Cinque poesie d’amore di Nazım Hikmet di cui vi innamorerete

Nazim Hikmet, al centro, a Berlino nel 1952 (foto di Horst Sturm dagli Archivi Federali Tedeschi)
Nazim Hikmet, al centro, a Berlino nel 1952 (foto di Horst Sturm dagli Archivi Federali Tedeschi)

Se siete appassionati di letteratura, sicuramente avrete sentito nominare (o magari anche letto) le poesie di Nazım Hikmet. Sono uno dei vertici della poesia del Novecento, animate da sentimenti amorosi ma anche da passione civile e politica, oltre che segnate da una vita tormentosa.

Turco di nascita, comunista convinto, Hikmet fu detenuto più volte in carcere a causa delle sue idee e fu anche costretto a lunghi esili. Si occupò infatti, nelle sue poesie, di politica, ma anche di sentimenti. E le sue poesie, nel corso del tempo, sono state usate in milioni di occasioni, perfino per dichiarazioni d’amore verso un uomo. Ecco le migliori.

La foto di copertina ritrae Nazım Hikmet, al centro, a Berlino nel 1952 (foto di Horst Sturm dagli Archivi Federali Tedeschi)

 

1. Addio

La poesia di Hikmet non racconta quasi mai un amore semplice. Non c’è una felicità naïf nelle sue parole. Al contrario, si sente spesso il peso della vita: delle vicissitudini che tengono lontani, delle incomprensioni che separano, degli slanci e delle cadute.

Anche la poesia da cui abbiamo deciso di iniziare appartiene a questo filone. Si intitola, non a caso, Addio, una parola che in un rapporto d’amore è sempre triste. Eppure in questa poesia c’è tantissimo amore, com’è raro trovarne altrove.

L’uomo dice alla donna
t’amo
e come:
come se stringessi tra le palme
il mio cuore, simile a scheggia di vetro
che m’insanguina i diti
quando lo spezzo
follemente.
 
L’uomo dice alla donna
t’amo
e come:
con la profondità dei chilometri
con l’immensità dei chilometri
cento per cento
mille per cento
cento volte l’infinitamente cento.
 
La donna dice all’uomo
ho guardato
 
con le mie labbra
con la mia testa col mio cuore
con amore con terrore, curvandomi
sulle tue labbra
sul tuo cuore
sulla tua testa.
E quello che dico adesso
l’ho imparato da te
come un mormorio nelle tenebre
e oggi so
che la terra
come una madre
dal viso di sole
allatta la sua creatura più bella.
Ma che fare?
I miei capelli sono impigliati ai diti di ciò che muore
non posso strapparne la testa
devi partire
guardando gli occhi del nuovo nato
devi abbandonarmi.
 
La donna ha taciuto
si sono baciati
un libro è caduto sul pavimento
una finestra si è chiusa.
 
È così che si sono lasciati.

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2. Il più bello dei mari

La seconda lirica è seconda solo per l’ordine in cui abbiamo deciso di piazzarla all’interno del nostro articolo. Il più bello dei mari è, al contrario, la composizione più celebre di tutta la produzione di Nazım Hikmet, usata e citata in contesti anche diversissimi.

Mentre Addio si focalizzava sul passato, questa poesia è tutta orientata al futuro. Perché l’amore e il rapporto di coppia devono sempre guardare avanti, a quello che si deve ancora fare, alla strada non ancora percorsa. E questa lirica lo mette bene in chiaro.

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

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3. Amo in te

Non è mai facile dire cosa ci piace nel nostro partner. Certo, all’inizio lo si sa bene: l’aspetto fisico, un certo tratto caratteriale, una certa luce negli occhi. Con l’andare degli anni, però, è normale che queste prime cose cedano il passo a qualcosa di più profondo e duraturo.

Il guaio è che a volte questo qualcosa non si riesce ad esprimerlo, perché è più nascosto. A darci una mano arriva però Hikmet con questa poesia, che come vedrete riesce a dire qualcosa che è molto difficile da dire. E che si conclude, tra l’altro, in modo memorabile.

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
 
Amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

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4. Anima mia

Uno dei momenti più belli e romantici all’interno delle relazioni amorose è quando ci si trova a letto, e ci si addormenta abbracciati. La vicinanza dei corpi e forse anche la stanchezza della sera fanno sentire i due un’unica cosa, legati dal respiro comune e dalle braccia intrecciate.

Anima mia, la quarta poesia di Nazım Hikmet che vi proponiamo, si concentra proprio su questo breve e fugace momento. Sull’attimo in cui si chiudono gli occhi e ci si abbandona l’uno all’altro, nudi più nello spirito che nell’aspetto esteriore.

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà
 
anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

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5. I tuoi occhi

Spesso Hikmet usa gli occhi come un potente simbolo delle sue idee. Occhi che sono, perlopiù, quelli dell’amata, capace di catturarlo e di farlo sognare. Ma, in certi casi, possono anche trasfigurarsi, andando quasi a rappresentare lo sguardo dell’intera umanità.

La poesia con cui chiudiamo questa nostra rassegna si intitola proprio I tuoi occhi. Fin dall’inizio comprendiamo che siamo davanti ad una visita dell’amata, una visita però non di completo piacere (lui si trova «all’ospedale o in prigione»). Una visita che, comunque, ridà speranza, e fa sognare un futuro migliore per tutti.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà un giorno, mia rosa, verrà un giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

 

 

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