Cinque musiche di videogiochi anni ’80 che non potete dimenticare

Immagine d'apertura del primo, epico Zelda

Quanto conta, in un videogioco, la colonna sonora? In prima battuta tutti noi diremmo, probabilmente, che non è affatto un fattore decisivo: rispetto alla grafica, alla trama, alla giocabilità, l’accompagnamento musicale è probabilmente un aspetto secondario, a cui molti videogiocatori non fanno neppure caso e che non viene citato nelle recensioni.

In realtà, quando all’orecchio ritornano vecchie melodie tratte da avventure di cui siamo stati protagonisti, riaffiorano alla mente moltissimi ricordi, segno che proprio quella musica che spesso può apparire insulsa è in realtà il veicolo – o quantomeno uno dei veicoli – attraverso cui la nostra mente effettivamente percepisce l’esperienza videoludica. E allora, se la musica è davvero così importante, ripercorriamo insieme le più memorabili colonne sonore dei videogiochi degli anni ’80, quelli che hanno segnato la nascita di un mondo che non ha ancora smesso di affascinarci.


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Tetris

Le musiche tradizionali russe

È indubitabile che Tetris sia, sotto diversi punti di vista, uno dei giochi più importanti non solo degli anni ’80, ma nell’intera storia dello sviluppo del videogioco. Creato in Unione Sovietica da Aleksej Pažitnov nel 1984 mentre lavorava nell’Accademia delle Scienze dell’URSS, il gioco è arrivato subito in Occidente grazie al fatto che non era stato brevettato e si è presto diffuso in una miriade di dispositivi: dalla storica versione per PC del 1986 a quella per Commodore 64 di due anni più tardi, da quella per Amiga e Atari a quella per Game Boy, il videogioco a incastro dominò letteralmente gli anni ’80, diventando uno dei più rappresentativi del decennio.


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Nelle varie versioni, almeno le prime lanciate negli anni ’80, la colonna sonora era sempre palesemente ispirata al folklore russo, che veniva cavalcato a volte anche nei fondali. Così ad esempio non è raro imbattersi in diverse versioni del brano Kalinka e soprattutto di Korobeiniki, che era la colonna sonora della famosa versione per Game Boy che spopolò in tutto il mondo, ma anche nella Danza della fata confetto di Čajkovskij o, uscendo dal mondo propriamente russo, nella Suite francese n.3 di Johann Sebastian Bach.

 

Super Mario Bros.

Il primo grande successo di Nintendo e Kōji Kondō

Rimaniamo coi pezzi grossi del decennio parlando di Super Mario e in particolare della sua prima avventura da protagonista, Super Mario Bros., pubblicato nel 1985 in Giappone e negli Stati Uniti e due anni più tardi in Europa, Italia compresa, conquistando subito le classifiche di vendita e diventando il simbolo della casa che l’aveva creato, la Nintendo. Non a caso, il record di 40 milioni di copie vendute nel mondo è stato intaccato solo vent’anni più tardi, quando un nuovo titolo nipponico, Wii Sports, riuscì ad ottenere un successo superiore.


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Il tema musicale che accompagnava tutto il videogioco divenne, quindi, inevitabilmente molto popolare. Il suo nome ufficiale era Ground Theme e fu composto da Kōji Kondō, all’epoca appena 24enne ma oggi uno dei più celebri compositori di colonne sonore per videogiochi del mondo: nel suo curriculum figurano infatti altri titoli molto importanti come The Legend of Zelda, di cui parleremo tra poco, e i vari seguiti di Super Mario fino anche al recente Super Mario 3D World.

 

The Legend of Zelda

Il capostipite degli RPG grafici

Rimaniamo nell’ambito delle creazioni della Nintendo e di Kōji Kondō con il già anticipato The Legend of Zelda, un gioco talmente perfetto nella sua semplicità iniziale da essere ancora oggi amatissimo non solo tra gli appassionati di videogiochi fantasy, ma in generale di tutto il mondo delle console. Progettato da Shigeru Miyamoto e rilasciato in Giappone e nel resto del mondo tra il 1986 e il 1987, è considerato il capostipite dell’action RPG e ha dato vita a una lunghissima saga che conta ormai una ventina di titoli, due dei quali usciti quest’anno per Nintendo 3DS (ma per l’anno prossimo ne è atteso un altro per la Wii U).

La musica, come detto, fu composta da Kondō, che vi si dedicò dopo Super Mario Bros. ed altri due titoli di buon impatto (almeno in Giappone) come Wrecking Crew e Mystery of Murasame Castle. Un’impresa ancora più importante se si considera che il compositore, allora giovanissimo, doveva fronteggiare le pesanti limitazioni hardware che non gli permettevano di variare granché nell’uso degli strumenti, e comunque inventarsi di volta in volta delle melodie che aiutassero e facilitassero l’azione del gioco.

 

Castlevania

Il capolavoro di “James Banana”

Sempre legato al mondo Nintendo, anche se in maniera meno diretta, è anche Castlevania, altro enorme successo degli anni ’80 capace di lasciare un segno sia per le sue modalità di gioco, sia soprattutto per la sua colonna sonora, che è a ben guardare una delle più note del periodo. Realizzato da Konami già nel 1986 per il solo mercato giapponese (uscì come floppy disk per il Famicom Disk System), è poi stato convertito e portato in Europa l’anno successivo, stupendo per la capacità di mescolare l’horror al platform, cosa che all’epoca non era così comune.

La musica della cartuccia era firmata da James Banana, pseudonimo dietro al quale si nascondeva la compositrice nipponica Kinuyo Yamashita, anche lei all’epoca neolaureata e addirittura al suo debutto nel settore. Lo pseudonimo, tra l’altro presto abbandonato, derivava da una specie di gioco interno al gioco: nei titoli di coda, infatti, la Konami aveva deciso di storpiare alcuni nomi celebri del mondo della cinematografia legata a Dracula, citando ad esempio Christopher Bee come omaggio a Christopher Lee o Belo Lugosi per Bela Lugosi; James Banana, così, non era altro che la parodia di James Bernard, autore della colonna sonora del classico film Dracula del 1958.

 

Mega Man 2

I misteri dietro alla colonna sonora più famosa

Concludiamo la nostra cinquina con Mega Man 2, un gioco la cui fama oggigiorno è forse legata esclusivamente proprio alla colonna sonora, nonostante il titolo non fosse affatto male; d’altronde, la serie che ha per protagonista il supereroe della Capcom vanta numerosissimi capitoli per diverse piattaforme, ma in Europa e soprattutto in Italia non si è mai imposta più di tanto, rimanendo un successo più in Giappone che non nel resto del globo. Mega Man 2, però, rilasciato tra il 1988 e il 1990, ebbe un discreto successo e fu ben accolto dalla critica, tanto che anche oggi è considerato – a ragione – il migliore della serie.

La colonna sonora fu curata principalmente da Takashi Tateishi, con qualche contributo (soprattutto nella schermata iniziale e nel livello di Air Man) di Manami Matsumae. Il recupero di questi nomi da parte della critica videoludica – spinta anche dalla memoria della bontà di questa colonna sonora – non è stato affatto facile ed è durato anni, perché la Capcom ha avuto per molto tempo la consuetudine di non accreditare i contributi tecnici alla realizzazione dei suoi videogiochi, nascondendo i suoi collaboratori dietro a pseudonimi: così per molto tempo questo lavoro è stato attribuito a Ogeretsu Kun e Manami Ietel, due pseudonimi che si possono tradurre, rispettivamente, con “Maleducazione Kun” e “Manami Esattamente”.

 

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