Cinque memorabili opere di Frida Kahlo

I più bei quadri realizzati da Frida Kahlo

Per parlare delle opere di Frida Kahlo, una delle più amate pittrici del ‘900, dobbiamo una veloce analisi introduttiva. Perché il suo successo non si può spiegare senza considerare il contesto in cui operò e il nuovo compito che l’arte stava assumendo al suo tempo.

In un famoso saggio che l’ha reso immortale, il filosofo tedesco Walter Benjamin, negli anni ’30 del secolo scorso, notava infatti come il ruolo dell’arte fosse cambiato. Non più una serie di opere sacre (non solo per i loro soggetti, ma per la loro aura mitica), ma oggetti facilmente riproducibili, che quindi potevano in un certo senso parlare a tutti [1].

Qualche decennio dopo, in ritardo rispetto alla teorizzazione filosofica, non a caso nacque la pop art, una corrente che questo concetto lo metteva in cima ai propri interessi.

È indubbio, però, che non tutti i grandi artisti del ‘900 siano riusciti a parlare realmente alle masse. L’arte contemporanea, per quanto riproducibile, rimane anzi a volte oscura per la maggioranza della popolazione, che non la comprende o non la apprezza.

Questo si deve, in parte, alla difficoltà concettuale che sta dietro a queste opere, ma in parte anche a una nuova separazione che si è creata tra artista e popolo.

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Ci sono però alcuni pittori o artisti a tutto tondo che, forse perché hanno deciso di non aderire pienamente ad alcuna corrente, hanno riscosso un grande successo popolare. Una di questi è appunto Frida Kahlo, la celebre pittrice messicana.

I suoi quadri, di cui abbiamo già avuto modo di parlare in alcune occasioni, sono stati accostati all’arte surrealista. In realtà, però, esprimono in maniera molto chiara i sentimenti e il dolore della loro autrice. Un’autrice che è diventata, anche per la sua particolare biografia, un importante simbolo femminista.

Resa popolare dal film Frida con Salma Hayek, interessante sia per il suo rapporto col marito Diego Rivera che per la sua bisessualità, amica intima di Tina Modotti e di Lev Trockij, la Kahlo fu una delle personalità più originali e rilevanti del secolo scorso.

Una personalità certo non facile da comprendere, per via di varie vicissitudini di cui vi daremo conto. Una personalità che però i suoi quadri ci permettono di esplorare e, forse, sfiorare. Riscopriamola allora attraverso cinque sue opere memorabili.

 

1. Frida e Diego Rivera

Nata nel 1907, Frida Kahlo fu vittima di un terribile incidente nel 1925, a 18 anni. Un incidente che l’avrebbe costretta a vivere il resto della sua vita tra atroci sofferenze, spesso confinata a letto, ma non le avrebbe impedito di amare ed essere amata. E anche di soffrire per questo.

Il suo legame più forte fu quello con Diego Rivera, di ventuno anni più vecchio di lei. I due si conobbero attorno al 1927, quando lei sottopose a lui – già affermato muralista – alcuni suoi quadri. I due si innamorarono e si sposarono nel 1929.

I novelli sposi nel 1931

"Frida e Diego Rivera" ritratti dalla Kahlo nel 1931Il dipinto che abbiamo scelto per cominciare il nostro percorso è proprio un ritratto della coppia effettuato dalla Kahlo nel 1931. Oggi conservato al Museum of Modern Art di San Francisco, il quadro manifesta uno stile ancora acerbo, sia nell’uso dei colori che nella composizione.

Realizzato, almeno all’inizio, come dono nuziale per Diego, il dipinto è influenzato dallo stile dello stesso Rivera, vicino alle tendenze naïf della pittura folcloristica messicana del XIX secolo.

Nella scritta portata dal piccione in alto si legge che il dipinto è stato completato durante una visita della coppia a San Francisco e donato ad Albert Bender.

Quest’ultimo era un mecenate locale che ebbe un ruolo importante anche nella carriera di Ansel Adams [2]. E aveva aiutato la coppia di artisti messicani ad ottenere un visto per gli States nonostante fossero iscritti al Partito Comunista. Cosa che negli anni ’30 era ancora possibile, anche se difficile.

 

2. Le due Frida

Il dipinto Le due Frida l’abbiamo già presentato qualche tempo fa, quando abbiamo dedicato una lista ai più importanti dipinti realizzati da donne. Ed è innegabile che in questa tela emerga ormai compiutamente tutta la personalità e il dolore di un’artista unica.

Realizzato nel 1939, il dipinto mostra infatti un deciso passo avanti nello stile della pittrice. La Kahlo era ormai perfettamente padrona del mezzo espressivo, ma anche capace di staccarsi dalle influenze altrui per cercare una propria strada.

Le migliori opere di Frida KahloConservato al Museo di Arte Moderna di Città del Messico, il quadro è d’altronde figlio di un periodo non certo felice per l’artista. Una infelicità la cui causa era sicuramente da ricercare nei dolori fisici, ma anche e soprattutto nei tradimenti del marito.

La separazione da Rivera nel 1939

Proprio in quell’anno, infatti, la donna era tornata da un viaggio in Europa e subito dopo si era separata da Rivera. Quest’ultimo compare anche nel quadro, in piccolo, in un medaglione nella mano della Frida di destra. Da lì tra l’altro parte la vena che si innesta sui due cuori, uno dei quali sanguinanti.

Il tema del doppio torna spesso nelle opere della Kahlo. D’altronde, lei stessa si sentiva scissa. Da un lato, c’era la Frida di sinistra, vestita all’occidentale, quella che prima dell’unione con Rivera guardava più all’Europa che al Messico.

Dall’altro, la Frida modificata dal matrimonio, più vicina alle radici politiche ed etniche del Messico. Ciò che unisce queste due personalità è il cuore, il sangue, legato a Rivera ma allo stesso tempo causa di enormi sofferenze.

E poi la scelta antiestetica del rappresentare la peluria, le inquietanti nubi alle spalle, il generale pessimismo che non può non emergere dalla composizione. Un quadro, in questo senso, originalissimo, per l’epoca addirittura sconvolgente. Che presentò al mondo un’artista ormai matura.

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3. Autoritratto con collana di spine e colibrì

Sicuramente il periodo della Seconda guerra mondiale – conflitto da cui il Messico si tenne ben alla larga – fu molto fecondo per la Kahlo. Agli anni compresi tra il 1939 e il 1946 risale infatti la maggior parte dei suoi capolavori, prima che le sue condizioni di salute degenerassero.

D’altro canto, nel 1938 le era stata dedicata la prima mostra importante, a New York. E almeno nel continente americano era diventata una delle artiste più seguite, ben introdotta nel dibattito culturale.

"Autoritratto con collana di spine e colibrì" di Frida KahloLei, però, continuava a praticare una vita relativamente isolata e a dipingere soprattutto autoritratti. Uno dei più famosi di questa fase è Autoritratto con collana di spine e colibrì, che fu realizzato nel 1940.

Oggi conservato presso l’Università di Austin, in Texas, all’interno della Harry Ransom Humanities Research Center Art Collection, il quadro mostra Frida in posizione frontale. Lo scopo, reso evidente anche dal titolo, è quello di presentare un parallelismo tra l’artista e Gesù Cristo, anche se qui la corona di spine viene sostituita da una collana.

Fortuna e sfortuna in amore

Frida non nascose mai, durante la sua vita, di sentirsi costantemente provata nel fisico e nello spirito. Una sorta di martire laica, che doveva le sue sofferenze alla malattia e ai tradimenti delle persone vicine.

Proprio il riferimento a Rivera e al divorzio [3] è esemplificato dal colibrì morto che pende dalla collana. Nella tradizione messicana, questi animali morti erano usati per portare fortuna in amore, ma qui il colibrì è anche un richiamo alle sopracciglia unite di Frida.

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Nel quadro emergono però anche altri due animali. A destra c’è infatti un gatto nero, simbolo invece di sfortuna, che punta con lo sguardo verso l’uccello. A sinistra, una scimmia che le era stata regala da Diego, ma che tradizionalmente è simbolo del demonio.

 

4. Io e i miei pappagalli

La situazione con Diego Rivera, di cui abbiamo parlato ampiamente, arrivò a una soluzione alla fine del 1940. Nel dicembre di quell’anno, infatti, i due decisero di risposarsi, pur rimanendo a vivere ognuno per conto proprio.

Questo permise a Frida di trovare una certa serenità, ma di non alterare quell’equilibrio che aveva trovato negli anni di separazione. Un equilibrio che si basava sulla vita in campagna, in compagnia di animali, piante e bambole.

"Io e i miei pappagalli"Questi nuovi compagni di vita venivano spesso rappresentati nei suoi quadri, il più delle volte con finalità simboliche.

Li abbiamo visti, d’altronde, già comparire in Autoritratto con collana di spine e colibrì, ma li ritroviamo anche in Io e i miei pappagalli. Il quadro, finito nel 1941, è oggi parte della collezione di Harold H. Stream conservata a New Orleans.

Frida è rappresentata infatti circondata da quattro pappagalli, due sul grembo e due sulle spalle, mentre una mano regge una sigaretta.

La storia con Nickolas Muray

La calma che si legge nel volto della donna è dovuta, però, non solo agli animali o alla pace ritrovata con Rivera. In quei mesi infatti la pittrice aveva intessuto una relazione con Nickolas Muray, fotografo americano di origini ungheresi [4].

Lui l’aveva aiutata a realizzare la mostra newyorkese di cui abbiamo già parlato, e qualche anno dopo i due si erano incontrati nuovamente in Messico. Ebbero un’importante storia d’amore, ma presto lui tornò negli Stati Uniti per continuare la sua attività come fotografo pubblicitario e di moda [5].

 

5. Il cervo ferito

Concludiamo con un altro quadro a suo modo drammatico. Si tratta de Il cervo ferito, che Frida Kahlo dipinse nel 1946. Noto anche come Il cerbiatto, appartiene alla collezione privata di Carolyn Farb, una filantropa e collezionista d’arte di Houston, in Texas.

Il soggetto è quello di un cervo colpito da ben nove frecce, cervo il cui volto è però sostituito da quello di Frida. La fonte di un dolore tanto forte, stavolta, non è però l’ennesima delusione amorosa. Nel 1946 l’artista si stava infatti recando a New York per sottoporsi a una nuova operazione.

"Il cervo ferito", uno dei quadri più belli e famosi di Frida Kahlo

In tutta la vita ne subì addirittura 32, ma quella sembrava in un certo senso l’ultimo speranza, l’ultima occasione per far cessare davvero il dolore. Una speranza a cui la Kahlo non sembrava credere più di tanto, consapevole di come le sue condizioni fossero peggiorate negli anni.

Poche settimane dopo l’intervento, infatti, i dolori tornarono, e con essi la depressione.

La rassegnazione per la propria salute

Il quadro mostra, non a caso, un cielo più chiaro in lontananza, anche se solcato da fulmini, ma troppo distante perché il cervo possa raggiungerlo. Il dipinto fu donato dalla stessa Frida a Lina e Arcady Boytler [6], amici intimi che si erano appena uniti in matrimonio.

Un regalo non troppo gioioso, a dire il vero. La stessa Kahlo sentì la necessità di spiegare il suo gesto in un biglietto, in cui affermava che quella era la sua visione della vita. Boytler era un cineasta russo che aveva collaborato con Ėjzenštejn e che era emigrato in Messico negli anni ’30.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Queste riflessioni si trovano espresse in particolare nel capolavoro di Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
[2] Attenzione, in questo caso, alle omonimie: il più famoso Albert Bender di cui si può trovare notizia in rete è Albert K. Bender, un ufologo da poco scomparso, che però non c’entra nulla col nostro mecenate. Il collezionista di San Francisco si chiamava infatti Albert M. Bender e scomparve nel 1941. Qui trovate una sua nota biografica scritta dall’Online Archive of California.
[3] Se cercate un riassunto della loro travagliata storia d’amore, lo trovate qui.
[4] A questo indirizzo c’è un sito dedicato interamente alla sua opera.
[5] La vita di Muray è, d’altronde, molto interessante. Fu anche schermidore, disciplina con cui ottenne perfino una medaglia olimpica nella sciabola durante i Giochi di Los Angeles del 1932. Divenne inoltre il fotografo preferito dai divi di Hollywood e scomparve nel 1965, a 73 anni d’età, per un infarto durante proprio un allenamento di scherma.
[6] Qui un ritratto della carriera di quest’ultimo in campo cinematografico.

 

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