Gli 11 pirati più famosi di sempre: i loro nomi e la loro storia

La cattura di Barbanera, uno dei più famosi pirati della storia, in un dipinto d'epoca

Romantici avventurieri, pericolosi malfattori, spiriti indomiti dotati però di una loro morale: la letteratura e il cinema ci hanno sempre dipinto così i pirati. Facendo sognare bambini e ragazzi, che prima o dopo almeno una volta nella vita hanno sognato di solcare i mari a bordo di una nave con la bandiera nera.

I pirati dei giorni nostri

D’altronde, lo spirito “pirata” non è certo morto col passaggio all’epoca contemporanea. Se infatti i pirati tradizionali non navigano più per l’Oceano, negli ultimi anni abbiamo visto il fiorire di “pirati informatici”, che violano le regole statali per mille motivi, sia il furto di proprietà intellettuale o la divulgazione di segreti politici.

Ma i giornali parlano sovente anche di pirati della strada, pirati dell’economia ed esistono pure i Partiti pirati. Per non parlare del pastafarianesimo, una religione che reputa il calo del numero dei pirati come una delle cause dei mali dell’umanità.

Insomma, ai pirati ci siamo affezionati, e non solo quando andiamo a giocare con loro nei parchi di divertimento. E sembra che non riusciamo a fare a meno di usarli come termine di paragone per ogni vicenda oscura che accade.

Ma quali sono stati, nella realtà storica dei fatti, i pirati più famosi? Ed erano davvero simili a quelli che conosciamo dai film e dai libri? Andiamo a scoprirlo assieme.

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1. Il pirata Barbarossa

Partiamo da una delle figure più mitiche, terribili e leggendarie della pirateria, ovvero il Barbarossa, il cui vero nome era Khayr al-Dīn. Nato a Mitilene, sull’isola di Lesbo, probabilmente nel 1466, era figlio di un funzionario dell’Impero Ottomano e di una donna greca.

Barbarossa, pirata ottomano che terrorizzò l'Europa del Cinquecento

La sua figura, in realtà, si pone a metà via tra quella del pirata e quella del corsaro. Mentre il primo, infatti, agisce per suo tornaconto personale, muovendosi liberamente e attaccando chi vuole, il secondo lavora almeno in parte per conto di un governo, compiendo delle scorrerie solo contro i nemici dello Stato di cui è al servizio.

 
Barbarossa, come detto, giocò un buona parte della sua vita tra i due ruoli. A lungo fu corsaro dell’Impero Ottomano, da cui ricevette grandissimi onori e riconoscimenti e a cui donò bottini straordinari per l’epoca.

Ma agì anche in varie circostanze in maniera autonoma, assoggettando città e facendosene signore, almeno temporaneamente. D’altronde, le cronache ce lo tramandano come un uomo tanto abile quanto spietato, tanto capace di grandi duelli sui mari quanto di mentire e imbrogliare.

Il corsaro ottomano all’attacco alle coste italiane

La sua fama iniziò a diffondersi attorno agli anni ’10 del Cinquecento. Divenne signore infatti di Algeri e Tunisi, più volte perse e più volte riconquistate, da cui faceva partire i suoi assalti alle coste meridionali dell’Europa. Le sue mete preferite erano spesso le città italiane, soprattutto sul versante tirrenico.

Tra le città che assediò e saccheggiò vale la pena di ricordare Reggio Calabria (più volte), Messina, Lipari, Capri, Gaeta, Procida, Terracina, l’isola d’Elba e Diano Marina. Gli scontri con le navi pontificie e genovesi fecero scalpore, così come i duelli con l’ammiraglio Andrea Doria.

Oltre all’Italia, si rivolse spesso contro le stesse coste del Nord Africa e contro la Spagna, tanto è vero che contro di lui si scagliarono anche le flotte imperiali di Carlo V.

Oltre ad eseguire saccheggi e chiedere riscatti alle città che non volevano subirli, Barbarossa era celebre per catturare migliaia di abitanti dei luoghi – che venivano poi rivenduti come schiavi – e per rapire belle fanciulle, che donava al sultano Solimano I o teneva per sé.

Perfino le suore cadevano spesso nelle sue grinfie, visto che potevano essere vendute come vergini. Morto nel 1546, è sepolto in un mausoleo nella zona nord di Istanbul.

 

2. Francis Drake

Fu invece un corsaro vero e proprio Francis Drake, noto navigatore della seconda metà del ‘500. Nato a Tavistock, nel Devon, nel 1540, intraprese fin da subito la carriera navale. La sua cittadina infatti non distava molto da Plymouth, che era all’epoca uno dei principali porti inglesi.

Sir Francis DrakeGià a 13 anni veleggiava su una nave mercantile e a 20 divenne capitano. Questo gli consentì di imparare molto presto a impartire ordini e ad eseguire le difficili manovre che erano necessarie nel Mare del Nord.

Attorno al 1563 compì i primi viaggi verso l’America, allora quasi interamente in mano agli spagnoli. Questa sua esperienza, che era merce rara tra i naviganti inglesi, lo fece presto chiamare a corte. Gli interessi della regina Elisabetta I, infatti, cozzavano ormai in maniera sempre più evidente con quelli della Spagna, potenza egemone del periodo.

 
La sovrana aveva pensato perciò di usare esperti marinai come Drake per indebolire il nemico senza entrare direttamente in guerra. Il giovane capitano fu così nominato corsaro e spedito, nel 1577, a fare razzia nel nuovo mondo.

Un bottino epocale e le imprese per Elisabetta I

Il viaggio durò tre anni e fece circumnavigare il globo al futuro “sir”. Attaccò vari porti lungo la costa pacifica del Sud America, incamerando un bottino per l’epoca clamoroso.

Basti pensare che al suo ritorno in patria donò alla regina metà di quanto conquistato, e questo era comunque superiore, per valore, a quanto la corona normalmente incamerava in un intero anno. Ritornò anche anni dopo in America, ma incontrando minor successo.

L’ultima grande impresa sui mari di Drake fu durante la Guerra anglo-spagnola. In qualità di vice ammiraglio, infatti, affrontò l’Invincibile Armada, contribuendo in maniera importante alla clamorosa vittoria inglese.

Tra gli onori che ricevette in patria vi furono il titolo di cavaliere e un posto al Parlamento, oltre alla carica di sindaco di Plymouth. Morì nel 1596 in centro America, per dissenteria.

 

3. Henry Morgan

Barbarossa agì nel Mediterraneo, Drake soprattutto nel Pacifico. Furono, d’altronde, questi i mari in cui nei loro rispettivi secoli si concentrava la maggior parte delle attività commerciali, o almeno quelle che era più facile attaccare.

Henry Morgan in un disegno coevo

Nel corso del XVII secolo, però, il baricentro della pirateria si spostò nei Caraibi. L’Inghilterra aveva infatti colonizzato la Giamaica, un’isola che però era circondata da possedimenti spagnoli e da qualche possesso olandese. E lì si combatté una vera e propria guerra non dichiarata.

 
I rapporti tra Inghilterra e Spagna erano infatti ormai più pacifici del secolo precedente, almeno ufficialmente. Erano però mutati i rapporti di forza.

La Spagna era una potenza ormai in decadenza, che ancora faceva sentire il suo peso in Europa ma che non riusciva a controllare il suo grande impero. L’Inghilterra, invece, era in rapida ascesa e, superata la fase delle guerre civili, si avviava a conquistare il mondo.

Verso i Caraibi

I Caraibi rappresentavano un buon terreno per confrontarsi. Le colonie spagnole erano cariche di ricchezze, ma militarmente inefficienti, mentre dall’Inghilterra arrivavano nella zona giovani ambiziosi.

Uno di questi era Henry Morgan, un gallese nato nel 1635 e giunto in Giamaica probabilmente attorno al 1658. Qui il ragazzo ricevette subito incarichi abbastanza importanti, forte di una parentela col vicegovernatore.

All’inizio agì soprattutto agli ordini del capitano Edward Mansvelt, un corsaro che agiva spesso per il governatore della Giamaica contro i possedimenti spagnoli. Poi, col passare del tempo, cominciò a dirigere una propria flotta.

Dall’Inghilterra arrivavano ordini di fermare l’attività dei corsari, perché questa alla madrepatria dava ormai più grattacapi diplomatici che altro, ma questi ordini raramente venivano rispettati. Morgan, infatti, racimolava sempre ottimi bottini, che rafforzavano anche la forza politica del governatore locale.

L’impresa di Panama

Il corsaro attaccò porti spagnoli divenuti leggendari come Puerto Principe a Cuba, Cartagena in Colombia e Maracaibo nell’attuale Venezuela.

La sua impresa forse più importante la fece però a Panama, nella città di Portobello, che allora era la terza più ricca dell’America spagnola. Per qualche anno dominò quei mari, diventando il prototipo del bucaniere che venne poi descritto nel 1684 da Alexandre Exquemelin nel libro I bucanieri d’America.

Nel 1671 venne arrestato e condotto a Londra, per aver violato gli ordini del re. Fu però solo un pro-forma, visto che venne quasi subito scarcerato e nominato a sua volta vicegovernatore della Giamaica. Si occupò, da lì in poi, più di politica che di navigazione, anche se non riuscì a mantenere a lungo il potere. Morì nel 1688 per cirrosi epatica.

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4. Edward Teach, ovvero Barbanera

Come abbiamo detto, nel 1684 uscì un libro di Alexandre Exquemelin – anch’egli un ex corsaro – dedicato alla pirateria. Fu da quel momento in poi che la figura di questi avventurieri, che prima era descritta solo tramite racconti orali, cominciò ad entrare nella leggenda.

Il terribile pirata Barbanera come viene rappresentato nella saga de "I pirati dei Caraibi"

E le figure dei capitani di queste navi divennero piene di particolari fantasiosi. Particolari che non piacquero molto a Henry Morgan, che non a caso fece causa a Exquemelin e ottenne una ritrattazione su alcune pagine a lui dedicate.

 
Ma se Morgan non amava essere descritto in vesti mitiche e leggendarie, lo stesso non si può dire del suo principale erede nei Caraibi, Edward Teach. Il pirata, che detenne il controllo del Mar dei Caraibi negli anni ’10 del Settecento, è infatti oggi noto come Barbanera e si presentava in modo volutamente diabolico.

La paura dei pirati era infatti ormai diffusa nella zona, e aggiungerci qualche colpo teatrale non faceva altro che giocare a favore degli assalitori.

Il pirata diabolico erede di Hornigold

Della vita di Teach non si sa molto. Probabilmente nacque a Bristol attorno al 1679, ma si trasferì piuttosto giovane in Giamaica. Qui cominciò a lavorare sulle navi corsare che non si confrontavano ormai più con gli spagnoli, ma con i francesi, vera nuova potenza della zona e nemici giurati anche in Europa.

Le cronache iniziano a parlare di lui a partire dal 1716, quando, sotto il comando di Benjamin Hornigold, assaltò una ventina di navi in poco più di un anno e mezzo.

Quando Hornigold, subito dopo, si ritirò a vita privata, Teach gli succedette al comando. In tre anni catturò più di 100 navi, dominando sui mari delle Bahamas e preoccupando non poco anche gli amministratori britannici.

Era infatti finita l’era dei corsari, che agivano direttamente o indirettamente per conto del governo. Barbanera lavorava per suo conto e attaccava tutto e tutti, anche le stesse navi inglesi.

Incutere paura dall’aspetto

Gran parte del suo successo era dovuto non solo alle sue abilità guerresche, ma anche al modo in cui si presentava. La barba, da cui derivava il suo soprannome, era lunghissima e raccolta in trecce.

Sotto al cappello si dice che portasse delle micce finte, che faceva accendere durante gli assalti, in modo che la sua faccia fosse sempre circondata dal fumo, quasi a rassomigliarlo al diavolo. La leggenda vuole inoltre che nella stiva della nave spesso portasse zolfo, per migliorare l’entrata scenica.

Il suo mito gli sopravvisse e sopravvive ancora oggi, ma la sua fortuna in vita durò poco. Nel 1718, dopo aver rifiutato un’offerta di amnistia, venne attaccato dal governatore della Virginia, che gli mandò contro la nave da guerra Pearl.

Nella battaglia che ne seguì Barbanera perse la vita. La sua testa fu mozzata e issata sulla punta del bompresso della Pearl, a dimostrazione della sua avvenuta morte.

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5. Anne Bonny

Concludiamo con una figura completamente diversa da quelle che abbiamo incontrato finora. L’ultimo pirata della nostra lista è infatti una donna, Anne Bonny, la cui storia è anche in questo caso ammantata di leggenda.

Anne Bonny, la più famosa donna tra i piratiD’altronde, potete immaginare quanto scalpore dovesse destare all’epoca il fatto di una donna imbarcata in una nave di senza Dio com’erano ritenuti i pirati. Tanto più che la Bonny non agì da sola: per una breve parte della vita condivise le sue avventure con una “collega”, Mary Read. Formando, tra l’altro, una sorta di triangolo con un altro pirata celeberrimo, Calico Jack.

La Bonny nacque probabilmente a Cork, in Irlanda, attorno al 1700. Secondo quanto ci racconta il biografo Charles Johnson (forse un nome d’arte dietro cui si nascondeva Daniel Defoe), era figlia illegittima di un avvocato che, una volta montato lo scandalo, dovette riparare con lei e con la compagna in America.

 
Anne crebbe così nella Carolina del Sud, con lunghi capelli rossi e un carattere irriverente. Si racconta che respingesse i pretendenti a colpi di sediate e che sapesse farsi rispettare nonostante fosse una donna del ‘700.

La piratessa più famosa dei Caraibi

A 18 anni scappò di casa – dopo aver incendiato la piantagione del padre – per sposare un pirata, anche se lo lasciò poco dopo. Riuscì ad imbarcarsi ed in breve si trovò sulla nave di Calico Jack, al secolo John Rackham, uno dei più noti pirati del suo tempo.

Basti dire che la sua Jolly Roger – cioè la sua bandiera da pirata – è probabilmente la più famosa della storia, con un teschio sopra a due sciabole intrecciate.

L’incontro con Mary Read

Anne divenne presto l’amante e la seconda di Jack, accompagnandolo nelle sue scorribande nei Caraibi. Durante un assalto a una nave, Anne scoprì anche una donna travestita da uomo. Si trattava di Mary Read, una ragazza inglese di dieci anni più vecchia di lei, che già si era finta di sesso maschile per combattere nell’esercito inglese.

Chiese ad Anne di potersi unire ai bucanieri, mantenendo nascosta la sua femminilità, e la piratessa le risparmiò la vita.

A bordo, Mary ed Anne divennero grandi amiche, tanto che la ciurma, credendo che Mary fosse un uomo, pensava fossero amanti. Lo stesso Calico Jack, preso dalla gelosia, arrivò quasi sul punto di uccidere Mary, prima che gli fosse rivelato il segreto. Le due donne da lì in poi combatterono valorosamente, con molto maggior coraggio degli altri compagni di pirateria.

La condanna e la pena sospesa

Nel 1720, però, tutta la nave pirata venne catturata da un vascello militare. Calico Jack, Anne Bonny e Mary Read vennero condannati a morte per impiccagione.

Mentre il primo fu giustiziato subito, le altre due dichiararono di essere incinte e per questo la pena fu sospesa. Mary partorì qualche tempo dopo, ma morì in carcere, forse per una malattia, forse per le complicazioni del parto.

Il destino di Anne è poco chiaro. La versione più accreditata è che venne riscattata dal padre, che la riportò con sé nella Carolina del Sud. Qui si poté risposare con un possidente locale e passò il resto della sua vita come una brava dama dell’epoca, morendo a 82 anni d’età.

 

Altri 6 pirati famosi, oltre ai 5 già segnalati

Il mare, nel corso dei secoli, è stato solcato da pirati di tutti i tipi e di tutte le nazionalità. Oltre ai cinque che vi abbiamo presentato, abbiamo quindi deciso di dedicare un po’ di spazio pure ad altri nomi che secondo noi vale la pena di conoscere. Eccoli.

 

Walter Raleigh

Ricominciamo dal XVI secolo, quando nacque la pirateria moderna. Walter Raleigh, da questo punto di vista, fu uno dei padri di questa attività, agendo come corsaro per conto della regina Elisabetta I, di cui fu a lungo il favorito. Ma Raleigh fu un personaggio a tutto tondo, una delle personalità più importanti della sua epoca.

Walter RaleighNato probabilmente nel 1552, iniziò a navigare molto giovane. Già nel 1585 si avventurò sulle coste americane, scoprendo una terra che battezzò Virginia, in onore di Elisabetta. Fondò quindi la colonia di Roanoke nell’attuale North Carolina, primo insediamento inglese nel Nuovo Mondo dai tempi di San Giovanni di Terranova.

Inoltre, al suo ritorno in patria portò con sé piante di patata e di tabacco. Le prime, secondo la tradizione, furono impiantate in Irlanda, dando il via a quella che sarebbe diventata una florida produzione, tipica dell’isola.

 
I suoi guai cominciarono però dopo la morte di Elisabetta. Il successore, Giacomo I, non lo aveva in simpatia, e le cose peggiorarono quando Raleigh fu coinvolto in una congiura contro il re. Incarcerato nella Torre di Londra, vi rimase per 13 anni, scrivendo poesie e opere di storia.

Rilasciato per condurre una spedizione in Venezuela alla ricerca di El Dorado, la guidò attaccando gli avamposti spagnoli. Una volta rientrato in patria, questo gli costò la richiesta di condanna a morte da parte della corona iberica. Giacomo I lo fece quindi decapitare a Westminster nel 1618.

William Dampier

Rimaniamo sempre in Inghilterra ma spostiamoci un po’ più avanti nel tempo, nella seconda metà del ‘600. In quel periodo operò infatti William Dampier, esploratore e scienziato britannico che non disdegnava di compiere, di tanto in tanto, qualche celebre impresa di pirateria.

William Dampier ritratto da Thomas MurrayDopo aver combattuto, poco più che ventenne, nella Guerra d’Olanda, si spostò nel Nuovo Mondo, lavorando prima come contadino e poi come boscaiolo tra la Giamaica e l’Honduras. In breve tempo capì che si sarebbe guadagnato più facilmente da vivere col saccheggio e si unì quindi ad una banda di bucanieri che attaccavano gli spagnoli sulle coste peruviane.

In breve, anche sotto la guida di Edward Davis, il gruppo si inoltrò sul Pacifico, puntando verso l’Asia. Dopo una serie di peripezie e di ammutinamenti, la nave giunse in Australia e nelle isole vicine, dove Dampier ebbe modo di visitare, per primo, alcune zone inesplorate e documentarne la flora e la fauna.

Dopo qualche tempo rientrò in Inghilterra, diventando famoso per aver circumnavigato tutto il globo, impresa che ripeté altre due volte. Il suo libro Un nuovo viaggio attorno al mondo divenne un best seller dell’epoca e gli consentì di viaggiare ancora verso l’Australia, questa volta al comando di una nave della marina britannica.

 

Alexander Selkirk

Quella di Alexander Selkirk è la storia di un pirata molto particolare. Nato in Scozia nel 1676, iniziò a navigare abbastanza presto, servendo come corsaro. In breve entrò anche a servizio delle navi del già citato William Dampier, e in particolare navigò sulla Cinque Ports, un’imbarcazione capitanata da Thomas Stradling.

Non passò molto, però, prima che Stradling litigasse con Dampier. La Cinque Ports prese quindi una via solitaria, vero la costa del Cile. Qui, a più di 600 chilometri al largo dalla costa, decise ad un certo punto, nel 1704, di fare sosta.

Selkirk, preoccupato dal grado di usura della nave, suggerì a Stradling delle riparazioni, arrivando ad affermare che sarebbe stato meglio essere abbandonato lì piuttosto che proseguire su una nave così malmessa. Il capitano, piuttosto irascibile, lo prese alla lettera e lo abbandonò su una piccola isola deserta, con pochissimo materiale per sopravvivere.

Alexander Selkirk in un'illustrazione di metà Ottocento
Selkirk sarebbe rimasto lì 4 anni e mezzo, imparando a cavarsela grazie alla caccia alle capre selvatiche, alla costruzione di alcune capanne e al semi-addomesticamento di alcuni gatti locali. Sarebbe stato ritrovato da un’altra delle navi di Dampier e ritornò in Inghilterra.

La sua storia sarebbe divenuta tra l’altro una delle fonti d’ispirazione per il Robinson Crusoe di Daniel Defoe, pubblicato pochi anni più tardi, nel 1719.

William Kidd

Negli stessi decenni in cui il mare era solcato da Dampier e Selkirk, un altro pirata scozzese si guadagnava una discreta fama: William Kidd. Iniziò a farsi conoscere dopo i 40 anni, quando divenne capitano di una nave corsara: la corona inglese infatti gli aveva dato il compito di sabotare i commerci francesi, ma anche di combattere contro i pirati.

William KiddLa sua nave era chiamata Adventure Galley ed era equipaggiata con mezzi di tutto rispetto: disponeva di 34 cannoni e contava un equipaggio di un’ottantina di uomini. In breve però Kidd ingrossò le fila del suo equipaggio fino a 150 uomini e puntò sul Madagascar, convinto di poter catturare molte navi nemiche e far bottino.

Visto però che le navi francesi scarseggiavano, ad un certo punto decise di darsi direttamente alla pirateria, attaccando anche le imbarcazioni britanniche. In breve la Compagnia delle Indie Orientali iniziò a dargli la caccia, nonostante le sue imprese fossero state finanziate, all’inizio, da importanti uomini politici inglesi.

 
Tradito dagli amici e in parte dal suo stesso equipaggio, Kidd venne catturato nel 1699, mentre il tesoro che aveva cercato di seppellire veniva recuperato. Passò vari anni in carcere e venne perfino interrogato in Parlamento, solo per essere infine giustiziato tramite impiccagione nel 1701.

 

Amaro Pargo

Mettiamo, con gli ultimi due pirati che vi presentiamo, da parte i britannici ed avventuriamoci per un momento su altri lidi. Ad esempio andiamo a scoprire Amaro Pargo, celebre corsaro spagnolo attivo nella prima metà del ‘700, tanto da diventare una delle personalità più famose della Spagna del tempo.

Amaro Pargo

Nato nel 1678 alle Canarie, dimostrò fin da giovane un carattere ardito ed anche una certa intelligenza. Quando, a poco più di vent’anni, suggerì al suo capitano il metodo per scampare a dei feroci pirati, si guadagnò la sua prima promozione e una nave da guidare in proprio.

 
Operò soprattutto nel centro America, tra Cuba e la Guyana, commerciando liquori ma anche attaccando – grazie ad una lettera di corsa del re di Spagna – molte navi inglesi e olandesi che passavano di lì. Proprio su quei lidi si scontrò anche col leggendario Barbanera, di cui abbiamo già parlato.

La sua fama fu esaltata dalla corona spagnola, tanto che ancora oggi Pargo è considerato in patria un eroe nazionale. D’altra parte, accumulò molte ricchezze ma diede anche buona parte dei suoi averi in beneficienza, ispirato anche da Suor Maria di Gesù, celebre mistica spagnola del tempo.

Ching Shih

I pirati non sono stati solo europei, né hanno agito solamente nel mar dei Caraibi o tra l’Africa e l’India. Anche la Cina e il Giappone hanno avuto elementi di questo tipo e forse la più importante di tutti è stata Ching Shih, pirata cinese che terrorizzò le navi nella prima metà dell’Ottocento.

Ching Shih fu infatti una donna non comune. Dopo aver lavorato, da ragazza, come prostituta, sposò l’importante pirata Cheng Yi, che già comandava una flotta di sei navi. Da lui ottenne il comando di una nave e con lui iniziò a conquistare i mari. Quando poi Cheng Yi morì, nel 1807, lei riuscì a farsi riconoscere come nuovo capo e ingrandì il suo impero.

Ching Shih in una illustrazione ottocentesca
La cosa più significativa di questa donna fu infatti, probabilmente, il numero di uomini e di navi su cui riuscì a imporre il proprio comando. Nel suo momento di massimo potere, Ching Shih aveva al suo servizio più di 300 giunche – navi tipiche dell’Estremo Oriente – con probabilmente 30.000 uomini a bordo.

Anzi, per lei lavoravano anche donne e bambini, che la aiutavano ad assalire navi britanniche, portoghesi e cinesi. Si ritirò comunque dall’attività relativamente presto: nel 1810 il governo concesse un’amnistia ai pirati e lei la accettò. Utilizzò così il denaro raccolto per aprire una casa per il gioco d’azzardo, che gestì fino alla morte.

 

 

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