Cinque ottimi telefilm degli anni ’80 sulla famiglia

I Robinson, uno dei più famosi telefilm anni '80 sulla famiglia

Dal punto di vista televisivo, in Italia gli anni ’80 sono stati gli anni della grande rivoluzione. L’ingresso sul mercato dei canali privati, e in particolare di quelli posseduti da Silvio Berlusconi, provocò un terremoto nel palinsesto, portando nel giro di pochi anni a una proliferazione dell’offerta televisiva gratuita e a tante – forse troppe – ore di programmazione.

E come furono riempite queste ore? Per lo più con programmi comprati all’estero, dove l’abbondanza di emittenti non era un fenomeno nuovo. Arrivarono così nel nostro paese, in maniera più corposa di quanto avvenuto in precedenza con la RAI, una vera e propria messe di telefilm statunitensi e di cartoni animati giapponesi. Questo per usare la terminologia che si usava allora, oggi sostituita da “serie TV” nel primo caso e “anime” nel secondo.


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E così le infanzie di molti di quegli uomini e di quelle donne che ormai veleggiano sopra ai 30 anni sono state segnate da questi programmi. Tra questi primeggiavano, per quantità e a volte anche per qualità, le serie di ambientazione familiare. Rivediamo insieme dunque alcuni dei più celebri telefilm degli anni ’80 che appartengono a questa categoria.

 

Il mio amico Arnold

Un successo che brucia

L'insolita famiglia Drummond, molto popolare nei primi anni '80Come ben sapete, le sitcom vivono di tormentoni e situazioni ricorrenti. Basta ripensare alle serie di maggior successo degli ultimi quarant’anni per rendersene conto. Gli anni ’70 furono contraddistinti dagli «Hey» di Fonzie, gli anni ’90 dagli «How you doin’» di Joey Tribbiani (ignobilmente tradotti in italiano ogni volta in un modo diverso), gli anni ’00 dal «Sarà leggen… adesso arriva… dario» di Barney Stinson.

E gli anni ’80? Tra i tanti possibili candidati, uno dei tormentoni favoriti sarebbe il «Cosa cavolo stai dicendo, Willis?», che il piccolo Arnold pronunciava immancabilmente in ogni episodio della serie a lui dedicata. Il mio amico Arnold (Diff’rent Strokes in originale) fu trasmessa dal 1978 al 1985 dalla NBC e dal 1985 al 1986 dalla ABC, due dei tre principali network americani. Riscosse fin da subito un grande successo, tanto da dar vita negli anni a uno spin-off (L’albero delle mele, trasmesso anche in Italia) e ospitare delle guest star di primissimo piano, come l’allora first lady Nancy Reagan.

La trama era piuttosto semplice. In seguito alla morte della sua domestica di colore, un ricco signore di Manhattan decide di adottare i di lei figli, Arnold e Willis. Questi sono però cresciuti ad Harlem, in un ambiente ben diverso da quello del loro nuovo padre e della loro sorellastra. Da qui tutta una serie di situazioni comiche, ma anche un chiaro intento pedagogico ed educativo, che emerse in alcune puntate speciali sulla droga e sui problemi di integrazione razziale.

Purtroppo, tanti buoni propositi non fecero molto presa sui componenti del cast, tutti baciati da un successo tanto fulmineo e distruttivo. Dana Plato, la ragazza che interpretava Kimberly Drummond, è morta di overdose nel 1999, a 35 anni d’età, in una roulotte, dopo una decina d’anni di tossicodipendenza. Gary Coleman, l’attore che interpretava Arnold, ha fatto negli anni alcune comparsate televisive, ma non ha più trovato parti stabili, vedendosi costretto a lavorare anche come guardia, fino a quando nel 2010 un aggravamento del suo problema ai reni (che gli aveva anche rallentato la crescita, com’era evidente negli ultimi anni del telefilm) non lo ha portato alla morte. Infine Todd Bridges, l’interprete di Willis, ha passato la fine degli anni ’80 e tutti i ’90 da disoccupato e tossicodipendente, salvo riuscire però a disintossicarsi e a rilanciare la propria carriera negli anni ’00, con ruoli in sitcom e soap opera. L’unico dei protagonisti che ha avuto una vita tranquilla è stato Conrad Bain alias Philip Drummond, che se ne è andato nel 2013 a quasi 90 anni d’età.

 

Dallas

La saga degli Ewing

Dallas è stato il più seguito tra i telefilm americani degli anni '80Normalmente, nella TV americana, quando in prima serata si tira in ballo una famiglia è sempre per farsi qualche risata o al massimo per ricevere una ramanzina moralistica. Questo perché gli intrighi dei potenti e le delusioni familiari tipiche delle soap opera sono confinate al primo pomeriggio, distanti dalle fasce di maggior ascolto. Gli anni ’80, però, segnarono una prima grossa inversione di tendenza in questo schema consolidato sia negli States che in Italia, grazie all’avvento di Dallas. Col suo senso della suspense e le sue sorprese, quella serie ha infatti rivoluzionato il modo di fare fiction, più o meno, ci sentiamo di dire, con la stessa potenza con cui Lost l’ha fatto negli anni ’00.

Incentrata sulle lotte di potere della texana famiglia Ewing, la serie presentava alcuni elementi tipici delle soap (continuity, faide familiari, personaggi ricchi e potenti, storie d’amore contrastate, antagonisti di una cattiveria unica) ma anche innovazioni interessanti. Tra queste, vale la pena citare la presenza della miniserie da cui poi è nata la serie vera e propria, attori che se ne andavano e poi ritornavano, cliffhanger di fine stagione che hanno fatto la storia della TV, puntate e intere stagioni che si rivelavano essere dei sogni, interrogativi lasciati aperti per tutta l’estate che finivano per dividere i fan.


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Alcuni personaggi, addirittura, diventarono così popolari anche in Italia da far sì che i loro nomi venissero usati per una generazione di nascituri. Così abbiamo avuto centinaia di Sue Ellen – a volte scritte con un’ortografia un po’ improbabile –, mentre la sigla J.R. è diventata sinonimo di un magnate senza scrupoli alla Paperon de’ Paperoni.

In America il telefilm fu trasmesso dalla CBS e ha dato vita, dopo la sua conclusione ufficiale, a un paio di film per la TV per raccontare gli eventi accaduti dopo la puntata conclusiva. Inoltre una nuova serie TV è partita nel 2012. In Italia invece divenne per anni il programma di punta di Canale 5 (tanto da aggiudicarsi quattro Telegatti), che ne aveva comprato i diritti dopo una confusionaria trasmissione dei primi episodi da parte della RAI.

 

Casa Keaton

Reagan contro il ’68

I Keaton, tra cui spicca un giovane Michael J. FoxGeorge Clooney, Jennifer Aniston, Bruce Willis e Johnny Depp sono tutti attori di Hollywood che hanno cominciato la loro carriera con ruoli di primo piano sul piccolo schermo. Un destino simile a quello capitato, prima che a tutti loro, a Michael J. Fox, una delle icone di quel decennio grazie a Ritorno al futuro ma anche per merito di Casa Keaton, serie trasmessa dal 1982 al 1989 dalla NBC.

Intitolato in originale Family Ties, cioè “legami familiari”, questo telefilm è una classica sitcom di ambientazione borghese, anche se con uso innovativo di tematiche sociali che diventano il cardine comico delle puntate. I due adulti della famiglia, infatti, sono cresciuti negli anni ’60, periodo del quale ricordano con nostalgia gli ideali e le battaglie. I loro figli, invece, sono perfetti prodotti degli anni ’80, interessati al successo economico e fan di Reagan (è il caso di Alex, il personaggio di Michael J. Fox) o alla moda e al consumismo (come Mallory, la secondogenita). E proprio Mallory ha il volto di Justine Bateman, sorella dell’attore Jason Bateman visto in Arrested Development, Come ammazzare il capo… e vivere felici e Hancock.

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Le dinamiche, insomma, sono quelle tipiche dell’America edonistica di quegli anni, anche se virate in una chiave leggera in cui il conflitto non è mai portato alle sue estreme conseguenze. Oltre al cast fisso, qui si segnalano alcune importanti presenze ricorrenti. Tom Hanks, che all’epoca stava recitando in film come Splash – Una sirena a Manhattan e Big, comparve in alcuni episodi per interpretare Ned Donnelly, zio di Alex e Mallory.

Destino simile toccò a Geena Davis, che poco prima di lavorare a Beetlejuice e Le ragazze della Terra sono facili prestò il suo volto alla governante Karen. E poi River Phoenix (genio della matematica innamorato della piccola Jennifer), Courteney Cox (una delle fidanzate di Alex), un Joseph Gordon-Levitt bambino e Hank Azaria.

 

I Robinson

Tra pedagogia e comicità

I Robinson, uno dei più famosi telefilm anni '80 sulla famigliaLi ho messi in quarta posizione solo perché ho seguito l’ordine cronologico basandomi sull’anno in cui è stata lanciata la serie, ma per me – e probabilmente per moltissimi altri – i Robinson sono forse la famiglia televisiva per eccellenza.

A volte un po’ didascalici, a volte un po’ piacioni ma spesso scritti con tempi comici pressoché perfetti, gli episodi che raccontavano le disavventure di Cliff, Claire, Theo, Denise, Vanessa, Rudy e tutti gli altri componenti di questa ampia famiglia ci hanno fatto compagnia per anni. E ci hanno convinti che ci potesse essere sempre un modo bonario ma deciso per affrontare ogni problema.

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Inutile dire che l’elemento di maggior forza della serie risiedeva nelle dinamiche che si scatenavano attorno al personaggio interpretato da Bill Cosby, vero e indiscusso protagonista. Non a caso, in originale il titolo era direttamente The Cosby Show e la famiglia di cognome si chiamava addirittura Huxtable. Ma la serie, soprattutto se rivista con gli occhi di oggi, mostrava anche un bello spaccato dell’America sempre più integrata e ricca ma anche inquieta, con problemi sociali che, pur nell’atmosfera ottimistica del telefilm, ogni tanto facevano capolino nella serie.

Nota di merito, inoltre, per il compianto Ferruccio Amendola, che doppiò per anni in maniera encomiabile il ginecologo di colore, e per tutti gli attori del cast. Tra i tanti, bisogna ricordare la bella Phylicia Rashad e i vari attori bambini, da Keshia Knight Pulliam all’allora giovanissima Raven-Symoné). Anche questa serie, infine, fu il banco di prova di molte future star, da Alicia Keys ad Adam Sandler.

 

Genitori in blue jeans

I veri dolori della crescita

Il cast di Genitori in blue jeansConcludiamo con una serie che ha qualcosa in comune con Il mio amico Arnold, con la quale abbiamo aperto la nostra cinquina. Qualcosa che non riguarda però più di tanto la trama – là c’è una famiglia multietnica a Manhattan senza una figura materna, qua una famiglia più o meno tradizionale di WASP di Long Island – quanto nel destino che è toccato alle sue star. Se infatti i tre giovani protagonisti di Arnold hanno avuto spesso a che fare con la legge, con le malattie o con le droghe, non molto meglio è andata al cast di Genitori in blue jeans della ABC.

Partiamo da Tracey Gold alias Carol Seaver, la ragazza di famiglia. Dopo un inizio tranquillo, attorno alla terza stagione – quando la serie era al massimo della sua popolarità – iniziò a perdere peso, prima in maniera più controllata tramite una dieta specifica, poi in modo sempre più abnorme. Sviluppò così nel tempo una forma di anoressia che divenne evidente nel 1991, quando fu anche ricoverata e le sue fotografie finirono su tutte le riviste americane. Per questo mancò alcuni episodi della sesta stagione e quasi tutta la settima, quando gli ascolti precipitarono e la serie fu definitivamente chiusa.

Diverso, anche se ugualmente problematico, il comportamento di quello che sullo schermo era suo fratello, Kirk Cameron ovvero Mike Seaver. Attorno ai 17 anni, e cioè tra le seconda e la terza stagione, si convertì al cristianesimo evangelico. Da quel momento in poi iniziò sempre più spesso a protestare per le battute che riteneva “diseducative”, come quelle che facevano riferimento anche solo velatamente al sesso. Inoltre fece licenziare l’attrice Julie McCullough, che interpretava la sua fidanzata Julie Costello, perché prima di essere scritturata era comparsa su Playboy. Al suo posto venne assunta la fidanzata reale di Cameron, Chelsea Noble, che prima della chiusura della serie divenne anche sua moglie a 20 anni d’età lui e 26 lei.

Al di là di questo Genitori in blue jeans – che in originale s’intitolava Growing Pains, cioè “i dolori della crescita” – era una serie dalla buona verve comica ma che toccava anche tematiche importanti. Il padre psichiatra, infatti, lavorava da casa perché la moglie aveva ripreso a lavorare ed era spesso fuori. Inoltre in un episodio un giovanissimo Matthew Perry (poi diventato celebre come il Chandler di Friends) interpretava il fidanzato di Carol che moriva in un incidente d’auto causato dalla propria ubriachezza. Infine, la serie ha lanciato molti attori destinati a diventare delle star. Oltre al già citato Perry, si segnalano Brad Pitt (che potete vedere in una scena qui di seguito), Hilary Swank, Heather Graham e soprattutto Leonardo DiCaprio, che divenne parte del cast quando il suo personaggio, Luke, fu adottato dalla famiglia.

 

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