Venezia è una delle città più presenti nella pittura moderna e contemporanea. La città lagunare deve il suo successo artistico – che le permette di rivaleggiare, in termini di comparse pittoriche, con Parigi e Roma – innanzitutto al ruolo di signora del Mediterraneo ricoperto fra l’epoca delle repubbliche marinare e il Trattato di Campoformio (che, nel 1797, mette fine alla sua autonomia), con un incremento di potere e splendore in seguito alla Quarta Crociata (1202-1204) e alla caduta di Costantinopoli nel 1453. In questi secoli la Repubblica di San Marco acquisisce una visibilità politica e culturale che, malgrado il crescente potere di un’oligarchia che diventa sempre più ingombrante, attira ricchezze, viaggiatori, scienziati e, naturalmente, artisti.

Ma l’attrattiva suscitata nei pittori ha una motivazione ulteriore: Venezia, con la sua posizione marittima e l’insinuarsi delle acque in ogni suo anfratto, si presta ad una ricerca luministica e coloristica senza eguali, mutando volto ogni giorno dell’anno e ad ogni ora del giorno. Per questo motivo due vedute di Canaletto appaiono simili ma non identiche, per questo gli impressionisti hanno fatto della città di San Marco una meta irrinunciabile dei loro viaggi.

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Canaletto – Il Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione

La precisione monumentale del maestro veneziano

Una delle più celebri vedute veneziane, "Il Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione" di CanalettoLe più note vedute veneziane sono senza dubbio quelle di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, attivo nella Repubblica di Venezia nel XVIII secolo. Le sue tele monumentali, realizzate spesso con l’ausilio della camera ottica, si caratterizzano per i tratti limpidi e particolareggiati, che permettono di calarsi nel fervore della vita veneziana.

Il Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione, dipinto nel 1740, è una delle numerose opere che descrivono la cerimonia dello Sposalizio con il mare, la più rappresentativa della talassocrazia veneziana: nella veduta di Canaletto – sul cui sfondo sono restituiti con grande attenzione architettonica la Biblioteca Marciana, il campanile di San Marco e il Palazzo Ducale – è dominata dalla sfarzosa nave del doge, immersa nella folla delle gondole e delle barche con cui la classe benestante della Serenissima sancisce la propria partecipazione.


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Il dipinto è dominato dai colori rosso-dorati e dal blu del cielo e del mare, con una concentrazione dei toni caldi nel cuore della tela che sembra sottolineare la centralità di Venezia e dei suoi simboli, in una dimensione armonica con il mare che è centrale nella propaganda della Repubblica.

 

William Turner – La dogana e Santa Maria della Salute

Al di là di una cortina di nuvole

Il suggestivo quadro di Venezia "La dogana e Santa Maria della Salute a Venezia", di William TurnerOsservando le tele dell’artista romantico William Turner non c’è da meravigliarsi che egli sia spesso considerato il precursore della pittura impressionista, di cui anticipa le soluzioni più ardite: la sua capacità di modulare il colore e la luce in raffiche dissolte in mille sfumature trova negli ambienti marini, fluviali e lacustri postazioni e soggetti particolarmente congeniali, come si vede nei dipinti veneziani che ritraggono la dogana, laddove il Canal Grande sfocia nel Bacino di San Marco.

Si tratta di uno dei punti di veduta più frequentati dai pittori, in particolare da Claude Monet, e la maestria di Turner trasporta edifici e luoghi al di là di una cortina di nuvole luminose e nebbie rosate che li rende a malapena distinguibili e celebra artisticamente la fusione fra Venezia e il suo mare.


 

Claude Monet – Palazzo Ducale a Venezia

I giochi di luce del Bacino di San Marco

Il Palazzo Ducale a Venezia visto da Claude MonetNelle mani degli impressionisti, Venezia si trasforma in un caleidoscopio di particelle colorate che riproducono quel moltiplicarsi della luce che ben conosce chi è stato nella laguna almeno una volta. Claude Monet, come il suo collega Pierre Auguste Renoir, ci offre straordinarie traduzioni dei giochi di luce nel Bacino di San Marco, rendendo efficace sia la rappresentazione degli edifici e delle zone più note di Venezia, sia scorci anonimi in cui gondole e palazzi si riflettono nell’acqua.


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Nella rappresentazione del Palazzo Ducale del 1908, Monet lavora sulla restituzione del rispecchiamento della massa investita dal sole del più noto edificio della piazza, sciogliendo nelle sfumature cromatiche il confine fra gli elementi terrestri e la loro replica marina; accade così che la facciata della dimora dei dogi, che occupa realmente solo la metà superiore della tela, raddoppi la sua presenza, occupandola interamente con il suo sembiante speculare.


 

Paul Signac – Canal Grande

Un puntinista a Venezia

Paul Signac - Venezia, Canal GrandeIl brulichio dei riverberi luminosi cattura anche l’attenzione di Paul Signac, esponente di primo piano del movimento puntinista. Nella sua veduta del Canal Grande (1905), sempre con l’occhio verso Santa Maria della Salute, Signac sfrutta tutta la gamma cromatica della tavolozza e ricrea il movimento della luce nel cielo e nel riflesso sull’acqua attraverso l’accostamento di macchie di colore diverse: da questa composizione frammentaria e dall’incontro fra tinte differenti scaturiscono la pienezza dei volumi e la definizione delle forme.

L’incrocio fra le esperienze artistiche di Monet e Seurat, che si fa serrato quando si confrontano dipinti del medesimo soggetto (operazione particolarmente calzante sugli scenari veneziani, dato che i due artisti soggiornano nella laguna a pochi anni di distanza), permette di cogliere i punti di contatto e, allo stesso tempo, le differenze che intercorrono fra le vedute impressioniste e quelle post-impressioniste e di notare come il tratto di Monet abbandoni progressivamente definizione, mentre il puntinismo, pur frammentando l’immagine, riesce a mantenerne l’unità e a rendere i particolari delle architetture attraverso la giustapposizione dei tratti di colore.


 

Vasilij Kandinskij – Venezia n.4

Prima della svolta astratta

Venezia n.4 di Vasilij KandinskijNegli stessi anni soggiorna e dipinge a Venezia anche Vasilij Kandinskij, considerato il padre dell’Astrattismo. Venezia n.4 (1903) è una suggestiva tela realizzata con lo sguardo al monumentale ponte di Rialto e con un’assoluta prevalenza di quel colore blu che nel suo saggio Lo spirituale nell’arte (1912) sarà identificato come portatore di sensazioni di quiete.

Kandinskij modifica leggermente una delle prospettive di Canaletto, adottando non il punto di vista rialzato che permetteva al pittore settecentesco di ampliare la visuale, ma calandosi al livello di chi occupa un’imbarcazione e si avvicina a poco a poco all’arcata bianca, costeggiando le gondole ferme al molo e infrangendo le increspature dell’acqua; i contorni sono nitidi, le masse compatte e rese con grande attenzione alla geometria, ma l’insieme è calato in quella dimensione fiabesca che contraddistingue l’artista russo prima della rivoluzione della pittura astratta e la completa dissoluzione delle forme in tratti cromatici che traducono una realtà tutta interiore.

Venezia appare dunque come un grande atelier a cielo aperto, prestandosi ad infinite sperimentazioni: la città lagunare presenta quasi una sfida, invitando i pittori moderni e contemporanei a tradurne nel modo più efficace e originale i misteri, le sfumature e le luci che la rendono un’entità sfuggente e, si direbbe, effimera. Ed ogni soggetto destinato a mutare continuamente il proprio volto e ad enunciare così la propria caducità è il perfetto catalizzatore delle energie creative degli artisti.

 

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