Sta – inesorabile come ogni anno – per arrivare il Festival di Sanremo, è l’occasione è buona per ricordare il più recente periodo d’oro del Festival, cioè quell’arco di anni, a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, in cui dalla manifestazione sanremese, e soprattutto dalla sua sezione Nuove Proposte, uscivano cantanti destinati a dominare le classifiche in Italia e all’estero.

Di Eros Ramazzotti, in qualche modo, abbiamo già parlato nei mesi scorsi, ma oggi vogliamo presentarvi l’altra nostra grande star internazionale che proprio sul palco dell’Ariston fu scoperta: Laura Pausini. Sono passati quasi 22 anni da quando l’allora diciannovenne cantante romagnola – ancora studentessa dell’Istituto d’Arte di Faenza – si presentò al pubblico italiano con La solitudine, trionfando nella sezione Novità.

Da lì in poi la sua carriera è stata un susseguirsi pressoché ininterrotto di successi, prima in Italia e poi anche nel mondo. Riscopriamo dunque le sue canzoni più memorabili.

 

La solitudine

da Laura Pausini, 1993

La solitudine è il brano d’esordio, la prima canzone che, nell’ormai lontano febbraio del 1993, fece conoscere Laura Pausini all’Italia. Scritta da Pietro Cremonesi e Federico Cavalli per il testo e dallo stesso Cremonesi e da Angelo Valsiglio per la musica, fu presentata nella sezione Novità del Festival di Sanremo di quell’anno, aggiudicandosi il primo premio dopo aver superato la canzone di Gerardina Trovato Ma non ho più la mia città.

Il testo originariamente faceva riferimento ad una certa Anna, che “se n’era andata e non tornava più”, ma la Pausini, che frequentava l’ultimo anno di superiori ed effettivamente prendeva ogni mattina il treno delle 7:30, decise di cambiare la parola d’apertura in Marco, il nome del suo fidanzato di allora. Come lei stessa ha ammesso più volte, infatti, si immedesimò fin da subito in quella canzone, e non è un caso che ancora oggi quella sia giudicata una delle sue migliori interpretazioni.

 

Strani amori

da Laura, 1994

L’anno dopo, nel 1994, la Pausini era pronta per partecipare al Festival nella sezione dei big, e per puntare alla vittoria. Il 1993 era stato, d’altro canto, un anno magico: l’album d’esordio, Laura Pausini, aveva venduto quasi mezzo milione di copie in Italia, ma benissimo era andato anche in Olanda e Belgio, dove aveva raggiunto la vetta della classifica, e soprattutto in Spagna (più di 1 milione di copie vendute) e in America latina (conquistando il disco di platino in Argentina e Colombia e quello d’oro in Brasile).

Laura, il secondo lavoro, fu così trainato da Strani amori, il brano sanremese, che però nella kermesse ligure non riuscì ad andare oltre il terzo posto, superato da Passerà di Aleandro Baldi e da Signor tenente di Giorgio Faletti (mentre tra le nuove proposte emergevano Andrea Bocelli, Irene Grandi e Giorgia). Il brano ebbe un gran successo anche in America, conquistando la vetta della classifica Hot Latin di Billboard e consacrando la Pausini a livello internazionale.

 

Tra te e il mare

da Tra te e il mare, 2000

Facciamo ora un balzo in avanti di qualche anno e arriviamo al 2000. Dopo i primi successi, la Pausini si concentrò sulla dimensione internazionale dei suoi lavori: cominciò a lavorare assieme a professionisti affermati e a collaborare lei stessa alla scrittura delle canzoni, dando vita ad album slegati dal mondo adolescenziale descritto dai primi successi. In particolare, nel 2000 uscì Tra te e il mare, che chiuse un periodo di grandi soddisfazioni e riconoscimenti, coronato dalle varie esibizioni davanti a papa Giovanni Paolo II.

Il brano che dava il titolo all’album, e primo singolo estratto dal disco, venne scritto da Biagio Antonacci e poi adattato in spagnolo da Badia; fu, alla sua uscita, un successo discreto in tutta Europa, ma non regalò le soddisfazioni che probabilmente avrebbe meritato, piazzandosi spesso nelle posizioni un po’ marginali dell’hit parade. D’altro canto, il brano forse sulle prime non aveva la dirompente carica pop di altri lavori della Pausini, ma ha saputo conquistare i fan con l’andare del tempo, diventando uno dei punti fermi del repertorio della cantante romagnola.

 

Vivimi

da Resta in ascolto, 2004

Resta in ascolto, datato 2004, è forse l’album più bello della Pausini, o quantomeno il più coraggioso: dopo averci abituato per anni a canzoni malinconiche e d’amore, in questo disco infatti cercò di cambiare registro, dimostrandosi più aggressiva, vitale, adatta ai nuovi tempi che si andavano profilando all’orizzonte. Non è un caso che – oltre al fido Antonacci, che firmò anche questa Vivimi – tra i collaboratori dell’album figurassero Vasco Rossi, Gaetano Curreri e in un certo senso perfino Madonna, che cedette alla Pausini una canzone scritta originariamente per lei, Like a Flower, trasformata in italiano in Mi abbandono a te. D’altronde, benissimo andò l’edizione spagnola dell’album, intitolata Escucha, tanto da conquistare due Grammy Awards.

Vivimi fu il secondo singolo estratto e, rispetto a Resta in ascolto, era più collegato ai lavori precedenti della Pausini. Un ulteriore curioso collegamento con Madonna si ebbe poi anche nel video di questa canzone: il filmato, firmato da Gaetano Morbioli (uno specialista del settore, che oltre ad aver lavorato a lungo con la Pausini ha diretto anche gli 883, Cesare Cremonini, i Pooh, lo stesso Biagio Antonacci, Emma, J-Ax, Fedez e molti altri), fu registrato infatti all’interno del salone barocco di Ca’ Zenobio degli Armeni, prestigioso palazzo veneziano in cui fu realizzato il video di Like a Virgin nel 1984.

 

Come se non fosse stato mai amore

da Resta in ascolto, 2004

Come se non fosse stato mai amore fu il terzo singolo estratto dal disco, lanciato nel marzo del 2005; la musica venne scritta da Daniel Vuletic, compositore croato tra i più utilizzati dalla Pausini, e per il testo dalla stessa cantante e da Cheope, nome d’arte dietro al quale si nasconde Alfredo Rapetti, il figlio di Mogol molto attivo già dagli anni ’80 per interpreti come Raf, Donatella Rettore e Marcella Bella, ma a partire dalla metà degli anni ’90 punto di riferimento immancabile dei dischi della Pausini.

La canzone fu portata in giro per l’Italia nell’edizione del 2005 del Festivalbar, ma ottenne un grandissimo successo soprattutto in America latina e negli Stati Uniti: l’adattamento in spagnolo, firmato da León Tristán e intitolato Como si no nos hubiéramos amado, ottenne infatti il premio come miglior brano pop dell’anno assegnato all’interno degli ASCAP Latin Music Awards, oltre ad arrivare in vetta alla classifica di Billboard dedicata alle Latin Pop Songs.

 

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