Le migliori riviste scientifiche italiane ed internazionali

Guida alle principali riviste scientifiche (foto di David Orban via Flickr)
Guida alle principali riviste scientifiche (foto di David Orban via Flickr)

Quando a scuola si studia la Rivoluzione scientifica, si sottolinea giustamente come essa sia strettamente connessa con la diffusione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Un’invenzione che permise non solo ai letterati di leggere le opere degli antichi o ai tedeschi di consultare le tesi di Lutero, ma anche agli scienziati di mezza Europa di conoscere il lavoro dei colleghi.

Da secoli, insomma, i trattati o ancora di più le riviste di carattere scientifico rappresentano un terreno fondamentale per l’evoluzione delle discipline. E questo grazie da un lato al ruolo di bollettino informativo che assumono, dall’altro alla capacità di suscitare interesse in nuovi campi di ricerca.

Soffermiamoci però in particolare sulla riviste. In questo campo ce ne sono di più tecniche – o sarebbe meglio dire, bisticciando un po’ con le parole, “scientifiche” – e di maggiormente divulgative.

Le prime sono in genere riservate ai professionisti del settore. Le seconde, invece, sono aperte anche al pubblico di quegli appassionati che magari non si occupano nello specifico di quel campo di ricerca ma vogliono comunque tenersi aggiornati sulle novità.

È di queste ultime che vogliamo parlarvi oggi, presentando una lista di cinque ottime riviste di divulgazione scientifica sia in italiano che in inglese.

 

1. Scientific American – Le Scienze

Partiamo dalla più longeva rivista della nostra cinquina, e addirittura la più longeva di tutta l’editoria statunitense. Si tratta di Scientific American, lanciata addirittura nel 1845 – prima di Darwin, di Einstein e di qualsiasi altra rivoluzione scientifica recente – da Rufus M. Porter [1].

Si trattava, in origine, di un settimanale di quattro pagine focalizzato sulle innovazioni tecnologiche. A dire il vero, all’inizio sembrava quasi un bollettino dell’ufficio brevetti.

Scientific American, introdotta in Italia col titolo de Le ScienzeÈ anche vero, però, che nel giro di pochi anni si entrò di petto nella Seconda rivoluzione industriale, dominata da tutte quelle innovazioni e invenzioni in cui gli americani (e gli immigrati negli Stati Uniti) ebbero un ruolo fondamentale.

Venduta dopo pochi mesi al gruppo editoriale Munn & Company, la rivista acquisì così una buona diffusione fino al termine della Seconda guerra mondiale, quando entrò in crisi. A quel punto il mensile venne venduto e rifondato su basi più moderne e rigorose, riguadagnando in breve tempo i lettori persi e acquisendone di nuovi.

Con anche la versione italiana

Dopo un primo breve esperimento in lingua spagnola a cavallo tra ‘800 e ‘900, a partire dagli anni ’60 sono poi nate numerose versioni locali della rivista. La prima fu proprio quella italiana, Le Scienze, lanciata nel 1968 grazie al lavoro di Felice Ippolito.

Quest’ultimo era un personaggio interessantissimo, sul quale bisognerà prima o poi tornare. Geologo napoletano e grande promotore del nucleare, fu figura di spicco dell’Enel a cavallo tra gli anni ’50 e ’60.

La sua vita non fu però segnalata solo dai successi. Ippolito venne infatti anche condannato [2] in un lungo processo per irregolarità amministrative che lui ritenne sempre una farsa organizzata da alcuni poteri forti. La versione italiana della rivista, comunque, fu un successo, poi imitato da quelle giapponese, spagnola, francese e tedesca.

Oggi la rivista americana ha una tiratura mensile di quasi mezzo milione di copie. Anche se i suoi articoli non sono revisionati da una giuria di esperti come avviene per le pubblicazioni scientifiche, i suoi testi sono molto stimati nell’ambiente e pensati per un pubblico non per forza di professionisti ma di sicuro di colti appassionati.

 

2. Nature

Molto meno diffusa (la tiratura è di circa 40mila copie) ma ugualmente celebre e soprattutto prestigiosa dal punto di vista scientifico è la britannica Nature. Fondata nel novembre 1869, è infatti oggi la più citata rivista in ambito scientifico.

Nature, forse la più celebre e importante tra le riviste scientificheIl giornale nacque per raccogliere l’eredità di diverse riviste a carattere scientifico sorte e presto però scomparse a metà dell’Ottocento. Quello fu infatti un periodo di grande e rinnovato interesse per le scienze, stimolato in Inghilterra soprattutto dalle indagini di Charles Darwin.

In principio Nature era però solo una sorta di gazzetta dal forte gusto polemico che ospitava le opinioni di scienziati liberali e moderni come Herbert Spencer [3] e Joseph Dalton Hooker.

A quel tempo l’editore era Alexander Macmillan, magnate scozzese – editore anche dei libri di Lewis Carroll, Alfred Tennyson, Thomas Hardy e Rudyard Kipling – che grazie ai propri capitali permise al giornale una certa indipendenza di vedute. Questo consentì la crescita sia dal punto di vista intellettuale che di lettori.

La più prestigiosa e citata

Il direttore più importante della testata fu però sir Richard Gregory, alla guida del giornale dal 1919 al 1939. Fu in quel periodo che Nature divenne un’autorità internazionale.

Sulle sue colonne trovarono da allora in poi spazio alcune delle più importanti scoperte del ‘900. Tra le tante, ricordiamo l’annuncio della scoperta dei raggi X, della natura ondulatoria delle particelle, della scoperta dei neutroni e della fissione nucleare.
 
Ma anche della doppia elica del DNA, della tettonica a zolle, del buco dell’ozono e della clonazione della pecora Dolly.

Insomma, su Nature hanno trovato spazio in anteprima quasi tutte le scoperte che hanno cambiato la scienza ed il mondo in questi ultimi due secoli.

Oggi la rivista è pubblicata dal Nature Publishing Group, gruppo inglese di proprietà sempre della Macmillan, a sua volta controllata dalla multinazionale tedesca Georg von Holtzbrinck Publishing Group. Lo stesso gruppo pubblica anche Scientific American, creando una vera e propria holding della scienza su carta.

 

3. Science

Concludiamo il trittico dei mostri sacri dell’editoria scientifica angloamericana con Science. La rivista fu fondata a New York nel 1880 grazie anche ai contributi di scienziati e inventori americani di prim’ordine come Thomas Edison e Alexander Graham Bell.

Science, valida rivista americana

I primi tempi però non furono semplici, nonostante quei grandi nomi. Dopo appena un paio d’anni, infatti, la rivista cessò le pubblicazioni per problemi di bilancio. Fatto ripartire nel 1883, il giornale si trovò di nuovo in crisi dopo un decennio, fino a quando non divenne la rivista ufficiale della AAAS, l’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza.

Questa era un’organizzazione no profit fondata attorno alla metà dell’Ottocento che conta oggi più di 120mila membri e che ha avuto tra i suoi presidenti anche premi Nobel del calibro di Arthur Compton.

Una tiratura di tutto rispetto

Pubblicata, a differenza delle riviste di cui abbiamo parlato finora, con cadenza settimanale, Science ha una tiratura attorno al milione di copie.

I suoi articoli sono, come nel caso di Nature, revisionati e selezionati da una giuria di pari, che ne garantisce l’accuratezza scientifica. Aperta a qualsiasi branca della scienza, vi trovano particolare spazio la biologia e la medicina, la fisica e, occasionalmente, anche problemi di economia, educazione e storia della scienza.

Tra i suoi “scoop” – se così si possono chiamare – più importanti si ricordano i documenti sulle missioni del programma Apollo della NASA e i risultati delle primissime indagini sull’AIDS. I recenti risultati delle indagini sul genoma umano furono invece pubblicati in contemporanea sia da Science che dal suo principale rivale, Nature.

 

4. National Geographic Magazine

Terminata la panoramica sulle grandi e storiche riviste lette da scienziati e professori, passiamo a due giornali più popolari, anche se ugualmente attenti al rigore scientifico e all’informazione di qualità.

Il primo è una vera e propria istituzione nel settore non tanto della scienza sperimentale quanto della scoperta della natura, e cioè il National Geographic Magazine. Una rivista che è entrata nell’immaginario collettivo grazie alle straordinarie copertine e alla collaborazione di fotografi di prim’ordine.

Celebre copertina del National Geographic Magazine con il volto della ragazza afgana

Il giornale nacque nel 1888 come organo di stampa della National Geographic Society. Questa era una società fondata a Washington con lo scopo di diffondere le conoscenze geografiche in un’epoca in cui i viaggi cominciavano ad essere più veloci, ma rimanevano ancora inaccessibili ai più.

Già l’anno dopo conteneva le prime illustrazioni a colori accompagnate da una cartina geografica (si trattava di alcune immagini del Nicaragua). Le fotografie fecero la loro comparsa nel 1910 con un reportage sulla Corea e sul Giappone. In quello stesso anno fu inoltre introdotto il riquadro giallo che incornicia le copertine.

Foto, copertine ed esplorazioni geografiche

Nel 1927 arrivarono poi le prime foto subacquee a colori e dal 1959 una fotografia fu ammessa anche in copertina. Proprio la prima pagina divenne in poco tempo un tratto distintivo del magazine.

Memorabile, tra le tante, quella con la foto di Steve McCurry che vedete qui sopra, che nel giugno 1985 ritrasse una ragazza afgana divenuta simbolo dei profughi di quella regione e del conflitto che coinvolgeva il paese.

Il giornale è oggi diffuso in tutto il mondo e viene tradotto in trentuno lingue, con un pubblico che è stimato attorno ai 50 milioni di lettori.

In Italia il National Geographic Italia è edito dal 1998 dal Gruppo Editoriale L’Espresso. L’editore – oltre all’omonimo settimanale, al quotidiano La Repubblica e a numerose testate locali – dà tra l’altro alle stampe pure il già citato Le Scienze e Mente e cervello (versione italiana di Scientific American Mind).

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5. Tuttoscienze

L’unica rivista, se così possiamo chiamarla, completamente italiana della nostra cinquina è Tuttoscienze. Nata nel 1981, è stata fondata e diretta per più di vent’anni da Piero Bianucci, giornalista che dopo una laurea in filosofia e una carriera come critico letterario decise di passare alla divulgazione scientifica.

Una pagina di TuttoScienze de La Stampa

Ma Bianucci, nel corso della sua ormai lunga carriera, non si è dedicato solo a questo incarico. Negli anni ha realizzato anche numerosi libri divulgativi (tra cui il recente Storia sentimentale dell’astronomia [4]) e ha intrattenuto una lunga collaborazione con Piero Angela per varie trasmissioni televisive.

Ma, come dicevamo, Tuttoscienze non è una rivista vera e propria, dato che è un allegato settimanale al quotidiano torinese La Stampa. Nato sull’onda del buon successo riscosso, nella seconda metà degli anni ’70, dall’analogo Tuttolibri, ospita articoli scritti da docenti universitari, ricercatori e pubblicisti.

Il supplemento de La Stampa dedicato alla scienza

Si occupa pertanto da anni con buona accuratezza di biologia, genetica, tecnologia, informatica, fisica, astronomia e archeologia. Il suo intento è quello di riportare le principali notizie del settore ma anche di dare spazio a rubriche di approfondimento e a recensioni di libri in uscita.

Inoltre proprio sotto la direzione di Bianucci il giornale ha intavolato una serie di importanti relazioni con fiere e manifestazioni scientifiche e culturali in senso ampio. Tra queste ci sono la Fiera del Libro di Torino, la mostra interattiva Experimenta (svolta fino al 2006), le Settimane della Scienza, TorinoScienza e i Giovediscienza.

Negli ultimi anni, dopo il pensionamento di Bianucci, il supplemento – pur mantenendo le sue firme più importanti – s’è aperto anche ad alcune rubriche dedicate ai misteri e agli enigmi della storia, cavalcando il successo di svariate trasmissioni TV sugli stessi argomenti.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Di professione Porter era in realtà un pittore. La ricerca di nuovi paesaggi da immortalare nelle sue tele lo portò però a viaggiare molto, e ad interessarsi alla natura e alle sue leggi. Divenne poi anche inventore ed editore. Su Amazon, in lingua originale, si trovano anche alcuni suoi vecchi scritti. Morì nel 1884.
[2] Anche se in ultima istanza venne graziato.
[3] In seguito figura di spicco del positivismo britannico, e padre del cosiddetto darwinismo sociale.
[4] Oltre che di scienza, si è occupato a lungo anche di giornalismo e in particolare di giornalismo scientifico. Ha portato la sua esperienza infatti in numerosi corsi universitari, prima a Torino e poi a Padova. Parte di quegli insegnamenti sono stati poi convogliati in libri come Te lo dico con parole tue, edito da Zanichelli.
[-] L’immagine di copertina è una foto di David Orban (via Flickr).

 

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