Cinque poesie di Pasqua per bambini e adulti firmate da grandi autori

Le migliori poesie di Pasqua

Ricordate i tempi in cui, al pranzo di Pasqua, i vostri genitori preparavano una sedia, vi ci facevano salire sopra e poi zittivano tutto il parentado, dicendo: «Silenzio, ché il bimbo deve recitare le poesie di Pasqua»? E quanto incespicavate, in quella dannata poesia, con vostra madre che la ripeteva a bassa voce con voi, cercando di incoraggiarvi?

Non so se questa tradizione esista ancora e quanto sia diffusa, ma di sicuro la poesia di Pasqua – più ancora di quella di Natale – è stata per molto tempo una delle istituzioni del nostro sistema scolastico, una sorta di saggio a cui i bambini si sottoponevano soli contro il resto della famiglia, ben lontani dalle maestre e dai compagni di classe.

Che cosa dicessimo non contava poi tanto: nessuno di noi ricorda una virgola di quelle poesie, e molto probabilmente è lo stesso pure per i nostri genitori, tranne, forse, nel caso di qualche madre che rimpiange eccessivamente il passato.

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Eppure, in mezzo a tante poesiole e filastrocche banali o retoriche, si può incappare di tanto in tanto nell’opera di un grande poeta o di un ottimo narratore per l’infanzia che ha dedicato qualche verso alla Pasqua: Rodari, Pascoli, Gozzano e tanti altri hanno scritto interessanti pagine all’argomento, e forse vale la pena ricordarli.

Per questo, visto che oggi è sabato santo e c’è ancora tempo per far imparare – voi in casa – una poesia ai vostri figli, o quantomeno per leggervela per conto vostro, vi proponiamo cinque poesie di Pasqua per bambini e adulti firmate da grandi autori. Buona lettura e buona festa.

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1. Giovanni Pascoli – Pasqua

Giovanni PascoliPadre – assieme a D’Annunzio, ma con toni completamente diversi – del decadentismo italiano, Giovanni Pascoli è noto a tutti gli studenti di liceo, che sulla sua poetica del fanciullino non esitano a preparare arditi collegamenti per le tesine d’esame o a preparare risposte già confezionate in vista dell’orale.

Col cristianesimo il poeta romagnolo ebbe un rapporto strano: la sua fede nella trascendenza si affievolì con l’andare degli anni, nonostante – da buon socialista umanitario – la sua passione per la figura storica di Cristo, a cui dedicò varie poesie anche in latino, fino a quando non aderì a una sorta di misticismo agnostico.

Se volete approfondire, di suo tra l’altro abbiamo già presentato qualcosa nella nostra pagina sulle migliori poesie d’addio.

Il testo della poesia di Pascoli

E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all’ombra d’una mèta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta.
Egli parlava di granai ne’ Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l’inconsutile tua veste;
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
– Il figlio – Giuda bisbigliò veloce –
d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ‘piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà. – Ma il Profeta, alzando gli occhi
– No –, mormorò con l’ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.

 

2. Guido Gozzano – Pasqua

Guido GozzanoErede in un certo senso di Pascoli fu anche Guido Gozzano, poeta torinese che nel giro di pochi anni passò da un’estetica vicina a quella di Gabriele D’Annunzio a una più crepuscolare, in linea con l’interessante corrente poetica che emerse in Italia poco prima della Prima guerra mondiale.

Poeta ironico e lirico allo stesso tempo, ateo ma contemporaneamente affascinato dalle filastrocche dei bambini, scrisse molto poco, soprattutto perché la tubercolosi lo portò via a soli 32 anni. Da vivo uscirono solo tre sue raccolte poetiche. Altre cinque però furono pubblicate postume

Il testo della poesia di Gozzano

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.
Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.
Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola dell’ovo.

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3. Gianni Rodari – Dall’uovo di Pasqua

Gianni Rodari, autore di molte favole ma anche di poesie di Pasqua per bambiniGianni Rodari è uno di quegli autori sui quali, quando si parla di infanzia, non è necessario spendere troppe parole, perché la loro fama è ampia e meritata.

Maestro e giornalista, iniziò a pubblicare le sue favole nel Dopoguerra in vari giornali per ragazzi e non solo per ragazzi, conquistando lentamente ma inesorabilmente anche gli adulti, come abbiamo già in parte avuto modo di mostrare.

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La sua Grammatica della fantasia, d’altra parte, è un emblema dell’amore per l’invenzione di storie, a cui si univa una forte passione civile votata soprattutto al pacifismo, tema che emerge anche dalla breve poesia che vi riportiamo qui di seguito.

Il testo della poesia di Rodari

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”.

 

4. Andrea Zanzotto – Elegia pasquale

Andrea ZanzottoPoeta difficilmente inquadrabile – per sua stessa volontà – in una corrente chiara, Andrea Zanzotto sperimentò per tutta la vita nuove forme espressive, sempre affascinato dal linguaggio e dalle implicazioni filosofiche ed esistenziali delle proprie riflessioni, in un perenne confronto autobiografico con la natura e con la propria storia personale.

Amò molto, almeno per una certa fase della sua vita, l’elegia e l’idillio, e prova ne sono anche questi versi pasquali che poco hanno della spensieratezza di quelli appena letti di Rodari, in cui anzi la Pasqua diventa simbolo di un proprio perenne lutto interiore.

Il testo della poesia di Zanzotto

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
E la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
Pasqua ventosa che i mali fa più acuti.
 
E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.
 
Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della Pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.
 
Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

 

5. Roberto Piumini – È Pasqua

Roberto PiuminiRoberto Piumini è uno dei più apprezzati creatori contemporanei di storie per l’infanzia. Nato in provincia di Brescia nel 1947, si è laureato in pedagogia e ha cominciato a pubblicare già dalla fine degli anni ’70.

Scrittore per Mondadori (Il carro a sei ruote) ed Einaudi (tra i più recenti degni di nota sono Belle da raccontare e C’era una volta, ascolta), è stato tra gli autori del programma Rai L’albero azzurro e ha adattato molti classici della letteratura per i ragazzi e i bambini.

Il testo della poesia di Piumini

Alla Pasqua
dell’anno passato
un palloncino
mi era scappato.
Mi era scappato
nell’alto del cielo,
io lo guardavo
e piangevo piangevo.
Anche quest’anno
un pallone è volato
ma io ho riso
felice e beato.
Il palloncino
è andato lassù
ma io quest’anno
non piango più.

 

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