Cinque tra i più famosi e utili programmi open source

Il desktop di Ubuntu, il più usato sistema operativo figlio della filosofia open source

Avete sempre sentito parlare di questo fantomatico “open source”, ma non avete mai capito bene di cosa si tratta? Ebbene, è giunto il momento di diradare la nebbia e vederci più chiaro. Open source, in inglese, significa semplicemente “a sorgente aperto”. Ovvero, in un linguaggio meno tecnico, che il programma in questione è stato scritto da una serie di persone che hanno deciso di non tenere per loro il codice sorgente, ma di renderlo disponibile a tutti.

Per quale motivo si dovrebbe fare una cosa del genere? I moventi potrebbero essere molti, ma diciamo che i principali sono due. Da un lato, per trasparenza, per cioè mostrare il frutto del proprio lavoro, renderlo disponibile a chi vuole studiarlo e allo stesso tempo per far vedere che non ci sono “porcherie” all’interno né pratiche commerciali nascoste. Dall’altro, per invitare la comunità dei programmatori a contribuire al progetto, apportando migliorie, cambiamenti e correzioni.

Una diversa filosofia

Il tutto fa sì che il software open source obbedisca a una filosofia ben diversa da quella che regola il cosiddetto “software proprietario”. Lo scopo di chi scrive questi programmi, infatti, non è quello di guadagnare – cosa che, sia ben chiaro, quando si lavora onestamente è del tutto legittima –, ma di fornire un prodotto aperto, libero, che nasca in un certo senso dal basso. Un prodotto che non avrà magari l’appeal dei concorrenti commerciali, ma che può fare benissimo la sua parte allo stesso modo, e in alcuni casi ancora meglio.


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I programmi di questo tipo sono centinaia, se non forse addirittura migliaia. Alcuni hanno vita breve: il progetto parte, si sviluppa, ma non decolla, e prima o poi viene abbandonato. Altri invece resistono all’usura degli anni, forti di una comunità che riesce continuamente a rinnovarli. Pensate ad esempio che la maggioranza dei server su cui vengono ospitati i siti internet che visitate ogni giorno (questo compreso) funziona grazie ad Apache, un software di questo tipo. Ma quali sono, in generale, i programmi open source più famosi e utili? Ecco la nostra selezione.

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Mozilla Firefox

Il browser libero

La schermata iniziale di Mozilla FirefoxPartiamo da uno dei software che hanno fatto la storia dell’open source e più in generale di internet. Era il 1998, infatti, quando la Netscape Communications di Mountain View, in California, decise di varare il progetto Mozilla. A quel tempo, infatti, Netscape produceva il browser Navigator, che agli albori dell’era di internet era stato quello più apprezzato e utilizzato. Nel tempo, però, era emerso un grosso concorrente in Internet Explorer di Microsoft, che era ormai in procinto di vincere quella che viene ricordata come la “Prima guerra dei browser”. Si trattava quindi di intraprendere strade diverse, e Mozilla poteva essere una di queste.


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L’idea era quella di creare una suite completa che offrisse tutto ciò che serviva per navigare in rete, dal browser al programma di posta elettronica. Il progetto non durò molto. Nel 2003 AOL, principale finanziatore di Netscape, decise di tirarsi fuori dalla faccenda, tanto che il codice già scritto fu ereditato dalla Mozilla Foundation, una organizzazione no-profit creata ad hoc. Prese piede l’idea di smembrare le componenti della suite Mozilla in parti e il progetto fu portato avanti da Blake Ross e da una serie di altri giovani programmatori. Nel 2004 fu così rilasciato Mozilla Firefox, un browser libero e multipiattaforma che si proponeva di intaccare il dominio di Explorer.

Da Netscape alla guerra con Explorer

L’obiettivo fu raggiunto molto rapidamente, facendo sperare agli amanti del software libero che si fosse davanti ad una nuova era. Firefox non solo era gratuito, ma era anche innovativo sotto diversi punti di vista, aveva performance migliori ed era maggiormente rispettoso degli standard internazionali. Verso la fine del decennio veniva utilizzato da più del 30% dei navigatori del web, mentre Explorer scendeva lentamente ma inesorabilmente verso quota 50% e poi giù ancora.

Il sorpasso, in realtà, non è mai avvenuto, visto che dal 2011 anche la quota di mercato di Firefox ha cominciato a calare, complice la crescita di Safari e, soprattutto, di Chrome. Oggi comunque il browser di Mozilla mantiene una quota superiore al 10% del mercato ed è particolarmente apprezzato in paesi come la Germania, la Finlandia e nell’est Europa. Inoltre esistono ormai anche una versione per dispositivi mobili e addirittura un Firefox OS, cioè un vero e proprio sistema operativo per smartphone.

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Apache OpenOffice

Da StarOffice a LibreOffice

L'elaboratore di testi di OpenOfficeCome Firefox, anche OpenOffice è un software che è nato sostanzialmente come alternativa ai prodotti di Microsoft. E come Firefox, anche OpenOffice è sembrato per un certo momento insidiare il dominio dell’azienda di Redmond, anche se adesso, in realtà, il baricentro della sfida sembra essersi spostato altrove, dalle parti di Google.

Il progetto nacque nel 1999, quando Sun Microsystem acquisì la tedesca StarDivision, che negli anni ’90 aveva sviluppato la suite StarOffice. Le intenzioni dell’azienda statunitense erano di creare un prodotto che potesse far concorrenza a Microsoft Office e quindi presentasse un elaboratore di testi, un foglio elettronico, un creatore di presentazioni ed altro ancora. Visto che il lavoro si presentava ostico, la Sun decise di chiedere l’aiuto dei programmatori che lavoravano sull’open source: rilasciò quindi gratuitamente il codice sorgente di StarOffice e ne promosse un ulteriore sviluppo.

Sun, Oracle, Apache

Nacque così OpenOffice.org, un progetto che sul finire del primo decennio degli anni Duemila tentò seriamente di scalfire il dominio di Microsoft. Dalla sua la nuova suite aveva la gratuità, una discreta compatibilità coi prodotti di Microsoft e la presenza su diversi sistemi operativi (tra cui Mac e Linux). Una battuta d’arresto arrivò però nel 2010: in quell’anno infatti Sun fu acquisita da Oracle, che decise, l’anno dopo, di dismettere il progetto, regalando la suite alla Apache Software Foundation.

Quest’ultima è un’organizzazione no-profit che sviluppa un altro pezzo da novanta del mondo open source, il web server Apache che abbiamo già citato. Lì il progetto si è evoluto, ma ha anche dovuto affrontare la concorrenza di una serie di altre suite gratuite. Oggi, infatti, nel mercato sono entrati anche Google con Drive (gratuito e online, oltre che collaborativo) e Apple con iWork (esistente già da tempo, ma ora disponibile online tramite iCloud). Inoltre, sul versante del software libero va segnalato anche LibreOffice, un apprezzato software multipiattaforma nato come una costola proprio di OpenOffice.

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VLC Media Player

Il miglior lettore multimediale

VLC, un media player completo non solo per Windows 10Non ha invece rivali VLC Media Player, il miglior lettore multimediale oggi presente sul mercato. Nato nel 1996 come progetto di studio all’interno dell’École Centrale di Parigi, il software si è sviluppato nel corso degli anni grazie al contributo di programmatori di diverse parti del mondo. La prima versione ufficiale è stata rilasciata nel 2001 e da allora, lentamente ma inesorabilmente, VLC si è fatto strada tra l’utenza.

Il punto di forza del software, che subito lo rese estremamente popolare, è la capacità di leggere una miriade di formati senza l’utilizzo di ulteriori codec. Inoltre è diffuso su praticamente tutte le piattaforme esistenti. Oltre alle classiche versioni per Windows e Mac, infatti, VLC può essere installato su Linux, BeOS, BSD, Solaris, iOS, Android, Windows Phone e una miriade di altri sistemi operativi. Infine, è un programma non particolarmente pesante e offre anche funzionalità di ripping.

 

WordPress

Per creare siti web più aperti

La dashboard di WordPressFinora vi abbiamo presentato software che vengono usati dall’utenza domestica, disponibili anche sui sistemi operativi più comuni come Windows e Mac. Programmi pensati, cioè, per persone che utilizzano il computer anche in maniera sporadica e che vogliono degli applicativi semplici da usare e funzionali allo scopo. Il mondo open source, però, offre diverse facce. Una di queste è quella riservata a chi coi computer non solo ci lavora, ma in un certo senso ci vive. A chi cioè viene solitamente indicato come “smanettone”, e quindi vuole entrare nei meandri della programmazione, scoprire come funzionano le cose e gestirle direttamente.

Il CMS più diffuso

Tra questi c’è anche chi disegna e realizza siti web. E lo fa, spesso, utilizzando un CMS, ovvero un content management system. Vari software di questo tipo si sono sviluppati nel corso degli anni, spesso basati su un codice open source: tra questi vale la pena di ricordare PHP-Nuke, Drupal e Joomla. Il principale e più diffuso tra questi software è però ora WordPress.

Creato da Matt Mullenweg nel 2003, il programma è scritto in PHP e si appoggia al gestore di database MySQL. Dalla sua ha una estrema facilità d’uso, la presenza di un ampio catalogo di temi personalizzati e personalizzabili sia gratuiti che a pagamento, una serie di ottimizzazioni per i motori di ricerca e il supporto multi-autore e multi-sito. L’aspetto decisivo per il suo successo, però, sono probabilmente i componenti aggiuntivi. Man mano che WordPress si imponeva, infatti, sono nati una serie di plug-in (perlopiù gratuiti) che permettono di aumentare anche di molto le funzionalità del sito.

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Ubuntu (e Linux)

Quando ad essere libero è il sistema operativo

Il desktop di Ubuntu, il più usato sistema operativo figlio della filosofia open sourceChiudiamo con il botto, cioè addirittura con un sistema operativo. La filosofia open source, infatti, non si è limitata solo ad applicativi per l’ufficio o per il web, ma ha investito fin da subito anche quei software che fanno da cornice agli altri programmi e ne permettono il funzionamento. Il sistema operativo GNU/Linux, basato sul kernel scritto da Linus Torvalds nel 1991 e unito al sistema operativo GNU creato da Richard Stallman nel 1984, è stato il capostipite del settore, capace, con la sua stabilità e la sua filosofia, di cambiare le carte in tavola nell’informatica degli anni ’90 e ’00.

Amatissimo dagli esperti ma usato molto meno di quanto ci si sarebbe potuti aspettare dall’utenza generica, Linux si è diffuso negli anni scorsi soprattutto attraverso “distribuzioni”. Le più famose sono state per molto tempo quella di Debian (lanciata nel 1993 e basata solo su software libero), Red Hat (nata nel 2000 e pensata per il mercato business) e Slackware (datata 1993 e famosa per la sua stabilità).

Da una costola di Debian

Negli ultimi anni, però, l’attenzione mediatica è stata catalizzata da una nuova distribuzione, Ubuntu. Lanciata nel 2004, questa versione è nata come un’evoluzione di Debian. Non rispetta, per la verità, tutti i crismi del software open source, ma è distribuita gratuitamente, si basa prevalentemente su software libero ed è registrata con licenza GNU GPL. Inoltre la società che ne detiene i diritti, la Canonical del sudafricano Mark Shuttleworth, incoraggia l’uso di programmi aperti e liberi.

Il progetto è importante soprattutto per essere riuscito a portare la struttura di Linux ad un pubblico eterogeneo, anche di utilizzatori non professionali. Ubuntu è infatti un sistema di facile utilizzo, che riproduce in larga misura le stesse dinamiche dei sistemi operativi pensati per il mercato consumer. Inoltre offre al suo interno una serie di programmi gratuiti atti a soddisfare molte esigenze, come LibreOffice, Firefox, Thunderbird, Transmission, Shotwell, Gwibber e altri ancora. Esistono infine delle versioni di Ubuntu pensate per smartphone e tablet (sia Android che non), per server e per smartTV.

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