Cinque racconti e romanzi di Francis Scott Fitzgerald

Francis Scott Fitzgerald nel periodo di grande successo dei suoi romanzi

Non si può dire che sia stata un’esistenza tranquilla quella dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald: l’alternarsi di momenti di gloria e insuccessi o, meglio ancora, di prosperità economica e miseria senz’altro hanno contribuito a dare un ritmo decisamente altalenante alla sua vita. Nato nel 1896 a Saint Paul, nel Middle West, da una famiglia piuttosto benestante, Fitzgerald è cresciuto in un ambiente agiato, ma le regole impostegli dal padre hanno sempre ostruito la libertà garantita dal denaro.

L’inizio dell’attività di scrittore

Il suo desiderio di evasione l’ha così spinto a fare pressione sui genitori perché gli permettessero di frequentare la prestigiosa università di Princeton, dove si è dedicato più alla vita mondana che non allo studio: delle numerose attività iniziate non è riuscito a portarne a termine nessuna, ma in compenso non ha mai smesso di scrivere racconti e, dopo l’università, ne ha pubblicati alcuni sul Newman News e altre riviste.

La scrittura è infatti forse l’unica costante nella sua vita, anche se in realtà allora quasi solamente Di qua dal Paradiso, la sua prima opera pubblicata nel 1920, ottenne il successo sperato. Il resto della sua produzione, molto vasta malgrado l’esiguo numero di romanzi, ricevette più critiche che apprezzamenti. Eppure si trattava di un quadro semplice e schietto del disagio generazionale dell’Età del jazz, dramma vissuto dall’autore in prima persona. Vediamo quindi quali sono le sue cinque storie più celebri.

 

Di qua dal Paradiso

Amory come Fitzgerald

"Di qua dal Paradiso", il primo successo di Scott FitzgeraldPubblicato a New York in piena Età del jazz, Di qua dal Paradiso è, più che un romanzo, una serie di episodi della vita del giovane Amory, in cui l’autore riversa tutto se stesso. Non a caso il protagonista è nato nel 1896, proprio come Fitzgerald, e anche lui è alla ricerca del successo. Frequenta l’università di Princeton, ma ne rimane altamente deluso e lo stesso accade con le donne di cui si innamora.

Isabelle, Clara, Rosalind ed Eleanor sono infatti tutte fanciulle bellissime che, dopo una breve fase di innamoramento appassionato, lo rifiutano spingendo così il protagonista ad interrogarsi sulle ragioni del proprio fallimento. Ogni amore sembra inizialmente pronto a durare per l’eternità, ma il sogno di una meravigliosa vita di coppia è destinato ad infrangersi come tutti gli altri, lasciando Amory ulteriormente frustrato.

Le sue idee erano ancora in tumulto; c’era sempre il dolore del ricordo; il rimpianto per la gioventù… perduta, eppure le acque della delusione gli avevano lasciato sull’anima un deposito, la responsabilità e l’amore per la vita, il lieve agitarsi, le antiche ambizioni e i sogni irrealizzati.

Se non fosse per tutte queste sconfitte, il personaggio non avrebbe tuttavia alcuna ragione per riflettere su una serie di temi attuali sia all’epoca come ora: la giovinezza, l’incalzante passare del tempo, la bellezza, il denaro e la fugacità dei sogni interrotti dalla crudeltà della realtà. Le considerazioni di Amory non sono altro che quelle di Fitzgerald, che vive le stesse situazioni sgradevoli del suo personaggio.

 

Belli e dannati

La ricchezza come causa del deterioramento morale

"Belli e dannati", romanzo fortemente autobiograficoNel 1922, dopo il successo della prima opera, Fitzgerald riceve nuovamente l’apprezzamento della critica grazie alla pubblicazione, a puntate sulla rivista Metropolitan Magazine, di Belli e dannati, un romanzo la cui trama è molto simile a quella del precedente. Inoltre, come in Di qua dal Paradiso, l’autore inserisce nella storia diversi spunti autobiografici e ripropone le stesse tematiche a lui tanto care.

Il bello e dannato della situazione è Anthony Patch, un giovane benestante e attraente, che ha ogni cosa possa desiderare, anche se stenta ad accorgersene ed è costantemente intento a mirare a obiettivi sempre nuovi. Nessuno di essi viene tuttavia portato a termine: Anthony ha la stessa indole scostante di Amory. Inoltre la sua condizione agiata gli permette di togliersi qualsiasi sfizio senza sforzo alcuno, e per questo finisce spesso per preferire la leggerezza della vita mondana ad ogni progetto lavorativo.

E questo mi ha insegnato che non si può avere niente, non si può avere assolutamente niente. Perché il desiderio inganna. È come un raggio di sole che guizza qua e là in una stanza. Si ferma e illumina un oggetto insignificante, e noi poveri sciocchi cerchiamo di afferrarlo: ma quando lo afferriamo il sole si sposta su qualcos’altro e la parte insignificante resta, ma lo splendore che l’ha resa desiderabile è scomparso.

Il protagonista si invaghisce poi di Gloria, una giovane che sembra proprio il suo alter ego femminile: bella, viziata e amante del divertimento. Con lei inizia una relazione che sfocerà nel matrimonio ma, se nei primi tempi il loro rapporto sembra andare a gonfie vele, le difficoltà economiche li porteranno a litigare sempre più frequentemente. Le occasioni sprecate, i rimpianti e i sogni infranti inaspriscono così un finale apparentemente lieto.

 

Il grande Gatsby

La sconfitta di un uomo solo in un’America indifferente

"Il grande Gatsby", il più famoso romanzo di Francis Scott FitzgeraldIl grande Gatsby (1925) è il romanzo in cui, per la prima volta, il narratore è un giovane che non ha nulla a che vedere con Amory o Anthony: Nick Carraway è nato in una famiglia benestante, ma non si abbandona agli eccessi e preferisce un lavoro sicuro anche se poco redditizio. Si accontenta di vivere in posti modesti ed è proprio trasferendosi in un piccolo villino a West Egg che conosce Jay Gatsby, il suo vicino di casa e proprietario di una sfarzosissima tenuta.


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Gatsby è l’esatto contrario di Nick: immensamente ricco e amante dello svago, organizza grandi feste a casa sua a cui partecipa una marea di gente. Il narratore ha perciò modo di conoscerlo proprio grazie ad uno di questi party e a poco a poco il suo mondo razionale entra in contatto con quello smodato del suo vicino. Non appena quest’ultimo acquisisce più confidenza, confessa a Nick di essere da sempre innamorato di sua cugina Daisy.

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

Carraway l’aiuta perciò a rincontrarla. Estremamente sicuro di sé, Gatsby non nutre il minimo dubbio sul fatto che Daisy lo corrisponda ma, al momento di prendere una decisione, lei lo abbandona come già aveva fatto in passato. Vittima del proprio amore e di un malinteso, il grande Gasby viene ucciso e, al suo funerale, l’unico a presenziare è Nick. Accompagnato dalle proprie ricchezze, Gatsby sembra quasi il capro espiatorio di un’America indifferente, superficiale e priva di umanità.

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Il curioso caso di Benjamin Button

E gli altri Racconti dell’Età del jazz

L'edizione Minimum Fax dei "Racconti dell'Età del jazz"Più che come scrittore di romanzi, Fitzgerald si distingue come autore di numerosi racconti, pubblicati in diverse raccolte. La seconda, intitolata Racconti dell’Età del jazz e pubblicata nel 1922, comprende ben undici storie, ma di sicuro la più fortunata e chiacchierata è Il curioso caso di Benjamin Button, che illustra le vicende di una vita al contrario.

Quasi certamente l’autore si è ispirato a storie simili per dare vita al personaggio, nonché protagonista del racconto, Benjamin Button, un uomo nato con l’aspetto di un ultraottantenne. Lo sfortunato padre, scioccato e colto di sorpresa, s’impegna per far sì che il figlio appaia un po’ più giovane, anche se ciò è reso difficile dal fatto che Benjamin, già in possesso dell’aspetto fisico di un vecchietto, ne è provvisto addirittura delle facoltà mentali.

Poi fu tutto buio, e la culla bianca e le facce indistinte che si agitavano sopra di lui e il dolce aroma caldo del latte svanirono dalla sua mente.

La storia trasporta quindi il lettore nei meandri di una mente umana già sviluppata che ritorna sempre di più agli impulsi primitivi di un bambino. Ciò si nota soprattutto nel rapporto di Button con la moglie: il suo ringiovanire lo spinge ad avere sempre più energie, mentre lei invecchia e preferisce una vita lontana dalle feste. Il personaggio arriva al capolinea quando trova una buona compagnia solo nel nipotino e si ritrova a trascorrere i suoi ultimi giorni in una culla.

 

Tenera è la notte

Un capolavoro non riconosciuto

"Tenera è la notte", su cui Scott Fitzgerald lavorò per molti anniChe Fitzgerald si serva della scrittura come valvola di sfogo è ormai chiaro al lettore. È un uomo distrutto che sente su di sé il peso di tutti i problemi che lo preoccupano e, se non fosse consapevole di quanto sia rovinoso il suo stile di vita, probabilmente non saprebbe descriverlo con chiarezza nei suoi romanzi. Riversa così nei suoi testi i propri fallimenti personali e il lettore diventa l’amico immaginario a cui si confessa.

Anche in Tenera è la notte i rimandi al suo vissuto sono tanti, forse addirittura troppi per la critica, che storce questa volta il naso. Eppure lo scrittore sente il desiderio di raccontarsi, forse per questo si prende nove anni di tempo per ultimare l’opera, che viene pubblicata soltanto nel 1934. Il protagonista, Dick Diver, è uno psichiatra che si innamora di una sua paziente schizofrenica, Nicole Warren, personaggio che naturalmente rappresenza Zelda, la moglie di Fitzgerald.

Non ti chiedo di amarmi sempre così ma ti chiedo di ricordartelo. Da qualche parte dentro di me ci sarà sempre la persona che sono stasera.

Nel romanzo, infatti, la vita sentimentale travagliata dell’autore è riportata in modo piuttosto esplicito: dal matrimonio inizialmente felice che si oscura di litigi, alle relazioni extraconiugali sia di Dick che di Nicole. Non mancano poi i viaggi in Francia, le pene affogate nell’alcool e le lunghe riflessioni sulla fugacità di ogni cosa.

 

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