I cinque paesi più severi sul divieto di fumo

I cinque paesi in cui il divieto di fumo è più severo

Pensate a com’era entrare in un locale, di sera, solo una manciata di anni fa: appena aperta la porta ci si trovava immersi in una cortina di fumo di sigaretta a cui all’epoca eravamo abituati, ma che oggi, a distanza di così poco tempo, ci sembrerebbe intollerabile. E lo stesso dicasi per gli uffici, le scuole, i luoghi di lavoro: fumare era già spesso vietato, ma esistevano comunque delle salette per fumatori in cui, se ti capitava di entrare, rischiavi seriamente il mancamento.

Oggi, grazie ad una legge che nel 2005 ci fece diventare il quarto paese al mondo a proibire il fumo negli spazi chiusi ma che a suo tempo fu accolta con proteste e molto scetticismo, almeno i luoghi pubblici sono tornati ad essere respirabili, ovviamente per chi non fuma ma anche per chi ha questo vizio; e anzi l’abitudine a uscire all’aperto per accendersi una sigaretta mi sembra sia entrata rapidamente nel DNA dei fumatori, che oggi, nella maggioranza dei casi, anche nelle loro stesse case hanno smesso di fumare mentre sono a tavola o comunque in un ambiente chiuso e poco arieggiato, preferendo il classico terrazzino o la passeggiata in strada.

L’Italia, comunque, non è l’unico paese al mondo in cui divieti di questo tipo si sono imposti negli ultimi anni, né è stato il primo: alcuni stati – per la verità non molti – ci hanno preceduto, molti altri ci hanno seguito. Ci sono alcuni paesi, però, in cui la legislazione in materia è anche più severa di quanto non sia qui da noi, con leggi spesso originali a cui forse, in futuro, anche noi ci adegueremo, ma che per il momento vale la pena di scoprire, perché semplicemente curiose o perché spingono in qualche modo alla riflessione su quello che è uno dei problemi principali per la salute dei nostri cittadini. Ecco quindi una breve panoramica sui cinque paesi con la legislazione più severa per quanto riguarda il divieto di fumo.

 

Bhutan

Dove il tabacco è vietato

Uno Dzong (il tipico monastero locale) in BhutanIl caso più estremo tra quelli che presenteremo è sicuramente quello del Bhutan, paese di cui forse non conoscevate l’esistenza e di cui quasi certamente non sapete individuare i confini, ma che sul fumo è severissimo. Lì, infatti, dal 16 giugno 2010 è in vigore il cosiddetto Tobacco Control Act, cioè una legge varata dal parlamento locale che proibisce la coltivazione, la produzione e la vendita di tabacco e di derivati del tabacco in tutto il paese, oltre a dare mandato al governo affinché attui una politica di aiuto a chi vuole smettere di fumare.

Il Bhutan è un piccolo stato – gli abitanti sono solo 650mila – che sorge nella catena dell’Himalaya, tra l’India e il Tibet; monarchia costituzionale dal 2007, in precedenza è stato una sorta di protettorato prima britannico e poi indiano, acquistando una progressiva indipendenza nella seconda metà del Novecento ed evolvendo poi la sua natura da monarchia assoluta a costituzionale. Proprio nell’ambito di questa modernizzazione, è stata avviata negli ultimi anni anche una grande riforma sanitaria: l’assistenza gratuita è stata garantita a tutti i cittadini, ma nel contempo si è dato il via a una campagna volta a migliorare lo stile di vita dei bhutanesi, ad esempio limitando il consumo di alcool, promuovendo una vita attiva e, appunto, combattendo il fumo.

Le eccezioni e egli emendamenti

La legge bhutanese in realtà è meno estrema di quanto possa sembrare a prima vista. I cittadini non possono vendere o coltivare tabacco, ma è consentito loro di importarne una piccola quantità per uso personale; questa non può poi ovviamente essere smerciata e va obbligatoriamente consumata solo nella propria abitazione. In principio le pene per chi sgarrava erano anche particolarmente severe, ma alcuni emendamenti varati nel 2012 hanno alleggerito di molto il peso di questi reati, anche se ovviamente le proibizioni restano.

 

Isole Pitcairn

Tabacco controllato dallo Stato

Una delle isole Pitcairn, in cui il divieto di fumo è particolarmente forteDiversa, ma in realtà non molto, è la situazione dei fumatori delle isole Pitcairn, dove il tabacco è stato a lungo proibito ed è ora venduto esclusivamente in appositi negozi statali, in un regime controllato. Anche in questo caso, però, una politica così aggressiva può essere attuata solo in un paese particolarmente piccolo: le isole hanno infatti una popolazione di appena 56-60 abitanti, a seconda delle stime.

Ex dominio britannico oggi inquadrato come territorio d’oltremare, l’arcipelago è famoso soprattutto per essere la patria degli ammutinati del Bounty, i famosi marinai che nel diciottesimo secolo, innamorati soprattutto delle donne tahitiane e della loro libertà sessuale, decisero di ribellarsi al loro capitano e restare in zona, stabilendosi anche per qualche tempo in queste isole. Oggi l’arcipelago costituisce una bellezza naturalistica invidiabile (l’isola principale è patrimonio dell’umanità dell’Unesco) e famoso anche per essere stato il primo luogo ad aver dato il diritto di voto alle donne, addirittura nel 1838.

La morale rigida della Chiesa Avventista

I divieti, qui, non riguardano però solo il fumo: fino a non molto tempo fa erano proibiti anche gli alcolici, mentre il danzare e le pubbliche dimostrazioni di affetto ancora oggi non sono viste di buon occhio. Questo è frutto della forte influenza, almeno culturale, della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, a cui aderiscono tutti i cittadini, anche se pochi sono rimasti praticanti. Ciò però non ha esentato il piccolo paese da qualche scandalo: molti uomini sono stati recentemente processati per abusi sessuali, cosa che ha portato a una frattura all’interno della già esigua popolazione locale.

 

Islanda

Una popolazione che fuma pochissimo

In Islanda quello di sigaretta non è il fumo più diffusoLasciamo, almeno per il momento, gli angoli più remoti del globo – almeno dal nostro punto di vista – e approdiamo in Europa, per la precisione in Islanda, dove è stata varata una delle prime legislazioni contro il fumo del nostro continente.

Qui infatti dal 2007 il fumo è vietato in tutti i locali pubblici, grazie a una legge che non ha incontrato praticamente nessuna opposizione nel suo iter, visto che al tempo nemmeno un islandese su quattro era fumatore e questa estensione del divieto di fumo era sentita, secondo i sondaggi, come un’esigenza dalla grande maggioranza della popolazione. Addirittura l’82% degli islandesi, secondo un rilievo effettuato all’epoca, era favorevole al divieto, mentre solo il 18% contrario.

La differenza tra città e zone rurali

Differenze anche notevoli, però, si registravano tra le città – e in particolare la capitale Reykjavik – e le zone meno densamente popolate: se, infatti, nella capitale gli scontenti salivano al 22%, in campagna essi erano solo il 14%, segno che anche l’abitudine al fumo è più diffusa nelle (poche) metropoli – dove però sono presenti anche più locali che potrebbero risentire delle nuove normative – che nei villaggi rurali. Nonostante la legge definitiva sia relativamente recente, il paese comunque è da molto tempo mobilitato su questi temi, tanto che le prime norme al riguardo hanno preceduto anche l’Italia e l’Irlanda e sono state, assieme a quelle norvegesi, le prime in Europa.

 

Brasile

Una polizia speciale

La città di San Paolo, capoluogo dell'omonimo statoSpostiamoci ora in America, dove il paese capofila per la lotta al tabagismo è, assieme al Canada, il Brasile, che soprattutto negli ultimi anni ha varato una serie di riforme molto importanti in questo settore. Dal dicembre 2011, grazie ad una legge federale, è infatti proibito fumare in tutti gli spazi chiusi del paese, ma leggi ancora più severe si registrano a livello locale. In ogni caso in tutto il paese la vendita di sigarette è vietata ai minorenni e ne è proibita la pubblicità; inoltre il governo dà periodicamente il via a varie campagne di sensibilizzazione contro gli effetti del fumo, a volte anche molto forti (ad esempio usando pure foto di uomini con gli arti amputati a causa dei problemi circolatori causati dal fumo).

Come dicevamo, a livello locale la legislazione è stata inasprita da alcuni stati. Ad esempio, in quello di San Paolo fin dal 2009 è proibito fumare in qualsiasi spazio chiuso e pubblico, ma esiste anche una sorta di polizia speciale – che conta circa 500 effettivi – deputata esclusivamente a far rispettare questa legge nel territorio dello stato (grande 250mila chilometri quadrati e con 43 milioni di abitanti, equivalenti all’incirca ad un quinto dell’intera popolazione brasiliana).

Multe salate

La legge di San Paolo è stata poi approvata, quasi immutata, anche in altre regioni, come quelle di Rio de Janeiro e Minas Gerais. In ogni caso molto pesanti sono pure le sanzioni, che per gli esercizi privati arrivano fino al corrispettivo di circa 700 euro se si viene trovati a violare la legge per la prima volta, ma che prevedono anche la chiusura del locale stesso alla seconda infrazione. In ogni caso, pure qui la legge è ben accettata dalla popolazione, visto che nei sondaggi l’88% dei paulisti la approva.

 

Nuova Zelanda

Liberi dal fumo entro il 2025

Uno dei paesaggi da sogno della Nuova ZelandaConcludiamo ritornando in Oceania, dove il problema del tabagismo è storicamente molto sentito. In Nuova Zelanda, ad esempio, si registrano leggi contro l’abuso di tabacco già nel 1876, anche se a quel tempo la preoccupazione non era legata ai tumori e ad altre problematiche sanitarie ma semplicemente al rischio di incendi, visto che il paese era ed è tutt’oggi il secondo stato col maggior numero di costruzioni in legno del mondo.

La proibizione di fumare nei luoghi pubblici chiusi è comunque del 2003 (ma effettiva dal 2004), una legge poi rinforzata nel 2011 quando la vendita di tabacco è stata vietata ai minori di 18 anni. Ma non si tratta solo di luoghi chiusi: il divieto infatti si estende anche alle zone all’aperto attorno alle scuole, agli stadi e anche ad alcuni campus universitari. Per qualche tempo si è ipotizzato che il governo potesse varare una qualche misura anche contro il fumo in automobile, ma per ora ci si è limitati soprattutto a campagne di sensibilizzazione sull’argomento.

L’azione della Action on Smoking and Health

Il paese, comunque, è ancora in grande fermento sulla questione, tanto è vero che le misure fin qui varate sembrano essere solo il primo passo verso una più radicale estirpazione del tabagismo nel paese. La Action on Smoking and Health, un’associazione privata fondata nel 1967 e promotrice, da allora, delle principali campagne per chiedere riforme normative sulla questione, mira ad ottenere la rimozione completa della vendita di sigarette nel paese entro il 2017, mentre lo stesso governo ha dichiarato di puntare a rendere la Nuova Zelanda completamente libera dal fumo entro il 2025. Gli obiettivi sono ambiziosi: staremo a vedere.

 

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