Giorgio Faletti: una carriera in cinque opere e personaggi

Giorgio Faletti

È venuto a mancare, poco tempo fa, a causa di un male incurabile Giorgio Faletti, una delle figure più poliedriche del nostro mondo dello spettacolo. Nato ad Asti nel 1950, ha iniziato con la TV e il cabaret, per poi passare alla musica e infine alla letteratura, condendo queste sue attività principali anche con comparsate al cinema, corse automobilistiche, articoli ed altro ancora.

Proprio per ricordarlo e fare il punto sulla sua carriera vi abbiamo chiesto – tramite uno dei nostri sondaggi – di scegliere tra le sue opere e i suoi personaggi più memorabili. Ecco come avete risposto, partendo dalla quinta posizione e risalendo fino alla prima.

 

5. Notte prima degli esami

Come detto, oltre a tutte le attività che l’hanno visto come protagonista assoluto, Faletti è stato anche un attore di buon livello. Era specializzato in ruoli da caratterista in cui sapeva imprimere una certa dose di durezza mitigata, a seconda delle necessità, da importanti dosi di autoironia.

L’esordio al cinema era avvenuto addirittura nel 1978, ben prima che arrivasse la TV, quando aveva avuto una particina in Geppo il folle di Adriano Celentano. Lì interpretava uno degli studenti che seguivano le lezioni di inglese di Claudia Mori.

Fu però nel 1982, dopo qualche anno di esperienza al Derby di Milano, che ebbe l’occasione non solo di comparire in un film (con un’altra parte minore), ma soprattutto di scriverne la sceneggiatura.

Si trattava di Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi, una commedia (in cui si faceva addirittura la parodia di un giovane Silvio Berlusconi) interpretata da Giorgio Porcaro e Massimo Boldi1.

Fino a interpretare il professor Antonio Martinelli, detto “la carogna”

Sempre nello stesso anno uscì poi Grunt!, di nuovo co-sceneggiato da Faletti che adesso aveva anche un ruolo importante come attore. Il film fu giudicato dalla critica «il punto più basso mai raggiunto dal cinema italiano» e portò il comico piemontese ad allontanarsi per vari anni dal grande schermo.

Provò a ritornarci un altro paio di volte negli anni ’90, sempre senza successo, e fu perciò solo con Notte prima degli esami, datato 2006, che Faletti riuscì finalmente ad imporsi.

Giorgio Faletti e Nicolas Vaporidis in Notte prima degli esami
Nel film di Fausto Brizzi, che ebbe un notevole impatto e lanciò una serie di nostalgiche rivisitazioni degli anni ’80, l’astigiano interpretava il severo professore di lettere Antonio Martinelli. Questi sviluppava un rapporto molto personale col protagonista Luca Molinari ma alla fine, da commissario interno agli esami di maturità, non rinunciava alla sua proverbiale cattiveria.

Il film fruttò a Faletti una nomination ai David di Donatello ed un’altra al Globo d’Oro e rilanciò la sua carriera cinematografica. Nel giro di poco più di un paio d’anni comparve infatti anche in Cemento armato, Baarìa e Il segreto di Rahil.

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4. Carlino

Se il cinema aveva segnato l’esordio di Faletti davanti al grande pubblico, fu però la TV a dargli la prima importante notorietà. Dopo la laurea in giurisprudenza, infatti, l’aspirante comico iniziò a spostarsi frequentemente a Milano, dove il Derby era un locale che permetteva a molti giovani talenti di esprimersi e mettersi alla prova.

Carlino, un personaggio creato da Faletti per il Drive In

Su quel palco avevano mosso i primi passi Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Cochi & Renato, i Gatti di Vicolo Miracoli e poi, più avanti, Claudio Bisio, Paolo Rossi, Enzo Iacchetti, Teo Teocoli. Lì Faletti poté affinare i propri tempi comici ed elaborare qualche personaggio, ma soprattutto farsi notare nell’ambiente.

 
Dopo qualche lavoretto ad Antenna 3 e apparizioni a Pronto, Raffaella? sulla Rai, nel 1985 entrò nel cast di Drive In. Il programma di Antonio Ricci, in mezzo a tante vallette scollacciate, tentava per la prima volta di portare il cabaret in televisione con un programma dedicato completamente all’umorismo.

Qui Faletti presentò i suoi primi personaggi, il più celebre dei quali fu probabilmente Vito Catozzo, di cui avremo modo di riparlare più avanti nella nostra cinquina.

Il ragazzino da Passerano Marmorito

Tra tutti gli altri – Suor Daliso, il testimone di Bagnacavallo, il Cabarettista Mascherato e così via – voi avete scelto in particolare Carlino, un bambino non certo intelligentissimo di Passerano Marmorito, che Faletti metteva in scena col cappellino con la visiera in parte e con una parlata piena di storpiature.

Il problema più evidente di Carlino era l’arrivo della pubertà, che in ogni sketch gli faceva subito chiedere dov’erano le donne nude (cioè le ragazze, effettivamente ben poco vestite, del Drive In).

Subito dopo raccontava della propria cognata, dotata di «due roberti…!» e forse anche per questo non particolarmente devota al marito. La donna doveva infatti continuamente cercare di corrompere Carlino, con la promessa di «un bel giumbotto», affinché non riferisse dei suoi comportamenti al fratello.

 

3. Signor tenente

Il primo colpo di scena nella carriera di Faletti non fu però il successo di Drive In – era in fondo uno dei tanti comici che stavano cominciando ad emergere in quegli anni – ma quello che mise in atto nel 1994. In quell’anno portò infatti al Festival di Sanremo la canzone Signor tenente, poi inclusa nel suo album Come un cartone animato.

Non si trattava, in realtà, dell’esordio musicale di Faletti né della sua prima partecipazione al Festival. Nel 1988 aveva pubblicato il minialbum Colletti bianchi, che fungeva da colonna sonora di un telefilm da lui interpretato assieme a Franco Oppini. In quel disco però aveva scritto solo il testo di una canzone, affidando il resto del lavoro a Carlo Siliotto e Gianfranco Manfredi.

Giorgo Faletti ai tempi di Signor tenente
Nel 1990 aveva quindi pubblicato Disperato ma non serio, il primo scritto completamente da lui. Da lì era stato estratto il singolo Ulula, mentre Faletti aveva iniziato nel contempo anche a comporre brani per altri interpreti, tra cui Mina.

Nel 1992 era infine andato a Sanremo per la prima volta, in coppia con Orietta Berti e portando la canzone Rumba di tango.

Da comico a cantante impegnato sui temi della legalità

Nel 1994, quindi, non era certo un novellino, eppure la sua performance stupì tutti. La canzone che aveva scritto non era scherzosa né comica, ma affrontava il tema, drammatico, degli eccidi delle forze dell’ordine, ed in particolare dei carabinieri, nella lotta contro la criminalità organizzata.

Cantata con accento siciliano a pochi anni di distanza dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, il brano ottenne il premio della critica e si classificò secondo tra i big, dietro a Passerà di Aleandro Baldi. In quello stesso anno tra le Nuove Proposte si imponeva, tra l’altro, Andrea Bocelli con Il mare calmo della sera.

Infine, in quell’edizione si piazzarono anche Laura Pausini con Strani amori (terza tra i big), Michele Zarrillo con Cinque giorni (quinto), Irene Grandi con Fuori (quarta tra i giovani) e Giorgia con E poi (settima).

 

2. Io uccido

Arriviamo dunque alle prime due posizioni della nostra cinquina, dove si son dati battaglia fino all’ultimo i due lati principali di quella medaglia che è stata la carriera di Giorgio Faletti.

Giorgio Faletti con Io uccido

Da una parte infatti troviamo Io uccido, libro che ha segnato un’ulteriore svolta e che ha aperto la strada ad una proficua carriera come romanziere. Dall’altra Vito Catozzo, il suo personaggio comico più celebre, tra l’altro pure lui raccontato in un libro.

 
Ma parliamo ora dei thriller. Nel 2002, quando sia la carriera televisiva che quella discografica sembravano essere giunte ad un’impasse, Faletti seppe tirare fuori dal cilindro non il solito romanzetto scritto da una star televisiva, ma un thriller che, per temi e ritmo, si riallacciava alla migliore scuola americana.

Io uccido fu accolto molto bene dalla critica e soprattutto dal pubblico, che, con quattro milioni di copie vendute, ne decretò la sua inclusione nella lista dei bestseller.

Quando Giorgio Faletti si dede ai thriller e ai bestseller

A quella storia poi ne seguirono altre, sempre baciate dal successo: Niente di vero tranne gli occhi nel 2004, Fuori da un evidente destino nel 2006, Io sono Dio nel 2009, Appunti di un venditore di donne del 2010 e Tre atti e due tempi del 2011. Inoltre bisogna ricordare la raccolta di racconti Pochi inutili nascondigli del 2008.

Il primo di questi volumi è però quello che più di tutti è rimasto nel cuore dei lettori. Ambientato nella Montecarlo del Gran Premio di Formula 1 – evidente omaggio alla passione di Faletti per l’automobilismo –, il romanzo prende avvio da una telefonata a Radio Monte Carlo in cui un uomo annuncia l’intenzione di uccidere, lanciando poi una canzone.

Tra false piste, omicidi seriali e personaggi in cerca di vendetta, il romanzo si dipana per più di seicento pagine senza però mai far calare la tensione. I critici, non a caso, scomodarono paragoni importanti.

Tuttolibri lo definì «la risposta italiana a Thomas Harris e Michael Connelly». Antonio d’Orrico, il critico letterario del Corriere della Sera, da parte sua proclamò Faletti addirittura «il più grande scrittore italiano vivente».

 

1. Vito Catozzo

Concludiamo, infine, col già annunciato Vito Catozzo, il personaggio che – a vedere i risultati del nostro sondaggio e soprattutto a leggere le spiegazioni che ci avete inviato col form apposito – è quello a cui siete ancora oggi più affezionati, nonostante manchi dagli schermi televisivi da quasi trent’anni.

Vito Catozzo, uno dei personaggi più celebri di Giorgio Faletti
Catozzo fu creato, come il già citato Carlino, per Drive In, la trasmissione di Antonio Ricci che andò in onda la domenica sera su Italia 1 dal 1983 al 1988. Lo show si avvaleva anche della collaborazione, come autori, di Gino & Michele, Max Greggio, Lorenzo Beccati ed altri.

Nonostante i comici preminenti fossero Gianfranco D’Angelo, Ezio Greggio e, almeno inizialmente, Enrico Beruschi, Faletti riuscì a guadagnarsi sempre più spazio grazie al successo dei suoi personaggi ed in particolare proprio di Vito Catozzo.

 
Quest’ultimo era una guardia giurata pugliese e sgrammaticata che, nonostante gli atteggiamenti alla Rambo, manifestava un retroterra culturale e familiare che non deponevano certo a favore del suo essere “tutto d’un pezzo”.

Memorabili in questo senso erano la moglie Derelitta («un metro e quaranta d’altezza per 140 chili») e le figlie Crocefissa, Derelitta jr., Addolorata, Immacolata, Selvaggia e Deborah. A queste si doveva aggiungere l’unico maschio – apparentemente omosessuale, nonostante Catozzo non volesse ammetterlo – chiamato Oronzo Adriano Celentano Catozzo.

«Porco il mondo che ciò sotto i piedi!»

Anche in questo caso la comicità era data dal calcare grottescamente la mano sulle contraddizioni del personaggio, ma anche dalla presenza di riusciti tormentoni che sottolineavano le difficoltà linguistiche di Catozzo, in particolare con l’uso dei congiuntivi.

Proprio uno di questi tormentoni – Porco il mondo che ciò sotto i piedi – sarebbe diventato poi il titolo del suo primo libro, edito da Baldini & Castoldi otto anni prima di Io uccido.

D’altro canto, anche nei vostri commenti avete sottolineato a più riprese come quei tormentoni siano ancora ben noti e, a volte, legati a ricordi dell’infanzia o della gioventù di ciascuno di noi.

 

Altre 9 opere e personaggi di Giorgio Faletti, oltre alle 5 già segnalate

Nel sondaggio con cui vi abbiamo coinvolti non avete però votato solo per le 5 opere o personaggi che vi abbiamo presentato finora. Ce ne avete segnalati anche altri, dei quali ci pare giusto rendere conto, almeno velocemente.

 

Porco il mondo che ciò sotto i piedi

L’abbiamo già citato parlando di Vito Catozzo, il personaggio forse più celebre della prima fase della carriera di Giorgio Faletti. Ma Porco il mondo che ciò sotto i piedi, libro che raccoglieva molti dei deliri dell’alter-ego di Faletti, è stato anche un libro che, ai suoi tempi, ha venduto benissimo in libreria.

Pubblicato sotto l’etichetta Zelig, che faceva capo sempre all’omonimo cabaret milanese, il volumetto riprendeva molte delle gag di Drive In, concentrandosi in particolare sulla vita familiare della guardia giurata. Non mancavano, ovviamente, i classici tormentoni, da quello che dava il titolo all’opera fino a quelli dedicati ad Adriano Celentano.

Io sono Dio

Tra i thriller che Faletti ha scritto negli ultimi anni della sua vita, i nostri lettori hanno apprezzato anche Io sono Dio, uscito per Baldini Castoldi Dalai nel 2009. Anche in questo caso si tratta di un giallo all’americana, in cui però si inseriscono, sullo sfondo, scenari di guerra.

Il protagonista è infatti un reduce del Vietnam, che ritorna a casa col viso completamente carbonizzato a seguito di una disastrosa azione con il napalm. A renderlo però ulteriormente irriconoscibile è il fatto che l’esercito l’abbia scambiato per il suo commilitone morto sul campo. E così, sotto un’altra identità, può compiere la sua vendetta.

 

Pochi inutili nascondigli

È un’opera di narrativa anche Pochi inutili nascondigli, libro uscito sempre per Baldini Castoldi Dalai ma nel 2008. A differenza degli altri che abbiamo presentato finora, però, all’interno del volume non c’è un romanzo, quanto una serie di racconti.

Il libro infatti raccoglie sette diverse storie, sempre appartenenti al genere del thriller. Si va da Una gomma e una matita, che apre la raccolta, fino a Physique du role, che la chiude, per un totale di quasi 400 intense pagine.

Niente di vero tranne gli occhi

Oltre a Io uccido, però, il romanzo più famoso di Giorgio Faletti è probabilmente Niente di vero tranne gli occhi, uscito nel 2004. Questa fu la sua seconda opera di narrativa, quella che – dopo l’exploit iniziale – ne confermò il talento.

La storia, ambientata tra New York e Roma, tra l’altro si arricchisce di precisi richiami cinematografici ma anche di una serie di riferimenti al mondo del fumetto, sia quello d’autore che quello popolare. Il serial killer che miete le sue vittime, infatti, poi finisce sempre per mascherarle da personaggi dei Peanuts.

 

Suor Daliso

Tra i personaggi che Faletti presentò a lungo al Drive In c’era anche una suora. E una suora decisamente fuori dal comune. Si chiamava Suor Daliso, che, nel nome, faceva il verso alla celebre Fiordaliso, allora cantante molto in voga (nel 1984 portò a Sanremo il brano Non voglio mica la luna, che ottenne un buon successo).

La suora in questione, però, aveva poco di melodico. Era anzi trascinante, sia perché entrava in scena spesso ballando (sulle note della musica di una radio), sia perché non le mandava certo a dire a nessuno. La sua irriverenza, d’altra parte, ben si sposava col tono giovanilistico del programma.

Franco Tamburino

Come abbiamo visto, Faletti collaborò a lungo a Drive In, la prima trasmissione capace di dargli una notorietà a livello nazionale. Quando però questo show chiuse, alcuni dei comici che facevano parte del cast passarono a Emilio, un programma che spingeva l’acceleratore sul non-sense.

Lì Faletti riproponeva vecchi e nuovi personaggi. Quello che più si fece notare fu Franco Tamburino, uno stilista fortemente effeminato, acido nei confronti dei colleghi e soprattutto delle donne. In un’epoca di trionfo della moda italiana, ebbe un discreto successo.

 

Cemento armato

Come dicevamo, Faletti non è stato solo un comico e uno scrittore. Lungo tutta la sua carriera ci sono stati infatti frequenti salti nel mondo del cinema e del teatro. Uno dei film più riusciti, da questo punto di vista, è stato Cemento armato, un thriller del 2007 diretto da Marco Martani.

Nella pellicola l’attore interpretava Franco Zorzi, il primario, duettando con il giovane Nicolas Vaporidis, con cui aveva già lavorato nel fortunato Notte prima degli esami. Nel cast poi c’erano anche Carolina Crescentini, Dario Cassini e Ninetto Davoli.

The Show Must Go On

Di solito di Faletti si ricorda, a livello musicale, solo Signor tenente. L’astigiano però ha composto come dicevamo molte altre canzoni, a volte anche abbastanza famose. Una di queste è The Show Must Go On, che condivide il titolo con un celebre brano dei Queen.

Il pezzo venne scritto nel 2007 e però non venne cantato da Faletti (se non in qualche sporadica occasione). Lo scrittore lo affidò infatti a Milva, che con esso decise di partecipare al Festival di Sanremo di quell’anno. Alla fine la canzone si piazzò solo diciannovesima, cioè penultima, ma rimase comunque nel cuore di molti.

 

Il giocatore di biliardo

Un’altra interessante collaborazione del Faletti “musicista” fu quella con Angelo Branduardi. Nel 1998 quest’ultimo infatti realizzò un intero album su musiche proprie e testi però scritti da Faletti. Il disco si intitolava Il dito e la luna.

Tra tutti i brani scritti dal duo, merita di essere ricordato Il giocatore di biliardo, che costituiva anche la traccia di apertura di tutto l’album. Un brano che all’epoca raggiunse anche una certa popolarità.

Note e approfondimenti

  • 1 Qui potete vedere Faletti all’opera in una scena.

 

Segnala altre opere e personaggi memorabili di Giorgio Faletti nei commenti.