Cinque perfette app per studiare

Scopriamo le migliori app per gli studenti. By Kelson (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

La scuola è ricominciata da poche settimane, ma – come ben sanno insegnanti e alunni – è già ora di mettere giù i primi voti e procedere con le verifiche. Nonostante si sia appena a inizio ottobre, quindi, lo studio si è già fatto matto e disperatissimo e si cercano mille modi per ottimizzare i tempi e rendere al meglio.

Qualcuno, temerariamente, prova a chiedere aiuto anche al proprio telefono o tablet, strumenti che, diffusisi un po’ ovunque, offrono una potenza di calcolo e soprattutto una portabilità che effettivamente li potrebbero rendere molto utili a scuola come a casa, nel prendere appunti ma anche nello studiare.

Quali sono, però, le app che più possono aiutare lo studente? Abbiamo provato a porci la domanda e, nonostante ve ne siano realmente un’infinità, siamo riusciti a isolarne cinque che più di altre sembrano adatte allo studente italiano. Eccole, in ordine rigorosamente alfabetico.

 

Evernote

Prendere appunti e autointerrogarsi

Di Evernote abbiamo già parlato più volte nel nostro sito: vi abbiamo cercato di spiegare come funziona e quali sono i modi in cui la si può utilizzare, oltre a mostrarvi alcune più che valide alternative che fanno più o meno le stesse cose ma in ambienti e a costi diversi.

Al posto del diario, del quaderno e del libro

Non abbiamo però mai approfondito il ruolo che questo software può assumere all’interno di un’aula scolastica, che è tutt’altro che banale. Evernote (e con lui le possibili alternative Google Keep e Microsoft OneNote, anche se con qualche pecca o mancanza in più) infatti ha oggi talmente tante funzioni che può in una volta sola e senza rimpianti sostituire diario, quaderno degli appunti, libro di testo e schemi che ci si prepara per studiare.

Prima di tutto – ed è la funzione per cui è nato, ormai parecchi anni fa – lo si può usare per prendere appunti direttamente in classe, creando un notebook per ogni materia e una nota per ogni lezione; una cosa molto utile, visto che alle note testuali si possono poi aggiungere anche frecce, diagrammi, elenchi puntati e numerati, checklist, sottolineature e addirittura file audio, mentre se si dispone di Penultimate, altra app prodotta da Evernote per iPad, si può scrivere letteralmente a mano sul quaderno.

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Ma le possibilità non si fermano qui: grazie ai promemoria si può trasformare una nota in una “cosa da fare”, che ci verrà ricordata al momento debito, mentre attivando la condivisione dei notebook o delle singole note si possono passare gli appunti ad altri compagni di corso che utilizzano Evernote e creare anche delle note collaborative, in cui ognuno contribuisce con appunti o riflessioni.

I vantaggi della sincronizzazione

Inoltre la perfetta sincronizzazione di tutte le note tra tablet, smartphone e computer (e perfino con la webapp, se usate un computer condiviso) permette di poter recuperare i propri appunti ovunque, sistemarli e ripassarli in ogni occasione.

Un’ultima menzione, prima di passare ad altro, non possiamo non riservarla a Evernote Peek, app esclusivamente per iPad (mentre gli altri prodotti sono presenti più o meno per tutti i sistemi operativi) che permette di creare, a partire dai propri appunti, una serie di domande con cui studiare e autointerrogarsi, con la soluzione che ci viene rivelata semplicemente alzando la Smart Cover del tablet della Apple.

 

iTranslate e Google Traduttore

La potenza multilingue di Google nel proprio smartphone

L’utilità degli smartphone e dei tablet, però, non è solo organizzativa; il modo e il motivo per cui vengono usati così intensamente dagli studenti di oggi, anzi, è un altro: quello di connettersi rapidamente e ovunque si trovino al web.

L’importanza della navigazione via cellulare

Come dimostrano tutti i dati – e perfino quelli in nostro possesso – quello di internet è sempre più un mondo esplorato direttamente dal proprio dispositivo portatile, mentre si è in giro per la città o all’interno di un’aula scolastica. D’altronde, è anche logico: il web è il luogo in cui si può trovare rapidamente qualsiasi informazione, togliersi qualunque dubbio, trovare la risposta alla domanda che ci attanaglia. E questo è tanto più vero quanto più la domanda riguarda argomenti scolastici.

Ad esempio, uno dei vantaggi più immediati e straordinari del web è stato e continua ad essere quello di poter tradurre istantaneamente qualsiasi tipo di testo, da quelli in un banale inglese a quelli in lingue semisconosciute e per le quali non avremmo probabilmente mai potuto trovare un traduttore nemmeno a cercarlo per anni e anni. Per quanto venga criticato e spesso deriso per le sue traduzioni approssimative, Google Translate ha bene o male rivoluzionato il nostro modo di porci davanti alle lingue straniere, permettendoci di leggere e di comunicare “alla buona” via mail con persone provenienti dall’altra parte del globo.

Una app austriaca

L’app che meglio adatta il servizio offerto da Google ai dispositivi mobile è probabilmente iTranslate, realizzata dalla software house austriaca Sonico Mobile ma disponibile solo su iOs; per Android, invece, bisogna affidarsi a Google Traduttore, app che utilizza la tecnologia di Mountain View in maniera nativa ma pare un po’ più dispersiva e meno bella esteticamente della sua concorrente per iOs.

Ascoltare la pronuncia

In ogni caso, la traduzione offerta è la medesima; una traduzione che di sicuro non è precisa e non può sostituire lo studio, ma che può comunque tornare utile quando si tratta di scovare rapidamente il significato di una parola straniera. Anzi, con le modalità implementate da Google negli ultimi anni, che permettono anche di ascoltare la pronuncia dei termini e di vedere utilizzate le parole in un contesto, quello offerto da iTranslate e Google Traduttore è divenuto uno dei servizi più interessanti del web, soprattutto perché offerto gratuitamente o a un prezzo sostanzialmente irrisorio.

Ultima nota: oltre a queste e ad altre applicazioni simili che svolgono più o meno lo stesso compito, vi ricordiamo anche che esistono delle app specifiche pesate per aiutarci ad imparare una lingua, anche al di fuori delle aule scolastiche; in passato, ad esempio, abbiamo parlato di Duolingo, uno dei software più interessanti degli ultimi tempi, ma il settore è piena espansione e l’offerta è decisamente ampia e interessante.

 

Studious

Il planner per studenti

Un tempo la scuola superiore e l’università erano molto impegnative e faticose dal punto di vista dello studio e delle verifiche da sostenere, ma tutto sommato abbordabili da quello organizzativo: ai ragazzi veniva chiesto semplicemente di studiare e di portare a casa dei bei voti; a tutto il resto pensavano la famiglia, la scuola o la società stessa, che si occupava di distinguere chiaramente e nettamente tra tempi e spazi dedicati allo studio e tempi e spazi riservati allo svago e al divertimento.

Oggi è tutto molto più confuso. Ai ragazzi si chiede molto meno in termini di studio e di performance, ma allo stesso tempo si esige che sappiano barcamenarsi tra mille impegni scolastici (ricerche, approfondimenti, corsi di recupero, piani di studio individualizzati) e non.

Un software per gestire gli impegni

In soccorso a questi studenti moderni vengono per fortuna varie app, che si propongono come veri e propri planner in grado di gestire tutti i diversi impegni del discente. In passato, da questo punto di vista, il software più apprezzato era iStudiez Pro, che era molto ben fatto anche se aveva forse il limite di essere fortemente calibrato sul sistema scolastico americano; in tempi più recenti è emerso però prepotentemente Studious, una nuova app che si dimostra contemporaneamente versatile e potente.

Molto utile è lo spegnimento automatico della suoneria

Studious è infatti un’app per gestire le cose da fare e il calendario ma pensata e strutturata specificatamente per uno studente; a queste già importanti funzioni bisogna poi aggiungerne altre: ad esempio integrata nell’app c’è la capacità di prendere appunti, mentre è interessante anche la possibilità di impostare lo spegnimento automatico della suoneria del cellulare al momento in cui si entra in aula.

L’app sfrutta appieno le possibilità offerte da Android ed è quindi presente solo su Google Play; per iOs esiste una applicazione omonima che però offre molte meno funzioni di quella per Android ed è sviluppata da un altro team.

 

StudyBlue

L’apoteosi delle flashcard

Quando i professori italiani si sentono attaccati, come tutti gli esseri umani tendono a mettersi sulla difensiva; ancora di più quando vengono – o quantomeno si sentono – attaccati dai funzionari del Ministero, che ritengono essere dei burocrati che non hanno minimamente il polso della situazione nella scuola italiana e nonostante questo cercano di intervenirvi con riforme e cambiamenti spesso epocali, almeno nelle parole.

Stranieri bravi solo nei test?

Uno degli atteggiamenti più comuni, quando il professore italiano si mette in questa situazione, è quello di dire che la scuola nostrana è ancora una delle migliori del mondo, perché all’estero insegnano a risolvere i test e i quiz (e quindi magari primeggiano nelle statistiche), ma noi insegniamo a ragionare.

Purtroppo la situazione non è così semplice, e anche gli insegnanti italiani – se hanno un po’ di onestà intellettuale – lo sanno bene; certo è, però, che nell’immaginario collettivo persiste il luogo comune della scuola straniera, soprattutto americana, come dominata da uno studio puramente mnemonico e di una scuola nostrana invece più riflessiva e attenta al ragionamento. Un luogo comune, certo, che però trova conferma anche in alcune delle migliori app prodotte per gli studenti americani, come questa StudyBlue.

Un metodo di memorizzazione a quiz e visuale

StudyBlue è infatti un software che permette di creare delle flashcard, cioè delle particolari tessere molto diffuse tra gli studenti americani e usate per memorizzare le informazioni, in cui su di un lato si scrive la domanda che potrebbe capitare al test e sul retro la relativa risposta; una volta raccolto un certo numero di queste flashcard lo studente si allena estraendole a caso dal mazzo e autointerrogandosi sulle varie domande, stimolando anche una memoria visiva che dovrebbe aiutare poi lo studio.

Un set di domande e risposte da portarsi ovunque

StudyBlue – su iOs, Android o tramite webapp, e addirittura integrato con Evernote – propone questo meccanismo (che è lo stesso, in fondo, della già citata Evernote Peek) su smartphone, in modo che ci si possa portare sempre dietro il set di carte e sfruttare ogni momento libero – mentre si è in coda dal dentista o sulla metropolitana per tornare a casa – per ripassare le domande del proprio prossimo test.

Molto utile per chi si deve preparare agli esami d’ammissione all’università o ai test per la patente, l’app offre una serie di set già pronti su varie materie, anche se perlopiù in inglese; è comunque possibile creare il proprio specifico set senza difficoltà. Inoltre l’app tiene traccia delle statistiche di risoluzione, segnalandoci i progressi o le difficoltà su un particolare argomento e aiutandoci così a migliore. Tra gli altri software del genere presenti sui vari store, si segnalano anche Quizlet e A+ FlashCards Pro.

 

Wolfram Alpha

Il motore computazionale di conoscenza

I motori di ricerca ci tengono ormai compagnia da molti, moltissimi anni, e Google è divenuto una sorta di amico virtuale che interroghiamo molto più spesso di quanto non facciamo con quelli in carne e ossa; perciò riteniamo da tempo di essere ormai diventati quasi degli esperti nel settore, di conoscere i motori e le loro richieste e di sapere bene cosa si può ottenere da ognuno di essi e cosa no.

Il sogno di Stephen Wolfram

Forse proprio questa ingenua fiducia nelle nostre capacità contribuì però ad alimentare lo scossone che sconvolse il settore nel 2009, quando fece la sua comparsa sulle scene Wolfram Alpha, un nuovo motore dalla filosofia completamente diversa da quella di Google e soci; scopo del sistema creato dal matematico inglese Stephen Wolfram era infatti non quello di indirizzarci verso certe pagine nel web, ma di fornire la risposta ad ogni nostra domanda direttamente lì, davanti ai nostri occhi.

Quella di Wolfram e soci era ovviamente una sfida improba, ma che già nel 2009 dava dei risultati sorprendenti, che non mancarono di stupire gli addetti ai lavori. Wolfram Alpha era ed è tutt’oggi, infatti, un motore computazionale di conoscenza molto preciso negli ambiti scientifici (è in grado di risolvere equazioni e disegnarne la relativa curva, ma anche di dare informazioni sugli elementi chimici e così via), anche se ancora un po’ vago e generico in quelli umanistici.

Un supercomputer nel taschino

Da qualche tempo, la potenza del motore computazionale è disponibile anche tramite un’interfaccia specifica progettata sia per iOs che per Android, a un costo piuttosto accessibile (anche se non gratuito): così nel nostro smartphone possiamo letteralmente portare con noi la potenza di vari supercomputer, visto che il codice di Wolfram Alpha è composto di più di 50mila algoritmi e gira su un supercomputer cluster per il quale i nostri dispositivi portatili sono vera archeologia, o quantomeno piccoli insetti in rapporto alla sua potenza di calcolo.

Per chi infine non avesse voglia di spendere i pochi euro richiesti dagli sviluppatori, è disponibile gratuitamente anche una versione Viewer che permette di interrogare il motore con una serie di domande già prestabilite, utili a mostrare come agisce Wolfram Alpha e quali risultati può dare.

 

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