Tra tutti gli esempi di narrativa italiana contemporanea, probabilmente le frasi di Baricco sono quelle più facili da individuare. Lo scrittore torinese negli ultimi anni ha conquistato una posizione di spicco nel panorama editoriale, un po’ grazie alle sue iniziative extra-letterarie, un po’ anche al suo stile, molto riconoscibile.

Alessandro Baricco lavora infatti molto sulle parole. I suoi romanzi, spesso, presentano una trama piuttosto esile, lasciando spazio al dipanarsi delle frasi, all’inseguirsi delle parole, a una selezione dei vocaboli e della sintassi spesso originale e ardita.

Forse proprio per queste scelte, i suoi romanzi sono spesso o molto amati, o molto odiati. Raramente lasciano indifferenti. Perché Baricco propone un’idea forte di letteratura, lontana dall’intrattenimento fugace che contraddistingue molta narrativa contemporanea. Un’idea che spinge la lettura a trasformarsi in scoperta di sé e dell’altro.

Castelli di rabbia, Oceano mare, Seta, Mr Gwyn o Tre volte all’alba – solo per citare i suoi romanzi più famosi – possono essere tutti letti in questo modo. E quindi diventa particolarmente rilevante, in un’estetica di questo tipo, l’isolamento di alcune frasi-cardine, che permettano di dipanare il mistero.

Frasi che, curate nel senso e nel ritmo, permettano in fondo di comprendere il significato del lavoro di Baricco. Noi, riprendendo i suoi romanzi ma anche i monologhi come Novecento e gli articoli scritti per varie riviste, ne abbiamo selezionate cinque che ci sembrano molto significative. Scopriamole assieme.

 

1. Le domande e le risposte della vita

Da Castelli di rabbia

Castelli di rabbia è stato il primo romanzo di Alessandro Baricco, pubblicato addirittura nel 1991. Un libro strano, al limite del grottesco, in cui si rincorrono storie di personaggi storici ed inventati, in un viaggio pieno di fantasia ma anche di riferimenti ai drammi dell’esistenza umana.

La capacità migliore di Baricco, forse, sta proprio qui: nel saper raccontare storie completamente irreali, che però sanno essere a volte più realistiche della realtà stessa. Tramite i suoi personaggi al limite dell’assurdo, o comunque paradossali, il narratore torinese riesce infatti a descrivere l’incomprensibilità del moderno, e quindi della nostra stessa vita.

Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.

Pubblicato da Rizzoli, il libro ha avuto un grande successo sia in Italia che all’estero. Scritto quando aveva poco più di trent’anni, rappresentava come detto il suo esordio nella narrativa, anche se erano già uscite alcune sue cose nel campo della saggistica, e in particolare dell’estetica.

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Tra i tanti interessi di Baricco, infatti, ci sono sia la filosofia che la musica. La prima la studiò all’università, laureandosi tra l’altro con Gianni Vattimo. La seconda la coltivò in famiglia fin dalla sua più tenera età, ed ebbe un’influenza decisiva nel suo pensiero e, perché no, anche nella sua scrittura.

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Come vedremo, infatti, già in questa prima citazione e soprattutto in Castelli di rabbia si coglie un gusto quasi musicale, ritmico, della frase. E la musica – come anche lo sport – sembra essere spesso una metafora di cui Baricco si serve per raccontare le sue storie e il suo stile di scrittura.

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2. Che sia troppo tardi

Da Oceano mare

Dopo il successo di Castelli di rabbia, che fu anche tradotto in varie lingue e ricevette alcuni importanti premi, Baricco ritentò la via della narrativa nel 1993 con Oceano mare, ancora oggi uno dei suoi romanzi più celebri ed amati.

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L’andamento era lo stesso dell’esordio. Il clima del libro – se di clima si può parlare – è infatti etereo, quasi inconsistente, con una trama difficile da dipanare e che comunque conta piuttosto poco. Quel che importa, nel libro, è l’incontro dei vari personaggi col mare, ventre profondo che permette di fare i conti con se stessi.

“Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.”
“Che sia troppo tardi, madame”.

Il tutto – o quasi – si svolge all’interno della Locanda Almayer, un luogo quasi fatato che viene ispirato a Baricco dalla lettura di un altro grande narratore di cose di mare, Joseph Conrad. Qui convergono le storie di diversi personaggi, anch’essi in parte inventati e in parte legati alla storia dell’Ottocento.

In questo clima di generale immobilismo si dipana anche la frase che abbiamo scelto di citare, una delle più celebri dello scrittore piemontese e spesso riportata anche sulla quarta di copertina delle varie edizioni di Oceano mare.

 

3. Allora è jazz

Da Novecento

Oceano mare è molto amato dai fan di Baricco, perché forse lì per la prima volta si concretizzarono alcuni degli stilemi dell’autore. Ma a dargli una buona popolarità presso il grande pubblico fu un altro libro, Novecento.

Come molti di voi di sicuro già sanno, in questo caso non si tratta però di un romanzo. Pubblicato originariamente da Feltrinelli, nel 1994, si tratta infatti di un monologo teatrale, che fu messo in scena per la prima volta in quello stesso anno da Eugenio Allegri. Un monologo che è però sostanzialmente un racconto, “da leggere ad alta voce”.

“Cos’era?”.
“Non lo so.”
Gli si illuminarono gli occhi.
“Quando non sai cos’è, allora è jazz.”

Il grande successo di questo piccolo libro non arrivò però tanto a teatro, dove, per forza di cose, il pubblico è sempre poco, ma al cinema. Nel 1998 Giuseppe Tornatore trasformò infatti il monologo in un film di buon successo, La leggenda del pianista sull’oceano, interpretato da Tim Roth.

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La pellicola ottenne addirittura un Golden Globe [1], sei David di Donatello e una miriade di altri premi. E aiutò Baricco a conquistare il pubblico dei lettori occasionali, che tramite Novecento si avvicinò alla sua opera.

Il monologo, d’altronde, era più semplice e accessibile di altri, e si prestava agli adattamenti. Come dimostra anche la versione a fumetti pubblicata nel 2008 su Topolino, grazie al lavoro di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano.

 

4. Una buona storia da parte

Ancora da Novecento, ma anche da Castelli di rabbia

Da Novecento abbiamo deciso di trarre anche una seconda citazione, la quarta della nostra lista. E abbiamo deciso di farlo perché la frase, che trovate qui di seguito, si collega ad altre che Baricco ha disseminato qua e là in molti suoi libri.

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.

Una citazione molto simile, infatti, si trova anche in Castelli di rabbia, quando Baricco scriveva: «È una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c’è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene».

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«Ma lo devi fare bene – continuava l’autore –. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po’, l’hai fregato

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D’altronde, il tema della storia e del raccontare è centrale in tutta l’opera di Baricco. Che sullo storytelling ha basato anche la sua principale attività parallela, quella della Scuola Holden, fondata nel 1994 a Torino e cresciuta, in questi vent’anni, fino a dimensioni impressionanti.

 

5. La solitudine in due

L’ironia e il giornalismo

Alessandro Baricco, però, non è solo un abile romanziere o narratore. Nel corso degli anni ha cominciato a comparire ad esempio in televisione, conducendo programmi interessanti come Pickwick, del leggere e dello scrivere o il recente Steinbeck, Furore.

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Ha, anche, cominciato a collaborare a diverse testate giornalistiche. In genere i suoi articoli sono legati al mondo dei libri e della narrativa, ma a volte spaziano su temi più ampi e impegnativi. Ad esempio, nel 2006 su Repubblica ha pubblicato una sorta di saggio a puntate, I barbari, poi raccolto in volume.

Ci sono molti modi per scoprire cos’è la solitudine, ma solo due prevedono che lo si faccia in compagnia di un’altra persona e costretti in pochi metri quadri: il matrimonio e il tennis. Entrambi godono, giustamente, di una vasta platea di appassionati.

Poi, sempre per Repubblica, nel 2011 ha dato origine a una rubrica sui 50 migliori libri del decennio, anch’essa trasportata in volume, col titolo Una certa idea di mondo. I migliori cinquanta libri che ho letto negli ultimi dieci anni.

E proprio in questa rubrica cominciò a parlare di Open, la bella autobiografia di Andre Agassi, rivelando un certo interesse per il tennis. Sport che è al centro anche della nostra ultima citazione, tratta in realtà da un articolo molto recente dedicato a Roger Federer [2].

 

 

Note e approfondimenti

[1] Il premio arrivò per la straordinaria colonna sonora di Ennio Morricone. Qui se ne può ascoltare una parte.
[2] L’articolo, intitolato Essere Roger Federer, è comparso sul numero 32 di Robinson, del 9/7/17. Lo si può leggere per intero qui.

 

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