Cinque memorabili film sul calcio

Fuga per la vittoria, uno dei più famosi film sul calcio

Lo sport ha un pathos tutto particolare: ci esalta e ci delude, alimenta le nostre speranze e di colpo le abbatte, è pieno di storie di sacrificio, di dolore, di rivalse e di vittorie. Insomma, ha tutti gli elementi per fornire la trama per un buon film, e infatti molte sono le pellicole che si concentrano su particolari imprese sportive.

Ovviamente nella lista ideale dei film di questo genere non possono mancare quelli dedicati al calcio, lo sport più diffuso al mondo, anche se la sua storica scarsa popolarità negli Stati Uniti – dove il cinema è di casa – ha spesso frenato la realizzazione di film calcistici ad alto budget, per privilegiare quelli sul baseball, sul football americano o sul basket.

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In ogni caso, alcune pellicole interessanti ci sono, in certi casi realizzate ad Hollywood ma più spesso in Europa e in particolare in Gran Bretagna, dove il football fu inventato. Scopriamole assieme tramite la nostra solita guida in cinque punti.

 

Fuga per la vittoria

Il calcio che salva dal campo di concentramento

Sicuramente il più grande – e forse in realtà l’unico – kolossal in cui il gioco del calcio la fa da padrone è Fuga per la vittoria, film del 1981 diretto nientemeno che da John Huston, regista all’epoca ormai settantacinquenne ma che in carriera aveva diretto autentici capolavori di Hollywood come Il mistero del falco, Il tesoro della Sierra Madre, La regina d’Africa, Giungla d’asfalto, La Bibbia e L’uomo che volle farsi re.

Lo spunto della storia derivava da un fatto di cronaca già portato al cinema negli anni Sessanta in Ungheria: durante l’occupazione tedesca dell’Ucraina, nel 1942, i nazisti organizzarono infatti due partite di calcio contro degli internati in campi di concentramento locali, perdendole entrambe nonostante le forte pressioni fatte sui giocatori ucraini, che erano tutti ex calciatori della Dinamo e della Lokomotiv di Kiev; per lungo tempo si è raccontato che i giocatori ucraini furono fucilati dopo la seconda vittoria, ma in realtà il destino dei vari calciatori fu più complesso e variegato, anche se subirono diverse ritorsioni dagli occupanti a causa del troppo impegno dimostrato nelle partite.

Nel film l’azione è spostata in Francia, dove un ufficiale tedesco – ex calciatore della Nazionale del suo paese – riconosce tra i prigionieri vari colleghi britannici: per questo decide di organizzare una partita tra una selezione di detenuti e una rappresentativa di soldati tedeschi, partita che ben presto gli viene tolta di mano dai gerarchi per farne un’occasione di propaganda. Gli Alleati, intanto, prendono contatti con la Resistenza e organizzano la fuga nel corso dell’intervallo dell’incontro. Il passivo immeritato dopo i primi 45 minuti, però, convincerà i prigionieri a ritornare in campo per ribaltare il risultato e dimostrare ai tedeschi di essere i più forti.

L’elemento che ha reso celebre il film, oltre alla trama “eroica”, è la presenza di numerosi calciatori professionisti nel cast: al fianco di Michael Caine, Sylvester Stallone e Max Von Sydow, infatti, recitavano Pelé (all’epoca poco più che quarantenne, del quale si ricorda la rovesciata nel gol del pareggio), Bobby Moore (capitano della Nazionale inglese campione del mondo nel 1966), Osvaldo Ardiles (all’epoca ancora giocatore della Nazionale argentina), Paul Van Himst (ex stella dell’Anderlecht), Kazimierz Deyna (polacco all’epoca appena approdato al campionato americano) e altri.

 

L’allenatore nel pallone

La storia tragicomica di Oronzo Canà

Dall’eroismo e dal dramma di Fuga la vittoria spostiamoci ora su lidi completamente diversi: appena tre anni dopo l’uscita di quel film, infatti, in Italia ottenne un grande successo, diventando ancora più di culto, un nuovo film con calciatori professionisti nel cast, il demenziale L’allenatore nel pallone.

Il cinema italiano non era nuovo a pellicole di questo genere. Già nel 1970 Alberto Sordi aveva interpretato (e in parte sceneggiato) Il presidente del Borgorosso Football Club, film che si addentrava in maniera un po’ grottesca nel modo di intendere il calcio in Italia, ma anche nel 1983 – e cioè appena un anno prima de L’allenatore nel pallone – era uscito Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento, film in cui Alvaro Vitali cercava di prendere in giro la nuova moda dei calciatori stranieri che si stavano sempre più imponendo nella nostra serie A.

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Il film di Sergio Martino si inseriva quindi in un filone già consolidato, ma seppe conquistare il cuore degli spettatori italiani, che ancora lo considerano forse il miglior film sul calcio italiano e sul suo mondo: al centro della storia c’era il mediocre allenatore Oronzo Canà, interpretato da un Lino Banfi dallo spiccato accento pugliese, assunto dalla neopromossa Longobarda con l’obiettivo segreto – ignoto perfino allo stesso mister – di guadagnare in fretta la retrocessione per far quadrare meglio i conti. Nonostante la sua ignoranza tattica, l’allenatore riuscirà comunque a salvare la squadra, anche in questo caso decidendo di optare per l’orgoglio piuttosto che cedere alle facili lusinghe del denaro.

Nel cast, come detto, figurano – anche se per brevi apparizioni – molti dei più grandi calciatori che giocavano in Italia nel periodo: fanno una comparsata Roberto Pruzzo, Ciccio Graziani, Carlo Ancelotti, Zico, Oscar Damiani e molti altri, oltre agli allenatori Giancarlo De Sisti e Niels Liedholm.

 

Sognando Beckham

Quando le immigrate indiane praticano il calcio femminile

Dopo aver visto una produzione statunitense e una italiana, spostiamoci in Gran Bretagna, dove negli ultimi anni sono stati realizzati alcuni tra i più significativi film dedicati al gioco del calcio. Se, in questo senso, Febbre a 90° (tratto da un bel libro sull’Arsenal di Nick Hornby) aveva aperto il filone a fine anni Novanta, fu soprattutto Sognando Beckham, del 2002, a dargli il successo internazionale.

Nella pellicola, diretta dalla regista inglese di origini indiane Gurinder Chadha, trovavano spazio infatti una serie di attori che avrebbero poi sfondato ad Hollywood o comunque nello show business americano: l’allora sconosciuta Keira Knightley, appena diciassettenne, sarebbe diventata una delle attrici più pagate del mercato, capace, già l’anno successivo, di ottenere un successo travolgente con La maledizione della prima luna; il venticinquenne Jonathan Rhys-Meyers aveva già recitato in qualche pellicola importante come Velvet Goldmine, ma da lì in poi iniziò ad ottenere le prime parti da protagonista, recitando pochi anni dopo in Match Point; Parminder Nagra, la più matura del gruppo, sarebbe entrata già l’anno successivo nel cast di E.R., rimanendoci per sei stagioni, mentre è attualmente una delle protagoniste di The Blacklist.

La storia del film si concentra sulla ragazza indiana Jess, da poco trasferitasi a Londra con la famiglia ma insofferente nei confronti delle tradizioni della sua cultura; vorrebbe infatti, invogliata dalla coetanea Jules, entrare in una squadra di calcio femminile che sta disputando un torneo estivo. La faccenda si complica ulteriormente da un lato quando tra Jess e il bell’allenatore Joe sembra nascere qualcosa, che però provoca la gelosia di Jules, e dall’altro quando la finale del torneo viene a coincidere con il matrimonio della sorella, ponendo la giovane calciatrice indiana davanti a un dilemma morale.

Il film, prodotto con un budget tutto sommato limitato, fu un inaspettato successo al botteghino, ma fu accolto molto bene anche dai critici, che ne apprezzarono la visione progressista riguardo al ruolo della donna e all’integrazione etnica; in realtà il copione iniziale, scritto dalla stessa Chadha e dai suoi collaboratori, era da questo punto di vista anche più innovativo, visto che il finale vedeva le due ragazze dichiararsi un amore reciproco, un’idea che fu poi abbandonata per paura di scioccare eccessivamente il pubblico indiano.

 

Il mio amico Eric

I consigli di vita di Eric Cantona

Finora abbiamo presentato le diverse facce del calcio: il lato eroico, quello comico, quello entusiasmante. I tre film che abbiamo già visto, però, sono tutti a lieto fine, mentre sappiamo che lo sport non sempre ci porta a gioire, e anzi per ogni vittoria e soddisfazione c’è una sconfitta in agguato dietro l’angolo. Il mio amico Eric è anch’esso in realtà un film a lieto fine, ma in fondo dotato di uno sguardo molto più amaro e sincero su questo grande gioco e su quello che significa per la gente.

La storia ci presenta un uomo di mezz’età di Manchester, Eric, un postino con una vita piuttosto disastrata: trent’anni prima ha abbandonato la moglie e la figlia, e ora vive assieme ai due figliastri lasciatigli dalla seconda ex moglie, uno dei quali si è messo pure nei guai con una gang di spacciatori; oltretutto, ha il terrore di confrontarsi con la prima moglie. La sua unica via di fuga è il calcio, visto che è tifosissimo del Manchester United.

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La sua vita cambia quando, dopo aver consumato della marijuana trovata tra le cose del figliastro, inizia ad avere delle allucinazioni che gli fanno vedere nientemeno che Eric Cantona, l’ex stella proprio dello United. Mentre lui cercherà di far rivivere all’ex giocatore i momenti più straordinari della sua carriera, cercando di cogliere il segreto di quelli che sono stati per lui, tifoso, dei momenti magici, il francese inizierà a dargli dei consigli per raddrizzare la sua situazione, sfruttando il calcio come metafora di vita.


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Il film, diretto da uno specialista della classe operaia britannica come Ken Loach, è uscito nel 2009 ed è stato ottimamente accolto dalla critica, che ne ha sottolineato la capacità di essere allo stesso tempo toccante e divertente, riflessivo e scanzonato. Anche gli incassi sono stati tutto sommato buoni in rapporto al budget, anche se in America il film ha avuto qualche difficoltà a causa della scelta – comune tra l’altro a molti film di Loach – di far recitare il protagonista in uno stretto accento di Manchester, quasi incomprensibile ai non inglesi.

 

Il maledetto United

La storia di Brian Clough

Qualche tempo fa abbiamo dedicato un articolo alla gloriosa storia del Leeds United, una delle squadre di calcio più particolari del pur variegato panorama inglese: il team, infatti, ha attraversato un periodo di grandissimi successi a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, arrivando a primeggiare in Inghilterra e in Europa ma anche a legare il suo nome – in maniera forse indelebile – a uno stile di calcio molto maschio e rude, che non risparmiava nulla agli avversari.


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Proprio nel bel mezzo di quel ciclo di successi, la squadra si trovò all’improvviso senza allenatore: l’artefice del “miracolo Leeds”, Don Revie, fu infatti nominato manager della Nazionale inglese nel 1974 e la squadra in maglia bianca fu costretta a cercare rapidamente un allenatore di prima fascia, in modo da far continuare il ciclo di successi. A sorpresa, per l’incarico fu scelto Brian Clough, l’allenatore forse più agli antipodi, per filosofia e stile di gioco, rispetto a Revie, e ancora più sorprendente fu il fatto che Clough accettasse l’incarico, visto che negli anni precedenti, quando era alla guida del Derby County, aveva spesso attaccato Revie e la sua squadra.

La permanenza di Clough – che è considerato il miglior manager della storia inglese, visto che riuscì a vincere lo scudetto con due provinciali prese in Second Division come il Derby e, successivamente, il Nottingham Forest – sulla panchina del Leeds fu brevissima: dopo appena 44 giorni, infatti, la squadra era nettamente in zona retrocessione e l’allenatore, odiato sia dai giocatori che dalla tifoseria, venne esonerato. Quei 44 giorni, però, sono passati alla storia del calcio perché raccontati prima in un bel libro di David Peace, poi in un film diretto nel 2009 da Tom Hooper.

La pellicola, che come il libro si prende molte libertà rispetto al reale svolgimento dei fatti, trova la sua forza nella capacità di coinvolgere lo spettatore in una storia di sport ma anche di valori, di ambizione e di fallimenti, e soprattutto nel lavoro di alcuni eccellenti professionisti: Clough è interpretato dall’ottimo Michael Sheen (visto in The Queen, dove interpretava Tony Blair, ma anche in Underworld, Frost/Nixon, alcuni capitoli della saga di Twilight, Midnight in Paris e la serie Masters of Sex), ma nel cast ci sono anche Timothy Spall, Jim Broadbent ed altri.

 

Segnala altri memorabili film sul calcio nei commenti.

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