A noi italiani piace pensare che il nostro paese sia la patria del buon cibo. E in buona parte abbiamo anche ragione a pensarla così. La nostra cucina è tra le più rinomate al mondo non solo a livello di grandi chef, ma anche di cultura gastronomica di base. Lo sanno bene quegli studenti o lavoratori che lasciano il nostro paese e si trasferiscono all’estero, magari in famiglia: dove scoprono, spesso, una cucina che non esalta certo i sapori e a volte è al limite del mangiabile.

Buona cucina e buon cibo

Ma non sono solo le capacità culinarie degli italiani a meritare molte lodi. Anche i prodotti della nostra terra sono tra i più rinomati, capaci di stuzzicare il palato a diversi livelli. Basti pensare all’olio, ai vini, ai formaggi. Insomma, nel nostro paese la cucina è di casa, e non lo scopriamo certo oggi.

Anche per questo, è divertente e importante cercare di sintetizzare con delle frasi il nostro rapporto con la gastronomia. Noi ne abbiamo scelte cinque provenienti dai diversi angoli del globo. Ve le presentiamo, con anche qualche nota biografica relativa ai loro autori.


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La ricetta del vero amore

La frase di George Meredith

George Meredith ritratto da George Frederic Watts
George Meredith ritratto da George Frederic Watts

Cominciamo da un autore oggi in buona parte dimenticato, che ebbe però un buon successo durante la sua vita: George Meredith. Nato a Portsmouth nel 1828, iniziò a pubblicare fin da giovane ma arrivò al successo piuttosto tardi. Considerato uno dei più grandi esponenti del romanzo vittoriano, aveva uno stile molto particolare. Oltre che per la cura dei particolari, infatti, le sue storie sono ricordate per un sapiente uso dell’ironia.

Spesso il tema principale dei suoi romanzi era la cosiddetta “lotta tra sessi”. Un tema che in buona parte l’aveva toccato anche in vita: la sua prima moglie, infatti, lo lasciò scappando con un pittore preraffaelita che aveva conosciuto proprio perché l’artista aveva usato Meredith come modello per un suo quadro.

I baci non durano; saper cucinare sì!
(George Meredith)

Nei suoi libri, però, non c’era astio nei confronti delle donne. Anzi, tutt’altro: la sua ironia si scagliava spesso contro il ruolo subordinato che la società vittoriana riservava all’altro sesso. Per questo, davanti ai suoi libri i critici parlano di romanzo comico-sociale, elogiando la capacità di mostrare le ipocrisie del suo mondo.

In questo senso, la frase che riportiamo qui sopra è un ottimo esempio della sua ironia. E affronta proprio il tema del rapporto d’amore. Un rapporto in cui i baci, gli affetti contano solo fino a un certo punto. Ma la cucina è per sempre.

 

Cucinare è come amare

La celebre citazione di Harriet Van Horne

Harriet Van Horne, storica giornalista esperta anche di cucina
Harriet Van Horne, storica giornalista esperta anche di cucina

Neppure Harriet Van Horne è una di quelle giornaliste di cui si sente parlare spesso. Eppure, nella sua lunga carriera è stata una acuta osservatrice della società americana e delle sue evoluzioni. Nata nel 1920, cominciò a lavorare e scrivere subito dopo la laurea, comparendo anche nei primi programmi della TV statunitense.

Tra la fine degli anni ’40 e la fine degli anni ’50 fu spesso ospite di show e quiz, soprattutto quelli prodotti dalla NBC. Inoltre contemporaneamente scriveva sul New York World-Telegram, un popolare quotidiano newyorkese che all’epoca vendeva molto bene. Opinionista tra le più apprezzate e poi critico televisivo, era una delle poche donne a lavorare sui grandi giornali, e per questo veniva spesso guardata con sufficienza.

Cucinare è come amare. Bisognerebbe farlo abbandonandosi completamente, o non farlo affatto.
(Harriet Van Horne)

In realtà, con l’andare degli anni riuscì a farsi rispettare dal pubblico e dai colleghi. Nel 1960 fu anche chiamata a seguire i dibattiti televisivi tra i candidati presidenti Richard Nixon e John Fitzgerald Kennedy, finendo nella lista nera del primo. Una cosa che, col senno di poi, le rende molto onore.

La frase che riportiamo sopra ha avuto, negli ultimi anni, una gran diffusione, venendo riprodotta sovente sul web. Ed è una frase tipica del suo modo di scrivere, tramite cui riusciva a toccare le corde della sensibilità femminile ma a parlare con immagini ben comprensibili anche per gli uomini. Sempre con un pizzico di passione, qualunque fosse l’argomento di cui si parlava.

 

Il cibo coinvolge tutti i sensi

La visione di Will Tuttle

Will Tuttle, autore di Cibo per la pace (foto di Pax Ahimsa Gethen via Wikimedia Commons)
Will Tuttle, autore di Cibo per la pace (foto di Pax Ahimsa Gethen via Wikimedia Commons)

La cucina ultimamente è al centro della nostra attenzione per vari motivi. Da un lato, la TV sembra aver riscoperto il tema, dedicando fior di programmi ai fornelli. Da quelli di ricette ai talent show, dai documentari sulle cucine dei grandi ristoranti alle esplorazioni in giro per il mondo, ogni canale ormai propone un qualche programma dedicato al cibo. Dall’altro, il tema è diventato di grande interesse anche per il successo delle filosofie vegetariana e vegana.

Come certamente saprete, i primi rifiutano di consumare carne e pesce, mentre i secondi di alimentarsi con qualsiasi prodotto di origine animale, escludendo quindi anche i formaggi, le uova, il latte e così via. L’espandersi di questi stili di vita ha portato i cuochi a ripensare almeno in parte alle loro ricette, e a proporre pietanze o preparazioni nuove. Oltre a questo, però, le preferenze alimentari si sono accompagnate anche a veri e propri movimenti di pensiero, volti a esplorare il nostro rapporto col mondo, con gli animali e con la natura.

La preparazione del cibo è l’unica forma d’arte che ci permette di incorporare letteralmente ciò che creiamo ed è anche l’unica che coinvolge completamente tutti e cinque i sensi.
(Will Tuttle)

Will Tuttle, l’autore della frase che trovate qui sopra, è molto noto in America per essere uno dei principali fautori di un nuovo tipo di dieta. Il suo libro, Cibo per la pace, si propone infatti di delineare un nuovo legame tra cibo ed etica. Perché il cibo è cultura, è stile di vita, è filosofia e connessione col mondo. E quindi deve risentire di questo legame, deve rispettarlo. La pena, qualora non lo si facesse, è il dolore e la sofferenza che angosciano gli uomini moderni.


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Conferenziere e propagandista della dieta vegetale, Tuttle propone di iniziare a mangiare «in armonia con tutti gli esseri viventi». Anzi, come il cibo è una forma d’arte e ci prende completamente, così il cibo deve diventare la via privilegiata di rapporto col mondo. Una via rispettosa di tutto e di tutti.

 

Quello che conta davvero

L’esperienza di Gaetano Savatteri

Gaetano Savatteri, romanziere
Gaetano Savatteri, romanziere

Forse lo avrete visto in qualche servizio del TG5, telegiornale per cui lavora dagli anni ’90. Forse, se siete lettori accaniti, avrete preso tra le mani alcuni suoi libri, e ne avrete gustato lo stile e le ambientazioni. Forse avrete anche letto alcuni suoi scritti sulla Sicilia e i siciliani, che da sempre suscitano il suo interesse. Stiamo parlando di Gaetano Savatteri, l’autore della quarta citazione della nostra lista.

D’altronde, la storia personale di Savatteri può essere letta come un costante avvicinarsi e allontanarsi proprio dalla Sicilia. Nato a Milano nel 1964, è figlio di due cittadini di Racalmuto emigrati al nord. Tornò in Sicilia durante l’adolescenza e qui frequentò le scuole superiori. Iniziò a lavorare anche come giornalista sempre in Sicilia, prima di trasferirsi, nei primi anni ’90, a Roma.

La cucina è come la letteratura: il contenuto non conta, conta come si racconta.
(Gaetano Savatteri)

Qui ha fatto rapidamente carriera, ma nel tempo libero ha cominciato anche a scrivere. I primi libri erano approfondimenti giornalistici, dedicati ora alla mafia, ora ad altri aspetti oscuri della storia italiana. Con l’andare del tempo si è avvicinato però anche alla fiction. I suoi romanzi, pubblicati da Sellerio, raccontano spesso della sua generazione, di siciliani nati al nord, di giornalisti disillusi e di altre figure simili. Con, di tanto in tanto, una venatura di giallo.

La trama, però, nei suoi scritti conta fino a un certo punto. E la frase che citiamo qui sopra conferma questa nostra impressione. Il bello dei libri, secondo Savatteri, è il modo in cui sono scritti, così come il bello della cucina non sono gli ingredienti, ma come si mettono insieme tra loro e come si presentano. D’altronde, con esempi come Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, maestri di Savatteri, non si poteva arrivare che a queste conclusioni.

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La cucina è evoluzione

La filosofia di Muriel Barbery

Muriel Barbery (foto di Elena Torre via Flickr)
Muriel Barbery (foto di Elena Torre via Flickr)

Concludiamo con una frase scritta da Muriel Barbery, autrice francese diventata famosa negli ultimi anni per il suo bestseller L’eleganza del riccio. Docente di filosofia, è arrivata alla fama internazionale a sorpresa nel 2006, vendendo più di 5 milioni di copie. Anche in Italia il romanzo ha avuto un grande successo, sfiorando le 2 milioni di copie vendute.

Prima di quel libro, però, aveva pubblicato in Francia un altro romanzo, quello d’esordio. Si intitolava Estasi culinarie e, grazie al successo de L’eleganza del riccio, è stato poi tradotto anche in italiano. Si trattava di una storia che metteva al centro della trama proprio la cucina, visto che il protagonista era un ricco e anziano critico gastronomico che, sul letto di morte, ricordava tutti i sapori gustati in vita.

La grande cucina non esiste senza evoluzione, erosione e oblio. La cucina è diventata arte grazie a una continua elaborazione, alla mescolanza di passato e futuro, qui e altrove, crudo e cotto, salato e dolce, e può continuare a vivere solo liberandosi dall’ossessione di chi non vuole morire.
(Muriel Barbery)

Di fatto, quel libro aveva una trama esilissima. Dietro alle memorie culinarie, si scopriva la triste e vuota vita del protagonista. Ma al centro c’erano appunto i sapori. E immaginate quanto complesso possa essere far stare in piedi un intero libro su un senso – il gusto, o al limite l’olfatto – così difficile da raccontare.

Questa capacità però la Barbery la mostra anche nella frase che riportiamo qui sopra, presa proprio da quel romanzo. Una frase che mostra come il percorso della cucina sia sempre stato accidentato, frutto di lavoro, di aggiunte e di fatica. La cucina è insomma un’arte, e come tutte le arti soffre e si evolve.

 

Segnala altre memorabili frasi sulla cucina nei commenti.