Cinque memorabili opere di Matisse

La seconda versione de La danza, forse il capolavoro più famoso di Henri Matisse

Henri Matisse è, ancora oggi, uno dei pittori francesi più amati, nonostante il suo stile sia tutt’altro che semplice. Nato nel nord del paese nel 1869, cominciò a dipingere relativamente tardi, mentre studiava legge e quando aveva già un solido impiego statale. I suoi primi lavori furono piuttosto convenzionali, ma già tra il 1897 e il 1898 scoprì l’Impressionismo e le opere di van Gogh, che all’epoca era ancora sconosciuto.

Il più famoso dei fauves

Quest’ultimo incontro, assieme alla scoperta di Cézanne, Gauguin e Signac, cambiò la sua vita. Per qualche tempo aderì al puntinismo, ma già nei primi anni del nuovo secolo divenne il capofila di un nuovo movimento. Al Salon d’Automne del 1905 lui e vari suoi colleghi – Derain, Braque, Dufy e altri – presentarono opere dai colori molto violenti e dissonanti, usati per esprimere particolari emozioni. Vennero ribattezzati fauves, ovvero “fiere”, “bestie selvagge”, un’etichetta che Matisse si portò appresso a lungo.

In una manciata d’anni, tra il 1905 e lo scoppio della Prima guerra mondiale, il pittore francese realizzò i suoi principali capolavori, di cui parleremo oggi. Poi si trasferì nel sud della Francia, ammorbidendo di molto il suo stile, tanto è vero che i critici parlano di un “ritorno all’ordine”. Riuscì comunque a produrre anche qui qualche capolavoro, come le stampe di Jazz, di cui abbiamo già parlato. Oggi riscopriamo però i cinque quadri più importanti, a nostro avviso, della sua produzione.

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Madame Matisse

Influenze dal Giappone e da Gauguin

Madame Matisse, o Ritratto con la riga verdeL’anno decisivo per Matisse fu il 1905. In quei dodici mesi, infatti, il pittore affinò il proprio stile e realizzò i suoi primi capolavori. Noi abbiamo scelto di segnalarvene due: Madame Matisse e Donna con cappello. Il primo è conservato oggi a Copenaghen, all’interno dello Statens Museum for Kunst. Il soggetto, come il titolo lascia intuire, è semplicemente la moglie dell’artista, Amélie Noelie Parayre. Sposata nel 1898, dopo che Matisse aveva già avuto una figlia da un’altra donna, diede al pittore due figli maschi.

L’opera è famosa anche come Ritratto con la riga verde, per l’evidente striscia di colore che taglia il volto della modella. I colori sono innaturali e accesi, anche se in questo caso servono anche a dare tridimensionalità alla tela. L’influenza più chiara è probabilmente quella di Paul Gauguin, anche se è evidente pure l’interesse per il giapponismo e per il primitivismo che proprio in quegli anni venivano scoperti a Parigi anche da molti suoi colleghi.

 

Donna con cappello

Le critiche e Gertrude Stein

Donna con cappello, quadro di Matisse che generò opinioni contrastantiÈ sempre datato 1905 anche Donna con cappello, un dipinto a olio su tela che oggi si trova al MoMA di San Francisco. Fu il primo quadro a rendere celebre il giovane Matisse, anche se forse dovremmo dire “famigerato”. La critica, infatti, attaccò ferocemente il pittore di Cateau-Cambrésis, definendo la sua opera «una pentola di colori rovesciata in faccia al pubblico». Qui infatti la violenza delle tonalità è ancora più estremizzata di quanto non fosse in Madame Matisse e in altri lavori di quel periodo. I colori si scontrano, quasi si picchiano, dando un’idea di grande caos e di shock.


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La modella è ancora una volta Amélie, la moglie di Matisse, ritratta con un vistoso cappello. Oltre al già citato Gauguin, qui l’influenza notevole è quella dell’ultimo van Gogh, per l’utilizzo di colori stesi secondo la tecnica divisionista. Nonostante le critiche feroci, il quadro fu immediatamente acquistato dalla famiglia Stein. Gertrude, che all’epoca aveva poco più di trent’anni ed era di poco più giovane di Matisse, sarebbe diventata una protettrice dell’opera del francese. Nel suo salotto, anzi, Matisse avrebbe conosciuto Pablo Picasso, mentre i quadri del pittore sarebbero stati ammirati da scrittori come Ernest Hemingway, Ezra Pound e molti altri.

 

Nudo blu

Il quadro che ispirò Picasso

Nudo blu, quadro che ebbe una profonda influenza anche sui cubistiSe Donna con cappello aveva sconvolto il pubblico parigino, Nudo blu fece lo stesso effetto ai visitatori di tutto il mondo. La tela, infatti, proseguiva sulla scelta già fatta tra il 1904 e il 1905, usando colori violenti, che all’epoca venivano percepiti come veri e propri pugni nello stomaco. Ultimata nel 1907, l’opera fu presentata alla Société des Artistes Indépendants e fu poi addirittura portata in tournée in giro per il mondo. Nel 1913 arrivò a New York, all’interno della prima grande esibizione di arte moderna che si organizzava negli Stati Uniti, l’Armory Show. E a Chicago alcuni manifesti che la raffiguravano vennero bruciati pubblicamente.

Il quadro non scandalizzò però solo i visitatori e i giornalisti. Georges Braque e Pablo Picasso manifestarono più volte la fortissima impressione che il quadro fece su di loro, considerandolo come un’opera che ne aveva favorito la maturazione delle idee cubiste. Lo stesso Picasso, pare, abbia dipinto il suo capolavoro Les Demoiselles d’Avignon come una sorta di risposta a questa tela. L’opera è oggi ospitata dal Museo d’Arte di Baltimora, proprio in quegli Stati Uniti che si dimostrarono in principio molto restii ad accettare la nuova arte di Matisse. Fa parte della Cone Collection, donata dalle sorelle Cone, due americane molto amiche di Gertrude Stein e della sua compagna Alice B. Toklas che raccolsero una delle più grandi collezioni d’arte francese di inizio Novecento.

 

La danza

La “cacofonia demoniaca” in due versioni

La seconda versione de La danza, forse il capolavoro più famoso di Henri MatisseLa tela in assoluto più famosa di Matisse è però senza dubbio La danza. O, meglio, “le tele”. Con questo titolo, infatti, si identificano due quadri del pittore francese, realizzati il primo nel 1909 e il secondo nel 1910, di dimensioni pressoché identiche e oggi conservati, rispettivamente, al MoMA di New York e al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Tra i due, però, il secondo è quello più importante, più che altro perché i colori sono usati in modo più estremo e c’è un maggiore dinamismo.


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Anche in questo caso la critica non apprezzò l’opera di Matisse, parlando di “cacofonia demoniaca”. Per fortuna, però, il pittore aveva alle spalle ormai molti protettori e mecenati. Oltre alle collezioniste americane di cui abbiamo già parlato, cominciava infatti ad essere apprezzato pure in Oriente. La seconda versione del quadro gli venne commissionata, dopo averne visto la prima, dal collezionista russo Sergej Ščukin, che già da qualche mese era diventato un cliente fedele sia di Matisse che di Picasso. Qui il segno iniziò ulteriormente a evolversi e semplificarsi, badando più al ritmo e all’equilibrio (dinamico e dissonante) tra i colori che non al disegno.

 

L’atelier rosso

Una pittura che si sposta verso l’astratto

L'atelier rosso di Henri MatisseL’atelier rosso è una delle ultime opere di questa fase particolarmente prolifica della vita di Matisse. Fu realizzata nel 1911 ed è oggi conservata anch’essa al MoMA di New York. Rappresenta, semplicemente, lo studio di lavoro di Matisse, con però un dominio molto netto del rosso sugli altri colori. Già qualche anno prima, nel 1908, l’artista aveva creato un’opera – o, meglio, un dipinto d’interni – basata su questo colore dominante, la celebre La stanza rossa. Ma là il segno, per quanto destrutturato, era ancora influenzato dall’estetica fauves e dall’esempio di van Gogh. Qui, invece, l’arte di Matisse sembra aprirsi verso qualcosa di completamente nuovo.

L’atelier rosso, infatti, complice il fatto di essere arrivato tre anni dopo, non permette più di distinguere la prospettiva. Addirittura, è anche il confine tra gli oggetti a farsi vago, con linee talmente sottili da non consentire di capire dove finisce una cosa e ne inizia un’altra. La scelta dell’arancione su sfondo rosso per tracciare i contorni annulla qualsiasi tridimensionalità, aprendo la strada all’astrazione a cui si sarebbe rivolto, di lì a poco, un numero sempre maggiore di artisti.

 

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