra il petto a leggermi i dolori ed i miei guai…
Ho camminato quelle vie che curvano
seguendo il vento e dentro un senso di inutilità.
E fragile e violento mi son detto tu vedrai… vedrai… vedrai…
 
Strada facendo vedrai
che non sei più da solo.
Strada facendo troverai
un gancio in mezzo al cielo.
E sentirai la strada far battere il tuo cuore.
Vedrai più amore… vedrai…

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4. Avrai

Da Alé-oó (1982)

Il successo di Strada facendo venne replicato subito, l’anno dopo, col live Alé-oó. Si trattava del primo disco dal vivo della carriera di Baglioni, registrato in occasione di un concerto tenuto, nell’ottobre del 1982, a Piazza di Siena a Roma. Visto che quel concerto era ad ingresso gratuito, aveva fatto registrare ben 150.000 presenze.

Alé-oó, il live che conteneva anche Avrai

D’altronde, Baglioni era al punto più alto della sua popolarità. La tournée che aveva lanciato per promuovere Strada facendo aveva fatto registrare il tutto esaurito in tutta Italia, e decise quindi di lanciare nei negozi un album che raccogliesse le sue esibizioni.

In quel disco c’era, però, anche qualche brano inedito, o quasi. Quello più interessante era di sicuro Avrai [4], che era già stato pubblicato su 45 giri ma mai su un album.

Il pezzo divenne rapidamente molto popolare e arrivò fino in vetta alla classifica dei singoli, trascinando le vendite anche di Alé-oó. Il live infatti arrivò a vendere fino a 1.000.000 di copie, ottenne il doppio disco di platino e raggiunse la posizione numero 2 della top ten.

Avrai, avrai, avrai

La canzone era stata scritta da Baglioni per il figlio Giovanni, nato nel maggio del 1982. Il testo è infatti una sorta di lettera al bambino, per avvertirlo delle cose belle e delle cose brutte che avrà nella vita, sperando che le prime superino le seconde.

Leggi anche: Cinque belle canzoni dedicate ai figli

Ancora una volta la canzone venne prodotta da Geoff Westley e registrata a Londra. Nel singolo, inoltre, era presente anche in versione strumentale.

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle,
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle,
tuoni di aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all’alba che si fa d’argento alla finestra.
Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare,
schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che già è estate,
un treno per l’America senza fermate.
 
Avrai due lacrime più dolci da seccare,
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline.
Avrai un legnetto di cremino da succhiare.
Avrai una donna acerba e un giovane dolore,
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore.
Avrai una sedia per posarti e ore
vuote come uova di cioccolato
ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato.
 
Avrai, avrai, avrai
il tuo tempo per andar lontano,
camminerai dimenticando,
ti fermerai sognando.
Avrai, avrai, avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza.
Se amore, amore avrai.

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5. Mille giorni di te e di me

Da Oltre (1990)

L’ultimo classico di Claudio Baglioni che abbiamo scelto è Mille giorni di te e di me, uscito nel 1990 all’interno dell’album Oltre. Quel disco rappresentò una svolta ancora più netta di Strada facendo, e anzi si può dire che completò il percorso di rinnovamento intrapreso negli anni ’80 dal cantautore.

Oltre, l'album del 1990 in cui era contenuta Mille giorni di te e di meD’altronde, molto nel frattempo era cambiato. Nel 1990, quando uscì questo nuovo lavoro, Baglioni si avviava ormai verso i quarant’anni e, anche sul versante personale, aveva affrontato cambiamenti e rovesciamenti che facevano di lui un uomo nuovo. Questo lo si vide, immediatamente, anche in musica, con dischi dotati di una profondità nuova.

Desideroso di togliersi di dosso l’etichetta di autore di ballate d’amore piene di buoni sentimenti, già da tempo il cantante aveva cominciato ad approfondire i temi delle sue canzoni, introducendovi aspetti malinconici e riflessivi. In Oltre tutto questo si legò a un recupero del proprio passato anche personale.

Il disco era infatti di nuovo un concept album, in cui si inserivano testi filosofici e poetici. Il risultato fu encomiabile a livello musicale, anche se le parole fecero sollevare qualche sopracciglio tra i critici. In molti le giudicarono infatti troppo criptiche e pretenziose.

Chi mi vorrà dopo di te

La canzone forse più accessibile di tutto l’album era Mille giorni di me e di te [5], che non a caso ebbe un incredibile successo e divenne appunto un classico della produzione di Baglioni. Il pezzo, d’altra parte, tornava a parlare d’amore, ma in modo decisamente dolente.

Al centro del brano vi era, infatti, la fine di una storia; una fine a cui si guarda già con un po’ di distacco, di malinconia, ma in fondo anche di rimpianto.

Chi mi vorrà dopo di te,
si prenderà il tuo armadio
e quel disordine che tu
hai lasciato nei miei fogli
andando via così,
come la nostra prima scena,
solo che andavamo via di schiena…
Incontro a chi
insegneremo quello che
noi due imparammo insieme
e non capire mai cos’è…
Se c’è stato per davvero
quell’attimo di eterno che non c’è…
Mille giorni di te e di me.
 
Ti presento
un vecchio amico mio,
il ricordo di me
per sempre e per tutto quanto il tempo in questo addio
io mi innamorerò di te.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Lo potete riascoltare qui, tra l’altro nella versione originale discografica, quella non ancora censurata.
[2] Anche in questo caso potete riascoltare il celebre brano cliccando qui.
[3] Qui il pezzo su YouTube.
[4] La canzone può essere ascoltata qui.
[5] Qui potete ascoltare quel pezzo.

 

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