Avevamo scelto, è inutile nasconderselo, un tema caldo e molto partigiano quando vi abbiamo chiesto di esprimervi sui ministri del nuovo governo Renzi, appena salito in cattedra dopo la rocambolesca crisi dell’esecutivo guidato da Enrico Letta; eppure avete risposto anche qui in buon numero (anche se il sondaggio su Sanremo, com’era forse prevedibile, vi aveva “accesi” di più), scegliendo su chi maggiormente indirizzare la vostra fiducia.

Una questione di fiducia

E, almeno per chi ha votato, proprio un discorso di fiducia ci sembra doveroso farlo: perché la prima cosa che balza agli occhi scorrendo la classifica è che il flop l’hanno fatto i ministri del precedente governo. Angelino Alfano e Maurizio Lupi non hanno raccolto neppure un voto; Beatrice Lorenzin, Dario Franceschini (al quale rivolgiamo i migliori auguri di pronta guarigione) e Andrea Orlando non sono nemmeno arrivati al 5% delle preferenze.

Il voto dei nostri lettori, insomma, si è concentrato sui volti nuovi, sugli esordienti e spesso, come vedremo, sui più giovani; segno che conta molto di più la delusione per ciò che la vecchia classe politica ha fatto (o non ha fatto) che non le effettive qualità dei nuovi ministri, tutte ancora da dimostrare. Ma ci sarà modo, presentandoli uno ad uno, di approfondire certi discorsi: per ora, ecco a voi, in ordine crescente di gradimento, la lista dei cinque migliori ministri del governo Renzi secondo i nostri lettori.

 

Federica Mogherini

Il Ministro degli Esteri

Federica Mogherini, Ministro degli EsteriLa sua nomina è stata una di quelle che hanno fatto più discutere, perché era evidente a tutti gli osservatori che Matteo Renzi voleva dare una sterzata anche d’immagine al governo – inserendovi parecchie donne e parecchi giovani – ma nessuno immaginava che queste scelte avrebbero coinvolto anche i ministeri più caldi.

Invece proprio al Ministero degli Esteri precedentemente occupato da Emma Bonino, che a quanto pare si aspettava una riconferma, è stata nominata Federica Mogherini, una quarantenne romana con una solida esperienza nel curare gli affari esteri del PD ma di fatto alla prima vera esperienza istituzionale di rilievo.

Verso il semestre di presidenza europeo

Un incarico molto delicato soprattutto in questi mesi in cui da un lato si avvicina il semestre di presidenza europeo, con tutte le questioni calde dell’economia da rinegoziare proprio con l’Europa, e dall’altro c’è ancora aperta la spinosa questione dei marò detenuti in India, che non accenna affatto a risolversi.

Laureata alla Sapienza in scienze politiche con una tesi sui rapporti tra Islam e religione, la Mogherini svolge attività politica dal 1996, prima nei DS e poi nel PD; si è occupata molto, anche per formazione personale, delle questioni mediorientali ma anche, per volere dell’allora segretario Dario Franceschini, di pari opportunità.

Nel dicembre 2013 Matteo Renzi, appena preso possesso della carica di segretario del PD, l’ha poi nominata responsabile per l’Europa della segreteria nazionale. Ai nostri lettori, a giudicare dal solito form col quale si può spiegare il proprio voto, sono piaciuti sia il coraggio di prendere in mano un incarico così importante nonostante la giovane età, sia il curriculum comunque di tutto rispetto.

 

Graziano Delrio

Il Sottosegretario alla Presidenza

Graziano Delrio, Sottosegretario alla PresidenzaAbbiamo appena finito di dire che i nostri lettori hanno premiato soprattutto la giovane età dei nuovi ministri e subito ci ritroviamo di fronte Graziano Delrio, quasi 54 anni, uno che ormai giovane non è più e che anzi era già stato ministro nel governo precedente.

Una scelta che pare in controtendenza, ma sulla quale – a giudicare dai messaggi che ci sono arrivati – hanno pesato altri fattori. Ad esempio il bisogno di riequilibrare l’esuberanza di Renzi con un po’ di pacatezza, visto che proprio Delrio è il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e quindi di fatto il braccio destro del premier.

La faccia pulita

Ma poi gioca a suo favore anche la “faccia pulita” (è stata usata proprio quest’espressione) dell’ex sindaco emiliano, che sembra ispirare fiducia. Infine, piace il fatto che non nasca come politico ma provenga dal mondo del lavoro e da una città di provincia.

Delrio, infatti, prima di assumere il ruolo di amministratore era medico specializzato in endocrinologia, con un curriculum anche abbastanza importante. L’ingresso in politica è stato quindi piuttosto tardivo, a 39 anni d’età, quando è entrato nel Consiglio Comunale di Reggio Emilia, la sua città, ripescato dopo le dimissioni di un collega.

Da lì in poi, però, ha bruciato le tappe: l’anno dopo era consigliere regionale e nel 2004 veniva eletto sindaco della sua città, il primo a non aver mai militato nel PCI. Riconfermato nel 2009, è divenuto anche presidente dell’ANCI prima di essere chiamato da Enrico Letta al Ministero per gli Affari Regionali.

 

Marianna Madia

Il Ministro della Semplificazione

Marianna Madia, Ministro della SemplificazioneLa sorpresa probabilmente più grande di questa nostra cinquina la incontriamo con Marianna Madia, giovane (appena 33 anni) Ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. Sorpresa non tanto perché una giovane donna, come altre sue colleghe in questa cinquina, non possa catturare la simpatia dei nostri lettori, quanto perché il suo nome è stato oggetto di polemiche sia qualche anno fa quando fu candidata alla Camera dei Deputati da Walter Veltroni, sia adesso che è entrata nel Consiglio dei Ministri.

Polemiche legate al fatto che la Madia appartiene a una famiglia dal passato importante, che ha avuto una relazione col figlio di Giorgio Napolitano e che la si accusi quindi di essere sostanzialmente una raccomandata.

Una scelta inattesa

Non è stato facile capire per quale motivo i nostri lettori l’abbiano votata comunque, perché a disposizione avevamo un solo commento: ma incrociando questo commento con la scarsa voglia di spiegare il voto, ci sembra di poter dire che quello per la Madia sia stato paradossalmente un voto di protesta, o, meglio, un voto che sia voluto andare apposta contro le polemiche sollevate sul suo nome.

Citando testualmente quell’unico commento ricevuto, «l’hanno criticata così tanto (perché incinta, perché è comparsa in un film, perché pronipote di un fascista, addirittura, e perché figlia di un consigliere comunale) che viene voglia di fare il tifo per lei». Diplomata al liceo francese di Roma, laureata in scienze politiche, la Madia collabora da anni con l’agenzia di studi economici AREL di Enrico Letta.

 

Maria Elena Boschi

Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento

Maria Elena Boschi, Ministro dei Rapporti con il ParlamentoSe con Mogherini e Madia avevamo presentato due giovani neoministri, con Maria Elena Boschi dobbiamo abbassare ulteriormente la statistica, visto che il nuovo Ministro dei Rapporti con il Parlamento è nata nel 1981.

Toscana e laureata in giurisprudenza, ha un curriculum simile a quello del premier e infatti di Matteo Renzi è probabilmente la più vecchia collaboratrice ad essere stata cooptata nel governo: dopo essere entrata nella direzione del PD di Firenze, ha infatti cominciato a collaborare con l’allora sindaco, standogli al fianco in una posizione di preminenza anche durante le giornate della Leopolda, oltre che ovviamente sostenendolo durante le due corse alle Primarie.

La responsabile per le riforme

Successivamente è entrata nella segreteria del PD nazionale come responsabile per le riforme. Anche la sua figura in questi giorni si è legata ad alcune polemiche, in parte sulla legge elettorale attualmente al vaglio del Parlamento, in parte però anche per la sua avvenenza, che le ha attirato imitazioni stigmatizzate da Laura Boldrini (con tutto l’annesso carico di polemiche che questo comporta) ma anche attacchi ben poco garbati – per non dire al limite della molestia – dell’inviato de Le iene Enrico Lucci.

 

Matteo Renzi

Il Presidente del Consiglio dei Ministri

Matteo Renzi, Presidente del ConsiglioAlla fine, immancabile, arriva lui: Matteo Renzi è il neoministro preferito dai nostri lettori, o almeno da quelli che si sono espressi in proposito.

Un esito tutto sommato prevedibile, se non altro perché, come hanno notato vari osservatori, la composizione del governo è creata ad immagine e somiglianza del premier o, detta in altri termini, in un modo che non possa creargli problemi né a livello di decisioni da prendere, né a livello di popolarità e rapporto coi media.

I commenti dei lettori

Nel bene e nel male Matteo Renzi è indubbiamente l’uomo del momento, un uomo su cui l’Italia, sia la parte che lo sostiene, sia la parte che lo avversa, sta facendo un investimento di fiducia non indifferente. I commenti che abbiamo ricevuto al riguardo sono molto eloquenti ma anche prevedibili: «È l’ultima speranza», «Se non ce la fa lui, non ce la fa nessuno», «Ha coraggio da vendere» (o espressioni anche più colorite), solo per citare quelli più ricorrenti.

Laureato in giurisprudenza nella sua Firenze con una tesi su Giorgio La Pira, ha cominciato a far politica molto giovane prima nelle fila del Partito Popolare e poi della Margherita; a 29 anni è diventato presidente della provincia di Firenze e a 34, contro il proprio stesso partito, si è candidato alle primarie per diventare sindaco di Firenze, che ha vinto a sorpresa, aggiudicandosi poi Palazzo Vecchio nelle elezioni.

Si è fatto conoscere a livello nazionale organizzando le assemblee della Stazione Leopolda e ponendosi alla guida del cosiddetto movimento dei “rottamatori”. Dopo aver perso le primarie del centrosinistra nel 2012, ha vinto quelle per il ruolo di segretario del PD del 2013. È, come abbiamo già scritto altrove, il più giovane Presidente del Consiglio della storia d’Italia.

 

I risultati del sondaggio

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