Cinque straordinarie poesie sulla felicità

Scopriamo alcune belle poesie sulla felicità

Ormai da millenni l’uomo si cimenta nella poesia e lo fa secondo stili e tematiche più o meno personali. Una forma d’arte tra le più usate, e talvolta abusate, nata ancora prima della scrittura. Semplice per tutti usufruirne oggigiorno, ma non sempre di così immediata comprensione.

Una poesia che pare scritta per noi

Nonostante ciò, chi ama il genere si diletta a scoprire poeti di ogni parte del mondo e con il tempo scorge il suo, o i suoi, preferiti, quelli che danno l’impressione di aver scritto quella poesia solamente per noi e che difficilmente si scorda.

Anche gli argomenti delle poesie sono diversi: si passa dall’amore all’amicizia, dagli eventi sociali alla natura, dalla sofferenza alla felicità. Quest’ultima in particolare rappresenta l’eterna ricerca nel corso della vita, la felicità questa sconosciuta, desiderata ma non sempre conseguita.

 

Ode al giorno felice

L’inno alla felicità di Pablo Neruda

Pablo Neruda (alias Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto) nasceva nel 1904 in Cile. Tra i poeti più amati di sempre, nel 1971 ricevette il Nobel per la letteratura. La sua produzione poetica è sterminata, tanto che ancora oggi vengono ritrovate liriche inedite. Le odi di Neruda sono tantissime e ve ne sono di ogni tipo, dall’ode al gatto a quella al carciofo.

Tra le più belle abbiamo l’Ode al giorno felice, un vero e proprio inno alla felicità nel suo significato più profondo. La felicità che va goduta in compagnia di chi si ama, senza che possa essere contrastata da terzi e della quale si riconosce la caratteristica effimerità.

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.


Leggi anche: Cinque aforismi sulla felicità in latino

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

 

L’inizio

La poesia della giovane Michela Salzillo

Michela Salzillo è una giovane scrittrice italiana che nella poesia trova la sua più completa dimensione. Una poesia sentita, sintomo di tutto ciò che accade nella vita dell’autrice, in positivo ed in negativo. Ogni suo verso è istinto e passione ma al tempo stesso analisi attenta di ciò a cui quotidianamente si assiste.

L’inizio è una poesia che racconta quando e dove la felicità si può trovare, nelle cose più semplici che talvolta, proprio per il loro essere così scontate, non vengono viste e lasciate fuggire via. Un inno alla vita, un canto di lode alla bellezza delle cose, anche le più piccole e a prima vista irrilevanti.

Amo l’inizio di ogni cosa,
lo sguardo prima della carezza,
le parole prima di un abbraccio.
Il sussulto prima di un bacio,
la tenerezza prima della passione.

Amo il gesto omesso che poi esplode,
l’entusiasmo prima dell’abitudine,
l’idea prima del progetto,
il sogno prima della realtà.

Amo la notte prima dell’alba,
la fatica prima del riposo,
il sole prima del vento
e la goccia prima del diluvio.

Amo la prima parola di una lettera,
il primo ti amo,
le prime note di una melodia.
Amo i primi giorni d’estate
e gli ultimi d’inverno.

 

Sensazione

Una poesia composta a sedici anni da Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud nasceva nel 1854 in una cittadina francese al confine con il Belgio. Egli fa parte di quelli che vengono chiamati “poeti maledetti” e tra tutti è quello più particolare e in qualche modo criptico. Sensazione venne composta nel marzo del 1870, ad appena sedici anni. Rimbaud appariva ancora spensierato e privo dei preconcetti che attraverseranno poi la sua esistenza.


Leggi anche: Cinque belle poesie sull’estate

Questa poesia esprime il desiderio di evasione che lo attraversò fin dalla tenera età, e rintraccia la felicità nella natura, grande protagonista della sua produzione letteraria. Un sentimento infinito intriso di giovani speranze e che non implica necessariamente la presenza di un’altra persona, se vissuto in pieno.

Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, lontano come uno zingaro,
nella Natura, – lieto come con una donna.

 

Felicità

Gli impulsi descritti da Vasco Pratolini

Vasco Pratolini, scrittore tra i più rappresentativi della letteratura italiana, nasce nel 1913 a Firenze, terra di ispirazione per innumerevoli artisti di ogni parte del globo. Pratolini si inserisce nella poetica neorealista che si riflette in tutti i suoi scritti e lo stesso accade nelle poesie, nonostante di lui si ricordino principalmente i romanzi.

In Felicità ritroviamo un impulso forte, quasi crudele che può però mutare in un qualcosa di più dolce e sempre differente di volta in volta. Una felicità che quasi non va nominata per il suo essere così fragile e transitoria, una fortuna per chi la incontra.

La felicità è un sentimento segreto, esclusivo,
inquisitorio, dolcissimo e supremamente crudele.
Vi si sta arroccati come in un palazzo di ferro e cemento, dalle grandi vetrate;
nello stesso tempo è un riflesso sull’acqua che non solo la brezza,
ma l’ombra di un passante può alterare… La felicità non si narra.
Si può appena, come la pioggia scorrendo a rivoli sui vetri traccia e scancella delle figurazioni,
annotare i momenti salienti che ci consentono di intravederla.
E un’altra cosa so della felicità: che essa è muta.

 

Felicità

L’introspezione di Hermann Hesse

Hermann Hesse nasceva nel 1877 in Germania, in una bella cittadina nel Land del Baden-Württemberg. Tra gli scrittori più amati del mondo, e Premio Nobel per la letteratura nel 1946, scrisse numerosi romanzi ma si cimentò anche nella poesia con risultati che non potevano che essere ammirevoli.

Felicità esprime il mondo introspettivo dell’autore e segue quel filone meditativo che ci riporta in primis a quel grande capolavoro che è Siddharta. Una felicità da non ricercare, un desiderio che se eccessivo può portare a risultati tutt’altro che positivi. Solamente con la serenità si può raggiungere quella vetta detta felicità.

Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

 

Da condividere sui social

Felicità di Hermann Hesse

 

Segnala altre straordinarie poesie sulla felicità nei commenti.