Cinque modelli di Lamborghini che hanno fatto epoca

Alla scoperta dei migliori modelli di Lamborghini

In Italia abbiamo una straordinaria tradizione automobilistica. Abbiamo avuto – e in parte ancora abbiamo – piloti, costruttori e competizioni di primissimo livello, che hanno reso il nostro paese una delle patrie nobili delle auto. E sono in particolare le auto sportive e di lusso a costituire il nostro fiore all’occhiello: la più famosa nel mondo è la Ferrari, ma ce ne sono anche altre che hanno un’ottima fama. Come ad esempio i modelli di Lamborghini.

Questo marchio ha una storia relativamente recente [1]. È stato fondato infatti nel 1963, al culmine del boom economico italiano, da Ferruccio Lamborghini, imprenditore ferrarese che aveva avuto molto successo con la produzione di trattori. Il suo stabilimento fu posto già allora dov’è ancora oggi, a Sant’Agata Bolognese.

Secondo la leggenda, fu fondata in polemica con Enzo Ferrari. Collezionista di auto da corsa, l’imprenditore ferrarese si lamentò infatti col “Drake” di quelli che lui considerava essere alcuni difetti della Ferrari 250 GT. Ferrari avrebbe a quel punto risposto piccato, asserendo che chi era bravo a guidar trattori non poteva esserlo a guidar Ferrari.

Da lì sarebbe nato il progetto di una nuova casa automobilistica, su cui Lamborghini investì ingenti risorse. Presto, però, la società passò di mano. Il fondatore ne uscì nel 1972, cedendola ad acquirenti svizzeri. Poi, anche a causa di varie crisi, cambiò più volte proprietari, fino ad arrivare, nel 1998, ad Audi e quindi al gruppo Volkswagen.

Oggi, con più di cinquant’anni di storia alle spalle, è giunto forse il momento di ripercorrerne la storia, selezionando i cinque modelli più belli e rappresentativi della casa bolognese. Ecco le nostre scelte.

 

1. Lamborghini Miura

La prima auto firmata Lamborghini a lasciare il segno fu senza dubbio la Miura. E che segno! L’auto, lanciata pochi anni dopo la fondazione dell’azienda, nel 1966, rappresentò una vera e propria rivoluzione nel settore delle vetture sportive, tanto che è ancora oggi una delle più apprezzate ed amate di tutti i tempi.

Il suo telaio venne presentato al Salone dell’Auto di Torino nel 1965. Era ancora spoglio, ma ricco di novità interessanti. Ad esempio, usava lo schema a motore centrale tipico delle auto da corsa, montandolo però in maniera trasversale, consentendo così di limitarne l’ingombro.

La straordinaria Lamborghini Miura, uno dei modelli della Lamborghini più amatiProprio al Salone di Torino si fece avanti Nuccio Bertone, designer e proprietario della carrozzeria Bertone. Lui aveva appena perso la sua “matita” di punta, Giorgetto Giugiaro, ma aveva in azienda una giovane speranza pronta a mettersi alla prova, Marcello Gandini. Bertone propose quindi a Lamborghini di completargli la vettura.

Nacque così la Miura, la prima di una lunga collaborazione tra i due marchi. L’auto fu presentata al Salone di Ginevra del 1966 e lasciò tutti a bocca aperta, segnando l’inizio del grande successo internazionale di Lamborghini.

Un’auto storica

All’epoca non costava moltissimo: circa 7,7 milioni di lire, pari a circa 80.000 euro attuali. Comprarne una, oggi, però è un vero e proprio salasso: le quotazioni di mercato parlano di cifre che vanno dai 300.000 euro in su, e spesso superano il milione di euro per ogni esemplare.

La Miura rimase in produzione fino al 1973, per essere poi sostituita dalla Countach, di cui parleremo a breve. Fu realizzata in diverse versioni, la prima delle quali fu la Miura P400. Più avanti negli anni arrivarono poi la Miura Jota, progettata assieme al collaudatore Bob Wallace, la Miura Roadster e molte altre.

Una curiosità, prima di chiudere: il nome viene dalla nota passione di Lamborghini per il proprio segno zodiacale, quello del toro. Questo animale è infatti presente nello stemma della ditta, ma è legato anche alla parola “Miura”: Eduardo Miura Fernandez era infatti un noto allevatore di tori da combattimento.

 

2. Lamborghini Countach

Come anticipato, l’erede della Miura fu la Lamborghini Countach, lanciata sul mercato nel 1974, quando ormai Ferruccio Lamborghini era già uscito di scena. Se la prima vettura aveva reso famoso il marchio del toro nel mondo, la seconda creò lo stile Lamborghini, contraddistinto per molto tempo (e in parte ancora oggi) dalla cosiddetta forma “a cuneo”.

Lo stile fu creato ancora una volta dal designer Marcello Gandini, che ne aveva anticipato alcuni temi in un’auto progettata poco prima, l’Alfa Romeo Carabo. La Countach si presentava così molto bassa e larga ed esibiva angoli fortemente acuti nelle sue linee principali, mentre la parte meccanica era stata progettata da Paolo Stanzani.

Una Lamborghini Countach (foto di Brian Snelson via Flickr)
Una Lamborghini Countach (foto di Brian Snelson via Flickr)

Forse proprio per via di questa larghezza particolarmente elevata – misurava 2 metri –, per l’apertura delle portiere si trovò una soluzione innovativa. Gandini, infatti, le progettò affinché si aprissero ruotando verso l’alto, a forbice, cosa per i tempi decisamente avveniristica.

La vettura rimase in produzione per ben 16 anni, fino al 1990. D’altronde la sua linea così fortemente innovativa non fu superata da altre macchine del settore per molto tempo, rimandando ogni possibile idea di sostituzione in casa Lamborghini.

Un nome originale

A differenza di quanto avvenuto con la Miura e con altre vetture della casa bolognese, il nome di quest’auto non ha nessun legame con i tori. Al contrario, arriverebbe addirittura dal Piemonte, o, per meglio dire, da un’espressione dialettale piemontese.

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La leggenda narra che Gandini, che lavorava alla Carrozzeria Bertone di Torino, dovesse andare a visionare il prototipo dell’auto appena disegnata. Visto che però era in grande ritardo e si era ormai fatta notte, si fosse fatto accompagnare da un addetto alla sicurezza della ditta.

Quando quest’ultimo vide il prototipo, così avveniristico e fuori dagli schemi, gli scappò, pare, una tipica esclamazione piemontese: «Contacc!», cioè il corrispettivo del nostro “accidenti”. Un’espressione che sarebbe rimasta impressa nella mente di Gandini e che avrebbe portato al nome finale (anche se si pensò di “americanizzarlo”).

 

3. Lamborghini Diablo

Come detto, la Countach rimase in produzione fino al 1990, quando fu sostituita da un nuovo modello di Lamborghini, la Diablo. Una vettura che, pur inserendosi all’interno della tradizione Lamborghini, spostava in parte gli obiettivi della casa bolognese.

Fino a quel momento, infatti, il punto focale della produzione italiana era stato il design. Le auto che abbiamo visto finora, infatti, stupivano soprattutto per il coraggio con cui proponevano soluzioni mai viste prima, anticipando le mode e i tempi. La Diablo, per volontà dei nuovi proprietari, puntò invece le sue carte su altri aspetti.

Una Lamborghini Diablo GTLa progettazione dell’auto cominciò infatti a metà degli anni ’80, quando i proprietari svizzeri affidarono ancora una volta a Marcello Gandini l’incarico di disegnare il loro nuovo modello di punta.

Poco dopo, però, gli svizzeri vendettero la Lamborghini a Chrysler, e il gruppo americano cambiò strategia. Da un lato, spostò a Detroit la progettazione della linea, riprendendo i disegni di Gandini ma smussandone notevolmente gli angoli. Dall’altro, puntò sul potenziamento del motore, in modo da rendere la Diablo una vettura dalla ripresa eccellente.

La Cizeta V16T

Gandini, ovviamente, non fu affatto contento di come il suo progetto venisse snaturato. La Diablo è in effetti una macchina molto bella, ma meno originale di quelle che l’avevano preceduta. Il designer poté rifarsi spostando i suoi disegni su un progetto alternativo, quello della Cizeta V16T, che venne però prodotta in pochissimi esemplari.

La Diablo, dal canto suo, vendette bene e lasciò un segno ulteriore sulla storia della Lamborghini. Per rimarcare la continuità col passato, il nome della vettura si rifaceva ancora una volta al mondo taurino. El Diablo era infatti un famoso toro della seconda metà dell’Ottocento, che incantò il pubblico spagnolo delle corride del tempo.

La vettura rimase in produzione fino al 2001, quando venne sostituita dalla Lamborghini Murciélago. Nel frattempo però la casa di Sant’Agata Bolognese aveva cambiato ancora proprietà, passando dalla Chrysler a un gruppo indonesiano e poi all’Audi.

 

4. Lamborghini Sesto Elemento

Concludiamo con due auto molto recenti, non destinate alla produzione su larga scala ma create come prototipi dimostrativi di quanto Lamborghini e i suoi ingegneri sappiano e possano fare. La casa bolognese negli ultimi anni ha spinto infatti ancora di più sul pedale dell’acceleratore, realizzando auto estreme e interessantissime.

La Sesto Elemento, realizzata nel 2010, è stata ad esempio prodotta in soli 20 esemplari, esclusivamente dedicati all’uso su pista. Il prezzo, di conseguenza, era piuttosto proibitivo, visto che si aggirava attorno agli 1,8 milioni di euro.

Una Lamborghini Sesto Elemento (foto di Jeremy via Flickr)
Una Lamborghini Sesto Elemento (foto di Jeremy via Flickr)

Ciononostante, l’auto è molto apprezzata da tutti gli specialisti del settore, soprattutto per via delle notevoli innovazioni che presentava. In primo luogo, il nome deriva dal carbonio (in effetti il sesto elemento della Tavola periodica), che ne segna pesantemente sia gli esterni che gli interni.

La carrozzeria è infatti realizzata in plastiche rinforzate in fibra di carbonio, grazie agli studi che gli ingegneri della Lamborghini hanno condotto assieme a varie università americane e alla Boeing. Inoltre si fa notare anche la verniciatura, che sfrutta le nanotecnologie di microparticelle ceramiche, con l’aggiunta di microcristalli rossi.

Una ripresa eccezionale

Oltre che per la linea estetica, il prototipo emerge però anche per le prestazioni incredibili. Il motore deriva da quello della Lamborghini Gallardo, prodotta dal 2003 al 2013 su scala più ampia. L’estrema leggerezza della vettura, però, consente una velocità maggiore.

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La Sesto Elemento pesa infatti circa una tonnellata mentre, per fare un paragone, la Gallardo arriva a 1,5 tonnellate circa. Questo permette consumi relativamente ridotti, almeno per un’auto di questo tipo, ma anche una ripresa che consente di passare da 0 a 100 km/h in appena 2,5 secondi.

La velocità massima che può essere raggiunta è quindi di 350 chilometri orari, grazie a un rapporto potenza/peso di 1,75 kg/cv. Tutto questo ha fatto sì che la Sesto Elemento sia diventata un vero e proprio mito tra gli automobilisti e che le sue quotazioni siano cresciute di conseguenza. Oggi si stima che ognuna di quelle 20 vetture valga 3 milioni di euro.

 

5. Lamborghini Veneno

L’ultima vettura della nostra lista è un’altra fuoriserie molto recente, realizzata tra il 2013 e il 2014. Si tratta della Lamborghini Veneno, che deve il suo nome ancora una volta a un famoso toro da corrida spagnolo (“Veneno” significa, ovviamente, “veleno”).

È stata prodotta in appena 4 esemplari, 3 dei quali destinati alla vendita e 1 ad essere incluso nel Museo Lamborghini di Sant’Agata Bolognese. Ovviamente il prezzo di queste auto è elevatissimo, attorno ai tre milioni di euro, anche per via delle tecnologie usate.

La Lamborghini Veneno, in primo piano, assieme ad altre auto sportive italiane
La Lamborghini Veneno, in primo piano, assieme ad altre auto sportive italiane

Lo spunto per realizzare questa fuoriserie venne dal fatto che bisognava festeggiare degnamente i cinquant’anni della casa emiliana. Per questo, si decise di sviluppare un nuovo modello a partire dalla Lamborghini Aventador, in produzione dal 2011.

E che sia un’auto celebrativa lo si nota anche dalle colorazioni dei tre esemplari prodotti per la vendita: sono infatti una rossa, una verde e una bianca, a riprodurre i colori della bandiera italiana. Oltre a queste, però, bisogna anche dire che ne sono stati realizzati 9 esemplari della versione roadster.

Dalla Veneno alla Centenario

L’auto può toccare i 356 chilometri all’ora e ha una ripresa, da 0 a 100 km/h, di soli 2,8 secondi. Il suo motore deriva da quello della Aventador, ma è ulteriormente potenziato fino a sviluppare 552 kW di potenza massima.

Sempre con scopi celebrativi, infine, bisogna segnalare che pochi anni dopo la Lamborghini ha prodotto anche la Centenario, basata sempre sulla Aventador. Quest’auto è stata creata per festeggiare i 100 anni dalla nascita del fondatore Ferruccio Lamborghini e ha più o meno la stessa velocità e la stessa ripresa della Veneno.

La Centenario, però, è stata prodotta in molti più esemplari, 40 in tutto (20 in versione coupé e 20 in versione roadster). Commercializzata tra il 2016 e il 2017, ha già venduto tutte le vetture prodotte.

 

Ecco cinque modelli di Lamborghini che hanno fatto epoca: vota il tuo preferito.

 

Note e approfondimenti

[1] Se volete approfondire la sua storia e i suoi modelli più recenti, qui trovate il suo sito ufficiale.

 

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