Cinque memorabili frasi di Calvin & Hobbes

Le migliori frasi di Calvin & Hobbes

Negli ultimi anni si è posta all’attenzione dei letterati un’annosa questione: che cos’è la letteratura? O, meglio: cosa rientra sotto questa etichetta? Solo i romanzi? Romanzi e poesia? Teatro? E allora, le canzoni di Bob Dylan? E quelle di Fabrizio De André? Per non parlare dei fumetti, che complicherebbero ulteriormente le cose. Perché secondo noi, solo per fare un esempio, certe frasi di Calvin & Hobbes non possono non far parte del patrimonio letterario occidentale.

Se non li conoscete, Calvin e Hobbes sono due personaggi a fumetti nati dalla matita di Bill Watterson, disegnatore americano. Calvin è un bambino di sei anni, fantasioso e intelligente ma anche incapace di sottostare alle regole e indisciplinato. Hobbes è invece una tigre di pezza che però, grazie alla fantasia del suo padroncino, si trasforma in un vero e proprio animale quando lui e Calvin sono da soli. I due vivono una miriade di avventure in strisce spesso di poche vignette.

Tra comicità e filosofia

Lo stile, come sempre nelle strip quotidiane, è comico, ma non mancano i riferimenti filosofici. Proprio la profondità di certe analisi di Watterson è ciò che rappresenta davvero l’elemento in più del fumetto. Raccontando i giochi di un bambino e le sue interazioni sociali, l’artista americano ha preso spunto per parlare di società, economia, stile di vita, ironizzando sul nostro modo di vivere con maggior incisività di tanti saggi.

Se tutto questo non vi dice nulla, è forse perché – nonostante sia amatissimo – Calvin & Hobbes è un fumetto per pochi. Watterson l’ha disegnato solo per dieci anni, dal 1985 al 1995, e poi, all’apice del successo, ha deciso di smettere. Da allora, non ha mai autorizzato riduzioni cinematografiche, adattamenti o merchandising. Esistono solo le sue vecchie strisce e le numerose ristampe. Perché ritiene che il fumetto meriti rispetto in quanto tale e che il commercio non debba rovinarlo.

In ossequio al desiderio di Bill Watterson di non vedere la propria striscia usata ovunque, abbiamo dunque deciso di non inserire, nel nostro articolo, gli originali a fumetti che ci permettiamo di citare. Semplicemente vi forniamo un link al sito ufficiale, per leggerli in inglese. Ne uscirà, sicuramente, una presentazione meno completa, ma speriamo più rispettosa dei desideri dell’autore. Ecco pertanto cinque memorabili frasi di Calvin & Hobbes, ovviamente scritte da Bill Watterson.


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Vita intelligente nell’universo

Gli extraterrestri e noi

Come abbiamo scritto, la striscia di Calvin & Hobbes ha preso avvio nel 1985. All’inizio il tratto di Bill Watterson non era ancora completamente definito, così come i personaggi. Calvin era già un bambino furbo e pestifero e Hobbes una tigre saggia e sagace, ma le loro caratteristiche si sarebbero delineate meglio con l’andare dei mesi. Anche i temi, all’inizio, non erano troppo variegati.

Col passare del tempo, però, la striscia cambiò. Da una commedia ben fatta ma pur sempre “tradizionale” diventò qualcosa di nuovo, sofisticato e originale. Venne dato sempre più spazio alla fantasia di Calvin, che risaltava anche a livello grafico, tanto che si parlò di un Little Nemo moderno. E poi comparvero strisce più filosofiche, ecologiste, riflessive.

A volte penso che la certezza dell’esistenza di una vita intelligente da qualche parte nell’universo ci è data dal fatto che nessuno ha mai cercato di contattarci.

La frase che citiamo qui sopra arriva proprio da una di queste strisce. Qui, se volete, potete leggerla nella sua forma originale, in inglese, con i bei disegni di Bill Watterson. Si compone di due sole vignette, che ritraggono Calvin e Hobbes mentre passeggiano nel bosco vicino a casa. Il bambino racconta alla sua tigre di aver appena letto il numero delle specie estinte a causa dell’uomo.

A quel punto arriva l’amara constatazione: «Sometimes I think the surest sign that intelligent life exists elsewhere in the universe is that none of it has tried to contact us». La striscia originale uscì nel novembre 1989. Oggi la si ritrova in varie raccolte, come ad esempio in Il progresso tecnologico fa “boink”.

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La realtà continua a rovinarmi la vita

Le palle di neve di Calvin

L’abbiamo già detto: Calvin è un bambino che vive al confine tra realtà e fantasia. Spesso quando è a scuola smette di ascoltare le spiegazioni della maestra e divaga, immaginandosi il protagonista di un film noir. O un dinosauro che attacca una metropoli. O un astronauta che esplora un mondo straniero. Non c’è limite a quello che può inventare, modificando con la fantasia quello che avviene davanti ai suoi occhi.

Da qui, però, nasce uno dei motivi comici ricorrenti della serie, ovvero la frustrazione di Calvin. La realtà è molto meno affascinante e avventurosa della fantasia. E soprattutto nella realtà bisogna sottostare a regole – scolastiche, ma perfino fisiche e biologiche – che limitano Calvin.

La realtà continua a rovinarmi la vita.

È anche questo il caso della seconda frase che abbiamo scelto, tratta da una striscia del febbraio 1993. Qui potete leggerla in originale. Calvin sta giocando, come spesso gli succede in inverno, con la neve. Visto che ama tirare delle palle di neve a Siusi, sua compagna di scuola, ne prepara una molto grande.

La mostra quindi soddisfatto a Hobbes, che gli fa però notare che non sarà facile sollevarla da terra. «Reality continues to ruin my life», commenta a quel punto un desolato Calvin. Anche questa striscia si può trovare all’interno delle raccolte. In particolare, la potete leggere all’interno di Tigrotto psicotico con istinto omicida.

 

Esigo l’euforia

Non accontentarsi mai

Calvin è il protagonista della serie, ma non viene trattato da Bill Watterson come un protagonista tradizionale. Non solo non è un eroe, ma il disegnatore non parteggia sempre per lui. Certo, c’è una generale benevolenza per questo curioso bambino, ma i suoi eccessi vengono guardati con una certa perplessità. Anzi, a tratti li si stigmatizza, trattandoli come l’esempio di un tempo in cui non ci si sa più accontentare delle piccole cose belle.

Quando passa troppo tempo alla TV, quando si comporta male con Siusi, quando vuole fare il furbo coi compiti lo sguardo di Watterson si fa più severo, se non sarcastico. A rappresentare questo sguardo è perlopiù Hobbes, a cui spetta il compito di pronunciare la battuta fulminante.

Questa è la differenza tra me e il resto del mondo. La felicità non è abbastanza per me! Io esigo l’euforia!

Ad esempio, Calvin ha spesso delle pretese esagerate. Come nella striscia che potete leggere qui, da cui abbiamo tratto la nostra terza frase. «Everybody seeks happiness! – urla Calvin – Not me, though! That’s the difference between me and the rest of the world. Happiness isn’t good enough for me! I demand euphoria!»

La felicità non basta, serve l’euforia. Davanti a quest’affermazione, Hobbes guarda direttamente il lettore, senza pronunciare parola. Calvin ne rimane deluso, ma Hobbes si giustifica dicendo che si è reso conto che parlare poco salva molte amicizie.


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Come manipolare il sistema

Una delle più ciniche frasi di Calvin & Hobbes

Calvin passa molto tempo a casa, a giocare con la sua tigre di pezza. Ma, come ogni bambino, frequenta anche la scuola. Watterson in realtà non dedica molto spazio a questo ambiente, preferendo ritrarre il suo protagonista nelle situazioni familiari. Ma, di tanto in tanto, una capatina tra i banchi di scuola non la disdegna neppure lui.

La maestra elementare si chiama signora Vermoni, in inglese miss Wormwood. Un nome ispirato all’apprendista diavolo de Le lettere di Berlicche di C.S. Lewis. Lei cerca, con grande fatica, di far seguire a Calvin il normale programma scolastico. I risultati sono però scarsi, soprattutto per lo spirito profondamente anarchico del bambino.

Come potete vedere ho memorizzato questo inutilissimo dato per il tempo necessario a fare il compito. Ora intendo dimenticarlo per sempre. Mi avete insegnato solo come manipolare cinicamente il sistema. Congratulazioni.

D’altronde, in certi casi Calvin ha la capacità di cogliere con grande sagacia i difetti del sistema educativo tradizionale. Nella striscia che potete leggere qui, infatti, si trova impegnato durante un compito scritto. Si tratta, evidentemente, di una verifica di storia. La domanda chiede quando i padri pellegrini arrivarono a Plymouth Rock. E Calvin risponde: «1620».

«As you can see – scrive però subito dopo –, I have memorized this utterly useless piece of information long enough to pass a test question. I now intend to forget it forever. You’ve taught me nothing except how to cynically manipulate the system. Congratulations». E conclude sorridendo verso il lettore, affermando, con ironia, che la paga di un insegnante è pessima, ma è spesso compensata dalle soddisfazioni. La striscia si trova oggi nella raccolta C’è un tesoro in ogni dove.

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Le mutandine portafortuna

Dai razzi ai maiali

Concludiamo con una delle più significative frasi di Calvin & Hobbes. Proviene da una tavola domenicale pubblicata nel maggio 1995, durante l’ultimo anno della striscia. Presenta, come spesso accadeva a Watterson quando doveva relazionarsi con questi fumetti più ampi, una lunga serie di vignette mute, compensate da un’ultima battuta finale.

Prima vediamo Calvin mentre si veste per la giornata, infilandosi un paio di mutande e specchiandosi. Poi parte per andare a scuola e lì deve sopravvivere a scherzi, rimproveri e bulli. Poi la mensa, l’attesa per poter giocare, i compagni di scuola che sembrano sempre saperne più di te. Infine la corsa verso l’autobus, immancabilmente perso, e il ritorno a casa sotto la pioggia e senza ombrello.

Sai, Hobbes. Ci sono giornate in cui nemmeno le mutandine portafortuna con i maiali servono a qualcosa.

Nella vignetta finale, che potete leggere qui, vediamo infine Calvin a letto con Hobbes. Mentre la tigre legge, il bambino guarda la pioggia fuori dalla finestra. «You know, Hobbes – dice –, some days even my lucky rocket ship underpants don’t help».

Da notare che la versione inglese differisce in parte dalla traduzione italiana. Nell’originale, infatti, Calvin parla di mutande portafortuna con i razzi. In Italia, non sappiamo per quale motivo (forse per evitare l’assonanza con parole volgari?), si preferì parlare di mutante coi maialini. La striscia oggi si ritrova all’interno della raccolta Tavole domenicali (1985-1995).

 

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