Da ormai svariati anni si dice che in Italia c’è bisogno di rinnovamento, di cambiamento. E si sostiene che questo cambiamento debba partire in primo luogo dalla politica, troppo spesso arroccata in se stessa e colpevole di aver dato l’impressione – forse fondata o forse no, ognuno giudica e vota di conseguenza – di aver costituito una casta.

Il più giovane è Renzi, con 39 anni e un mese d’età

Sull’onda di queste e di altre considerazioni, si sono affacciati sulla scena nazionale varie giovani promesse della politica. In tutti gli schieramenti. Abbiamo infatti Matteo Salvini e Giorgia Meloni a destra, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista coi 5 Stelle e Maria Elena Boschi col PD. Oltre ovviamente a Matteo Renzi, forse il più famoso tra i “giovani”, o almeno quello che ha raggiunto il traguardo più importante: la presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’ex sindaco di Firenze ha infatti ottenuto l’incarico di formare un nuovo governo nel febbraio 2014, quando aveva appena 39 anni e un mese. In questo modo, è diventato il più giovane premier della storia d’Italia, come si sono affrettati a dire tutti gli organi di stampa.

Ma quali sono gli altri leader che il segretario del PD ha superato? Vediamoli tramite questa lista – formata in alcuni casi non di “cose belle”, ma sicuramente di cose interessanti – dei cinque Presidenti del Consiglio più giovani della storia d’Italia dall’Unità ad oggi.

 

Benito Mussolini

Capo del governo a 39 anni, 3 mesi e 2 giorni

Benito Mussolini nei primi anni di governoPartiamo subito col botto. Il premier più giovane che l’Italia abbia mai avuto dalla sua unificazione ad oggi (Renzi escluso) è nientemeno che il suo premier più famigerato, Benito Mussolini. Ovvero l’uomo che ha trasformato la sua carica in quella di un dittatore e ha governato incontrastato sull’Italia per quasi 21 anni, fino al luglio 1943. Come ricorderete, infatti, il Duce perse il potere quando fu sfiduciato dal Gran Consiglio e messo agli arresti (i successivi mesi a Salò, per carità di patria, facciamo a meno di menzionarli).

Il modo in cui salì al governo è materia di studio in ogni scuola superiore e coinvolge gli effetti della Grande Guerra. Mussolini infatti seppe sfruttare l’insoddisfazione dei reduci, la paura dell’alta borghesia per il biennio rosso, l’incapacità dei governi liberali, la sostanziale complicità del re.

Il veloce arrivo al potere

Bastò, insomma, un’incontrastata marcia su Roma senza neppure un colpo sparato per salire nei palazzi del potere, nonostante alle precedenti elezioni il Partito Fascista avesse portato in Parlamento solo 35 deputati. Alle consultazioni successive, quelle della legge Acerbo, la lista fascista si aggiudicò più del 60% dei voti, garantendo a Mussolini il controllo assoluto del Parlamento.

Ovviamente il risultato elettorale fu ottenuto anche grazie a violenze e intimidazioni, prontamente denunciate in aula da Giacomo Matteotti, in un celebre discorso che di lì a pochi giorni gli sarebbe costato la vita. Proprio la sua morte aprì la strada alla definitiva fascistizzazione dello Stato, dalle cui ceneri sarebbe poi nata la Repubblica.

 

Giovanni Goria

Capo del governo a 43 anni, 11 mesi e 28 giorni

Giovanni Goria, Presidente del Consiglio negli anni '80Spostiamoci per un attimo all’Italia della cosiddetta “Prima Repubblica”, quella sempre governata dalla Democrazia Cristiana di volta in volta con l’appoggio di vari alleati. Come vedremo due sono i premier della nostra cinquina che appartenevano a quel partito al momento della loro nomina. Il più giovane in assoluto fu Giovanni Goria, nominato capo del governo – su indicazione del leader del suo partito, Ciriaco De Mita – il 28 luglio 1987. Il suo doveva essere uno dei classici “governi balneari” che contraddistinguevano l’Italia di quegli anni.

Restò in carica per meno di un anno, fino al 13 aprile 1988, quando cadde in seguito alla bocciatura del suo bilancio. Astigiano, classe 1943, prima di diventare Presidente del Consiglio aveva ricoperto l’incarico di Ministro del Tesoro per cinque anni (durante i governi di Fanfani e Craxi). Dopo sarebbe diventato Ministro del Bilancio, parlamentare europeo, Ministro dell’Agricoltura e Ministro delle Finanze.


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Dopodiché fu implicato in Mani Pulite, come gran parte dei suoi colleghi dirigenti della DC. Il processo, che comunque lo vide prosciolto dalle accuse, cominciò nel 1994, ma lui non ne vide la fine, dato che in quello stesso anno, a cinquant’anni d’età, morì a causa di un tumore ai polmoni.

 

Marco Minghetti

Capo del governo a 44 anni, 4 mesi e 16 giorni

Marco Minghetti, capo del governo nei primi anni dell'Italia unitaLa gioventù al potere non è però un tema recente né per forza legato ai momenti di grande instabilità politica. Prendiamo ad esempio il Risorgimento. Fu un periodo storico piuttosto lungo in cui vari giovanotti di buona famiglia si mettevano a combattere – chi con le armi, chi con la penna – per l’Unità d’Italia. Garibaldi, Bixio, Crispi, Nievo e perfino lo stesso Cavour erano tutti giovani quando iniziò il lungo percorso verso l’unificazione. Nel ’61, però, ormai non avevano più l’età per battere alcun record ed erano spesso più che altro dei signori prossimi alla pensione.

Lo stesso non si può dire per Marco Minghetti, bolognese nato nel 1818 che si trovò per due volte incaricato dal re Vittorio Emanuele II di formare un governo. Il primo, tra il 1863 e il 1864, durò un anno e mezzo. Il secondo e più importante, tra il 1873 e il 1876, durò quasi tre anni e fu l’ultimo della Destra storica prima del passaggio della maggioranza alla Sinistra storica di Agostino Depretis. Dopo quella sconfitta il partito di Minghetti non seppe più riprendersi.

Già ministro nello Stato della Chiesa

Esponente di una importante famiglia agraria felsinea, Minghetti era stato, giovanissimo, ministro nel primo governo concesso da Pio IX all’interno dello Stato della Chiesa. Poi aveva partecipato, politicamente, alla breve esperienza della Repubblica romana messa in piedi da Garibaldi e Mazzini.

Il suo secondo governo è ricordato soprattutto per essere stato il primo in Italia a raggiungere il pareggio di bilancio, obiettivo che, allora come oggi, non era affatto facile da conseguire. Un obiettivo che gli alienò anche parte del sostegno all’interno della sua fazione politica.

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Amintore Fanfani

Capo del governo a 45 anni, 11 mesi e 12 giorni

Amintore Fanfani, uno dei più frequenti Presidenti del Consiglio negli anni della Prima RepubblicaRitorniamo alla nostra storia repubblicana e al quarto posto troviamo Amintore Fanfani, figura a suo modo controversa ma fondamentale della Democrazia Cristiana e della politica italiana del dopoguerra. Che vanta, tra l’altro, un insolito record: prima dell’avvento di Renzi era il secondo più giovane capo del governo del dopoguerra ma anche il più anziano. Fanfani infatti è stato al governo anche a tarda età, a 79 anni suonati, quando succedette a Bettino Craxi negli anni ’80.

È chiaro che un politico con un curriculum del genere sia stato al centro dei giochi di potere per almeno un quarantennio. Non è un caso che Indro Montanelli l’avesse ribattezzato “Rieccolo”, ad indicare la frequenza con la quale veniva dato per finito e con la quale invece periodicamente tornava alla ribalta.


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Il più breve governo della storia

Il governo che mise in piedi nel 1954 fu il più breve della nostra storia, rimanendo in carica solo 23 giorni – dal 18 gennaio al 10 febbraio – a causa del mancato ottenimento della fiducia da parte del Parlamento. Monocolore DC, vedeva la partecipazione anche di Giulio Andreotti agli interni.

Dopo quell’esperienza, Fanfani tornò alla Presidenza del Consiglio altre cinque volte, ma non riuscì mai ad arrivare a due anni consecutivi di governo. D’altronde, quello era lo sbarramento a cui quasi tutti i governi della prima Repubblica sembravano inesorabilmente condannati.

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Enrico Letta

Capo del governo a 46 anni, 8 mesi e 8 giorni

Enrico Letta, predecessore di Matteo Renzi a Palazzo ChigiE siamo finalmente giunti al Capo del Governo che ha preceduto Matteo Renzi. E che, anzi, ha subito proprio da lui l’affronto di farsi soffiare Palazzo Chigi da sotto il naso. Nonostante questo, il cursus honorum di Letta resta di tutto rispetto.

Pisano, classe 1966, divenne Ministro per le Politiche Comunitarie ad appena 32 anni (il più giovane fino ad allora, superato però poco dopo da Giorgia Meloni) nel governo presieduto da Massimo D’Alema. Passò poi all’Industria. Nel 2006, a 39 anni, divenne Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di Romano Prodi, succedendo a suo zio Gianni Letta che lo era stato per il precedente governo Berlusconi. Lasciò sempre allo zio quella stessa poltrona nel 2008.

Un politico che ha bruciato le tappe

Anche all’interno dei vari partiti politici ha tutto sommato bruciato le tappe. Giovane democristiano, poi esponente di spicco della Margherita, nel 2007 si candidò alle primarie del PD arrivando terzo dietro a Veltroni e Rosy Bindi.

Dal 2009 al 2013 è stato vicesegretario del PD, in quel periodo guidato da Pier Luigi Bersani, del quale aveva sostenuto la candidatura alle Primarie. Proprio con lui negli anni ha firmato anche numerose pubblicazioni sull’economia italiana ed europea.

 

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