Cinque tra i migliori progetti di Kickstarter basati sul crowdfunding

Una delle pagine di Kickstarter, tramite cui si possono esplorare i suoi migliori progetti

Avrete sicuramente letto, qualche tempo fa, le notizie riguardanti il film su Veronica Mars, disponibile sul web dopo che è stato finanziato grazie a una sottoscrizione su Kickstarter. Se non sapete di cosa si tratta, due parole di spiegazione. Kickstarter è il principale – anche se non l’unico – sito mondiale di crowdfunding, cioè specializzato nelle raccolte fondi popolari.

Per cercare finanziatori

In pratica, chiunque abbia in mente un progetto che ha bisogno di finanziatori può iscriversi al sito, creare una pagina di presentazione, stabilire una determinata cifra-obiettivo spiegando come verranno utilizzati i fondi e chiedere agli utenti del sito stesso di finanziare il progetto.

Il tutto tramite il pagamento di una quota (alla quale possono essere associati anche gadget e altre forme di ricompensa).

Al termine del tempo stabilito, che in genere è di poche settimane, il progetto può raggiungere la quota fissata all’inizio o addirittura superarla, e in quel caso viene effettivamente finanziato. Altrimenti, se non si arriva alla quota, tutti i donatori ricevono indietro i loro soldi e il progetto viene abortito.


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In sostanza è un sistema che permette a progetti troppo innovativi o particolari per trovare investitori tradizionali di ottenere comunque i fondi necessari per dare avvio all’attività. Infatti garantisce un finanziamento dal basso che consente anche una maggior libertà imprenditoriale e una sorta di utopistica meritocrazia.

Visto che ormai il sito funziona da parecchi anni e le idee che hanno raggiunto la quota stabilita sono varie decine di migliaia, facciamo un po’ il punto sui più interessanti e meritevoli progetti finanziati col sistema di crowdfunding di Kickstarter finora.

 

Pebble

Lo smartwatch più conveniente

Non è passato molto tempo da quando si attendeva con grande ansia l’arrivo degli smartwatch.

Gli orologi intelligenti, in grado di comunicare col nostro telefono cellulare, sembravano la prossima rivoluzione. Che ci avrebbe portati a esplorare internet, ricevere indicazioni stradali, tenere traccia dei nostri dati biomedici (ed altro ancora) semplicemente muovendo il nostro polso.

In realtà, come per altri prodotti “indossabili” come i Google Glass, la rivoluzione è ancora di là da venire. Certo, Android ha lanciato il suo sistema operativo per orologi e la Apple gli è andata dietro, ma lo smartwatch non si è ancora imposto nel cuore dei consumatori. Ed è ancora, tutto sommato, un prodotto abbastanza di nicchia.

Eppure, nel 2012 proprio l’arrivo di un oggetto di questo tipo ha scosso, letteralmente, la rete. Anche perché si trattava di un dispositivo non brandizzato, indipendente, estraneo alla ormai perenne lotta tra iOS e Android.

Si trattava infatti di Pebble, quello che nelle sue diverse incarnazioni è al momento il progetto di Kickstarter che è riuscito ad ottenere i più grandi finanziamenti nella storia del sito di crowdfunding. Lanciato nell’aprile 2012 dalla californiana Pebble Technology, il progetto si proponeva l’obiettivo di raggiungere un budget di 100mila dollari.

Il progetto dei record

Al termine della sua corsa, nel maggio dello stesso anno, il primo progetto aveva accumulato più di 10 milioni in donazioni da quasi 69mila utenti del sito. Facendo registrare una media di 145 dollari a donazione, cifra molto alta visto che con già solo 99 dollari si otteneva in regalo uno degli orologi.

Grazie a questa inaspettata quantità di fondi, Pebble è stato lanciato nel 2013 in due versioni, a 150 e 250 dollari. Ha subito fatto il pieno di vendite col modello più economico ma ha trovato qualche difficoltà in più col secondo.

In ogni caso l’orologio si interfacciava con iPhone e alcuni selezionati cellulari Android, offrendo la possibilità di controllare la musica, tener traccia delle distanze percorse, ricevere le notifiche e le chiamate del telefono oltre a fornire tutta una serie di app disponibili nell’apposito store.

Col passare del tempo sono poi stati proposti nuovi modelli e aggiornamenti, come il Pebble Time, il Pebble Time 2 e il Pebble Core. Tutti capaci di raccogliere diversi milioni di dollari di donazioni.

 

Ouya

La microconsole per gli hacker

Un altro dei settori vitali è quello delle console. Microsoft e Sony continuano a immettere sul mercato console come la Xbox One e la PlayStation 4, lanciandosi una sfida a suon di innovazioni e giochi sempre più realistici e coinvolgenti. Ma allo stesso tempo chiedendo ai videogiocatori anche un certo sforzo economico.

Contemporaneamente, però, il settore ha cominciato a guardare altrove. Il successo degli smartphone e in particolare dei giochi che vengono venduti sui vari appstore ha aperto – o forse sarebbe meglio dire spalancato – le porte al mercato dei giocatori occasionali.

Un mercato molto più ampio degli appassionati e costituito da persone interessate a spendere magari piccole cifre, ma in maniera continuativa.

Proprio per cavalcare questa considerevole fetta di mercato nel 2012 è stato lanciato il progetto Ouya, una microconsole che sfrutta il sistema operativo di Android per fornire a basso costo (99 dollari) un dispositivo da collegare alla TV e con cui poter giocare.

Lanciato nel luglio 2012 e terminato il mese successivo, il progetto si proponeva di riuscire a raggiungere la cifra di 950mila dollari, ma la raccolta su Kickstarter è andata oltre le più rosee aspettative, portando l’azienda californiana a superare gli 8 milioni e mezzo di dollari di budget.

Una filosofia aperta

Ad attirare gli investitori, se così vogliamo chiamarli, è stata principalmente la filosofia del progetto. Ouya è infatti una console “aperta”, cioè per la quale è possibile sviluppare software senza pagare alcuna licenza.

E, soprattutto, sulla quale ogni utente è invitato ad intervenire, sia a livello di hardware che di software. Inoltre, tutti i giochi sono free-to-play, cioè almeno nei livelli iniziali possono essere scaricati e giocati senza spesa.

Una volta messa in vendita, la console ha raccolto pareri contrastanti. Le prime versioni date in prova alla stampa erano deficitarie sia a livello di pulizia dell’interfaccia, sia di qualità dei componenti. Passi avanti, però, sono stati fatti negli aggiornamenti successivi, e il prodotto rimane uno di quelli da tenere d’occhio.

 

The Veronica Mars Movie Project

Quando i finanziatori sono i fan

Molti dei più lucrosi progetti finanziati da Kickstarter sono californiani e, dato ancor più significativo, tutti i primi provengono dallo Stato di Los Angeles e San Francisco.

Ovviamente non è un caso. Da decenni la Silicon Valley – con le sue Cupertino, Mountain View, Palo Alto e così via – è il centro dell’innovazione tecnologica mondiale, dei progetti più ambiziosi e delle startup più interessanti.

Ma su Kickstarter e sugli altri siti di crowdfunding non è solo la tecnologia a trovare spazio. Anche i progetti artistici sono infatti protagonisti e pure in questo caso non può non essere dalla California che provengono le idee più interessanti e premiate.


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Rob Thomas, classe 1965, è un texano che da tempo vive e lavora nel Golden State. Lì ha cominciato a farsi conoscere prima come scrittore di romanzi (Rats Saw God e Green Thumb i suoi lavori più famosi, pubblicati negli anni ’90), poi come sceneggiatore televisivo.

In questa veste ha lavorato su Dawson’s Creek e creato le serie Veronica Mars, 90210 ed altre ancora.

Due milioni di dollari raccolti in pochi giorni

Qualche tempo fa ha quindi lanciato un progetto per creare un film che concludesse la saga di Veronica Mars.

L’idea ha subito fatto scuola e attirato l’interesse dei mezzi d’informazione (e anche nostri, visto che partendo da quella notizia vi abbiamo chiesto di quali altre serie avreste voluto un sequel).

I due milioni di dollari richiesti sono stati raggiunti in pochissimi giorni, battendo ogni record di velocità su Kickstarter. Alla fine erano disponibili ben 5 milioni e 700mila dollari, che hanno permesso di produrre il film grazie alle offerte di più di 91mila donatori. La pellicola è uscita poi in digital download su iTunes e altre piattaforme simili, oltre che in DVD.

 

Pono Music

Il player voluto da Neil Young

Un altro dei progetti più ricchi e interessanti lanciati su Kickstarter negli ultimi anni è quello che riguarda Pono. Ovvero un nuovo lettore di musica digitale che si proponeva sostanzialmente come l’iPod dei puristi.

La PonoMusic è infatti una società fondata a Seattle nientemeno che da Neil Young, il celebre cantautore canadese, stufo del fatto che la musica digitale non riuscisse a restituire la purezza del suono del vecchio vinile.

Il pomo della discordia, infatti, è il formato MP3, che permette di comprimere gli album musicali nello spazio di pochi megabyte, con però una conseguente perdita di qualità. Una qualità che all’orecchio dell’ascoltatore medio può sembrare irrilevante ma che gli appassionati notano.

Il formato FLAC

Pono, quindi, è il progetto di un lettore in grado di supportare album ad alta risoluzione sonora, cioè in formato FLAC, più pesanti dal punto di vista della memoria ma senza perdita di qualità.

Viene venduto alla cifra non indifferente di 400 dollari ma può contenere fino a 128 gigabyte di musica, mentre per gli album – venduti tramite un apposito store – il prezzo è di 15-25 dollari l’uno.

Il progetto è stato lanciato su Kickstarter con l’obiettivo di arrivare a 800mila dollari. Ne sono però stati raccolti vari milioni. D’altronde, con una donazione di 200 dollari si poteva ottenere in anteprima, e sostanzialmente a metà prezzo, un PonoPlayer.

 

Wish I Was Here

Il film di Zach Braff

Per concludere la nostra lista abbiamo scelto il progetto di Zach Braff, Wish I Was Here. Ovvero un film la cui raccolta fondi è stata lanciata quasi in contemporanea a quella di Veronica Mars e di cui rappresenta in un certo senso il contrappunto.

Il film di Rob Thomas, infatti, è stato finanziato soprattutto grazie ad uno stuolo di fan che da anni chiedevano un degno finale per la serie. Questo è invece un progetto tutto nuovo di cui si conosceva poco o nulla, anche se promosso e sponsorizzato da un altro divo della TV.

Zach Braff, infatti, è noto soprattutto per aver interpretato per nove anni il dottor John Dorian nella fortunata serie Scrubs, di cui era protagonista assoluto.

Ma oltre alla TV, con gli anni ha cercato di spostarsi pure sul grande schermo, trovando l’occasione giusta nel 2004 con La mia vita a Garden State, prodotto da Danny DeVito e scritto, diretto e interpretato proprio dallo stesso Braff.

Da allora la sua carriera come autore, che sembrava più che promettente, ha subito però una seria battuta d’arresto. Ha diretto ancora qualche episodio di Scrubs e un film per la TV, ma non è più riuscito a trovare i finanziamenti per una pellicola in grande stile, nonostante l’indubbia fama.

La piena libertà delle scelte artistiche

Anzi, non si trattava tanto di riuscire a trovare i finanziamenti, ma di riuscire a trovarli conservando però l’ultima parola.

Come ha più volte spiegato lo stesso regista, l’obiettivo era quello di poter realizzare un film potendo scegliere liberamente il cast, le location e soprattutto il montaggio finale, sul quale invece solitamente i produttori hanno diritto non solo di parola, ma pure di veto.

Da qui l’idea di usare il crowdfunding. L’obiettivo di raggiungere i 2 milioni di dollari è stato raggiunto e superato ampiamente, visto che se ne sono racimolati più di 3.

Nel cast della pellicola figurano lo stesso Braff (che ha scritto la sceneggiatura assieme al fratello Adam), Kate Hudson e Jim Parsons (lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory, che aveva già lavorato con lui nel suo primo film). Ma anche Mandy Patinkin e James Avery.

 

 

Segnala altri interessanti progetti finanziati col crowdfunding di Kickstarter nei commenti.

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