Cinque tra i più famosi economisti contemporanei e viventi

Guida ai più famosi eredi di Adam Smith, luminari dell'economia

Chi muove i fili dell’economia? È una domanda a cui molti hanno cercato di rispondere, negli ultimi anni. C’è chi dice che li muovano le banche, chi i “poteri forti” (espressione all’interno della quale si può far rientrare tutto quello che si vuole, a seconda dei casi), chi la storia, chi ancora il caso. Di sicuro, però, almeno in parte l’economia viene mossa e guidata dagli economisti, cioè gli esperti a cui i vari governi si rivolgono quando devono cercare di varare delle riforme nel settore.

E allora, per capire chi gestisce l’economia oggi bisogna prima di tutto capire quali sono gli economisti più influenti. Un primo elenco ce lo dà, di solito, la lista dei vincitori del Premio Nobel per l’economia, sicuramente il riconoscimento più prestigioso a livello mondiale. Ma quella lista non può bastarci, perché più dei premi conta, in quel settore, la fama, e cioè la capacità di convincere i politici ed il pubblico delle proprie teorie. Ecco, dunque, cinque tra i più influenti e famosi economisti viventi, in rigoroso ordine d’età.


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Amartya Sen

La critica al libero mercato e all’utilitarismo

Amartya Sen, grande economista indianoDi solito si pensa che il centro dell’economia mondiale siano gli Stati Uniti. Un’idea che ha, ovviamente, un fondo di verità, ma che non va presa in maniera superficiale. Perché se è vero che i più grandi economisti finiscono quasi sempre per insegnare nelle università a stelle e strisce, è anche vero che altrettanto spesso provengono da altri paesi. È questo il caso, ad esempio, di Amartya Sen, economista indiano nato nel 1933 e per molti anni professore ad Harvard, a Oxford, a Cambridge e alla London School of Economics.

Figlio di una famiglia originaria del Bangladesh, Sen ha studiato a Calcutta, specializzandosi poi in Gran Bretagna. Il suo contributo economico più rilevante riguarda l’analisi del rapporto tra economia ed etica e soprattutto la sua critica ai criteri che venivano di solito usati per valutare la bontà di un sistema economico. Secondo Sen, infatti, il concetto di sviluppo va completamente rivisto e slegato dagli ideali utilitaristici, per guardare primariamente alla qualità della vita. Un sistema, in altri termini, non migliora quando migliorano le disponibilità economiche complessive della sua popolazione, ma quando ne migliora la speranza di vita, le possibilità di raggiungere la felicità e così via.

Allo stesso modo, Sen è famoso anche per aver introdotto il cosiddetto “paradosso di Sen”. Partendo dal concetto di ottimo paretiano e dal teorema dell’impossibilità di Arrow, Sen ha infatti dimostrato che l’efficenza ottimale (cioè, in soldoni, la miglior distribuzione possibile delle risorse) non si può ottenere in un sistema perfettamente liberale. Il risultato, quindi, è stata una critica piuttosto forte nei confronti del liberalismo estremo, ovvero dell’idea che il libero mercato possa regolarsi da solo verso il miglior risultato possibile. Una critica che secondo lui è esemplificata anche dalla storia dell’India, soprattutto se paragonata a quella della comunista Cina, visto che entrambi i paesi hanno avuto successi e fallimenti a loro modo complementari.

Una curiosità, in chiusura. Sen è stato sposato tre volte: dalla prima moglie, indiana, ha avuto due figlie, ben inserite nella vita culturale del paese asiatico. In seconde nozze, nel 1973, ha sposato Eva Colorni, figlia degli antifascisti Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, in un matrimonio poi finito a causa della morte di lei. Dal 1991 è infine sposato con Emma Rothschild, ereditiera della celebre famiglia di magnati ebrei.

 

Daniel Kahneman

Lo psicologo prestato all’economia

Daniel Kahneman, psicologo prestato all'economiaÈ invece israeliano Daniel Kahneman, il secondo pensatore della nostra lista. E abbiamo deciso di definirlo “pensatore” perché in realtà, per formazione, Kahneman non è un economista. Nato a Tel Aviv nel 1934, ha una formazione da psicologo e per gran parte della sua vita si è occupato, infatti, di psicologia cognitiva. In particolare, assieme al collega Amos Tversky ha fin dagli anni ’70 concentrato la propria attenzione sui processi decisionali, dimostrando tramite vari esperimenti che questi non si basano sui principi della razionalità, che anzi violano molto spesso.

In campo economico, questi rilievi hanno un peso non indifferente, soprattutto se si considera che le teorie macroeconomiche hanno come assunto fondamentale l’idea che i soggetti agiscano in modo razionale e sulla strada di una massimizzazione dell’utilità. Considerato uno dei padri dell’economia comportamentale, Kahneman ha poi lasciato Gerusalemme spostandosi ad insegnare in Canada prima e negli Stati Uniti poi, in particolare a Berkeley e a Princeton. Ha vinto il Premio Nobel per l’economia nel 2002, diventando il secondo psicologo dopo Herbert Simon a conquistare tale riconoscimento.

Le sue ricerche sono state sintetizzate qualche anno fa in un libro che ha venduto moltissimo in tutto il mondo. In Italia è arrivato nel 2012, tradotto col titolo Pensieri lenti e veloci e pubblicato da Mondadori.

 

Muhammad Yunus

L’inventore del microcredito

Muhammad Yunus, inventore del microcreditoRitorniamo in Asia, e in particolare in Bangladesh, con Muhammad Yunus, economista e banchiere bengalese nato nel 1940. Anch’egli ha vinto un Premio Nobel, ma non per l’economia: nel 2006 si è infatti aggiudicato quello per la pace, assegnato sulla base dei suoi sforzi nel settore bancario. Laureato in Bangladesh e poi specializzato negli Stati Uniti, ha insegnato nella sua città natale di Chittagong dal 1972 al 1989, non limitandosi comunque a rimanere al chiuso delle aule universitarie, ma uscendo a studiare il paese.

Il Bangladesh di allora, e in buona parte anche quello di oggi, era vittima di una povertà endemica, legata anche alle calamità naturali che costantemente affliggevano il paese. L’idea di Yunus fu che le teorie economiche tradizionali fossero inadeguate a descrivere quella realtà e andassero quindi riviste. In particolare, individuò il limite dell’economia bengalese nella mancanza di un sistema di credito che potesse sostenere gli strati più umili della popolazione.

Così a partire dagli anni ’70 cominciò ad erogare microprestiti alla popolazione locale e in particolare alle donne. Si trattava di prestiti di pochi dollari assegnati non a singoli richiedenti ma a piccole comunità, talmente povere da essere state fino ad allora sempre ignorate dalle banche. Questo permetteva di avviare delle piccole iniziative imprenditoriali e un sostentamento vicendevole tra i membri del gruppo, che spesso si coprivano e aiutavano per restituire i soldi a Yunus. Il sistema funzionò e decollò nel giro di pochi anni, favorendo la nascita di numerose cooperative e anche una prima forma di emancipazione femminile.

Nel 1976 Yunus coronò questo percorso fondando la Grameen Bank, una banca specializzata appunto nel microcredito. Un istituto che ha erogato negli anni più di 5 miliardi di dollari di prestiti ed è stata premiata col Nobel assieme al suo fondatore. Altri premi sono inoltre arrivati dall’UNESCO, da varie fondazioni internazionali e anche dall’Economist.

 

Joseph Stiglitz

Un americano contro la politica americano-centrica

Joseph Stiglitz, forse il più importante economista di oggiForse l’economista più importante degli ultimi anni, o quantomeno il più ascoltato e letto, è però un americano, Joseph Stiglitz. Nato nell’Indiana nel 1943, ha studiato al MIT di Boston e si è poi specializzato tra Cambridge e Yale. Allievo del nostro Franco Modigliani, ha concentrato le sue ricerche soprattutto in campo microeconomico, studiando le asimmetrie informative, campo per il quale ha ottenuto il Premio Nobel per l’economia nel 2001.

Particolarmente attento agli effetti della crisi, a partire dai primi anni Duemila è salito agli onori della cronaca per le sue opinioni non convenzionali sulle politiche finanziarie globali. Nel best-seller La globalizzazione e i suoi oppositori ha infatti aspramente criticato le politiche del Fondo Monetario Internazionale, che tende a seguire la politica di Washington, non soccorrendo in realtà gli stati in crisi ma favorendo l’economia americana. Questa sua impostazione fortemente critica nei confronti della politica USA e della globalizzazione l’ha portato, di recente, ad appoggiare anche il movimento Occupy Wall Street.


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In Italia, queste sue posizioni sono state usate nel corso degli ultimi anni anche da vari soggetti politici, che l’hanno citato più volte. In particolare le sue idee critiche sull’euro, che penalizzerebbe le economie più deboli, sono state riportate in vari dibattiti, sia in Italia che in Francia. Stiglitz si è però pubblicamente dissociato da queste forze politiche, anche se ha confermato le sue idee riguardo alla politica monetaria europea.

Stiglitz, però, non è solo un teorico dell’economia o un polemista che giudica le cose dall’esterno. Numerosi sono stati infatti i suoi incarichi pubblici, soprattutto negli anni ’90. Durante l’amministrazione di Bill Clinton, ad esempio, è stato Presidente dei consiglieri economici del Presidente degli Stati Uniti. In seguito è stato anche vicepresidente e capo degli economisti della Banca Mondiale, incarico ricoperto tra il 1997 e il 2000.

 

Paul Krugman

Contro Bush, ma anche per il libero scambio

Paul Krugman, economista dalle posizioni non convenzionaliIl più giovane economista della nostra cinquina è Paul Krugman, nato nel 1953 a Long Island, alla periferia di New York. Anch’egli vincitore di Premio Nobel (nel 2008), si è formato a Yale e poi specializzato al MIT, insegnando anche a Berkeley, a Stanford e alla London School of Economics. Attualmente, dopo aver lavorato a lungo all’ateneo di Princeton, insegna al Graduate Center of the City University of New York, istituzione scelta perché pubblica.

Krugman è forse, tra gli economisti di questa lista, quello più noto al grande pubblico, soprattutto per via della sua attività giornalistica. È stato infatti per molti anni editorialista di punta in campo economico del New York Times, pubblicando anche vari best-seller tra cui il più famoso è forse Fuori da questa crisi, adesso!, uscito nel 2012. Vicino, politicamente, al Partito Democratico americano, è stato più volte considerato uno dei maggiori candidati ad alcune cariche in seno alle varie amministrazioni liberal, cariche che però non ha mai ottenuto. Paradossalmente, il suo unico incarico di rilievo nella politica USA è stato all’inizio degli anni ’80, all’interno dell’amministrazione Reagan.

All’inizio degli anni Duemila è stato oggetto di aspre polemiche per aver lavorato come consulente per la Enron, poi al centro di un grave scandalo finanziario. In seguito è tornato alla ribalta soprattutto per le critiche all’amministrazione Bush, giudicata colpevole di una politica fiscale che favoriva le classi più abbienti e che aumentava insostenibilmente il debito pubblico con le sue guerre.

Ciononostante, le posizioni di Krugman non sono facilmente etichettabili. Ha spesso criticato anche il Partito Democratico “da sinistra”, ma allo stesso tempo è un sostenitore delle politiche di libero scambio, anche se riviste alla luce di nuove scelte. Per questo motivo, è stato a volte criticato dagli economisti no-global.

 

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