Ogni canzone è una fusione di due aspetti: quello musicale e quello testuale. Una fusione che è tanto più riuscita, ovviamente, quanto più una parte si lega in maniera equilibrata all’altra. Quanto più, anzi, ogni parte è funzionale all’altra. Per questo è importante indagare anche le frasi dei Pink Floyd, a cui vogliamo dedicare oggi un articolo. Perché la band britannica è spesso ricordata per la complessità dei suoi suoni e dei suoi arrangiamenti, ma questi non sono mai disgiunti da un aspetto testuale di grande rilievo.

Il gruppo, come certamente saprete, ha attraversato varie fasi e varie formazioni. È nato con Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason, sotto la guida però di Syd Barrett. Poi, man mano che i problemi di droga e mentali di quest’ultimo si sono fatti più evidenti, è entrato nella band e ha guadagnato spazio David Gilmour.

Infine, dopo i successi degli anni ’70 e dei primi anni ’80, Roger Waters ha lasciato la formazione, dando vita a una carriera solista che proprio in questi mesi l’ha portato a un nuovo album1.

La chiusura delle attività

A metà degli anni ’90 i Pink Floyd – o quel che ne era rimasto – hanno chiuso l’attività. Dopo The Division Bell e il live Pulse, infatti, non sono usciti più altri lavori nuovi.

Almeno fino al 2014, quando The Endless River interruppe il digiuno. Si trattava però, in realtà, di un disco strumentale che raccoglieva materiale registrato vent’anni prima, anche se risvegliò comunque l’attenzione sopita dei vecchi fan.

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Così, nonostante gli anni passino, la fama dei Pink Floyd non accenna a calare e anzi passa di generazione in generazione. Una fama dovuta, come dicevamo, alla profondità del loro sound ma anche all’acume dei loro testi. Abbiamo pertanto scelto cinque frasi tratte dalle loro canzoni che meritano di essere ricordate. Eccole.

 

1. And I am you and what I see is me

La cover di Meddle, in cui è contenuta la bella Echoes, contenente alcune delle più belle frasi dei Pink FloydNick Mason, il batterista del gruppo, una volta ebbe a dire che il primo vero album dei Pink Floyd fu Meddle. E, vorremmo aggiungere noi, che la prima vera canzone del gruppo fu Echoes.

Non che prima non ci fossero state composizioni degne di rilievo. In fondo il gruppo londinese aveva già realizzato cinque dischi, alcuni molto belli. Ma solo in quel brano emerse la vera anima del quartetto, capace di costruire suite ariose, profonde, che avrebbero lasciato il segno.

Proprio da Echoes arriva la prima frase che abbiamo scelto. Il pezzo, scritto dai quattro componenti e cantato da Gilmour e Wright, dura più di 23 minuti e occupa tutto il lato B del vinile.

Da Echoes (Meddle, 1971)

È una sinfonia in cui i vari strumenti si alternano, ma in cui un ruolo rilevante spetta all’organo Farfisa di Wright e alla slide guitar di Gilmour.

Il testo, dal canto suo, è complesso ed enigmatico, anche se breve. Si tratta di un’invocazione, rivolta contemporaneamente all’uomo e a un Dio forse muto, davanti ai misteri del cosmo. Un cosmo che non risponde e in cui ci scopriamo spesso soli.

Strangers passing in the street
by chance two separate glances meet
and I am you and what I see is me.
And do I take you by the hand
and lead you through the land
and help me understand
the best I can.

La traduzione è semplice, anche se ovviamente mantiene l’alone di mistero: «Estranei passano lungo la strada, per caso si incrociano due sguardi, ed io sono te e ciò che vedo sono io. E ti prendo per la mano, e ti conduco attraverso la terra, e aiutami a capire meglio che posso».

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2. All you touch and all you see is all your life will ever be

La celeberrima copertina di The Dark Side of the Moon dei Pink FloydArriviamo a The Dark Side of the Moon, il disco più celebre e più venduto dei Pink Floyd. Qui vari brani contengono frasi memorabili e sono rimasti nel cuore dei fan. Brain Damage, Money, Us and Them ed Eclipse sono solo alcuni esempi. Ma, dovendo limitare la scelta, ci siamo accontentati di due canzoni: Breathe e Time.

In quest’album lo stile dei Pink Floyd si dimostra ormai maturo. Gli strumenti si completano ed equilibrano a vicenda, mentre i testi di Roger Waters creano un tessuto empatico e filosofico.

Da Breathe (The Dark Side of the Moon, 1973)

Ad aprire il disco è la suite Speak to Me/Breathe, che introduce alle atmosfere del concept album. Breathe, in particolare, richiama il tema del riposo dopo la fatica, ma si rivolge anche al senso delle nostre vite. E anche in questo caso il testo, in parte enigmatico, è di Roger Waters.

Long you live and high you fly.
And smiles you’ll give and tears you’ll cry
and all you touch and all you see
is all your life will ever be.

La seconda strofa sembra, molto semplicemente, alludere al senso dell’esistenza, fatta di piccole cose a cui però troppo spesso non diamo peso: «Vivi a lungo e voli in alto. E i sorrisi che darai e le lacrime che piangerai, e tutto ciò che tocchi e tutto ciò che vedi è ciò che sempre sarà la tua vita».

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3. The sun is the same in a relative way, but you’re older

La copertina di un bootleg di inizio anni '70 dedicato a Time e alle altre canzoni di The Dark Side of the MoonSempre sul lato A del vecchio vinile di The Dark Side of the Moon troviamo un’altra delle frasi dei Pink Floyd che abbiamo scelto. Il brano di riferimento è Time, pezzo di ampio respiro che tra l’altro si chiudeva riprendendo proprio Breathe.

Pubblicata anche come singolo, la canzone fu scritta da tutti e quattro i componenti del gruppo per la parte musicale, mentre alla voce si alternavano David Gilmour e Richard Wright. Le parole erano invece ancora una volta da ascrivere a Roger Waters.

Da Time (The Dark Side of the Moon, 1973)

Il tema, come si intuisce dal titolo e dagli orologi che si sentono in apertura, era quello dello scorrere del tempo. E, soprattutto, di come la vita dell’uomo si regoli su di esso.

And you run and you run to catch up with the sun, but it’s sinking,
racing around to come up behind you again.
The sun is the same in a relative way, but you’re older,
shorter of breath and one day closer to death.

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La strofa che abbiamo scelto è, per una volta, piuttosto chiara: «E corri e corri per raggiungere il sole, ma sta affondando, mentre fa il giro per tornare di nuovo dietro a te. Il sole è relativamente lo stesso, ma tu sei più vecchio, col fiato più corto e di un giorno più vicino alla morte».

 

4. We’re just two lost souls

La copertina di Wish You Were Here dei Pink FloydCambiamo ora album e passiamo a Wish You Were Here, altro capolavoro degli anni ’70. Anche qui sono condensate alcune delle più famose frasi dei Pink Floyd, focalizzate perlopiù su un tema ricorrente: quello di Syd Barrett, dei suoi problemi mentali e della sua assenza.

Lo stesso, celebre, titolo dell’album significa “Vorrei che tu fossi qui”, ad indicare la mancanza del vecchio leader. Ma tutti i brani si richiamano a quel tema, a cominciare da Shine On You Crazy Diamond (“Continua a risplendere, diamante pazzo”).

Da Wish You Were Here (Wish You Were Here, 1975)

La canzone più famosa è però proprio Wish You Were Here, un brano che all’epoca poteva sembrare “poco da Pink Floyd”.

Il pezzo durava infatti “appena” 5 minuti ed aveva un arrangiamento relativamente semplice, lontano dalle sinfonie delle altre tracce. Ciononostante, andava dritto al punto e, proprio grazie alla sua semplicità, toccava le corde più intime dell’animo.

We’re just two lost souls
swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground.
What have we found?
The same old fears.

Anche in questo caso il testo fu scritto da Roger Waters, su musiche del solo David Gilmour: «Siamo solo due anime perse che nuotano in un acquario, anno dopo anno, correndo sulla stessa vecchia terra. Che cosa abbiamo trovato? Le stesse vecchie paure».

 

5. And if I show you my dark side

La copertina di The Final Cut, album del 1983 dei Pink FloydDopo Wish You Were Here arrivarono Animals e soprattutto The Wall, che confermarono lo straordinario successo dei Pink Floyd e delle loro canzoni. Ma all’inizio degli anni ’80 gli equilibri all’interno della band erano ormai compromessi.

Se negli anni ’70 le varie anime del gruppo erano convissute in maniera più o meno armonica, nel nuovo decennio la personalità di Waters si fece preponderante. E The Final Cut, l’ultimo album dell’era classica, manifesta in pieno questo mutamento.

Sul retro dell’album, infatti, si legge: «by Roger Waters, performed by Pink Floyd». Come se l’album non fosse più, insomma, un lavoro collettivo, ma del solo Waters, mentre la band si era di fatto ridotta a mera esecutrice.

Da The Final Cut (The Final Cut, 1983)

D’altronde, tutti i pezzi del disco erano firmati dal solo Waters, che era anche l’unico cantante (tranne per una breve strofa). E Richard Wright, il tastierista di tanti successi, neppure figurava nel cast, cacciato per divergenze artistiche.

And if I show you my dark side
will you still hold me tonight?

In questo senso, The Final Cut, il brano che dà il titolo all’album, è molto personale ed emblematico. Racconta l’insicurezza di un uomo che non riesce ad “innalzarsi verso cieli azzurri”, timoroso e solo.

Anche la citazione che abbiamo scelto si pone su questa falsariga: «E se ti mostro il mio lato oscuro mi stringerai comunque questa notte?».

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Note e approfondimenti

  • 1 Ulteriori informazioni al riguardo le trovate, ovviamente, sul sito ufficiale di Waters, qui.

 

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