Tutte le opere liriche di Mozart più famose e importanti

Alla scoperta delle migliori opere di Wolfgang Amadeus Mozart

Tutti conoscete il nome di Mozart. Anzi, assieme a quello di Beethoven, il suo è probabilmente il più celebre di tutta la storia della musica classica. Per dare un’idea della sua fama, si potrebbe anche definirlo l’Einstein dello spartito. Il Leonardo della musica. Il Darwin dell’opera lirica. Perché, nell’immaginario collettivo, la figura di Mozart rappresenta il prototipo perfetto del musicista.

D’altronde, Wolfgang Amadeus Mozart ha avuto effettivamente tutto per lasciare il segno. Nato a Salisburgo nel 1756, fu un bambino prodigio. A 5 anni, oltre a saper suonare pianoforte e violino, già componeva e si esibiva in giro per l’Europa.

A 17 aveva un lavoro alla corte di Salisburgo, ma poco dopo si acquartierò a Vienna, una delle città più maestose e ricche della sua era. E da lì compose sinfonie, concerti, opere e un celeberrimo requiem.

Ma ad alimentare il mito di Mozart non c’è solo il suo incommensurabile talento. Ci sono anche le vicende biografiche e personali, spesso ammantate di mistero e romanzate in un celebre film di qualche anno fa di Milos Forman.

Morì infatti nel dicembre 1791, ad appena 35 anni d’età, lasciando comunque un’eredità vastissima di lavori compiuti ed altri abbozzati. Noi oggi intendiamo proporvi le principali opere liriche da lui scritte nei suoi pochi anni di carriera. Opere che, per quanto composte in età giovanile, hanno fatto la storia della musica classica.

 

1. Il ratto dal serraglio

Il primo lavoro maturo

Mozart cominciò a comporre opere liriche molto presto. La prima fu ultimata addirittura nel 1767, quando l’austriaco aveva appena 11 anni. Si chiamava Apollo e Giacinto ed era in realtà un intermezzo in tre atti con testo in latino.

Il ratto dal serraglio di Mozart

Venne realizzata per essere eseguita all’interno del dramma scolastico La clemenza di Creso e fu eseguita per la prima volta nell’Aula Magna dell’Università di Salisburgo.

 
Negli anni successivi arrivarono altri lavori, che permisero al giovane Amadeus di migliorare la tecnica e farsi le ossa sui problemi che i compositori erano soliti affrontare. Così, il primo grande lavoro, ormai maturo, arrivò nel 1782.

A ventisei anni, infatti, Mozart presentò Il ratto dal serraglio1, un’opera in tre atti basata su un libretto di Christoph Friedrich Bretzner con adattamenti di Gottlieb Stephanie. Fu proprio Mozart a condurre l’orchestra durante la prima rappresentazione, al Burgtheater di Vienna.

Belmonte e Konstanze

La trama si concentrava sui tentativi di Belmonte, il protagonista, di salvare la sua amata Konstanze da alcuni pirati che l’avevano rapita. Così si recava in Turchia e incontrava il servo Pedrillo, che lo aiutava nell’impresa.

Tra varie peripezie i due fidanzati finalmente si riunivano, anche se rischiavano la vita – tra colpi di scena e minacce – letteralmente fino all’ultima scena.


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La fama allora già raggiunta da Mozart è testimoniata, oltre che dal teatro che ospitò la prima, anche dal cast. I ruoli principali erano infatti affidati ad alcuni dei più grandi cantanti di quel tempo. Il personaggio di Belmonte, ad esempio, era interpretato dal tenore Valentin Adamberger.

Per Konstanze si era scritturata, invece, il soprano Caterina Cavalieri, già allieva di Antonio Salieri e interprete anche di altri lavori di Mozart. Infine nella parte di Osmin c’era il basso Ludwig Fischer.

 

2. Le nozze di Figaro

La satira e il successo

Dopo le opere giovanili, arriviamo ai grandi capolavori di Mozart. E cominciamo da Le nozze di Figaro2, la prima delle tre “opere italiane” del compositore, musicata a partire da un libretto scritto appunto nella nostra lingua da Lorenzo Da Ponte.

Le nozze di Figaro, una delle opere di Mozart più famose

Si tratta di un’opera buffa in quattro atti che ha avuto da subito un grande successo. E la cui fama dura tuttora. Non è un caso che da molto tempo sia una delle opere più rappresentate al mondo.

 
La trama si basava su una trilogia teatrale scritta pochi anni prima dal francese Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais. Una trilogia cominciata con Il barbiere di Siviglia – che sarebbe poi stata musicata da Gioacchino Rossini – e proseguita con La folle giornata o le nozze di Figaro e La madre colpevole.

La storia è una commedia che vede protagonista il Conte d’Almaviva, che tenta di imporre lo ius primae noctis alla serva Susanna.

Il rischio della censura

In realtà, l’originale letterario usava la storia d’amore per portare avanti una pungente satira politica. Nella commedia i servitori, non per nulla, finivano per fare una figura notevolmente migliore degli aristocratici.

Proprio per questo motivo l’imperatore d’Austria l’aveva vietata, e lo stesso Mozart dovette penare non poco per convincerlo a concedere il suo beneplacito all’opera.

Ma Le nozze di Figaro era troppo bella per essere nascosta al pubblico. E d’altronde Da Ponte aveva tagliato le scene più esplicite e politicamente sconvenienti. Tutto questo portò all’esordio dell’opera nel maggio 1786 sempre al Burgtheater di Vienna.

Fu subito un successo clamoroso, confermato poche settimane dopo a Praga. Tra i brani più famosi, entrarono subito nell’immaginario collettivo la celebre Ouverture (una delle più belle dell’intera storia dell’opera) e l’aria Non più andrai.

 

3. Don Giovanni

L’opera buffa presentata a Praga

La collaborazione con Lorenzo Da Ponte, inaugurata con Le nozze di Figaro, proseguì già l’anno successivo con un altro capolavoro, il Don Giovanni3.

Il Don Giovanni di Mozart

Anche in questo caso alla base dell’opera c’era un antecedente letterario. Il mito del Don Giovanni, infatti, si era diffuso nel ‘600 grazie a varie opere teatrali. Su tutte, Mozart e Da Ponte si rifecero al dramma in versi di Tirso de Molina e alla commedia di Molière.

La storia, come certamente saprete, è quella di un seduttore impenitente. Don Giovanni si vanta infatti, durante la storia, di aver conquistato centinaia di donne in tutta Europa, e per questo riceve una visita dall’aldilà.

 
La statua del commendatore, infatti, lo esorta a pentirsi delle sue malefatte, che potrebbero condannarlo all’inferno. Ma spavaldo e tracotante, Don Giovanni non accetta e anzi ride del consiglio, pagandone le conseguenze.

Un tema scabroso

L’opera venne rappresentata la prima volta a Praga, diretta dallo stesso Mozart. Visto il tema scabroso, infatti, si decise di provarla non nella capitale dell’impero, bensì in una città importante ma meno in vista.

Il successo in Boemia fu clamoroso, tanto da cogliere di sorpresa perfino gli impresari. Nel giro di qualche mese fu quindi portata a Vienna, anche se Mozart si premunì di apportare qualche modifica soprattutto al finale.

Diviso in due atti, il Don Giovanni venne ancora una volta definito da Mozart un’opera buffa. Al suo interno, infatti, vi erano elementi che travalicavano la classica distinzione tra dramma e commedia, con scene fortemente comiche ed altre invece più tragiche.

Celeberrima, anche in questo caso, l’ouverture. Tra le arie, invece, merita di essere ricordata il Là ci darem la mano cantato da Don Giovanni a Zerlina.

 

4. Così fan tutte

Il terzo atto della trilogia italiana

La trilogia italiana di Mozart si concluse nel 1790 con un altro capolavoro, Così fan tutte4. Il libretto, come nei casi precedenti, era firmato da Lorenzo Da Ponte, ma diverso era il committente.

Così fan tutte, la terza opera italiana di Mozart

L’opera, infatti, secondo la tradizione fu voluta addirittura dell’imperatore Giuseppe II, che, dopo le titubanze degli anni precedenti, si era ormai convinto del talento della coppia e del loro ascendente sul pubblico. Ricerche più recenti, però, tendono a contrastare questa lettura tradizionale.

L’ispirazione per la trama, comunque, proveniva da due fonti diverse. Da un lato c’era un classico come Le metamorfosi di Ovidio. Dall’altro, La grotta di Trofonio, libretto di Giovanni Battista Casti già musicato qualche anno prima da Antonio Salieri.

 
Lo stesso Salieri, a quanto è stato scoperto, aveva tra l’altro provato a creare un suo Così fan tutte, abbandonando però presto l’impresa. Il lavoro di Mozart fu invece un altro dramma giocoso che esordì con grande successo, sotto la direzione dello stesso compositore, di nuovo al Burgtheater di Vienna.

Il legame con Giuseppe II

Abbiamo accennato in apertura a Giuseppe II, sovrano illuminato e figlio di Maria Teresa d’Austria. La sua sorte, infatti, è legata a doppio filo a quella dell’opera. Per molto tempo si è pensato, come detto, che fosse stata scritta sotto suo ordine.

Ma se questa notizia è forse infondata, è certo che lui ne segnò piuttosto una momentanea sfortuna. Poco dopo la prima, l’Asburgo infatti morì e per qualche tempo non si poterono fare repliche per rispettare il lutto.

Per questo Vienna la vide il Così fan tutte eseguito ben poche volte, in quei primi mesi. Una sorte comune al resto d’Europa, d’altronde, visto che nei decenni successivi l’opera venne ritenuta troppo volgare per la morale del tempo. È stata però decisamente riscoperta negli ultimi cinquant’anni, con innumerevoli rappresentazioni.

 

5. Il flauto magico

L’ultimo capolavoro

Concludiamo il nostro percorso con quella che è la penultima opera lirica realizzata da Wolfgang Amadeus Mozart, ma l’ultima eseguita. Stiamo parlando di Il flauto magico5, messa in scena per la prima volta nel settembre 1791, in ritardo rispetto alla sua realizzazione.

Il flauto magico, l'opera di Mozart più rappresentata

Infatti, nell’intermezzo tra il completamento di questo lavoro e la sua prima esecuzione, Mozart aveva composto La clemenza di Tito, un’opera scritta in occasione dell’incoronazione di Leopoldo II. E la prima della Clemenza si tenne con qualche giorno d’anticipo rispetto a quella de Il flauto magico.

Quest’ultimo lavoro è diviso in due atti e si basa su un libretto scritto in tedesco da Emanuel Schikaneder. Si tratta, come già agli esordi della produzione di Mozart, di uno singspiel, cioè di un’opera in parte cantata e in parte recitata.

 
La trama vede la Regina della Notte incaricare il giovane principe Tamino di liberare sua figlia Pamina, rapita dal malvagio Sarastro. Solo che, durante l’impresa, Tamino scopre che il Bene e il Male sono invertiti rispetto a quanto la Regina gli aveva fatto credere.

Una trama fantasiosa ed esoterica

L’opera è famosa per la sua trama fantasiosa ed esoterica, fortemente influenzata dagli ideali massonici. Ambientata nell’antico Egitto, metaforicamente – ma a tratti anche in maniera esplicita – può essere letta come un cammino di iniziazione dalle tenebre verso la luce, dalla superstizione verso la sapienza.

Illuminismo e favola didattica sembrano pertanto essere alla base di tutto il lavoro. Un lavoro che conclude, d’altra parte, un secolo segnato dal trionfo di quelle ideologie.


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Dal punto di vista musicale, molti sono i passaggi memorabili. Ad esempio l’aria Dies Bildnis ist bezaubernd schön cantata da Tamino nel primo atto. O, nel secondo atto, il Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen eseguito dalla Regina della Notte.

D’altronde, Il flauto magico è da molti anni l’opera di Mozart più rappresentata al mondo. E, anzi, una delle più eseguite in assoluto. Nel 2015/16 è stata ad esempio seconda solo alla Traviata di Verdi.

 

Le altre 17 opere di Mozart, oltre alle 5 già segnalate

Dopo aver visto quali sono le opere liriche più importanti della produzione di Mozart, vale la pena soffermarsi un altro attimo – anche se velocemente – su tutte le altre sue creazioni per il teatro. Ecco quelle che ci restano da vedere, con qualche veloce nota.

 

L’obbligo del primo comandamento

La prima opera vera e propria di Mozart è questo L’obbligo del primo comandamento, un singspiel composto quasi per sfida quando aveva poco più di 10 anni. In alcune parti, comunque, ci fu sicuramente anche la mano del padre, Leopold Mozart. Risale al 1766-1767.

Apollo e Giacinto

Sempre di quegli anni è anche Apollo e Giacinto, prima opera vera e propria completamente attribuita a Wolfgang Amadeus. Fu composta all’età di undici anni e si sviluppava in tre atti, con testo in latino. Venne rappresentata per la prima volta all’Università di Salisburgo.

 

Bastiano e Bastiana

Anche Bastiano e Bastiana è un singspiel, questa volta in tedesco e in un atto, forse commissionato addirittura da un ipnotizzatore viennese. Pare che sia stato eseguito per la prima volta nel suo giardino, anche se poi il lavoro è rimasto a lungo ignoto ed è stato riscoperto solo alla fine dell’Ottocento.

La finta semplice

La finta semplice è la prima opera in lingua italiana di Mozart, composta nel 1768 con un libretto di Marco Coltellini ispirato ad un lavoro analogo di Carlo Goldoni. La storia è ambientata a Cremona e la prima rappresentazione la si ebbe a Salisburgo nel 1769.

 

Mitridate, re di Ponto

Mitridate, re di Ponto fu in un certo senso il primo successo internazionale di Mozart. Debuttò a Milano, al Teatro Regio Ducale, quando Mozart aveva appena 14 anni e suscitò l’entusiasmo del pubblico, tra cui era presente anche Giuseppe Parini, autore della traduzione su cui era basato il libretto.

Ascanio in Alba

Il successo di Mitridate portò Mozart a conquistarsi un’altra commissione milanese. Il governatore della città lo incaricò – su libretto proprio del Parini – di scrivere un’opera per festeggiare le nozze tra l’arciduca d’Austria Ferdinando e la nipote del duca di Modena. Ne nacque questa Ascanio in Alba.

 

Il sogno di Scipione

Il sogno di Scipione fu scritta da Mozart su libretto di Pietro Metastasio per celebrare il cinquantenario della consacrazione dell’arcivescovo di Salisburgo, ma questi morì prima della messa in scena. La prima completa dell’opera si ebbe quindi solo negli anni ’70 e ’80 del Novecento.

Lucio Silla

Di ambientazione romana è anche Lucio Silla, opera rappresentata di nuovo a Milano – nel 1772 – in onore proprio dell’arciduca Ferdinando, che ormai si era stabilito come governatore nel capoluogo lombardo. L’opera fu un mezzo flop e venne anch’essa dimenticata per lungo tempo.

 

La finta giardiniera

La finta giardiniera venne composta da Mozart all’età di 19 anni, commissionata dal principe elettore di Baviera (e infatti la prima si tenne a Monaco). Fu un buon successo, che riuscì a cementare la fama del compositore anche in Germania, anche se Mozart non era particolarmente felice del libretto che gli fu imposto.

Il re pastore

Nel 1775 Massimiliano d’Asburgo-Lorena, uno dei figli di Maria Teresa, soggiornò per qualche tempo a Salisburgo. Per questo motivo fu chiesto a Mozart di comporre un’opera e il risultato fu questa Il re pastore, un melodramma ripreso da un testo di Pietro Metastasio.

 

Zaide

Zaide è un’opera incompiuta di Mozart. Il compositore austriaco vi lavorò tra il 1779 e il 1780, abbandonando poi il lavoro – dopo molte pause – perché cominciava a ricevere molte commissioni importanti che lo distoglievano dai lavori secondari. Fu messa in scena solo postuma, ma Mozart pare fosse molto soddisfatto delle parti da lui composte.

Thamos, re d’Egitto

Anche Thamos, re d’Egitto è un lavoro solo in parte compiuto, che Mozart rimaneggiò più volte, riadattandolo a diverse occasioni. Nacque come dramma e così fu rappresentato a Bratislava, ma poi alcune sue parti furono riutilizzate per degli inni spirituali, comunque di non grande successo.

 

Idomeneo

L’Idomeneo, opera scritta attorno ai 25 anni, fu forse il primo vero capolavoro di Mozart, la prima opera – di ispirazione italiana – in cui le convenzioni dell’epoca cominciavano un po’ alla volta ad essere messe da parte. Eseguita per la prima volta a Monaco nel 1781, fu un discreto successo ma la sua fama si accrebbe ulteriormente col tempo.

L’oca del Cairo

Con l’uscita di Idomeneo e de Il ratto dal serraglio, Mozart divenne richiestissimo. Così nel 1783 ricevette l’incarico, da parte di un conte viennese, per una nuova opera buffa, che sarebbe divenuta L’oca del Cairo. Ci lavorò qualche mese ma poi interruppe tutto all’improvviso, forse perché il finanziatore si tirò indietro.

 

Lo sposo deluso

Lo sposo deluso, ossia La rivalità di tre donne per un solo amante è un’opera incompiuta a cui Mozart si trovò a lavorare nel 1783. Il libretto derivava, forse, da Lorenzo da Ponte, anche se l’autore non è chiaro. E lo stesso austriaco completò solo poche parti musicali, prima di abbandonare il progetto.

L’impresario teatrale

L’impresario teatrale è singspiel piuttosto semplice, di appena mezz’ora per quanto riguarda la parte musicale, che Mozart compose in due settimane su richiesta dell’imperatore d’Austria. Giuseppe II la fece rappresentare la prima volta proprio al Castello di Schönbrunn.

 

La clemenza di Tito

La clemenza di Tito fu, cronologicamente, l’ultima opera composta da Mozart, quasi in contemporanea con Il flauto magico. Ma se quest’ultima fu un successo, la Clemenza fu accolta con toni contrastanti fin dal debutto (Maria Luisa di Borbone la definì, sprezzantemente, una «porcheria tedesca»).

 

E voi, quale opera lirica di Mozart preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Che si può ascoltare qui.
  • 2 La potete ascoltare qui.
  • 3 Qui è possibile ascoltarla.
  • 4 Qui è possibile ascoltare l’opera nella direzione di Riccardo Muti.
  • 5 La si può ascoltare qui.

 

Segnala altre memorabili opere di Mozart nei commenti.

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