Dite la verità: chi di voi, dopo aver scaricato sul computer le ultime foto dallo smartphone o dalla fotocamera digitale, non ha aperto un programma di fotoritocco per “sistemare” quel suo primo piano, per tentare di cancellare quel brutto brufolo, per sistemare i colori in modo da far risaltare meglio gli occhi e così via prima di mettere quella stessa foto su Facebook o su qualche social network?

E a volte, ormai, non serve nemmeno adoperare per forza un computer. Tanti ritocchi si possono fare direttamente da cellulare, con uno sforzo minimo e una resa garantita.

Se però abbiamo velleità artistiche, se le foto non dobbiamo caricarle tanto su Facebook ma piuttosto su Flickr, allora il computer è indispensabile anche al di là della vanità, per sistemare il bilanciamento dei colori, per equilibrare la composizione, per ottenere effetti speciali con filtri e saturazioni varie.


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E se una volta tutto questo lo si faceva solo ed esclusivamente con Photoshop, oggi l’offerta di software di editing delle immagini si è moltiplicata.

Ogni software house offre la sua soluzione, a volte a prezzi fin troppo economici (Pixelmator, Snapheal ed altri costano addirittura meno di 15 euro), a volte con prezzi fin troppo proibitivi (Lightroom, di cui parleremo, tocca quota 130 euro, senza parlare della Creative Cloud di Adobe).

Quale programma scegliere, dunque? Cosa offrono i più cari e cosa i più economici? Qual è la soluzione più adatta alle varie esigenze e alle varie tasche? A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere con la nostra guida a cinque ottimi programmi di fotoritocco per Mac.

 

1. Pixelmator

Partiamo da uno dei programmi più economici ma anche da quello che è, a nostro avviso, forse il software migliore in questa cinquina per la capacità di coniugare funzioni avanzate e un prezzo sinceramente bassissimo: Pixelmator1, realizzato da una giovane software house lituana fondata qualche anno fa dai fratelli Saulius e Aidas Dailide.

Anche per la grafica vettoriale

Lanciato nel 2007 e da allora costantemente aggiornato, Pixelmator trova i suoi punti di forza soprattutto nella leggerezza e velocità dell’applicazione, unita a una potenza che per molti versi è paragonabile a quella del più celebre Photoshop.

Pixelmator nella sua versione ProSupporta i layer, i file PSD (e tutta una serie di altri formati, dai più diffusi ai più rari), dispone di strumenti intelligenti e avanzati sia per la selezione di parti di immagini che per lo spostamento o la modifica delle stesse.

Ha inoltre un buon campionario di pennelli e di soluzioni già pronte, oltre a tutti i soliti strumenti per clonare porzioni di immagini, cancellarne selettivamente delle parti, aggiungervi testo che poi può essere modificato come un’immagine e così via.

Innovativo ed economico

Recentemente, infine, all’interno dell’applicazione è stata aggiunta anche una funzionalità chiamata Vectormator che permette di trasformare Pixelmator in un elementare editor di grafica vettoriale.

Inoltre l’applicazione sfrutta la tecnologia Core Image del Mac – che permette di sgravare il processore dall’elaborazione di effetti grafici, affidandone il compito alla scheda grafica – ed è integrabile con Automator, l’app interna al sistema operativo di Cupertino che permette di creare delle routine ricorrenti.

Nel 2011 è stato nominato migliore software di tutto l’App Store e ha conquistato l’Apple Design Award.

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2. Snapheal

Più specifico ma altrettanto economico ed efficace è Snapheal2, applicazione lanciata nel 2011 da MacPhun Software, un’azienda californiana che negli anni si è specializzata nel realizzare software fotografico.

La software house realizza infatti anche Intensify, che come il nome lascia intuire intensifica in maniera automatica i colori e l’effetto drammatico delle fotografie, e FX Photo Studio, un’app che è stata ad un passo dall’entrare nella nostra cinquina e che permette di applicare una grande quantità di filtri alle proprie immagini.

Inoltre appartengono alla stessa famiglia pure Focus 2, che permette di mettere meglio a fuoco alcune parti della fotografia e sfuocarne altre, ColorStrokes, altra app interessantissima che consente di creare immagini in bianco e nero in cui solo un dettaglio o un oggetto è lasciato a colori.

Merita infine una menzione anche Lost Photos, un’utility gratuita che recupera immagini perdute nella propria casella di posta.

Cancellare quel che è di troppo

La app più convincente di tutto il campionario rimane però Snapheal, il cui obiettivo è quello di permettere all’utente, in maniera semplice ed intuitiva, di rimuovere dalle fotografie i dettagli superflui, gli oggetti ingombranti e tutto quanto sia “in più”.

E lo fa migliorando contemporaneamente l’effetto generale della fotografia ed integrandosi alla perfezione con altre applicazioni professionali – di cui in parte parleremo a breve – come Photoshop, Lightroom, Aperture e così via.

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Scelto tra le migliori app del 2012 sull’App Store, il software è fornito anche di alcuni elementari strumenti di editing e, volendo, permette anche un miglioramento selettivo di alcune porzioni di immagine.

 

3. Photoshop

Fino a qualche anno fa questa lista avrebbe avuto poco senso. Negli ultimi quindici anni, infatti, il mercato è stato letteralmente dominato da Photoshop3, il celeberrimo software di Adobe che è riuscito a diventare uno standard nel settore del photo editing, surclassando nel corso degli anni tutti gli sfidanti che gli si sono avvicinati.

Ora però un senso ce l’ha perché, come saprete, Adobe ha rivisto completamente la sua politica di prezzi e servizi, provocando un malcontento diffuso tra gli utenti di vecchia data e portandone un buon numero alla ricerca di soluzioni alternative.

Il pomo della discordia è dato da Creative Cloud, il nuovo sistema di vendita che ha soppiantato il vecchio modello utilizzato da Adobe (e da tutte le software house del settore) in precedenza.

Il sistema Creative Cloud

In pratica, non si può più acquistare Photoshop pagandone la licenza una volta per tutte ed utilizzandolo a proprio piacimento, ma ci si deve abbonare al servizio Creative Cloud, che permette di usare il software e salvarne i file ad un determinato costo mensile.

Una volta che non si paga più la quota, non si ha più accesso al software né tantomeno ai file con esso creati (almeno quelli nel formato proprietario di Adobe).

L'interfaccia di Photoshop
La mossa è stata evidentemente portata avanti per stoppare la pirateria, che era diffusissima, ma altrettanto evidentemente pone un serio problema a quell’utenza semiprofessionale che magari acquistava una versione di Photoshop e se la faceva bastare per molti anni.

Sulla potenza e l’efficacia del software c’è poco da discutere: è ancora il numero uno del settore. Sul costo invece i problemi sono molti, visto che l’utilizzo di una sola app di Adobe costa quasi 25 euro al mese, mentre per il pacchetto completo (Photoshop, Illustrator, il Lightroom di cui parleremo tra poco e molto altro ancora) si superano i 60 euro al mese.

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4. Lightroom

Lievemente diverso è il discorso per l’applicazione con cui chiudiamo il nostro percorso all’interno dei programmi per ritoccare le foto su Mac.

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Lightroom4 è infatti un software sviluppato sempre da Adobe che rientra nella suite CC (Creative Cloud) e quindi può essere acquistato in abbonamento secondo le modalità che spiegavamo nel paragrafo precedente, ma a differenza di altri software prodotti dall’azienda californiana può essere acquistato anche con la cara vecchia licenza perpetua.

Il database più usato dai fotografi

Lightroom è stato per anni il principale concorrente dell’Aperture di cui parleremo tra breve. Aperture che tra l’altro, secondo i dati di mercato di qualche anno fa, batteva ampiamente. Alcune ricerche sottolineavano infatti che il 44% dei fotografi che lavorano col Mac usava l’app di Adobe mentre solo il 12,5% si affidava al programma di Apple.

Pensato in primo luogo proprio per i fotografi professionisti, offre un sistema integrato in cui si parte dall’organizzazione delle fotografie in cartelle, sulla base dei metadati o tramite tag, passando poi per l’ottimizzazione delle stesse.

L'interfaccia di LightroomQuest’ultima fase si basa sui classici sistemi di editing del contrasto, della luce e dei colori, sempre tramite tecniche non-distruttive. E si conclude con l’esportazione su supporti cartacei o sul web.

Esiste infine anche una versione mobile dell’app che – grazie a una recentissima aggiunta nel software – può essere sincronizzata dall’iPad con la versione per Mac.

 

5. Foto

Come vedrete scorrendo questa lista, quando abbiamo pubblicato il nostro articolo la cinquina di programmi non era esattamente come la vedete oggi. Il cambiamento è dovuto al fatto che in questo settore – come d’altra parte in tutti quelli legati all’informatica – le app nascono e muoiono molto velocemente.

Un’app che era originariamente tra le nostre cinque preferite è così stata dismessa e al suo posto ne sono nate di nuove. Per questo motivo l’ultima piazza della nostra cinquina la riserviamo a Foto, l’ultimo prodotto di Apple per la gestione delle immagini.

Foto di AppleDi per sé si tratta di un programma basilare, che non può competere – per potenza e opzioni – con buona parte di quelli che abbiamo presentato finora. Ha però comunque una sua ragion d’essere, perché l’obiettivo di Cupertino non era quello di creare un’app per fotografi.

Per l’utenza domestica

Foto, infatti, è pensato per chi non si occupa di immagini in maniera professionale, e però comunque si trova a dover gestire un discreto numero di fotografie, magari perché le scarica dal proprio iPhone. È inoltre già preinstallato in tutti i Mac in maniera gratuita ed è abbastanza intuitivo: tutti elementi che non guastano.

Di per sé vi permette di catalogare tutte le foto che avete sul computer e anche di apportarvi delle modifiche, cliccando, in alto a destra nell’interfaccia, appunto sul tasto delle regolazioni. Da lì è possibile ruotare e ritagliare le immagini, applicare dei filtri preimpostati e regolare la luce e il colore.

Inoltre, tramite lo strumento Ritocca si possono cancellare parti dell’immagine in maniera simile a quanto proponeva Snapheal. Insomma, poche cose ma senza tanti fronzoli e soprattutto pensate per l’utente medio, che davanti a Photoshop si sentirebbe un po’ perso.

 

Fuori cinquina: Aperture

Aggiornamento 2018: Quando abbiamo scritto questo articolo, nel maggio 2014, Aperture era ancora vivo e vegeto, uno dei prodotti di punta di Apple. Ora però molte cose sono cambiate: Cupertino da qualche tempo non sviluppa più – né permette più di scaricare – questo valido programma.
 
Visto però che l’app ha avuto un ruolo importante per i fotografi che usavano Mac e che molti lo possono trovare ancora nel loro computer, abbiamo deciso di non cancellare il testo che scrivemmo allora, e di proporvelo qui, a fondo articolo. Eccovelo.

Dopo i grandi software economici perfetti per l’utenza domestica, spostiamoci su soluzioni più professionali ed inevitabilmente più costose. Uno di questi software, e sicuramente uno dei migliori e più adeguati alle esigenze dei fotografi, è Aperture, sviluppato direttamente dalla Apple già dal 2005 e arrivato recentemente alla versione 3.5.

Le funzioni sono molte, tutte interessanti, alcune delle quali introdotte per la prima volta nel mercato proprio dal software di Cupertino.

Tutte le opzioni

Aperture infatti permette di modificare le fotografie in maniera non-distruttiva (cioè preservando il file originale), di organizzarle in una miriade di modi come sulla base della data dello scatto, dei dati GPS inseriti in ogni foto, per parola chiave, in base alla valutazione che noi stessi abbiamo dato e pure sulla base delle persone che vi compaiono.

Permette inoltre di lavorare bene con le immagini in formato Raw, di ritoccare il colore, la luminosità e moltissimi altri parametri, oltre a fornire un sistema integrato per caricare direttamente le immagini sul web, su vari servizi social o su un blog.

Com'era l'interfaccia di ApertureIl difetto è che non costa pochissimo, visto che sull’App Store viene venduto a 70 euro, ma c’è da dire che per chi non ha un grande archivio fotografico è disponibile, ad un prezzo notevolmente ridotto ma sempre marchiato Apple, anche iPhoto, che fa più o meno le stesse cose ad un livello meno professionale.

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