La storia è piena di periodi di svolta. Quello che stiamo vivendo negli ultimi vent’anni è, probabilmente, uno di questi. Mai come oggi la tecnologia ha condizionato e aiutato le vite degli uomini, e questo sta già avendo ripercussioni non certo lievi sul lavoro, gli stili di vita, l’organizzazione del tempo.

Tra cinquanta o cento anni, forse, inventeranno un nome per descrivere quest’epoca (Rivoluzione digitale? Quarta rivoluzione industriale?) e ne studieranno la storia, la filosofia, l’arte che da essa avranno avuto origine.

L’Europa della Rivoluzione al Congresso di Vienna

Ogni cambiamento sociale e politico, infatti, finisce inevitabilmente per influenzare anche le arti, dalla letteratura alla pittura, dal teatro e dal cinema alla musica. Così è sempre stato, nella storia. Così è stato anche, ad esempio, a cavallo tra ‘700 e ‘800, quando gli effetti della Rivoluzione francese si sparsero in tutta Europa con una forza dirompente.

Nel 1815, quando i regnanti si riunirono a Vienna per ridisegnare un’Europa che riportasse tutto alla situazione di trent’anni prima, quei germi avevano ormai sedimentato. E non era più possibile tornare realmente indietro. Dal punto di vista artistico, infatti, si era diffuso un nuovo sentire, che aveva già dato i suoi frutti ma che avrebbe continuato a germogliare ancora per qualche decennio.

Era nato infatti il Romanticismo, una delle correnti più composite e allo stesso tempo coerenti della storia dell’arte. Un movimento che – in antagonismo con la calma e il raziocinio dell’Illuminismo e del Neoclassicismo – celebrava l’emozione, l’impeto, l’intuito, la storia, la grandezza del cosmo. E lo faceva proprio tramite quelle arti che nel secolo precedente erano state un po’ trascurate: la poesia e la pittura, in primis.


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Quali furono però i quadri più importanti del Romanticismo? Quali le opere che segnarono davvero quell’epoca e ancora oggi, a colpo d’occhio, ci chiariscono subito i contorni di quel movimento? Sceglierne solo cinque non è certo facile, ma ci abbiamo provato. Sono rimasti fuori maestri come Johann Heinrich Füssli, Francisco Goya, Francesco Hayez e altri. Ma i cinque che abbiamo scelto ci paiono comunque più che rappresentativi. Eccoli.

 

Caspar David Friedrich – Viandante sul mare di nebbia

Il quadro-simbolo del Romanticismo

Il "Viandante sul mare di nebbia" di Caspar David FriedrichSe c’è un quadro che da solo può rappresentare e riassumere tutto il Romanticismo, quello è sicuramente il Viandante sul mare di nebbia realizzato nel 1818 da Caspar David Friedrich. Conservato all’Hamburger Kunsthalle di Amburgo, ha per protagonista un viaggiatore che, ritratto di spalle, ammira un panorama immenso che si stende a perdita d’occhio. Un panorama anche di per sé terribile, perché il viandante si trova davanti a un precipizio, oltre il quale c’è il vuoto e la morte.

Proprio quest’ambivalenza tra la grandezza del mondo e la sua terribile pericolosità era, d’altronde, alla base del sentimento del sublime, già teorizzato da Kant e poi fatto proprio dai romantici. In tutto questo, la nebbia sembra inghiottire le montagne, seppellirle nelle proprie acque, come se fosse un mare immenso e infinito. Una nebbia che rende tutto vago e indefinito, ma anche in subbuglio, in perenne agitazione.

Un viandante di spalle

L’aspetto forse più emblematico, però, è il fatto che il viandante viene rappresentato di spalle. Non ne vediamo il viso, e non ne possiamo pertanto scorgere l’espressione. Non sappiamo che effetto abbia su di lui il paesaggio che si ritrova davanti. Quello che comprendiamo è che sta contemplando le meravigliose e sublimi forze della natura. È logico però pensare che sul suo volto sia dipinto lo stesso identico stupore, e la stessa inquietudine, che attanaglia anche noi.

 

Théodore Géricault – La zattera della Medusa

L’emozione e l’orrore del naufragio

"La zattera della Medusa" di Théodore Géricault, uno dei più famosi quadri del Romanticismo franceseSpostiamoci avanti di un solo anno, al 1819, ma di qualche migliaio di chilometri ad ovest. La zattera della Medusa è infatti il capolavoro di Théodore Géricault, realizzato quando il pittore parigino aveva appena 27 anni ed oggi conservato al Louvre di Parigi. Ispirato a un fatto di cronaca accaduto nel 1816 al largo delle coste della Mauritania, il soggetto fu scelto da Géricault per la grande risonanza mediatica della questione e per le forti emozioni che poteva veicolare.

Un vecchio capitano nominato dal re, tale Hugues Duroy de Chaumareys, aveva infatti avuto pesanti responsabilità nel naufragio della fregata Méduse. Dei 400 passeggeri, 250 si erano salvati con le scialuppe mentre altri 150 si erano imbarcati in una zattera d’emergenza, ma solo una quindicina erano giunti alla salvezza. L’episodio e il modo in cui Géricault decise di rappresentarlo divisero la critica. L’emotività contenuta del Neoclassicismo veniva qui letteralmente spazzata via, in favore di una pittura dal forte impatto drammatico, eccessiva nella sua rappresentazione.


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Uno spartiacque nella pittura francese

L’esposizione dell’opera al Salon di Parigi del 1819 fu quindi il vero spartiacque della pittura francese del tempo, tale da dare il via al Romanticismo transalpino. Purtroppo Géricault non ebbe modo di godere per molto del successo (e delle critiche feroci che gli venivano rivolte contro dai puristi). Morì infatti una manciata d’anni dopo l’ultimazione di quest’opera, ad appena trentatré anni.

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John Constable – Il carro da fieno

La provocazione quasi impressionista

Il carro da fieno di John ConstableÈ sempre difficile stabilire quale sia il miglior quadro di una corrente, di un pittore o di una scuola. Anzi, più che difficile è impossibile, perché quando si hanno davanti due o tre capolavori, quelli sono capolavori in assoluto. Ognuno può preferire, per motivi puramente personali, l’uno o l’altro, ma ad essere obiettivi non si possono stabilire più di tanto delle precedenze. Per questo, i sondaggi sul “Miglior quadro della storia dell’arte italiana” o francese o inglese lasciano il tempo che trovano.

È però significativo che, quando nel 2005 la trasmissione televisiva britannica Today ne ha indetto uno di questo tipo, al secondo posto assoluto tra i quadri britannici si sia piazzato Il carro da fieno di John Constable. Significativo perché alla sua presentazione, alla Royal Academy, il quadro fu un fiasco e andò invenduto. Segno che a volte il tempo è davvero galantuomo.

L’importanza della tecnica pittorica

L’opera, dipinta nel 1821, è attualmente conservata alla National Gallery di Londra. L’elemento più caratteristico non è tanto il soggetto idilliaco, che non era nuovo nella tradizione inglese, quanto la resa e la tecnica che Constable decise di utilizzare. Il colore era stato dato infatti tramite piccoli tocchi di pennello, volti a creare un effetto che potremmo quasi definire impressionistico, se non fosse che questa corrente avrebbe dispiegato le sue ali solo 50 anni più tardi.

La critica del tempo lo ritenne quindi un quadro provocatorio, perché più simile a un bozzetto che un lavoro finito. Inoltre, era considerata quasi una derisione la scelta di un soggetto così umile per una tela di così grandi dimensioni (misura infatti 130 x 185 centimetri). Queste scelte estreme, però, ebbero fortuna in Francia, dove vennero elogiate da Géricault. E proprio in Francia ebbero una forte eco per decenni.

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Eugène Delacroix – La libertà che guida il popolo

Il dipinto dell’orgoglio francese e della rivoluzione borghese

"La libertà che guida il popolo" di Eugène DelacroixQuando abbiamo parlato de La zattera della Medusa di Géricault, abbiamo sottolineato la volontà del giovane pittore francese di rappresentare una scena drammatica e memorabile. Ma il suo quadro aveva anche un valore metaforico, forse non voluto dal pittore ma di certo intravisto dai critici: quello di rappresentare una Francia alla deriva dopo il fallimento della rivoluzione. L’epoca romantica, infatti, non contraddisse gli ideali politici dell’Illuminismo, ma in parte li rimpianse, aggiungendovi un forte spirito nazionalista.

La libertà che guida il popolo, realizzato da Eugène Delacroix nel tormentato 1830, rappresenta tutto questo. In quell’anno, infatti, in Francia scoppiò una nuova rivoluzione rivolta contro il re Carlo X che, salito al trono da pochi anni, aveva varato una politica assolutistica fuori dal tempo e lontana dalle richieste della borghesia. E fu proprio la borghesia a scendere in strada e prendere le armi, formando le barricate.

L’unità (irreale) del popolo

Delacroix non prese parte a quelle lotte di luglio, ma volle rappresentarle, anche se le rese in un certo senso ecumeniche. Nel suo quadro, che ha una struttura piramidale e presenta uno dei primi nudi non mitologici (anche se allegorici) della storia dell’arte, inserì infatti non solo i borghesi, ma anche i popolani. Rappresentando un’unità del popolo francese che in realtà era più sognata che reale. Ma poco importava. Il quadro ebbe un successo straordinario ed è diventato uno dei simboli della politica francese.

 

William Turner – La valorosa Téméraire trainata al suo ultimo ancoraggio per essere demolita

Il passato che cede il passo al futuro

"La valorosa Téméraire" di William TurnerConcludiamo tornando in Gran Bretagna ma spostandoci sull’altro grande paesaggista prodotto dal Romanticismo inglese, ovvero William Turner. Più che per i paesaggi in sé e per sé, il pittore è infatti celebre per i toni della luce, per i suoi cieli, per l’uso sapiente dei colori, per l’emotività delle scene. Tutti elementi che ebbero un’influenza straordinaria sull’Impressionismo, ma più in generale su tutta la pittura successiva.

Molti suoi quadri sono importanti, ed è difficile sceglierne uno solo. Abbiamo optato per La valorosa Téméraire, dipinto nel 1838, per una serie di motivi. I più importanti dei quali sono – oltre alla sua indubbia bellezza – legati al tema scelto. La Téméraire era infatti una nave da guerra varata nel 1798 che aveva avuto un ruolo fondamentale durante la Battaglia di Trafalgar, quella che l’ammiraglio Nelson vinse contro le navi di Napoleone. Nel 1838 l’imbarcazione fu mandata “in pensione” e trainata lungo il Tamigi da un rimorchiatore a vapore.


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La rappresentazione di un sentimento

Turner la rese il simbolo della sconfitta del passato, che era costretto a cedere il passo al nuovo. Anche la rappresentazione, ben poco realistica, rende evidente l’intento allegorico. La vera Téméraire fu sì trainata, ma era già in buona parte dismessa, senza alberi e bandiere, e aveva quindi un aspetto molto meno glorioso. Ma il Romanticismo era anche questo: la rappresentazione di un sentimento più che non della fredda realtà dei fatti. Una rappresentazione che si vede anche nello splendido cielo dipinto da Turner, uno dei più riusciti di quell’epoca.

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Turner: Life and Landscape
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