25 belle poesie sulla felicità e la gioia

Scopriamo alcune belle poesie sulla felicità

Ormai da millenni l’uomo si cimenta nella poesia e lo fa secondo stili e tematiche più o meno personali. Una forma d’arte tra le più usate, e talvolta abusate, nata ancora prima della scrittura. Semplice per tutti usufruirne oggigiorno, ma non sempre di così immediata comprensione.

Nonostante ciò, chi ama il genere si diletta a scoprire poeti di ogni parte del mondo e con il tempo scorge il suo, o i suoi, preferiti, quelli che danno l’impressione di aver scritto quella poesia solamente per noi e che difficilmente si scorda.

Anche gli argomenti delle poesie sono diversi: si passa dall’amore all’amicizia, dagli eventi sociali alla natura, dalla sofferenza alla felicità. Quest’ultima in particolare rappresenta l’eterna ricerca nel corso della vita, la felicità questa sconosciuta, desiderata ma non sempre conseguita.

   

 

1. Ode al giorno felice

L’inno alla felicità di Pablo Neruda

Pablo Neruda (alias Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto) nasceva nel 1904 in Cile. Tra i poeti più amati di sempre, nel 1971 ricevette il Nobel per la letteratura. La sua produzione poetica è sterminata, tanto che ancora oggi vengono ritrovate liriche inedite. Le odi di Neruda sono tantissime e ve ne sono di ogni tipo, dall’ode al gatto a quella al carciofo.


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Tra le più belle abbiamo l’Ode al giorno felice, un vero e proprio inno alla felicità nel suo significato più profondo. La felicità che va goduta in compagnia di chi si ama, senza che possa essere contrastata da terzi e della quale si riconosce la caratteristica effimerità.

Pablo Neruda

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

   

 

2. L’inizio

La poesia della giovane Michela Salzillo

Confessioni del cuore di Michela Salzillo
Michela Salzillo è una giovane scrittrice italiana che nella poesia trova la sua più completa dimensione. Una poesia sentita, sintomo di tutto ciò che accade nella vita dell’autrice, in positivo ed in negativo. Ogni suo verso è istinto e passione ma al tempo stesso analisi attenta di ciò a cui quotidianamente si assiste.

L’inizio è una poesia che racconta quando e dove la felicità si può trovare, nelle cose più semplici che talvolta, proprio per il loro essere così scontate, non vengono viste e lasciate fuggire via. Un inno alla vita, un canto di lode alla bellezza delle cose, anche le più piccole e a prima vista irrilevanti.

Amo l’inizio di ogni cosa,
lo sguardo prima della carezza,
le parole prima di un abbraccio.
Il sussulto prima di un bacio,
la tenerezza prima della passione.

Amo il gesto omesso che poi esplode,
l’entusiasmo prima dell’abitudine,
l’idea prima del progetto,
il sogno prima della realtà.

Amo la notte prima dell’alba,
la fatica prima del riposo,
il sole prima del vento
e la goccia prima del diluvio.

Amo la prima parola di una lettera,
il primo ti amo,
le prime note di una melodia.
Amo i primi giorni d’estate
e gli ultimi d’inverno.

 

3. Sensazione

Una poesia composta a sedici anni da Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud nasceva nel 1854 in una cittadina francese al confine con il Belgio. Egli fa parte di quelli che vengono chiamati “poeti maledetti” e tra tutti è quello più particolare e in qualche modo criptico.


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Sensazione venne composta nel marzo del 1870, ad appena sedici anni. Rimbaud appariva ancora spensierato e privo dei preconcetti che attraverseranno poi la sua esistenza.

Questa poesia esprime il desiderio di evasione che lo attraversò fin dalla tenera età, e rintraccia la felicità nella natura, grande protagonista della sua produzione letteraria. Un sentimento infinito intriso di giovani speranze e che non implica necessariamente la presenza di un’altra persona, se vissuto in pieno.

Arthur Rimbaud, poeta maledetto per eccellenza e padre del simbolismo

Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, lontano come uno zingaro,
nella Natura, – lieto come con una donna.

   

 

4. Felicità

Gli impulsi descritti da Vasco Pratolini

Vasco Pratolini, scrittore tra i più rappresentativi della letteratura italiana, nasce nel 1913 a Firenze, terra di ispirazione per innumerevoli artisti di ogni parte del globo. Pratolini si inserisce nella poetica neorealista che si riflette in tutti i suoi scritti e lo stesso accade nelle poesie, nonostante di lui si ricordino principalmente i romanzi.

In Felicità ritroviamo un impulso forte, quasi crudele che può però mutare in un qualcosa di più dolce e sempre differente di volta in volta. Una felicità che quasi non va nominata per il suo essere così fragile e transitoria, una fortuna per chi la incontra.

Vasco Pratolini

La felicità è un sentimento segreto, esclusivo,
inquisitorio, dolcissimo e supremamente crudele.
Vi si sta arroccati come in un palazzo di ferro e cemento, dalle grandi vetrate;
nello stesso tempo è un riflesso sull’acqua che non solo la brezza,
ma l’ombra di un passante può alterare… La felicità non si narra.
Si può appena, come la pioggia scorrendo a rivoli sui vetri traccia e scancella delle figurazioni,
annotare i momenti salienti che ci consentono di intravederla.
E un’altra cosa so della felicità: che essa è muta.
   

 

5. Felicità

L’introspezione di Hermann Hesse

Hermann Hesse, autore di grandi romanzi, belle poesie e celebri aforismi
Hermann Hesse nasceva nel 1877 in Germania, in una bella cittadina nel Land del Baden-Württemberg. Tra gli scrittori più amati del mondo, e Premio Nobel per la letteratura nel 1946, scrisse numerosi romanzi ma si cimentò anche nella poesia con risultati che non potevano che essere ammirevoli.

Felicità esprime il mondo introspettivo dell’autore e segue quel filone meditativo che ci riporta in primis a quel grande capolavoro che è Siddharta. Una felicità da non ricercare, un desiderio che se eccessivo può portare a risultati tutt’altro che positivi. Solamente con la serenità si può raggiungere quella vetta detta felicità.

Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

   

 

Altre 20 poesie sulla felicità e la gioia, oltre alle 5 già segnalate

Non ci si stanca mai di essere felici e di cercare la gioia nella nostra vita. Allo stesso modo, i poeti non si stancano mai di cantare questi straordinari sentimenti. Le poesie sulla felicità e sulla gioia, pertanto, abbondano. Qui di seguito ne trovate altre venti, molto significative.

 

Felicità di Trilussa

Trilussa nel 1915
C’è un’ape che si posa
su un bocciolo di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

Per la tua gioia di Robert Louis Stevenson

Robert Louis Stevenson
Per la tua gioia farò gingilli e balocchi,
di canto d’uccelli il mattino, di luce di stelle la sera.
Farò un palazzo adatto a te e me,
di giorni verdi nelle foreste e giorni azzurri sul mare.

Io farò la cucina, e tu terrai la tua stanza,
dove scorre bianco il fiume e s’agita lucente la ginestra,
e laverai i tuoi panni e terrai bianco il corpo
negli scrosci di pioggia il mattino e nella rugiada la sera,

E questa sarà la nostra musica quando nessun altro sia presso,
bel canto da cantare, raro canto da udire,
ch’io solo ricordo, che tu soltanto ammiri,
dell’ampia strada che corre, e del fuoco a lato della strada.

 

Io ti amo, amore mio di Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore
Io ti amo, amore mio, perdona il mio amore.
Sono presa come un uccello, smarrito lungo la via.
Quando il mio cuore fu scosso e perse il suo velo
rimase nudo. Coprilo con la tua pietà, amore mio,
e perdona il mio amore.

Se non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore.
Non guardarmi sdegnato, da lontano.
Tornerò nel mio cantuccio e siederò al buio.
Con entrambe le mani coprirò
la mia nuda vergogna.

Volgi la testa, amore mio, e perdona il mio dolore.
Se mi ami, amor mio perdona la mia gioia.
Quando il mio cuore è trascinato dal vortice
della felicità, non ridere della mia tenerezza.
Quando siedo sul mio trono e ti tiranneggio
col mio amore, o quando, come una dea,
ti concedo la mia grazia, sopporta il mio orgoglio,
amore mio, e perdona la mia felicità.

Quanto è felice la piccola pietra di Emily Dickinson

Emily Dickinson, una delle poetesse più amate
Quanto è felice la piccola pietra
che rotola sulla strada tutta sola
e non si preoccupa della carriera
e non teme le esigenze –
il cui cappotto di bruno elementare
indossa un universo passeggero,
e indipendente come il Sole
si accompagna o brilla sola,
seguendo una volontà assoluta
con spontanea semplicità.

 

Canzone ridente di William Blake

William Blake
Quando i boschi verdi di gioia ridono,
e corrugandosi il ruscello
li accompagna colle sue risa;
quando l’aria si mette a ridere
col nostro spirito folletto,
e ride di quel chiasso il verde colle;

Quando di vivo verde
i prati ridono e la cavalletta
ride in mezzo a quell’allegria,
quando Susanna, Emilia e la Mari’
colle loro dolci brocche rotonde
cantano “Ah ah hi”.

Quando gli uccelli coloriti
nell’ombra ridono,
e la nostra tavola è sparsa
di ciliegie e noci,
vieni a vivere, e sii gaio, e uniti
cantiamo in dolce coro “Ah ah hi”!

Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi

Famoso ritratto di Giacomo Leopardi eseguito a 22 anni d'età, attraverso cui andiamo a studiare A Silvia
La donzelletta vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e di viole,
onde, siccome suole,
ornare ella si appresta
dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giù da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore:
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che percorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio: stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vò; ma la tua festa
ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

 

Felicità di Totò

Totò e Peppino De Filippo in Piazza Duomo a Milano in una celebre scena di Totò, Peppino e la... malafemmina
Felicità !
Vurria sapè ched’è chesta parola,
vurria sapè che vvò significà.
Sarrà gnuranza ‘a mia, mancanza ‘e scola,
ma chi ll’ha ‘ntiso maje annummenà.

Felicità raggiunta di Eugenio Montale

Eugenio Montale al tavolo da lavoro
Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

 

Amo tutto ciò che è stato di Fernando Pessoa

Fernando Pessoa
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

La felicità di Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli
Quando, all’alba, dall’ombra s’affaccia,
discende le lucide scale
e svanisce; ecco dietro la traccia
d’un fievole sibilo d’ale,
io la inseguo per monti, per piani,
nel mare, nel cielo: già in cuore
io la vedo, già tendo le mani,
già tengo la gloria e l’amore.
Ahi! ma solo al tramonto m’appare,
su l’orlo dell’ombra lontano,
e mi sembra in silenzio accennare
lontano, lontano, lontano.
La via fatta, il trascorso dolore,
m’accenna col tacito dito:
improvvisa, con lieve stridore,
discende al silenzio infinito.

 

La felicità di Jorge Luis Borges

Scopriamo Jorge Luis Borges e le sue poesie
Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
che posso fare con una parola e con una mitologia?

Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l’Atlante progetto la forma di Sumatra.

Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.

Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l’amore che non ha né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’Inferno.

Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.

Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.

Ogni giorno era bello di Sandro Penna

Sandro Penna negli anni '30
Ogni giorno era bello. In cuor la vita
cresceva come vela a mare colmo.
Ogni gioia che era in cuor finita
ricresceva nel cuor di vita colmo.

 

Felicità di Umberto Saba

Umberto Saba
La giovanezza cupida di pesi
porge spontanea al carico le spalle.
Non regge. Piange di malinconia.

Vagabondaggio, evasione, poesia,
cari prodigi sul tardi! Sul tardi
l’aria si affina ed i passi si fanno
leggeri.
Oggi è il meglio di ieri
se non è ancora la felicità.

Assumeremo un giorno la bontà
del suo volto, vedremo alcuno sciogliere
come un fumo il suo inutile dolore.

La giovanezza cupida di pesi
porge spontanea al carico le spalle.
Non regge. Piange di malinconia.

Vagabondaggio, evasione, poesia,
cari prodigi sul tardi! Sul tardi
l’aria si affina ed i passi si fanno
leggeri.
Oggi è il meglio di ieri
se non è ancora la felicità.

Assumeremo un giorno la bontà
del suo volto, vedremo alcuno sciogliere
come un fumo il suo inutile dolore.

Più felice sono quando più lontana di Emily Brontë

Emily Brontë in quello che è l'unico ritratto fattole in vita
Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce.

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.

 

Canta la gioia di Gabriele D’Annunzio

Gabriele D'Annunzio al tempo del suo massimo successo, quando le frasi de Il piacere facevano scalpore
Canta la gioia! Io voglio cingerti
di tutti i fiori perché tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa magnifica donatrice!
Canta l’immensa gioia di vivere,
d’esser forte, d’essere giovine,
di mordere i frutti terrestri
con saldi e bianchi denti voraci,
di por le mani audaci e cupide
su ogni dolce cosa tangibile,
di tendere l’arco su ogni
preda novella che il desìo miri,
e di ascoltare tutte le musiche,
e di guardare con occhi fiammei
il volto divino del mondo
come l’amante guarda l’amata,
e di adorare ogni fuggevole
forma, ogni segno vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia caduca,
ogni apparenza ne l’ora breve.
Canta la gioia! Lungi da l’anima
nostro il dolore, veste cinerea.

Fino a quando starai in piedi di Blaga Dimitrova

Blaga Dimitrova
Non scordarti di gioire! –
gli alberi saggi sussurrano
e con le ginocchia falciate
con fragore cadono sotto la scure.
Non scordarti di gioire!
Fino a quando starai in piedi
fino a quando andrai incontro al vento
fino a quando respirerai l’altezza.

Fino a quando la scure resterà assopita.

 

Sono un incurabile romantico di Leonard Nimoy

Leonard Nimoy nei panni di Spock in Star Trek
Sono un incurabile romantico
credo nella speranza nei sogni e nella decenza
credo nell’amore nella bontà credo nell’umanità
credo nello spirito universale
credo nella manna dal cielo che cade sulle acque
sono ammaliato dalle immagini delle montagne innevate
dalla vastità degli oceani
sono intenerito da una coppia di innamorati di qualsiasi età
che si stringe le mani durante una passeggiata
lungo le strade di una città
una creatura nel dolore mi fa rabbrividire dal dolore
il grido di un gabbiano mi travolge con un senso di mistero
un fiume o un ruscello mi fa commuovere fino alle lacrime
come un nido in una vallata mi porta alla pace
spero per tutta l’umanità la gioia pura che abbiamo trovato insieme
so che sarà così e allora festeggeremo
festeggeremo il vino e il frutto
festeggeremo l’alba e il tramonto il freddo e il caldo
i suoni e i silenzi le voci dei bambini
festeggeremo i sogni le speranze che hanno riempito le anime
di tutti gli uomini e delle donne decenti
innalzeremo i calici e brinderemo con lacrime di gioia.

Strofe per musica di Lord Byron

Lord Byron
Dicono che la speranza sia felicità,
ma il vero amore deve amare il passato,
e il ricordo risveglia i pensieri felici che primi sorgono e ultimi svaniscono.
E tutto ciò che il ricordo ama di più un tempo fu speranza solamente;
e quel che amò e perse la speranza
oramai è circonfuso nel ricordo.
È triste! È tutto un’illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.

 

Ama la vita di Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta in visita alla Casa Bianca nel 1985
Ama la vita così com’è.
Amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.
Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un po’.
Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.
Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.
Non vivere mai senza vita!

Lentamente muore di Martha Medeiros

Martha Medeiros
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una
splendida felicità.

 

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Felicità di Hermann Hesse

 

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