Cinque numeri sfortunati in Italia e nel mondo (e la loro storia)

I numeri e le superstizioni che ci girano attorno

Alcuni numeri sono sfortunati, stando alle diverse tradizioni storico-culturali. Di per sé i numeri sono neutri e non hanno valore fortunato o sfortunato (a meno che nell’estratto conto non sia preceduti da un segno meno, ma questo è un altro discorso) eppure ci sono dei numeri che vengono associati a eventi infausti o sono caricati di una simbologia che va molto al di là di quello che il numero stesso rappresenta. Così troviamo numeri fortunati e sfortunati tanto a livello di credenze popolari quanto a livello di situazioni personali: quanti di noi, per esempio, hanno dei rituali numerici da compiere perché la giornata vada per il verso giusto? Assicurarsi un certo numero di volte che la porta sia chiusa è uno di questi casi.

Proviamo a scoprire cinque numeri sfortunati in Italia e nel mondo e a indagare la loro storia per capire come mai siano ritenuti portatori di cattiva sorte.

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Il numero 4

In diverse lingue orientali “4” e “morte” hanno lo stesso suono

Il 4, numero che per certe culture significa morteIn Asia orientale il numero 4 è da considerarsi sfortunato e si tratta di una credenza talmente radicata che è stata coniata anche la parola tetrafobia per indicare l’avversione – o la paura – verso questo numero. Con buona pace di Pittacus Lore che ha scritto un romanzo di fantascienza per ragazzi dal titolo Sono il Numero Quattro, che poi è diventato anche un film con Alex Pettyfer nel ruolo del Numero Quattro!

Cosa ha fatto di male il numero 4 per meritarsi questa triste fama? Una spiegazione ci viene dalla lingua: in cinese la parola che indica il 4 ha suono simile a quello della parola “morte”. Lo stesso succede con il giapponese e il coreano: chi dice quattro in queste lingue dice morte, perché i suoni sono identici o molto simili.


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Si fa di tutto, quindi, per evitare allusioni al numero 4 e anche ad altri numeri che lo contengono, come il 14, il 24 e via dicendo. Spesso in queste zone i numeri civici 4, 14, 24 sono sostituiti da 3A, 13A e via dicendo. Non solo: non si piantano quattro alberi in un giardino, non c’è il numero 4 nella pulsantiera degli ascensori ma al suo posto possiamo trovare la lettera F (che indica “four”) o, meglio ancora, dal terzo piano si passa al quinto e passa la paura.

Anche in alcune zone d’Italia il numero 4 non è ben visto in quanto la sua forma ricorderebbe una bara, per lo più vuota, e nessuno ha voglia di andare a occupare un tale posto.

 

Il numero 7

Il settimo mese dell’anno del calendario cinese è il “mese dei fantasmi”

7, il numero dei fantasmiSe per molte culture il numero 7 è fortunato (le sette meraviglie del mondo, per esempio) e anche un numero perfetto, per molte altre è invece un numero sfortunato. In Cina, per esempio, il numero 7 richiama la morte, come il numero 4; è anche sinonimo di abbandono e rabbia. Il settimo mese del calendario cinese, infatti, è chiamato il “mese dei fantasmi”. Narra la leggenda che in questo mese si aprono le porte dell’aldilà e i fantasmi sono liberi di muoversi sulla Terra e in mezzo agli esseri viventi.

Questa credenza del numero 7 sfortunato porta a vedere in alcuni incidenti aerei una triste conferma. Si pensi al volo Malaysia Airlines 17 che il 17 luglio 2014 venne abbattuto mentre sorvolava la zona orientale dell’Ucraina. Secondo i sostenitori della sfortuna del numero 7, questo volo era un concentrato di numeri 7: a precipitare il 17/7 è stato un Boeing 777 la cui tratta era indicata dal numero 17; inoltre l’aeromobile era stato consegnato alla compagnia aerea nel 1997 ed era in servizio da 17 anni.

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Il numero 13

12 è il numero perfetto e il 13 che lo segue scompagina tutto

Il gatto di legno dell'Hotel SavoyIl numero 13 porta sfortuna in buona parte del mondo e anche per questo numero è stato creato un termine per indicarne l’avversione e la paura: si parla di triscaidecafobia per indicare l’irragionevole paura verso il numero 13. A coniare il termine è stato Isador Coriat nel testo Abnormal Psychology. Il numero 13 porta sfortuna soprattutto nelle culture anglosassoni, mentre da noi in Italia può portare fortuna o sfortuna a seconda del contesto.

L’associazione tra il numero 13 e la sfortuna ha radici molto lontane: stando a quanto racconta lo storico greco Diodoro Siculo – siamo nel I secolo a.C. –, Filippo II (IV secolo a.C., re di Macedonia e padre di Alessandro Magno) venne ammazzato da una sua guardia del corpo dopo che aveva fatto collocare una propria statua accanto alle dodici divinità dell’Olimpo: gli dei si sarebbero sentiti offesi e per questo il re sarebbe stato ucciso. Possiamo ritrovare tracce della sfortuna del numero 13 anche nelle antiche concezioni astrologiche assiro-babilonesi: il 13 viene dopo il 12, numero che è considerato sacro perché facilmente divisibile (in matematica si parla di numeri altamente composti per indicare un numero intero positivo che ha più divisori di un qualunque intero positivo minore: sono numeri altamente composti 1, 2, 4, 6, 12, 24…), e quindi disturba un certo ordine predefinito.


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Ci sono altre spiegazioni per il numero 13 come portasfortuna: nella mitologia scandinava Loki è il tredicesimo dio e quando arriva lui c’è l’ambiguità e la sfortuna. Erano in 13 anche a tavola durante l’ultima cena: Gesù e i dodici apostoli; e sappiamo bene che uno dei dodici, Giuda Iscariota, tradì Gesù. È per questo motivo che essere in 13 a tavola porta sfortuna, anche in Italia. Geniale, a tal proposito l’usanza dell’hotel Savoy di Londra che si è dotato di un gatto di legno da mettere a tavola, come commensale, nel caso in cui si sia in 13: con il gatto si diventa 14 e il problema non sussiste più.

A dire il vero, anche le coincidenze ci si mettono per confermare la sfortuna del numero 13. La missione lunare Apollo 13 – siamo nel 1970 – ha avuto una serie di problemi che ne hanno compromesso l’esito. Il 13 era già nel nome della missione e il lancio avvenne dal complesso 39 (tre volte 13) alle ore 14:13. Il controllo della missione avveniva in Texas e al momento della partenza le lancette in quello stato segnavano le 13:13!

 

Il numero 17

Indovinate un po’ in quale giorno dell’anno sarebbe iniziato il diluvio universale?

Il 17, tipico numero sfortunato per noi italianiL’eptacaidecafobia è la paura del numero 17 che da noi, in Italia, diventa particolarmente funesto se cade di venerdì, giorno in cui si ricorda la morte di Gesù.

Le origini della sfortuna associata al numero 17 sono molto antiche e provengono da varie tradizioni. Per Pitagora e i suoi seguaci il numero 17 era da aborrire perché si trova in mezzo ai numeri 16 e 18 che sono numeri perfetti nella rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6.

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La Bibbia poi ci dice che il diluvio universale, giorno non certo lieto, ebbe inizio il giorno 17 del secondo mese. Leggiamo nel libro della Genesi: «Nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono».

Altre due spiegazioni della sfortuna legata al numero 17 vengono dall’antica Roma. Sulle tombe dei romani era comune la scritta “Vixi”, passato remoto del verbo vivere e quindi “vissi”, “sono vissuto”. “Vixi” è anche l’anagramma del numero 17 scritto in cifre romane, cioè XVII: quindi XVII diventa VIXI che vuol dire “Sono morto”. Inoltre nella battaglia di Teutoburgo, avvenuta nel 9 d.C., vennero distrutte le legioni romane 17, 18 e 19, e da allora nessuna legione di Roma venne così numerata.

 

Il numero 26

Una tradizione recente in India, ma ha le sue buone motivazioni

La sfortuna del 26 è piuttosto recenteIn India si ritiene che il numero 26 porti sfortuna. Si tratta di una tradizione recente, ma ha i suoi perché, come spiega anche la stampa locale.

Il 26 gennaio 2001 ci fu il violento terremoto del Gujarat di magnitudo 7,9 sulla Scala Richter che rase al suolo più di 450 villaggi e città. Il 26 dicembre 2004 ci fu il tragico tsunami nell’Oceano Indiano che ha ucciso oltre duecentomila persone. Il 26 maggio 2007 c’è stato lo scoppio di bombe a Guwahati con molti morti e infine il 26 novembre 2008 ci sono stati gli attentati terroristici di matrice islamica a Mumbai, cuore finanziario dell’India, con 195 morti e oltre 300 feriti.

 

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