Cinque memorabili personaggi del Don Chisciotte

Don Chisciotte in un'illustrazione di Gustave Doré

Il Don Chisciotte viene pubblicato in due parti, la prima nel 1605, la seconda nel 1615. L’autore, Miguel de Cervantes, riversa gran parte della sua vita rocambolesca nel romanzo che l’ha fatto passare alla storia, in particolare l’esperienza della battaglia di Lepanto, a cui ha preso parte nel 1571, e la successiva prigionia ad Algeri, che lo segnerà per tutta la vita. Il romanzo, com’è noto, racconta le avventure di un ingegnoso hidalgo, ossia un esponente della piccola proprietà terriera dell’epoca, che diventa folle per le troppe letture e decide di trasformarsi in un cavaliere errante.

Fin dall’inizio, il destino di Don Chisciotte è segnato: si capisce di che risma saranno le sue scorribande già dal modo in cui si veste, recuperando vecchie armi dagli armadi e costruendo ciò che gli manca con la cartapesta. Suo fedele compagno sarà Sancio Panza, un contadino analfabeta e ingenuo, che non è preda della stessa malattia del suo padrone, ma non è neanche così astuto da capire sempre dove si separi la realtà dalla fantasia. Vorremmo qui proporvi un assaggio di cinque personaggi davvero memorabili, ognuno per motivi diversi, che hanno contribuito a rendere così grande e indimenticabile il capolavoro del Siglo de Oro.


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Marcella

«Non arrivo a comprendere che, per il fatto di essere amato, l’amato per il proprio incanto sia obbligato ad amare l’amante»

Marcella compare durante il funerale di CrisostomoLa storia di Marcella è narrata nella prima parte del Don Chisciotte, dal capitolo XII al capitolo XIV. I nostri due protagonisti la incontrano dopo che, incuriositi dal racconto di alcuni caprai, si sono recati al funerale di un contadino che si dice sia morto per amore, Crisostomo. Marcella è una contadina bellissima, amata da molti e corteggiata senza sosta. Eppure la ragazza non ha mai voluto legarsi a nessuno, né ricambiare le mille attenzioni ricevute, neanche con uno sguardo. L’atteggiamento sprezzante della ragazza è stato la causa della morte di Crisostomo, che ora viene pianta amaramente dai suoi amici e familiari.

Mentre Don Chisciotte e Sancio Panza assistono al funerale del contadino, Marcella fa la sua apparizione. Subito gli amici del defunto si rivolgono rabbiosi verso di lei, accusandola di aver ucciso Crisostomo. Ed è proprio il discorso di risposta della ragazza a rendere indimenticabile questo personaggio: Marcella, infatti, difende i suoi diritti a essere indipendente e a non legarsi a nessun uomo, se non desidera farlo. Siamo qui di fronte a un’eroina femminista ante litteram, che si scaglia contro il precetto comune, di origine dantesca, secondo il quale l’essere amato non può che ricambiare il sentimento di chi lo ama. Curiosamente il nostro cavaliere errante difende la ragazza, ma preoccupandosi di specificare che le sue idee valgono per questa unica donna in tutto il mondo, poiché altrimenti avrebbe avuto da preoccuparsi nel caso in cui anche la sua Dulcinea si fosse così modernamente emancipata.

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Il prigioniero

«Da quando il cielo mi ha fatto compagno di Zoraida, credo proprio che nessun’altra fortuna, per quanto buona, mi potrà mai sembrare più grande di questa»

Il fazzoletto legato alla lunga cannaLa lunga narrazione del prigioniero occupa nella prima parte i capitoli dal XXXIX al XLI, e ha chiare ispirazioni autobiografiche. Egli infatti partecipa alla battaglia di Lepanto in qualità di capitano, dopo la quale viene catturato e fatto prigioniero a Costantinopoli. Il racconto, che nella prima parte narra del padre e dei fratelli del capitano e riporta con minuziosi dettagli storici tutti gli avvenimenti precedenti e successivi alla famosa battaglia, diventa nella sua seconda parte il resoconto di una romantica storia di salvataggio.

La convertita che vuole scappare in Spagna

Il prigioniero, infatti, nel cortile adiacente alla sua cella, viene contattato tramite un fazzoletto legato a una lunga canna che fuoriesce da una finestra. Il fazzoletto contiene del denaro e un messaggio in turco, che il prigioniero si fa presto tradurre. L’autrice del messaggio, Zoraida, racconta di essere stata educata al cristianesimo da una prigioniera ormai morta e di voler scappare in Spagna per convertirsi finalmente alla vera Fede. Chiede l’aiuto del capitano, che ben presto si organizza insieme ai suoi compagni per liberare la fanciulla.

Dopo numerose peripezie, Zoraida finalmente salpa con il prigioniero alla volta della Spagna e, dopo aver resistito anche all’attacco di una nave pirata, giunge nella stessa locanda in cui si trovano Don Chisciotte e Sancio Panza, nella quale appunto viene raccontata questa avvincente e rocambolesca avventura.


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I duchi

«Il duca diede allora nuovi ordini riguardo al modo di trattare Don Chisciotte come cavaliere errante, senza scostarsi di un sol punto dallo stile in cui si narra fossero trattati i cavalieri antichi»

Don Chisciotte viene illuso e beffato a casa dei duchiI due duchi, che incontrano per caso Don Chisciotte e Sancio Panza nel bosco, sono i personaggi che nel modo più evidente e chiaro rappresentano le grandi differenze tra la prima e la seconda parte del Chisciotte. Mentre nella prima parte, infatti, le avventure del cavaliere errante erano da addebitarsi alla sua fantasia malata, nella seconda esse sono spesso orchestrate da personaggi esterni. Questo può accadere perché ormai tutti, all’interno del romanzo stesso, sono al corrente delle peripezie di Don Chisciotte narrate nella prima parte. È proprio perché sanno di cosa è capace l’hidalgo che i duchi decidono di portarlo con loro al castello e divertirsi alle sue spalle dando vita a complesse ed esilaranti burle.

Giunto presso la loro abitazione, Don Chisciotte dichiara apertamente la sua soddisfazione, perché finalmente si vede trattato come un vero cavaliere errante. I duchi hanno dato disposizioni perché tutti i loro servitori lo trattino come si usava trattare i protagonisti dei romanzi di cavalleria. Senza rendersi conto di nulla, Don Chisciotte diventa il principale mezzo di intrattenimento dei duchi, che danno sfogo alle loro fantasie più sfrenate per inventarsi sempre nuove avventure. Una delle più divertenti è senza dubbio quella del cavallo di legno, chiamato appunto Bischerlegno, in groppa al quale Don Chisciotte e Sancio Panza hanno creduto di volare, quando invece sono rimasti tutto il tempo nel cortile dei duchi, che ridevano sotto i baffi.

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Sansone Carrasco

«Sappiate, signore, che mi chiamano il baccelliere Sansone Carrasco e che sono dello stesso borgo di Don Chisciotte della Mancia, la cui folle stoltizia spinge a compassione quanti lo conosciamo»

Carrasco sconfitto nel primo duello contro Don ChisciotteAnche questo personaggio si presenta nella seconda parte del romanzo, ed è colui che cerca in tutti i modi di riportare Don Chisciotte al suo paese natale nella Mancia. Per fare ciò, capisce che, in qualche modo, deve giocare allo stesso gioco dell’hidalgo, ed è così che si maschera da cavaliere, diventando prima il Cavaliere degli Specchi, o Cavaliere del Bosco, e poi, nella battaglia che sancirà la sconfitta del nostro eroe, a Barcellona, il Cavaliere della Bianca Luna. Quello che tenta di fare per ben due volte, riuscendo solo al secondo tentativo, è vincere con l’inganno Don Chisciotte, costringendolo ad abbandonare il ruolo di cavaliere errante che lui stesso si è assegnato.

Per farlo, Sansone Carrasco si fa sfidare, affermando che Dulcinea non è la dama più bella del mondo, da Don Chisciotte, convinto di vincerlo in duello. Prima di combattere però, fa giurare al cavaliere che chi perderà dovrà sottostare alla volontà del vincitore. Per un caso fortuito, però, Sansone Carrasco esce perdente da questa prima sfida, e Don Chisciotte se ne va tronfio, soddisfatto di aver difeso l’onore della sua dama. A Barcellona, tuttavia, Sansone Carrasco riesce a battere Don Chisciotte, dopo avergli fatto promettere che, in caso di sconfitta, si sarebbe ritirato in casa per un anno intero. Ed è così che Don Chisciotte fa ritorno nella Mancia dove, in punto di morte, rinsavirà, rinnegando i libri di cavalleria che l’avevano reso folle.

 

Dulcinea

«Le cervella amor gli ha cotte, / con sì pessima nomea / che a colmare una gran botte / ha qui pianto Don Chisciotte / l’assenza di Dulcinea / del Toboso»

Dulcinea tra realtà e immaginazionePur essendo nominata innumerevoli volte, Dulcinea non appare mai nel romanzo. La dama amata da Don Chisciotte, identificata probabilmente con una volgare contadinotta, è una creatura idealizzata, in nome della quale l’hidalgo compie le sue avventure, ma dalla quale, per ovvie ragioni, non riceve mai risposta.

Nella seconda parte del romanzo, quando Sancio Panza fa credere a Don Chisciotte che la sua dama sia stata trasformata in una brutta contadina dal naso schiacciato, la principale preoccupazione del cavaliere errante sarà quella di disincantarla per restituirle la sua leggendaria bellezza originaria. Il disincanto di Dulcinea sarà una delle burle ordite dai duchi.

Gli incantesimi su Dulcinea e Sancio

Sancio, infatti, aveva raccontato alla duchessa il modo in cui aveva ingannato il suo padrone, ma questa, astutamente, aveva ribaltato la storia, facendo credere a Sancio di essere stato anche lui preda di un incantesimo. Tant’è che i duchi organizzano una sontuosa cerimonia nel bosco, alla fine della quale Merlino annuncia che l’unico modo perché Dulcinea torni bella come una volta è che Sancio si dia più di tremila frustate. Ovviamente lo scudiero rimanderà il penoso momento fino a che, sconfitto, il padrone farà ritorno a casa.

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