La grafica pixellata di Space Invaders, forse il più celebre tra i giochi spaziali degli anni '80 (foto di FabianOrtiz via Flickr)
La grafica pixellata di Space Invaders, forse il più celebre tra i giochi spaziali degli anni '80 (foto di FabianOrtiz via Flickr)

 
Gli anni ’80 sono stati un periodo di boom e allo stesso tempo di crisi per il mondo dei videogiochi. Come molti di voi ricorderanno, il momento di svolta fu il 1983. Fino a quell’anno i vari produttori avevano infatti fatto registrare vendite record. Le azioni delle varie compagnie erano salite a dismisura e il mercato sembrava in grande e inarrestabile espansione. Poi, d’improvviso, si registrò un crac clamoroso, almeno in Nord America. E per qualche anno la produzione di videogiochi rallentò fin quasi a fermarsi.

Fu solo la successiva invasione nipponica, guidata da Nintendo, a rilanciare il settore. E a portarlo, lentamente ma inesorabilmente, ai livelli a cui è oggi. Quella inversione di tendenza spostò anche l’attenzione dei videogiocatori. Se prima del crac la scena era infatti dominata da certi generi, dopo se ne aggiunsero di nuovi, e quelli vecchi vennero rinnovati. Alla grafica spartana dei primi titoli arcade si sostituì una risoluzione di livello sempre maggiore. E al panorama tutto sommato ristretto di argomenti e tipologie si aggiunsero scenari completamente nuovi.

Giochi senza fronzoli, ma molto accattivanti

Ad esempio, nella prima fase uno dei generi più fortunati era stato quello dei giochi spaziali. Ovvero videogiochi che, in maniera molto semplice, cercavano di cavalcare l’onda del successo di film come Star Wars o Tron. Avevano cominciato ad arrivare sulla scena già sul finire degli anni ’70, e divennero il simbolo di quell’epoca. Non che dopo si sia smesso di produrli, ma il miglioramento della grafica e la maggior complessità delle trame li ha resi, paradossalmente, un po’ meno magici. I primi titoli invece colpivano proprio per la capacità di incatenarti anche senza offrirti molti fronzoli.

Oggi ricordiamo cinque giochi spaziali usciti tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80. Giochi che hanno segnato quell’epoca fortunata e che hanno lasciato un segno sulle menti di tutti quelli che vi hanno giocato. Procederemo cronologicamente, dal 1978 in poi.

 

Space Invaders

Per molti, un gioco ancora insuperabile

Space Invaders, il padre di tutti i giochi spaziali degli anni '80Creato dal giapponese Tomohiro Nishikado, Space Invaders fu il primo di una lunga serie di videogiochi di successo ambientati nello spazio. Al centro dello schermo c’è infatti una navicella che deve abbattere i nemici alieni usando il proprio laser. E deve farlo, ovviamente, prima che questi possano giungere a lei, magari nel frattempo riuscendo anche a guadagnare più punti possibili. Fortissima, ovviamente, l’influenza di Star Wars, che proprio in quegli anni proponeva combattimenti nello spazio con armi molto simili a quelle messe in campo nel videogioco.

Commercializzato dalla Taito in Giappone e poi, tramite licenza, nel resto del mondo, il gioco è considerato uno dei principali titoli dell’età dell’oro dei videogiochi. Seppe infatti conquistare un pubblico che fino ad allora non si era avvicinato a questa forma di intrattenimento. E, soprattutto, ispirò una miriade di epigoni. D’altronde, oltre all’atmosfera vagamente spaziale il gioco basava la sua fortuna sul fatto di essere uno dei primi shooting game mai prodotti.

Miliardi di dollari e citazioni ovunque

Oggi, a distanza di quarant’anni dalla sua comparsa, Space Invaders è un pezzo dell’immaginario collettivo. Le navicelle nemiche, stilizzate tramite pochi pixel, sono diventate simbolo di un’era arcaica ma appassionante. D’altronde, già nel 1982 la Taito aveva incassato una cifra che, tenuto conto dell’inflazione, equivale a circa 7 miliardi di dollari attuali.

Space Invaders, da allora, è stato citato in canzoni, film e serie TV. Al primo gruppo appartiene, ad esempio, Space Invader, contenuta nell’album d’esordio dei Pretenders che arrivò al numero 1 in Inghilterra. Oppure la hit Tom Sawyer dei Rush. Per quanto riguarda i film, lo si vede in Terminator 2 e Fuori di testa, oltre a Pixels. Per le serie TV, infine, ricordiamo almeno le citazioni in That ’70s Show, Scrubs, Lo straordinario mondo di Gumball e Futurama.

 

Asteroids

Il grande successo di Atari

AsteroidsIl successo di Space Invaders non lasciò indifferenti i più grandi produttori di videogiochi. Tutti, anzi, si gettarono a capofitto sul nuovo genere, cercando di intercettare i gusti del pubblico. E così fece ovviamente anche Atari, che in quegli anni si sarebbe guadagnata il titolo di più importante produttore di videogiochi e console, almeno fino al tragico crac a cui abbiamo già accennato.

I primi progetti per un gioco spaziale si condensarono in un prodotto il cui titolo provvisorio era Cosmos. Alla base di questo gioco c’erano l’influenza non solo di Space Invaders, ma anche di Spacewar! e Computer Space, che andavano per la maggiore in quegli anni. Alla Atari però si convinsero che così com’era progettato il gioco non avrebbe funzionato, e decisero di metterlo da parte. Una buona parte della sua fisica e del gameplay però confluirono in un nuovo progetto. Ovvero quello che sarebbe diventato Asteroids.

Evitare e colpire gli asteroidi

Rilasciato nel novembre del 1979, il gioco era stato realizzato, alla fine, da Lyle Rains, Ed Logg e Dominic Walsh. Il giocatore si trovava a controllare una navicella spaziale in un settore attraversato da oggetti volanti. Il suo compito era quindi quello di colpire e abbattere questi asteroidi ed oggetti senza ovviamente scontrarsi con essi. Un compito che si faceva sempre più arduo, perché il numero degli ostacoli aumentava col procedere del gioco.

Anche questo titolo ebbe un successo clamoroso, sia nella versione arcade che in quella per console. Con 70.000 unità piazzate nelle sale giochi americane, la Atari superò, allora, vari record. E molti furono pure gli imitatori, a partire dal Defender di cui parleremo nel prossimo capoverso. Oggi Asteroids è presente in decine di classifiche sui migliori giochi di tutti i tempi. E, dulcis in fundo, un suo cabinet è conservato anche al MoMA.

 

Defender

Il più difficile del gruppo

Defender, sparatutto a scorrimento orizzontale ambientato nello spazioSpace Invaders e Asteroids sono due prodotti della fine degli anni ’70, che però furono ampiamente giocati anche nel decennio successivo. E, come dicevamo, lasciarono il segno non solo tra i giocatori, ma anche tra gli sviluppatori. Così, per tutti i primi anni ’80 si poté assistere a una vera e propria invasione di prodotti tra loro simili, almeno per l’idea generale o l’ambientazione. Uno dei più interessanti fu Defender, lanciato nel febbraio 1981.

Sviluppato dalla Williams Electronics, era uno sparatutto a scorrimento orizzontale. Anche qui lo sfondo dell’avventura era lo spazio, o più precisamente un pianeta fittizio. Lì il giocatore doveva sconfiggere una serie di alieni e allo stesso tempo difendere gli astronauti. La cosa per cui è maggiormente ricordato, però, è la sua estrema difficoltà. Un aspetto che, magari involontariamente, gli ha consentito di entrare nel mito. All’inizio, infatti, questo frenò abbastanza le vendite e l’interesse dei giocatori, ma nel medio periodo suscitò grande curiosità e incredibili sfide.


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Anche questo gioco, a livello commerciale, andò quindi molto bene. Fu infatti il maggior successo dell’azienda, facendo registrare almeno 55mila unità vendute. D’altra parte, il genere dello shoot ’em up a scorrimento orizzontale trovò in Defender il proprio primo vero esponente, e da lì in poi tutti gli altri giochi che adottarono questa tecnica dovettero confrontarsi con esso. Anche la critica, inoltre, salutò con entusiasmo il titolo della Williams. Alcune riviste, come la storica JoyStik, lo elessero anche gioco dell’anno, mettendolo davanti addirittura a Pac-Man.

Da lì in poi, i riconoscimenti sono stati moltissimi. È inserito nel Guinness dei Primati in quanto uno dei giochi che hanno avuto un impatto maggiore e in numerose liste di “best of”. Fin dai primi anni ’80 fu poi oggetto di clonazione: arrivarono Gorgon e Repton per Apple II, Defender 64 per Commodore 64, Dropzone per Atari e molte altre imitazioni. Infine, pure questo gioco si conquistò spazio in film e canzoni. Lo troviamo ad esempio citato in brani di Lou Reed e dei Beastie Boys, mentre i Limp Bizkit ne hanno usato una parte delle musiche.

 

Galaga

Uno Space Invaders potenziato

Una schermata di GalagaRitorniamo ad un’atmosfera più simile a quella di Space Invaders con Galaga. Il gioco fu lanciato sempre in quegli anni pioneristici, nel 1981, dalla giapponese Namco, e presto arrivò anche nel resto del mondo. In realtà, però, si trattava di un sequel, visto che due anni prima era uscito il simile Galaxian. Ma Galaga – che pure riprendeva vari elementi dal suo predecessore – aggiunse qualcosa di nuovo e riuscì decisamente a sfondare sul mercato. Ancora oggi, d’altra parte, è considerato uno dei titoli di maggior successo dell’età dell’oro dei videogame.

In Galaga il giocatore prende il controllo di una navicella che si trova nella parte bassa dello schermo, mentre gli alieni arrivano dall’alto. Il giocatore deve quindi cercare di sbarazzarsi degli avversari, allo stesso tempo mantenendosi in vita e non facendosi catturare. In pratica lo stesso schema di Space Invaders, arricchito di qualche dettaglio in più e di una grafica notevolmente superiore. D’altronde, in tre anni i programmatori e la potenza delle macchine facevano al tempo passi da gigante.


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Il tutto, pure in questo caso, portò a far entrare Galaga nella leggenda. Ad esempio, i bene informati raccontano che Matthew Broderick, durante la fase di preparazione per il film Wargames – Giochi di guerra, si sia esercitato esclusivamente su questo gioco. Inoltre compare in Karate Kid, The Avengers e Pixels. Se poi vi piace la serie TV Lost, sappiate che gli sceneggiatori hanno spiegato di averci giocato a lungo durante la lavorazione. E di aver chiamato proprio Galaga un sottomarino che vi compare.

Oltre alla versione arcade, il gioco – come molti altri della nostra lista – fu presto rilasciato per una miriade di console. E, nel corso degli anni, è stato riedito per Xbox, iOS, Nintendo 3DS, PlayStation 4 e molti altri dispositivi. Infine, non dimentichiamo neppure i remake e i sequel. Al primo gruppo appartengono Galaga Arrangement del 1995 e Galaga: Destination Earth di tre anni dopo. Al secondo, invece, Gaplus del 1984, Galaga ’88 del 1987 e decine di altri, fino ai recenti Galaga Assault e Galaga Wars.

 

Elite

Una rivoluzione datata 1984

Elite, un gioco profondamente innovativo per l'epocaConcludiamo con un gioco che rovescia gran parte di quello che abbiamo detto finora. A scorrere la nostra lista, infatti, può sembrare che i videogiochi spaziali degli anni ’80 fossero tutti degli sparatutto. In buona parte fu così, ma ci fu qualche eccezione. La più importante di tutte, a nostro avviso, è stata Elite, un gioco sviluppato da David Braben e Ian Bell e rilasciato in origine per BBC Micro, una console inglese. Era il 1984, ma il gioco – arrivato da un paese all’epoca secondario nel mercato rispetto a USA e Giappone – portò una straordinaria ventata di novità nel settore.

Elite sfoderava infatti una grafica tridimensionale inedita, che ben si sposava con una tipologia di gioco estremamente aperta. Inoltre, per la prima volta si badava per bene a far sentire il giocatore all’interno del gioco. Basti pensare che veniva incluso nel gioco un racconto intitolato Dark Wheel, scritto da Robert Holdstock e pensato per far immergere pienamente l’acquirente all’interno dell’atmosfera. Tutto questo rese Elite uno dei titoli più influenti del suo tempo.

Un universo da esplorare

In pratica il giocatore, che inizialmente controllava il comandante Jameson, si trovava alla guida di una nave commerciale. Con questa, la Cobra Mark III, poteva praticare il commercio o la pirateria, imbarcarsi in missioni o puntare a far saltare in aria asteroidi. Il tutto gli procurava ovviamente denaro, che poteva poi utilizzare per migliorare la sua astronave, sia a livello di stiva che di armi. C’erano poi, ovviamente, antagonisti, mondi da scoprire ed esplorare e decine di problemi inattesi, che complicavano l’avventura.

In ogni caso, l’unico vero limite era la fantasia del giocatore, che per la prima volta si trovava a vivere una storia non già predeterminata, ma da scrivere assieme agli sviluppatori. Una cosa che oggi può sembrare normale, ma che nel 1984 era una novità fantascientifica. Di conseguenza, il gioco fu accolto con recensioni entusiastiche e vinse numerosissimi premi. Nel corso degli anni, poi, sono arrivati vari sequel, l’ultimo dei quali è Elite: Dangerous, uscito tra la fine del 2014 e il 2015.

 

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