È sempre relativamente facile fare l’elenco dei paesi in cui si vive meglio: sappiamo già che in testa alla classifica troveremo gli stati scandinavi, qualche paese mitteleuropeo e alcune ricche democrazie di altri continenti. Più difficile è cercare di capire come se la cavano altrove, lontano dai paesi occidentali industrializzati.

Un’indipendenza faticosa

Pensiamo, ad esempio, all’Africa: dopo secoli di colonialismo e decenni di imperialismo, il continente si è progressivamente reso indipendente nel corso del secondo dopoguerra, faticando però spesso a trovare una propria via alla democrazia e finendo in molti casi per venire martoriato da guerre civili infinite e fratricide, dittature barbare o leggi che legalizzavano sistemi sostanzialmente razzisti.

Chiaro che in condizioni del genere è ben difficile far fiorire un’economia solida, arricchirsi e progredire; qualcuno, però, c’è riuscito. Scopriamo chi tramite questa guida ai cinque paesi più ricchi dell’Africa sulla base del potere d’acquisto dei loro abitanti.

 

Mauritius

Non più solo canna da zucchero, ma anche moda e turismo

La bandiera delle MauritiusAl quinto posto della graduatoria, con un PIL pro capite (adattato alla parità di potere d’acquisto) di quasi 15.500 dollari troviamo Mauritius, un piccolo arcipelago di isolotti al largo del Madagascar, nella parte sud-orientale del continente.

Ex colonia britannica – ma prima era stata in mano anche agli olandesi, che le diedero il nome in onore del principe Maurizio di Nassau, e ai francesi – resasi indipendente solo nel 1968, è una nazione saldamente democratica, membro del Commonwealth e capace di attrarre ingenti investimenti stranieri; situata non lontana dalle più famose Seychelles, delle quali torneremo a breve a parlare, Mauritius ha un’economia che è un piccolo miracolo, in quanto riesce a distribuire la ricchezza in maniera molto più equa di quanto non avvenga nella quasi totalità degli altri paesi africani.


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Oltre all’agricoltura, che tradizionalmente è il settore economico principale soprattutto per la coltivazione della canna da zucchero, negli ultimi anni il governo ha promosso molto l’ingresso di capitali stranieri dal Regno Unito, dalla Francia ma anche dall’Italia, tanto è vero che sull’isola si trovano molti stabilimenti tessili che collaborano con Ralph Lauren, Lacoste, Nino Cerruti, Diesel e Gas.

Tasse al minimo

Inoltre tutto l’arcipelago è coperto dal segnale Wi-Fi e le tasse sono state ridotte praticamente al minimo in modo da incentivare il turismo, che in effetti è cresciuto nell’ultimo decennio a ritmi piuttosto sostenuti; d’altro canto, sull’isola le due lingue ufficiali sono l’inglese e il francese ed è presente una popolazione cosmopolita, costituita, solo per fare un esempio, da un 49% di induisti, 32% di cristiani, 17% di musulmani e piccole minoranze buddiste ed ebraiche.

Infine, i turisti sono sicuramente attratti dal clima tropicale che interessa l’isola, oltre che dalla sua straordinaria bellezza (Mark Twain scrisse che sembrava creata prima del Paradiso e che quest’ultimo fosse stato copiato da Mauritius) e dalla presenza della barriera corallina e di caratteristiche terre colorate che vanno dal giallo al viola.

 

Botswana

Quando i diamanti non bastano contro l’AIDS

La bandiera del BotswanaSaliamo al quarto posto in classifica, dove, con 15.700 dollari pro capite (al livello, per dare un’idea, di Uruguay e poco sotto a Russia e Croazia) troviamo il Botswana, repubblica che si trova nella parte meridionale del continente, tra il Sudafrica e lo Zambia.

Lo stato è piuttosto ampio (è circa il doppio dell’Italia) ma scarsissimamente popolato, visto che i botswani sono poco più di 1 milione e mezzo, il dieci per cento dei quali risiede nella capitale Gaborone; anche in questo caso, il miracolo economico è legato a fattori politici e sociali, visto che il Botswana rappresenta una realtà quasi paradisiaca nel quadro del continente, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra bianchi e neri.

La convivenza pacifica

Protettorato britannico a partire dalla fine dell’Ottocento, il territorio si è sempre caratterizzato per la convivenza pacifica tra le tribù locali e gli europei, tanto che quando ottenne l’indipendenza nel 1966 si decise che la bandiera, oltre all’azzurro del mare, contenesse, vicine tra loro, una striscia bianca e una nera, a simboleggiare la vicinanza tra i diversi popoli. Inoltre, il primo Capo di Stato che ha governato dall’indipendenza fino alla propria morte (in realtà una sorta di re tribale) è stato Seretse Khama, sposato con Ruth Williams, donna bianca di origine britannica.

Governato formalmente secondo principi democratici basati su un sistema bicamerale, il Botswana ha però sostanzialmente un unico partito politico, cosa che rende un po’ ambigua la sua politica interna; ciononostante, grandi investimenti sono stati fatti sulla scuola (vengono offerti dieci anni di istruzione gratuita) e per tenere basse le tasse, cosa possibile soprattutto grazie alle miniere di diamanti che, controllate al 50% dallo stato, costituiscono la principale risorsa del paese.

I motivi della crisi

L’importante crescita economica dell’ultimo trentennio ha subito però un pesante rallentamento negli ultimi anni, per due motivi. In primo luogo, l’AIDS sta devastando il paese e il suo fragile sistema sanitario (dieci anni fa l’aspettativa di vita era di 60 anni, oggi è sotto ai 50 anni).

In secondo luogo, il governo è stato fortemente criticato dalle organizzazioni per i diritti umani per la politica di emarginazione ed espulsione della minoranza di boscimani, a cui viene sempre più spesso proibito di cacciare nelle terre che da secoli appartengono a quelle tribù.

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Gabon

Petrolio e dinastie al potere

La bandiera del GabonSaliamo ora al terzo posto della graduatoria africana incontrando il Gabon, forte di un PIL pro capite di più di 18mila dollari annui, superiore a quello dell’Argentina, della Croazia e della Russia.

Il paese può sembrare minuscolo guardando la cartina geografica dell’Africa (lì vicino ci sono i giganteschi Congo e Angola), ma in realtà è solo lievemente più piccolo dell’Italia e comunque più esteso della Gran Bretagna, anche se la popolazione è ad ogni modo bassa, visto che si attesta attorno a un milione e mezzo di abitanti, un terzo dei quali concentrati nella capitale Libreville.

Il problema delle dittature

Ex colonia dei francesi, che qui combattevano la tratta degli schiavi e liberavano i prigionieri delle navi che catturavano, ottenne l’indipendenza amministrativa nel 1946 e quella politica nel 1960 assieme ai vicini Repubblica Centro Africana, Ciad e Congo, anche se dal punto di vista politico il paese è stato dominato per anni da dittature personalistiche che hanno represso ogni timido tentativo di protesta (allo storico presidente Omar Bongo, morto nel 2009, è recentemente succeduto il figlio Ali Bongo Ondimba).

Ciononostante, la società del Gabon è piuttosto avanzata in rapporto ai paesi vicini, soprattutto grazie ad una ricca economia basata sul petrolio, tanto che solo il 22% della popolazione vive in povertà. Lungo la costa, infatti, sono stati scoperti svariati giacimenti petroliferi, controllati in realtà in massima parte dalle multinazionali straniere ma da cui il governo comunque riesce a trarre un certo vantaggio, anche tramite le numerose industrie petrolchimiche presenti nel paese.

Inoltre, tra le risorse naturali hanno un grande peso il gas naturale (soprattutto metano), il carbone e l’uranio. Ben sviluppato anche il settore agricolo, soprattutto con l’esportazione di arachidi, cacao, banane e canna da zucchero.

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Seychelles

Il paradiso del turista

La bandiera delle SeychellesVicine, geograficamente e per ricchezza, a Mauritius sono anche le già citate Seychelles, che solo qualche mese fa i nostri lettori hanno scelto come la meta più appetibile delle vacanze del 2014. D’altro canto, le isole africane sono un piccolo paradiso turistico ormai noto in tutto il mondo: l’arcipelago è formato da più di 100 isole, atolli, banchi corallini emergenti ed altre bellezze naturali che, coniugate al clima tropicale, fanno la fortuna dei visitatori stranieri.

La prima testimonianza sull’esistenza di queste isole si deve a Vasco da Gama, che ne portò notizia in Europa nel 1502, ma furono esplorate solo a inizio Seicento, prima di essere colonizzate dai francesi un secolo e mezzo dopo; infine, diventarono possedimento inglese alla fine delle guerre napoleoniche.


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Dal punto di vista economico, il piccolo paese (grande più o meno come tre volte San Marino) è abitato da 85mila persone, con un PIL pro capite pari a circa 25mila dollari annui, superiore a quello di Grecia e Portogallo e non di molto inferiore a quello italiano, che si avvicina ai 30mila dollari. E proprio il turismo, soprattutto dalla fine del regime comunista che si era instaurato negli anni ’80, è il principale responsabile della ricchezza dell’isola, un turismo che negli ultimi anni si è evoluto soprattutto aprendosi ai capitali stranieri e, di conseguenza, alle grandi catene alberghiere ed aeree occidentali.

Diversificare le entrate

Ciononostante, negli ultimi anni il governo ha cercato di diversificare le entrate del paese, ben conscio che l’instabilità di alcune zone geografiche vicine può portare anche ad oscillazioni negli introiti turistici (con la Guerra del Golfo, ad esempio, le visite crollarono).

Per questo si sono incrementate la pesca, l’agricoltura e la manifattura locale, oltre a favorire lo sviluppo di un settore finanziario off-shore. Inoltre, si sono privatizzati molti settori e servizi statali in modo da ridurre le spese e risanare i conti pubblici, dato il grande indebitamento in cui l’arcipelago, forte di una buona fiducia internazionale, si era avventurato.

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Guinea Equatoriale

Quando il petrolio è in mano al presidente

La bandiera della Guinea EquatorialeIl paese più ricco d’Africa, però, non è un paese pieno di diamanti, né una meta del turismo internazionale, come quelli che abbiamo visto finora, ma un piccolo stato che solo recentemente ha scoperto proprio nel petrolio la sua principale fortuna, senza però che questa scoperta abbia ancora avuto importanti ripercussioni sul piano sociale.

La Guinea Equatoriale – questo il paese col più alto PIL pro capite dell’Africa, di circa 500 dollari superiore a quello delle Seychelles – è infatti, a differenza delle altre nazioni che abbiamo visto finora, un paese attraversato da grandi disparità sociali, con un sistema sia politico che istituzionale piuttosto fragile.

Le due lunghe dittature

Ex colonia spagnola confinante col Gabon di cui abbiamo già parlato, ha ottenuto l’indipendenza nel 1968, cadendo però quasi subito nella feroce dittatura di Francisco Macias Nguema, sostituito con un colpo di Stato nel 1979 dal nipote Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che non ha migliorato di molto la situazione.

Un panorama simile a quello di molti altri stati africani, se non fosse che nel 1994 si sono scoperte nel sottosuolo ingenti riserve di petrolio che hanno reso il paese in assoluto il terzo produttore dell’Africa sub-sahariana dopo la Nigeria e l’Angola, notevolmente più estese geograficamente e con una popolazione di molto maggiore (la Guinea Equatoriale ha una superficie paragonabile a quella dell’Albania e solo 700mila abitanti).

Inoltre, sempre negli ultimi anni si sono scoperti importanti giacimenti di diamanti, oro, uranio e manganese, ma i proventi di queste estrazioni, come di quelle petrolifere, vanno ancora a quasi esclusivo vantaggio di poche famiglie, spesso legate a quella del presidente, che detiene un potere quasi divino in cui sono totalmente annullati i mezzi di informazione e si fa largo uso della pena di morte. Un tempo era molto importante la coltivazione del cacao, che impiegava la maggior parte della forza lavoro locale, ma oggi, in seguito alla cacciata delle imprese spagnole, questo settore è calato notevolmente.

 

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