Il soprannaturale sembra godere di grande popolarità nell’Ottocento: studiosi e filosofi si avvicinano all’argomento cercando di dare una risposta definitiva a quesiti lasciati irrisolti per anni. Il tema della morte, naturalmente, non smette mai di essere al centro dell’attenzione, nemmeno in letteratura. Infatti, se la scienza ancora non può documentare con certezza cosa c’è “nell’aldilà”, nei racconti fantastici i fantasmi interagiscono con gli esseri umani.

Anche in Francia si producevano racconti fantastici

Anche se senz’altro è il più conosciuto, Edgar Allan Poe non è l’unico, con i suoi testi dell’orrore, ad offrire ai lettori la propria visione del tema. Tra gli altri autori, anche il francese Théophile Gautier si appassiona al genere, sebbene il suo approccio sia molto più romantico che scabroso. Nato nel 1811 a Tarbes e vissuto per la maggior parte del tempo a Parigi, Gautier non è solamente uno scrittore: ama il giornalismo, la fotografia e l’arte e ce la mette tutta per lasciare la propria impronta.

Si dedica alla stesura di testi poetici e in prosa, ma considerevoli sono le collaborazioni con diverse riviste, per le quali scrive i racconti ora pubblicati in una raccolta. In questi scritti i fantasmi fanno spesso capolino, pronti a stravolgere la vita dei protagonisti e magari disposti ad intrattenere con loro rapporti impossibili, ostacolati dall’appartenenza a due mondi diversi. Vediamone quindi cinque tra i più affascinanti.


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La caffettiera

Quando gli oggetti prendono vita

La caffettiera, uno dei primi racconti fantastici di GautierLa caffettiera è uno dei primi racconti di Gautier, pubblicato nel maggio del 1831 dalla rivista Le Cabinet de lecture, poi riproposto da altre riviste e infine inserito in diverse raccolte di racconti, anche con titoli differenti. Il protagonista, il giovane Théodore, è ospite a casa di amici quando, dopo una cena frugale, si ritira nella sua stanza per riposare. Ignora tuttavia che la nottata che lo attende sarà ben più movimentata di quanto crede.

Proprio quando pensa di addormentarsi, infatti, gli antenati rappresentati sugli arazzi e i personaggi dei quadri prendono vita, ma l’oggetto più singolare è una caffettiera che si sposta verso il camino. La scena a cui assiste è quella di una festa in piena regola: persone che discutono, musica e bei vestiti, anche se antiquati. Poco dopo si materializza anche una ragazza, giovane e bellissima, di cui Théodore si dichiara immediatamente innamorato.

In preda allo spavento, mi precipitai per rialzarla… mi si gela il sangue al solo pensiero: non trovai nient’altro che la caffettiera, frantumata in mille pezzi.

Il riconoscimento di Angéla

I due giovani cominciano a ballare, continuando fino all’alba, quando la ragazza saluta Théodore, prima di cadere al suolo. Il protagonista accorre in suo aiuto ma, nel punto in cui Angéla ha toccato terra, vi sono i cocci della caffettiera rotta. Il giorno seguente Théodore disegna su un foglio il volto della ragazza misteriosa, in cui il padrone di casa vi riconosce la sorella, sulla quale aggiunge: «È morta, due anni fa, di una flussione di petto in seguito a un ballo».

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Onfale

Il racconto dell’arazzo innamorato

Onfale, il cui protagonista è uno scrittore di racconti fantasticiCome nel caso de La caffettiera, anche Onfale, racconto del 1834, appare inizialmente su una rivista. Il protagonista di questa storia è, come lo stesso Gautier, un autore di racconti fantastici, anche se narra un episodio della sua giovinezza accaduto prima di intraprendere la carriera di scrittore, durante un soggiorno a casa dello zio.

Sistematosi in una stanza della residenza, infatti, il giovane nota subito l’arazzo che ricopre la parete, raffigurante Ercole e Onfale. Ad attirarlo è la bellezza della donna, ma lo stupore si converte quasi subito in paura, perché lei sembra prendere vita: il protagonista avverte piccoli movimenti e sospiri che provengono proprio da Onfale, perciò decide di ignorare l’arazzo il più possibile. Tuttavia, in quello che lui crede un sogno, Onfale si stacca dall’arazzo per dichiarargli il suo amore, promettendo di ritornare l’indomani.

Svestendomi, mi sembrò che gli occhi di Onfale avessero avuto un guizzo […].

Uno zio di mezzo

I due diventano presto amanti, ma lo zio sembra accorgersi che qualcosa non torna, così rispedisce il giovane a casa, il quale non dimenticherà mai l’arazzo e cercherà di impossessarsene molti anni più tardi, alla morte dell’anziano parente. Sfortunatamente però l’arazzo viene venduto ad un miglior offerente e la speranza di rivedere Onfale svanisce per sempre.

 

Spirite

L’ennesimo amore impossibile tra un fantasma e un umano

Spirite, uno degli ultimi scritti di Théophile GautierUltimo in ordine cronologico rispetto agli altri, Spirite divide l’opinione della critica: molti lo considerano un racconto, tanti altri un romanzo. È comparso a puntate su una rivista parigina tra il 1865 e il 1866 e, ancora una volta, un protagonista maschile entra in contatto con lo spirito di una donna, della quale finisce inevitabilmente per innamorarsi.

Il personaggio principale, Guy de Malivert, è un giovane uomo che sembra avere dalla vita tutto quanto si possa desiderare: è ricco, affascinante e riscuote parecchio successo con le donne. Sin dall’inizio, tuttavia, il lettore comprende che non è soddisfatto della propria esistenza, poiché non nutre il minimo interesse a partecipare alle feste a cui lo invitano e, soprattutto, non si decide a chiedere la mano della vedova d’Ymbercourt, che è invece palesemente innamorata di lui.

C’è nello spirito umano una tendenza a dubitare delle cose straordinarie quando il mezzo in cui si sono prodotte ha ripreso l’aspetto abituale.

Una mano guidata da qualcun altro

Proprio mentre cerca di scriverle un biglietto di scuse, perde il controllo della propria mano, che inizia a muoversi come guidata da qualcun altro. Si tratta della prima manifestazione di Spirite, nome con cui Malivert identifica il fantasma della giovane di cui s’invaghisce. Mentre nei due racconti precedenti la storia è narrata in prima persona, il narratore esterno in Spirite conferisce oggettività all’opera. Ci troviamo inoltre faccia a faccia con un protagonista disposto a tutto pur di vivere per sempre con la donna che ama, anche se ciò significa ricorrere ad estremi rimedi.


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Arria Marcella

Un fantasioso salto nel passato

Arria Marcella, noto anche come Ricordo di PompeiArria Marcella o Ricordo di Pompei è un racconto fantastico pubblicato per la prima volta nel 1852 in una rivista parigina. Appassionato di cultura classica come del resto lo è l’autore stesso, il giovane protagonista Octavien si trova in vacanza a Napoli con altri due amici e tutti insieme vanno a visitare le rovine della Pompei distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Diversamente dai suoi accompagnatori, Octavien ha un temperamento molto più romantico e assapora con aria assorta ogni istante di quella gita. Ad attirare maggiormente la sua attenzione è il busto di una donna pietrificata dalle ceneri, che sembra aver comunque conservato la propria bellezza. Più tardi, usciti dal museo, i tre amici vanno a cenare e infine a coricarsi. Octavien non riesce tuttavia a prendere sonno e decide quindi di fare ritorno tra le rovine pompeiane.

Non si è vivi finché non si è mai stati amati.

Pompei riprende vita

Tutto gli pare diverso: le case sono integre, le strade facilmente percorribili e senza crepe. Sente dei rumori all’interno degli edifici e si rende conto che la città dell’antica Roma ha ripreso vita e con essa anche i suoi vecchi abitanti, tra cui spicca la meravigliosa Arria Marcella, la stessa donna che al museo giaceva pietrificata. Pompei diventa quindi uno scenario privo di tempo, nel quale due innamorati appartenenti a due mondi diversi possono finalmente incontrarsi.

 

Avatar

La rinuncia al proprio corpo per amore

Avatar, racconto gotico pubblicato in origine a puntatePubblicato a puntate nel 1856, Avatar è un racconto dai toni più gotici e scabrosi, che pertanto lo differenziano dalle storie precedenti, sebbene l’amore sia sempre al centro della trama. Mentre gli altri protagonisti sono insoddisfatti di un’esistenza mediocre, Octave de Saville, personaggio principale di questa storia, è ridotto in fin di vita a causa del suo amore per la contessa Prascovie Labinska, la quale non lo corrisponde.

Prascovie, infatti, adora il marito e gli è fedele, pertanto non esiste alcuna via d’uscita per Octave, che si lascia consumare dalle proprie pene. Nessuno comprende a cosa sia in realtà dovuto questo malessere, finché il protagonista si confida con il dottor Balthazar Cherbonneau, che gli propone un trattamento alquanto inquietante: trasmigrare la sua anima nel corpo del conte Olaf, in modo da poter vivere con la contessa e far sì che lei s’innamori di lui.

Semplicemente, la scintilla dell’anima non brillava più nei suoi occhi, da cui volontà, speranza e desiderio erano svaniti.

Una storia diversa

Gautier, in Avatar, si distacca dallo stile consueto che adotta nella maggior parte dei racconti fantastici. Rimane l’amore come tema centrale, accompagnato da una serie di sofferenze che stravolgono la vita del protagonista. Tuttavia, diversamente dalle quattro storie precedenti, si tratta di un amore non corrisposto, in cui l’impossibile non è dato dall’appartenenza a due dimensioni incompatibili, ma dalla volontà della contessa. Il sovrannaturale diventa così un mezzo per raggiungere uno scopo.

 

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