Cinque ottime alternative a Microsoft Word

Se scrivete molto al computer, dovete valutare queste alternative a Microsoft Word

Negli ultimi trent’anni, Microsoft ha costruito il suo impero su due capisaldi. L’estrema diffusione di Windows – diffusione che ha subìto però duri colpi ultimamente sia per il flop di alcune versioni del sistema operativo, sia per la sempre più agguerrita concorrenza sul versante desktop e soprattutto su quello mobile – e il predominio assoluto di Office nel campo dei software per la produttività.

Dopo un lungo periodo, negli anni ’80, in cui vari prodotti si sono dati battaglia per conquistare i favori dell’utenza domestica e professionale, a partire dalla fine del decennio infatti la piattaforma di Microsoft ha sbaragliato la concorrenza, imponendosi sia su Windows che su Macintosh.

Uno studio di un paio di anni fa, quando forse il monopolio si era in parte già allentato, stimava infatti che più di un miliardo di persone nel mondo usasse Office.

E se la suite offre svariate applicazioni a volte anche molto specifiche, sicuramente gli strumenti di produttività al suo interno più famosi sono Word ed Excel, rispettivamente il wordprocessor e il foglio di calcolo.

Ma se il secondo ha sempre dimostrato una buona stabilità e versatilità, il primo ha sicuramente fatto venire i nervi a fior di pelle a molti di noi, soprattutto quando ci siamo trovati a gestire grossi file pieni di tabelle, formattazioni varie e impaginazioni cangianti, cose che il pur valido prodotto di Microsoft sa gestire solo fino a un certo punto.

In cerca di alternative economiche o gratuite

Inoltre, anche il prezzo di certo non economico delle bundle di Office ha spinto più di qualcuno a guardarsi intorno, in cerca di altri prodotti simili ma più economici (se non addirittura gratuiti), più aperti alla filosofia open source, più affidabili o più duttili. E qualcosa di valido, a ben guardare, si trova.

Scopriamo quindi assieme cinque ottime alternative a Microsoft Word per i vari sistemi operativi.

 

1. Apache OpenOffice Writer

Cominciamo dal software che più di tutti ha portato, negli anni Duemila, un attacco frontale al dominio di Microsoft, intaccandone almeno in parte il mercato e soprattutto la filosofia.

Tutto prese avvio nel 1999, quando l’americana Sun Microsystem (già famosa per il linguaggio di programmazione Java e per il sistema operativo Solaris, ma soprattutto per una mentalità aperta all’open source e un occhio di riguardo a Linux) acquisì la software house tedesca StarDivision, responsabile della suite StarOffice, decidendo di sviluppare un proprio gruppo di programmi di produttività.

Apache OpenOffice Writer

Per accelerare i tempi e contenere i costi, Sun chiese quindi l’aiuto della comunità dei programmatori open source e in pratica diede vita a due progetti paralleli.

Da un lato c’era OpenOffice.org, un software aperto e gratuito sviluppato dalla comunità sulla base del vecchio StarOffice. Dall’altro il nuovo StarOffice, venduto da Sun e basato sullo stesso OpenOffice e sull’aggiunta di alcune componenti proprietarie.

La strategia di Sun non si rivelò vincente. Mentre OpenOffice guadagnava infatti quote di mercato, il suo StarOffice rimaneva un prodotto di scarso successo.

I passaggi di mano dell’open source

Nel 2010, poi, con l’acquisizione di Sun da parte di Oracle, il progetto subì una nuova battuta d’arresto, tanto è vero che solo un anno più tardi, nel 2011, Oracle decise di donare il marchio OpenOffice.org e tutto il codice prodotto fino ad allora alla Fondazione Apache, che da quel momento ne ha patrocinato lo sviluppo.

Oggi Apache OpenOffice1 è probabilmente la più completa suite alternativa a Office: il suo programma di videoscrittura Writer, ad esempio, gira su Windows, Linux, Mac Os X, chiavetta USB e altri sistemi, è molto duttile nella gestione dei file (anche di quelli nei formati proprietari di Microsoft) e presenta una buona stabilità su tutti i sistemi operativi.

Inoltre è dotata di tutte le più avanzate funzioni nel settore, non avendo nulla da invidiare a Word o altri programmi simili.

 

2. LibreOffice Writer

Abbiamo tentato, nel paragrafo precedente, di raccontarvi a grandi linee la storia di OpenOffice, passando attraverso StarOffice, Sun, Oracle e Apache, ma la storia non ve l’abbiamo raccontata per intero.

Nel gennaio del 2010, infatti, quando Sun è stata acquisita da Oracle (per la cifra non indifferente di 7,4 miliardi di dollari), la comunità di sviluppo di OpenOffice è entrata in subbuglio.

La scelta di Oracle

Se Sun, infatti, aveva una storia di attenzione e apertura nei confronti del software più o meno libero e aperto, Oracle non condivideva lo stesso indirizzo, come dimostrò subito la chiusura del progetto OpenSolaris attraverso cui Sun stava cercando di sviluppare assieme alla comunità una versione più evoluta del suo vecchio sistema operativo.

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Non avendo indicazioni chiare da parte dell’azienda su cosa stesse per avvenire, gli sviluppatori entrarono in fermento, spaccandosi sostanzialmente in due gruppi.

Da una parte c’erano quelli che volevano continuare a lavorare su OpenOffice.org, sicuri che la situazione sarebbe rimasta più o meno invariata e che il marchio – che ormai aveva guadagnato un certo prestigio – sarebbe sopravvissuto.

Gli altri invece volevano dare il via a un progetto tutto nuovo, che partisse dalle basi fino ad allora seminate ma che si sarebbe da quel momento in avanti sviluppato lontano dalla Sun e dalla Oracle.

Il cugino di primo grado di OpenOffice

Si arrivò alla frattura e il secondo gruppo fondò The Document Foundation, una fondazione che iniziò a distribuire una nuova suite, LibreOffice2.

Il wordprocessor di riferimento, Writer, si presenta piuttosto simile all’omonimo prodotto di OpenOffice.

LibreOffice

Basato anch’esso principalmente sul formato di file OpenDocument, permette comunque di aprire i testi realizzati con molti altri programmi e modificarli, con un occhio di riguardo a Word, del quale si propone di essere un’alternativa gratuita, aperta e libera.

Il software è disponibile per Windows, Linux e Mac Os X, ma anche in versione per chiavetta USB.

 

3. AbiWord

Chiudiamo la panoramica sulla famiglia dei software liberi con AbiWord3, wordprocessor sviluppato per Linux – dove è stato per molto tempo il programma di videoscrittura dominante – e Windows che si propone come un’alternativa più leggera, in termini di utilizzo della memoria e velocità di esecuzione, rispetto a molti altri concorrenti sia gratuiti che a pagamento.

Sviluppato da un gruppo di programmatori fedeli alla filosofia dell’open source a partire dal software omonimo creato da SourceGear e presto però abbandonato, offre, oltre alle principali caratteristiche di base degli altri prodotti che abbiamo visto finora, anche qualche elemento originale.

L’open source duttile

Questi elementi negli ultimi anni sono stati perfezionati per aprirgli settori diversi del mercato. Ad esempio, tramite pacchetti come il Debian noroot, può essere installato e fatto girare su terminali Android.

Oppure, offre una funzionalità – chiamata AbiCollab.net – che permette di modificare in contemporanea lo stesso file assieme ai propri collaboratori.

AbiWord
O ancora, i file vengono salvati in un formato (.abw) che altro non è che un file XML modificabile con qualsiasi editor di testo alternativo.

Infine esiste anche una versione per Mac, il cui sviluppo è fermo però da qualche anno, anche se è possibile far girare comunque il programma nelle sue versioni più recenti anche su Os X tramite l’app X11 che permette di eseguire appunto programmi sviluppati per ambiente Unix.

 

4. Zoho Writer

Se i software open source hanno rappresentato, nell’ambito della videoscrittura, la grande novità del primo decennio del XXI secolo, la nuova frontiera già da qualche tempo è però un’altra, quella cioè della scrittura direttamente su browser.

Due sono i fattori che, in questi ultimi anni, stanno infatti spingendo prepotentemente in questa nuova direzione.

Zoho su tablet

Da un lato, la sempre maggior necessità di un lavoro collaborativo, in cui un team possa scrivere in tempo reale uno stesso documento, commentandolo di volta in volta e apportando modifiche che istantaneamente finiscono sotto gli occhi di tutti i colleghi.

In questo modo si evitano quelle infinite e penose catene di e-mail dove le versioni dei file si moltiplicano esponenzialmente ed è difficilissimo, se non addirittura impossibile, fare chiarezza e ordine tra le varie modifiche.

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Dall’altro, la diffusione di smartphone e tablet ha fatto nascere in molti l’esigenza di leggere e modificare file direttamente dal proprio dispositivo mobile, che però non è in grado – per la ridotta RAM – di supportare applicazioni impegnative come Microsoft Word o i suoi concorrenti.

Quando Office si sposta sul web

Sono nate così negli ultimi anni diverse suite online più o meno affidabili e ricche, tra le quali una delle primissime e più complete è indubbiamente Zoho Office Suite (creata da un gruppo indiano con forti legami con la California), al cui interno si trova Zoho Writer4.

Il software permette la collaborazione istantanea tra più utenti (e integra anche al suo interno un sistema di chat), oltre a supportare numerosi formati di file e a permettere di inserire nel documento elementi multimediali da altri siti.

Inoltre ne esiste una versione sia per Android che per iOs che permette di modificare e creare nuovi documenti, mentre nella piattaforma sono disponibili – in gran parte gratuitamente, almeno per un uso domestico – più di venti altre app, dalla gestione di fogli di calcolo a quelle utili per la creazione di siti web.

 

5. Google Drive

Se Zoho è stato indubbiamente uno dei primi ad affacciarsi sul mercato della produttività via browser, il colosso che la fa da padrone in tutto il mondo ora come ora è probabilmente Google, che si è buttato su questo mercato nel 2006 tramite l’acquisizione di Writely, una startup lanciata più o meno in contemporanea proprio con Zoho nel 2005.

Integrata con il foglio di calcolo a cui Google stava già lavorando da tempo, Writely ha dato vita così a Google Docs, che ha poi ampliato la propria offerta nel corso del tempo fino a venire inglobata qualche anno fa in Google Drive5.

Quest’ultimo è un “disco rigido virtuale” che permette agli utenti di archiviare gratuitamente un certo numero di file, aprirli, modificarli e condividerli.

La videoscrittura secondo Google

Anche in questo caso è possibile creare file in collaborazione istantanea con altri utenti, file che possono poi essere esportati ed importati in una miriade di formati, ivi compresi quelli di Microsoft.

Inoltre anche qui l’offerta non si limita al solo programma di videoscrittura, visto che all’interno di Drive sono integrati anche un foglio di calcolo, un’app per le presentazioni e un’infinità di altri software.

Google Drive su ChromeOS

Tra questi ultimi ce ne sono anche di non direttamente sviluppati da Google ma che è possibile “connettere” al proprio drive, che finisce quindi per funzionare come uno spazio di archiviazione cloud via browser a tutti gli effetti. Inoltre sono ovviamente disponibili app per Android e iOs per poter lavorare in mobilità.

Note e approfondimenti

  • 1 Lo potete scaricare da qui.
  • 2 Il sito ufficiale del progetto è raggiungibile qui.
  • 3 Questo è l’indirizzo a cui trovarlo.
  • 4 Lo trovate qui.
  • 5 Si può accedere alla piattaforma cliccando qui.

 

Segnala altre ottime alternative a Microsoft Word nei commenti.

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