Cinque nomi fondamentali della street art

Alla scoperta della street art

Se si abita in una grande città o se si è stati in vacanza in una metropoli – come Parigi, New York, Berlino o Londra, per esempio – ci si è sicuramente imbattuti almeno una volta in un’opera d’arte dipinta, incollata, proiettata, sistemata su un muro di queste città. È la Street Art.

Centinaia di artisti hanno eletto le strade e i muri delle metropoli a spazi espositivi di un’immensa e affascinante galleria a cielo aperto, scatenando le ire di chi la considera un obbrobrio illegale, o l’entusiasmo di chi la definisce vera e propria arte da preservare. Gli artisti intanto, attraverso le proprie opere, lanciano i loro messaggi, chi politici, chi sociali, ma c’è anche chi dipinge per il solo piacere estetico e per ridare colore a periferie alienate e sempre più grigie.

La street art, dal 2000 a oggi, ha avuto un’evoluzione felicissima, tanto che i nomi di alcuni artisti della scena urban ormai sono conosciuti anche da chi non si è mai interessato a questa forma d’arte. A questo proposito ecco cinque nomi fondamentali della street art.

 

Shepard Fairey

Da André the Giant a Obama

Shepard Fairey, americano, attivo sin dagli anni ’90, è un vero pioniere della street art. Raggiunse velocemente il successo quando, quasi per gioco, cominciò ad attaccare ovunque stickers con impressa l’immagine di André the Giant, il celebre lottatore di wrestling. La campagna fu poi denominata Obey the Giant e, con l’aiuto di persone sparse per l’intero pianeta, l’adesivo di Obey raggiunse i 5 continenti. Fu in quel momento che Shepard capì il potenziale artistico e sociologico che poteva arrivare dall’utilizzo di un’immagine accattivante, spesso anche ambigua e poco chiara, inserita nel contesto urbano.


Da talentuoso illustratore perfezionò la sua attività di street artist incollando i suoi poster sui muri delle città più importanti. Nel 2004, con altri artisti, diede il via a una campagna contro la guerra e Bush denominata Be the Revolution ma è nel 2008, con l’ideazione del tutto indipendente dei poster pro Obama Hope e Change, che Shepard Fairey fu conosciuto a livello mondiale. Nel 2011 il Times gli commissionò la copertina in onore del “contestatore” per celebrare tutti i movimenti di protesta nel mondo.


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Shepard Fairey, nonostante il suo grande successo con opere esposte nei più noti musei del globo, continua a postare “illegalmente” in nome della street art.

 

C215

Il maestro dello stencil

Christian Guémy, in arte C215, è uno street artist francese dal talento sopraffino, il numero uno nella tecnica dello stencil. Le sue opere sono visibili sui muri di tutto il mondo e i suoi soggetti preferiti sono gli umili, i poveri, i bambini. Col suo tratto magico è riuscito a trasformare la semplicità della tecnica dello stencil in una vera opera d’arte. La scelta meticolosa dei suoi soggetti va di pari passo con il luogo che C215 seleziona per dipingere il disegno. Se, svoltando l’angolo più obsoleto della città, dovesse improvvisamente capitare d’imbattersi in uno stencil di C215, non si potrebbe restare indifferenti tant’è la bellezza e la forza che sprigionano i suoi dipinti.

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La sua formazione culturale (tre lauree e un dottorato in storia dell’arte) si riflette anche nella sua attività artistica. Una fondamentale fonte d’ispirazione della sua opera è Caravaggio, colui che «riusciva a rendere profani i santi», un rivoluzionario che aveva a cuore la parte più umile della società. I classici e Caravaggio in particolare quindi diventano per C215 una scelta non solo stilistica ma un motivo in più per dar voce e autorevolezza a chi, nella società, voce e autorevolezza, a causa della propria condizione, non ha.

Le opere di C215 sono ovunque, ma tantissime in particolare in Marocco dove da anni insegna ai bambini la tecnica dello stencil nei villaggi rurali. Uno dei suoi soggetti preferiti è Nina, la sua bambina.

 

Swoon

L’arte che rivaluta gli spazi abbandonati

Caledonia Dancey Currey, in arte Swoon, è una ragazza americana che vive a Brooklyn, NYC. Attiva sin dal 1999 è considerata una delle più importanti street artist della scena mondiale. Dopo gli studi artistici nella Grande Mela sentì l’immediato impulso di dover condividere la propria arte in un contesto diverso da quello di una semplice galleria. Ed è proprio partendo dal “contesto” che cominciò l’attività da street artist. La sua tecnica preferita prevede l’utilizzo della carta.

Prima su linoleum

I suoi poster sono prima incisi a mano sul linoleum e poi stampati sulla carta, spesso riciclata. Queste figure, a grandezza naturale, sono poi incollate sui muri delle città principalmente in luoghi abbandonati come le zone industriali dismesse. I soggetti di Swoon sono le persone comuni: i suoi amici, la sua famiglia ma anche i venditori ambulanti e le donne intente nelle faccende quotidiane. Il suo obiettivo è di catturare l’essenziale affinché questo ritratto, una volta incollato su un muro per strada, possa scatenare nell’osservatore empatia e condivisione.

L’arte per Swoon è un’esperienza coinvolgente che migliora le persone rivoluzionando la società in maniera positiva. Swoon negli anni ha partecipato a innumerevoli iniziative a sfondo sociale volte a favorire e a migliorare l’unione delle persone rivalutando spazi abbandonati nelle città.

 

JR

La fotografia che unisce

In questo momento JR, l’artista francese che indossa sempre i Ray Ban neri e che ama definirsi “attivista urbano” o “photograffeur”, ha finalmente raggiunto il riconoscimento che merita. È famoso per i suoi enormi ritratti fotografici di persone comuni che ha incollato ovunque nel mondo. Sui tetti delle favelas, in Medioriente, sui ponti, sui treni, sulle scale, sui grattacieli. Si narra che un giorno trovò una macchina fotografica nella metro di Parigi. Con quella macchina, a soli 15 anni, cominciò a fotografare le gesta dei suoi amici writers e a stampare le foto incollandole sui muri per strada in quella che chiamò Expo 2 Rue.

Nel 2005 andò con grande coraggio a fotografare le sommosse nelle banlieue parigine. Da quelle foto nacquero dei mega poster che JR collocò sui muri dei quartieri bene di Parigi. Il progetto Portrait of a Generation da illegale divenne legale quando il Comune di Parigi chiese di avvolgere le sue mura con quegli enormi ritratti. L’opera di JR parla d’impegno e libertà. Con le sue incursioni ha umanizzato i posti più difficili e disparati nel mondo come quando, nel 2008, con Face 2 Face ha fotografato palestinesi e israeliani affiancando i loro grandi ritratti sul muro che li divideva. JR ha anche dato grande risalto al ruolo della donna nei Paesi depressi dai conflitti col progetto Womans are Heroes.

Nel 2011 ha vinto il Ted Prize che gli ha permesso di finanziare Inside Out, un progetto di arte partecipativa che permette a chiunque nel mondo di avere la stampa della propria foto da incollare per sostenere un’idea o un’azione particolare. Queste sono solo alcune delle attività di JR che, grazie al suo talento, alla sua idea e al suo entusiasmo, continua a dare visibilità e dignità a migliaia di persone nel mondo.

 

Banksy

Lo street artist più famoso

Banksy è sicuramente lo street artist più famoso al mondo, ma nonostante questo nessuno conosce il suo volto perché l’artista di Bristol ha protetto in tutti i modi la sua privacy, cosa che ha contribuito ancora di più ad alimentare il suo mito (leggende metropolitane comprese). Amato e odiato (spesso anche dai colleghi), Banksy comincia la sua attività artistica con i graffitti ma è con lo stencil che riesce a catturare l’attenzione mondiale. I suoi messaggi sono, fin dagli esordi, ironici e spietati. Le sue opere sono dichiaratamente anti capitalistiche e a favore della pace, contro l’avidità, il consumismo e il potere.


Tra i suoi lavori più famosi ci sono i provocatori stencil sui poliziotti londinesi, la serie sui Rats – dove i topi sono l’emblema della piaga sociale spesso perseguitata, capace però di mettere in ginocchio tutto il sistema – e i famosissimi trompe-l’œil che Banksy dipinse nel 2005 in Cisgiordania sul muro che separa Israele dai territori occupati. Fantastiche anche le incursioni nei musei per mettere accanto a opere della storia dell’arte le sue rivisitazioni dissacranti e anacronistiche (donne con maschere antigas e nobiluomini con le bombolette spray) o l’operazione a Disneyland, quando collocò nel parco una bambola gonfiabile vestita come un prigioniero di Guantanamo.

A Ottobre del 2013 Banksy si è trasferito a NYC per realizzare a Better Out Than It, una mostra open air in cui l’artista di Bristol ha realizzato per ogni giorno del mese un’opera in uno dei 5 borough della città, creando un entusiasmo mai visto ma anche le feroci critiche dell’ex sindaco Bloomberg, che l’ha definito «un vandalo bello e buono». Le opere di Banksy hanno raggiunto cifre da capogiro in un mercato fatto da avidi privilegiati che lui stesso continua a deridere e condannare.

 

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