Cinque memorabili serie TV di fantascienza degli anni ’80

I protagonisti di Star Trek: the Next Generation, una delle più interessanti serie TV di fantascienza degli anni '80

 
La fantascienza si è sempre trovata a suo agio coi mezzi più popolari. In realtà è popolare anche la sua idea di fondo: quella di mescolare fantasia e scienza, di offrire ai suoi fruitori avventure ambientate all’altro capo dell’Universo o della storia che però continuino a parlare dell’uomo e delle sue piccole o grandi miserie.

Star Trek e i suoi eredi

È quindi normale che questo genere abbia trovato ampio spazio nel più popolare dei mezzi di comunicazione della seconda metà del ‘900, la televisione. Alcune serie TV, in particolare, hanno fatto letteralmente la storia del piccolo schermo. Basti pensare a Star Trek – in tutte le sue varie incarnazioni dagli anni ’60 ad oggi –, a Ai confini della realtà o a Doctor Who. Ma anche ai più recenti X-Files, Futurama e Fringe.

Negli anni ’80, però, questo genere visse un periodo particolarmente florido, grazie anche al successo dei film di Steven Spielberg e di George Lucas. Proprio in quegli anni i due registi stavano infatti rivitalizzando un filone che, dopo i fasti degli anni ’50 e ’60, era caduto un po’ nel dimenticatoio. Ripercorriamo quindi la storia delle più importanti serie TV di fantascienza degli anni ’80, o almeno di quelle che riuscirono a comparire anche sui nostri schermi italiani.


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V – Visitors

Misteriosi alieni che chiedono ospitalità alla Terra

La prima trama degna di nota a giungere in Italia negli anni ’80 fu sicuramente quella di V – Visitors, prodotto americano della NBC. Lo show fu serializzato prima in due miniserie (da due puntate la prima e da tre la seconda) e poi in una serie TV tra il 1983 e il 1985, prontamente portata in Italia da Canale 5.

Lo spunto iniziale era uno dei più classici. Nelle principali città del pianeta Terra comparivano infatti all’improvviso dei dischi volanti, pilotati da degli alieni. Questi dicevano di venire in pace, in cerca di risorse che sul loro pianeta stavano esaurendosi. Il reporter Mike Donovan, però, accoglieva con una certa riluttanza le spiegazioni dei “visitatori” e riusciva a penetrare in una delle loro navicelle, scoprendo una realtà molto meno rassicurante. Nel giro di qualche tempo si creava, così, un movimento di resistenza agli alieni.

Ispirandosi alla fantascienza anni ’50

La serie ottenne fin dall’inizio un gran successo sia in America che in Italia. Il segreto stava in una buona sceneggiatura, che saccheggiava a piene mani le storie di fantascienza degli anni ’50, rinnovandole con un senso della tensione moderno. Inoltre era discreto anche il cast degli attori, tra i quali figurava pure un Robert Englund che proprio in quegli anni stava per trovare maggiore notorietà grazie al personaggio di Freddy Krueger in Nightmare.

A parte le due miniserie, la serie vera e propria però durò una sola stagione, venendo interrotta nel marzo 1985. Più di vent’anni più tardi, però, la ABC ha prodotto un remake di quel telefilm, intitolato semplicemente V, in cui si riprendeva l’idea originale anche se con personaggi diversi. Anche questa serie, però, non ha avuto molta fortuna ed è stata chiusa durante la sua seconda stagione.

 

Ai confini della realtà

Grandi scrittori e grandi registi

Nel 1983 un gruppo di giovani registi di belle speranze decise di realizzare un film che omaggiasse una serie TV che aveva contribuito a formare il loro immaginario da bambini. I registi erano molti. C’era il già citato Steven Spielberg (che all’epoca aveva già girato Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, I predatori dell’arca perduta ed E.T.). C’era Joe Dante (che nei mesi successivi avrebbe diretto Gremlins).

C’era anche John Landis (Animal House, The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra e Una poltrona per due). E infine c’era George Miller (in quei mesi già autore dei primi due capitoli della saga di Mad Max). La serie di riferimento per tutti loro era invece Ai confini della realtà, che sul finire degli anni ’50 aveva portato la fantascienza e l’horror nelle TV degli americani.

Un ritorno in grande stile

Quel film fu la spinta per riportare Ai confini della realtà (che in originale si intitolava The Twilight Zone) sul piccolo schermo. Nella sua prima incarnazione era stata infatti una serie antologica introdotta dal creatore Rod Serling. Lui presentava in ogni episodio delle storie sempre nuove al confine tra l’horror e la fantascienza, scritte da sceneggiatori di prim’ordine come Richard Matheson e Ray Bradbury. La CBS cercò di sfruttarne nuovamente l’appeal a partire dal 1985, affidandosi sempre a grandi professionisti.

Tra i registi figurarono così Wes Craven e William Friedkin. Tra gli sceneggiatori Arthur C. Clarke, ancora Ray Bradbury e Stephen King. Tra gli attori, infine, futuri astri come Bruce Willis (protagonista dell’episodio pilota) e Morgan Freeman. Nonostante questi nomi, la serie faticò però ad imporsi e fu chiusa durante la terza stagione. Nel nostro paese fu importata già negli anni ’80 da Italia 1.

 

ALF

Un extraterrestre che faceva ridere

Di tono completamente diverso fu invece ALF. Si trattava di una apprezzatissima (almeno negli Stati Uniti) sit-com che cercava di emulare – in un tono per la verità più scanzonato ed innocuo – alcuni dei temi approfonditi dal solito Spielberg in E.T..

Protagonista era infatti l’alieno Gordon Shumway, ribattezzato ALF (Alien Life Form), un esserino peloso più simile a un Muppet che a un terrificante invasore. L’alieno trovava spazio all’interno della famiglia Tanner, con i classici inconvenienti del caso (legati al carattere un po’ infantile dell’extraterrestre e alla sua alimentazione a base di gatti).


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Gli elementi fantascientifici, al di là del protagonista, erano per la verità pochi. Il personaggio se la doveva vedere con le più classiche vicissitudini familiari, quasi fosse una versione pupazzesca del Mork di Mork & Mindy. Ad ogni modo l’elemento comico era spesso assicurato da un confronto tra gli usi terrestri e quelli, bizzarri, del pianeta d’origine dell’alieno, Melmac.

Il successo anche dei giocattoli

La serie ebbe un buon successo in America e in molti altri paesi, tanto è vero che ancora oggi i giocattoli di ALF sono considerati un cult degli anni ’80. In Italia la serie però fu trasmessa a corrente alternata dalla Rai e poi ripresa da varie emittenti private, senza mai sfondare.

Oltre alle quattro stagioni, andate in onda sulla NBC dal 1986 al 1990, già dal 1987 venne trasmessa uno spin-off a cartoni animati che raccontava la vita di ALF sul suo pianeta d’origine. Anch’essa in Italia fu trasmessa da varie emittenti nella nostra penisola (Rai 2, Rete 4, Italia 1, Boomerang, Boing ed altre ancora).

 

Star Trek: the Next Generation

Il sequel della serie-simbolo della fantascienza televisiva

La serie che però ha segnato la fantascienza televisiva degli anni ’80 è senza ombra di dubbio Star Trek: the Next Generation. Ovvero il primo sequel sul piccolo scherma dello storico serial degli anni ’60 (se si escludono i cartoni animati degli anni ’70).

Lo fu perché qui si ritrovava da un lato la fantascienza più tradizionale, con astronavi, esplorazioni spaziali e curiose razze aliene. Dall’altro, perché ebbe un successo ragguardevole nonostante alcune scelte coraggiose da parte del creatore, Gene Roddenberry. Infine, contribuì a formare una nuova generazione di appassionati non solo del franchise di Star Trek ma più in generale delle ambientazioni e dei temi propri della science fiction.

80 anni avanti nel tempo

L’idea di partenza, infatti, era quella di riprendere sì le tematiche degli anni ’60, ma ambientando tutta la serie quasi 80 anni avanti nel tempo, con personaggi nuovi. Fecero così la loro comparsa nel cast attori destinati a lasciare un segno come l’allora poco noto Patrick Stewart, Jonathan Frakes, Gates McFadden e il Wil Wheaton reduce da Stand by Me.

Attori che, insieme alle abili sceneggiature, portarono la serie a dipanarsi su ben 7 stagioni (una cifra record per un telefilm di fantascienza). Le puntate furono trasmesse anche in Italia da Italia 1 a partire dal 1991 e per tutti gli anni ’90.

 

In viaggio nel tempo

Quando la fisica confluisce nella storia

Concludiamo con una serie partita, in America, proprio sul finire del decennio e non durata per la verità troppo tempo. Una serie che però è stata capace di consegnare alla leggenda sia le sue storie, sia il suo protagonista. Cioè un attore che ha avuto poi una consistente carriera in altre serie a carattere fantascientifico come Star Trek: Enterprise e Chuck. Stiamo parlando di In viaggio nel tempo, oggi forse più nota col suo titolo originale di Quantum Leap, e del suo interprete principale Scott Bakula.

La serie, che mescolava fantascienza e storia, raccontava dei viaggi nel tempo di uno scienziato, Sam Beckett. Lui si ritrovava di volta in volta dentro al corpo di un protagonista di un qualche evento del passato recente, e doveva cercare di compiere una buona azione per poter continuare il suo viaggio ed essere catapultato in un’altra epoca. Il tutto, sperando prima o poi di tornare al suo presente.

Un mix azzeccato

La serie è interessante per vari motivi. Da un lato, giocava con la storia del dopoguerra americano, sia intrecciando eventi di primo piano (l’assassinio di Kennedy, per dirne uno), sia storie più banali e ordinarie, ma comunque importanti per comprendere lo sviluppo della società statunitense. Dall’altro, mescolava passato e futuro, dramma e umorismo in un mix molto azzeccato.

Accanto a Sam, inoltre, c’era sempre il contrammiraglio Al. Questi era un osservatore in contatto cerebrale col protagonista che, tramite un megacomputer di nome Ziggy, riusciva a dargli informazioni sull’epoca in cui si trovava, sulla persona di cui aveva preso il posto e sugli eventi che stavano per accadere. La serie durò solo per quattro stagioni, ma si aggiudicò una miriade di premi, tra i quali cinque Emmy e due Golden Globe.

 

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