Diciamolo subito: l’Italia non ha una rete di metropolitane particolarmente sviluppata. Rimanendo solo in Europa, i treni sotterranei delle nostre città impallidiscono rispetto a quelli dei nostri colleghi esteri. La metropolitana di Londra vanta 460 chilometri di linea, quella di Parigi 220, quella di Berlino 146. La nostra maggior rete – la milanese – è ancora molto distante da queste cifre. Cifre che rimangono imbarazzanti se si considerano le stazioni e migliorano invece in parte se si considerano i passeggeri trasportati.

Le cause dell’arretratezza italiana

Le statistiche, quindi, ci dicono che nelle nostre metropoli ci sarebbe bisogno di un’efficiente rete di trasporto sotterraneo, comparabile a quella delle altre capitali. Ma che questo bisogno non viene soddisfatto adeguatamente. Le ragioni di questo ritardo sono molte. Innanzitutto, fino agli anni ’50 e al cosiddetto miracolo economico l’Italia era ancora una nazione arretrata, in cui non c’erano né i fondi né in realtà l’esigenza di investire in un settore così d’avanguardia. La corruzione, la miopia politica e la difficoltà di scavare nel nostro sottosuolo carico di storia spesso hanno fatto il resto.

Oggi sette città italiane possono vantare di possedere una linea metropolitana (classica o “leggera” che sia). Si tratta di Milano, Roma, Napoli, Brescia, Torino, Genova e Catania. Questo è anche l’ordine di grandezza delle loro linee. Scopriamo più in dettaglio come sono nate e come sono organizzate le prime cinque.


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Metropolitana di Milano

La più grande d’Italia, in ulteriore espansione

La mappa della metropolitana e di varie forme di trasporto pubblico di MilanoLa Metropolitana di Milano è oggi – e nettamente – la più estesa e più grande d’Italia. La sua rete infatti copre circa 101 chilometri ed è organizzata in quattro linee. Le stazioni sono 113, ben al di sotto, come abbiamo detto, delle altre grandi città europee, anche se il numero di passeggeri è comparabile quantomeno a quello di Berlino. Sono infatti 1.304.000 i milanesi serviti mediamente ogni giorno, che salgono a 477 milioni su base annua.

La prima linea, la rossa, fu inaugurata nel 1964, abbastanza in ritardo rispetto alle esigenze della capitale economica italiana. Il progetto architettonico fu realizzato da Franco Albini e Franca Helg, mentre la segnaletica fu affidata al designer olandese Bob Noorda. Il progetto era, per l’epoca, talmente innovativo che ricevette anche il Premio Compasso d’Oro. Nel 1969 poi si aggiunse la linea verde, che oggi copre un maggior numero di chilometri (40 contro i 27 della rossa) ed è quella che serve il maggior numero di passeggeri (più di mezzo milione al giorno).

La futura linea blu

Le altre linee sono storia relativamente recente. La gialla è arrivata nel 1990, in occasione dei Mondiali di calcio, mentre la lilla (M5) – la prima a non passare per il centro storico – è del 2013. Manca, nell’elenco, la linea M4 o blu, che è in costruzione ma ancora lontana dall’essere ultimata. Presenterà tre tratte di, rispettivamente, 7, 6 e 8 stazioni, e dovrebbe essere inaugurata nel 2022. Inoltre è allo studio un progetto anche per un’eventuale linea M6.

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Metropolitana di Roma

Tre linee, ma ancora poco utilizzata

Lo schema delle stazioni della metropolitana di Roma, la seconda in ItaliaÈ in espansione anche la Metropolitana di Roma, la seconda della nostra lista, anche se ben staccata da quella milanese. La rete della capitale è attualmente lunga 60 chilometri e organizzata in tre linee: la A (arancione), la B (blu) e la C (verde). La prima, che a differenza dell’ordine alfabetico è stata la B (rinominata così solo più tardi), fu inaugurata nel 1955, anche questa in vistoso ritardo rispetto al resto d’Europa. La seconda, la A, è arrivata nel 1980. La terza, la C, è invece storia recente, visto che è stata aperta nel 2014 ed è attualmente ancora in espansione.

Questo ritardo nella copertura della città porta anche a un numero di viaggiatori estremamente ridotto in rapporto agli abitanti di Roma. Basti pensare che la metropolitana serve quotidianamente 844.200 passeggeri, cioè in pratica un romano ogni 3,4 abitanti (escludendo ovviamente i turisti). A Milano – dove di turismo ce n’è meno – questo rapporto è di un milanese ogni 1,03 abitanti, a Londra di uno ogni 2,67, a Berlino 2,5, a Parigi addirittura 0,49. Insomma, una metropolitana ben poco sfruttata, se si considera anche la congestione del traffico di superficie.

La lunghezza e i progetti accantonati

Delle tre linee, la più estesa è attualmente la B, che copre 23,5 chilometri. La C, la più recente, ha però già sostanzialmente raggiunto la A per estensione, attorno ai 18 chilometri. Ad ospitare il maggior numero di viaggiatori è però la linea A, in direzione Battistini-Anagnina, che da sola serve più dalla metà delle persone che usano la metropolitana romana. Una quarta linea – gialla, o D – è stata più volte progettata, ma l’ipotesi dei lavori per realizzarla è stata accantonata negli ultimi anni.

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Metropolitana di Napoli

Un lavoro di decenni per sbrigliare la matassa

Lo schema delle varie linee presenti a NapoliPassiamo ora a Napoli, terza città d’Italia sia per abitanti che per lunghezza della rete metropolitana. La situazione, nel capoluogo campano, è abbastanza caotica, soprattutto se vista da fuori. Sono infatti presenti due linee della metropolitana, ispirate a filosofie tra loro diverse, a cui si devono aggiungere una serie di altri collegamenti che comprendono tratte ferroviarie, funicolari e treni metropolitani, che non rientrano nella normativa per le metropolitane vere e proprie.

D’altronde, Napoli è stata la prima città italiana in cui qualcosa di simile a una metropolitana è stato costruito, anche se le aggiunte successive, spesso lente e faticose, non hanno mai messo veramente ordine. Nel 1925 fu infatti inaugurata dal regime fascista la Metropolitana FS, un passante urbano sotterraneo che è importante ancora oggi, anche se è stato rinominato come linea 2. La metropolitana vera e propria, invece, è formata dalla linea 1 (lunga 18 chilometri) e dalla linea 6 (di 2,3 chilometri).


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Le due linee della metropolitana partenopea

La prima è una metropolitana pesante vecchio stile ed è stata inaugurata nel 1993, dopo decenni di lavori, interruzioni e problemi. Parte da Garibaldi Centrale, nel centro cittadino, e arriva a nord fino a Piscinola/Scampia, anche se sono previsti ampliamenti fino a Capodichino. La 6, che è invece una metropolitana leggera, è in funzione dal 2007 e collega, con solo 4 stazioni, Fuorigrotta con Mergellina.

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Metropolitana di Brescia

Una linea completamente automatica per una città non grandissima

La metropolitana a BresciaPuò fare un po’ sensazione trovare, alla quarta posizione, la metropolitana di Brescia. La città lombarda, infatti, per quanto sia la seconda più popolosa della sua regione, non arriva neppure a 200mila abitanti nel Comune, e in Italia avrebbe molti altri a precederla nel bisogno di una metropolitana. La città però ha dalla sua vari elementi che l’hanno portata ad ottenere il servizio: in primo luogo, è fortemente inurbata e ha un hinterland cospicuo, fatto di lavoratori che devono raggiungere il centro quotidianamente. In secondo luogo, è una città ricca, che può permettersi investimenti di qualità.

Già negli anni ’80, l’azienda di trasporti locale si mise quindi all’opera per elaborare degli studi di fattibilità. In quel periodo in Francia venivano infatti varate le prime metropolitane leggere, cioè più economiche e prive di conducente, e si pensava di poter esportare quel modello. L’iter per la realizzazione è stato comunque molto lungo, tanto è vero che i lavori sono poi cominciati solo nel 2003. La linea replica quella che la Ansaldo – responsabile dei lavori – aveva già realizzato a Copenaghen e copre poco meno di 14 chilometri e 17 stazioni. I passeggeri serviti ogni giorno sono circa 44mila.

Una delle metropolitane più innovative e moderne, non solo in Italia

Il lavoro è stato ultimato nel 2013, nonostante le numerose polemiche per il costo. L’opera ha infatti richiesto 900 milioni di euro, una cifra ritenuta da alcuni eccessiva per una città come Brescia. Alcuni avevano infatti proposto, al limite, di allargare il progetto a parti della provincia, in modo da alleggerirne proporzionalmente i costi. Le proposte però non hanno avuto seguito, anche perché due referendum consultivi sulla metropolitana (svolti nel 1998 e 2001) non hanno raggiunto il quorum dei votanti.

 

Metropolitana di Torino

Una linea leggera inaugurata per le Olimpiadi Invernali

La situazione a TorinoÈ leggera anche la Metropolitana di Torino, inaugurata nel 2006 in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali, lì ospitati. Tecnicamente, è una metropolitana a guida automatica di tipo VAL, identica a quelle presenti, in Francia, a Lille e Rennes. Dispone ovviamente di un’unica linea con però 21 stazioni e serve mediamente 155mila persone, per una lunghezza complessiva di 13,2 chilometri.

La metropolitana va dalla stazione Fermi al Lingotto e ha subito l’ultimo ampliamento nel 2011. Ha una capacità di 440 posti, che è un po’ superiore rispetto allo standard della metropolitana leggera, e si basa su un sistema messo a punto dai francesi di Matra, società oggi inglobata in Siemens. Sono previsti per il futuro ampliamenti sia ad ovest che a sud, arrivando fin oltre Rivoli da una parte e a piazza Bengasi dall’altra. Inoltre la Regione Piemonte ha approvato anche il progetto per una linea 2, che dovrebbe andare da sud-ovest a nord.

Le critiche iniziali e l’aumento dei viaggiatori

Abbastanza criticata al suo varo, questa metropolitana era ritenuta un’opera inutile perché avrebbe servito pochi passeggeri. In effetti, all’apertura le cifre non furono incoraggianti. Nei primi mesi la media di viaggiatori fu appena di 20mila persone, ma l’abitudine ad utilizzarla e l’ampliamento del percorso hanno portato a un incremento notevole lungo gli anni. Anche nel 2015 si è fatto registrare un aumento del 3,3% rispetto al 2014. E questo, secondo le stime, ha portato anche a una sensibile diminuzione del traffico su strada.

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