Tra i santi italiani, e non solo, quello che probabilmente è più conosciuto è Francesco d’Assisi, che, tra l’altro, è patrono d’Italia (insieme a Santa Caterina da Siena).

Francesco d’Assisi (il cui nome originale era Giovanni di Pietro Bernardone) nacque ad Assisi nel 1182 (o forse 1181). Da giovane voleva far parte della piccola nobiltà della sua città e per questo motivo partecipò alla guerra contro Perugia. Sempre mosso da questi sentimenti volle partire per la Puglia al fine di partecipare alla crociata ma, lungo il viaggio, avvenne la sua conversione. Una voce divina lo invitò a ricostruire la Chiesa. Francesco, pertanto, abbandonò famiglia e amici e visse in totale povertà e solitudine.

Tra il 1209 e il 1226

Nel 1209 iniziò a predicare in varie città e diverse persone cominciarono a unirsi a lui. Decise, pertanto, di recarsi a Roma per ottenere l’approvazione papale al suo stile di vita. Da allora girò piazze e strade in Italia e annunciò il Vangelo, accogliendo sempre più persone desiderose di condividere il suo ideale di vita. Tra l’altro, accolse anche la giovane concittadina Chiara, che è la fondatrice delle monache di clausura dette “clarisse”. Francesco d’Assisi morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1226.

La vita di San Francesco d’Assisi è tempestata di eventi (che vanno sotto il nome di Fioretti) e diversi di questi riguardano gli animali. Non è un caso, infatti, che l’assisiate sia considerato il loro patrono. Tra i molti racconti su San Francesco e gli animali ne riportiamo cinque.

 

La predica agli uccelli

Sul luogo in cui avvenne sorge oggi una piccola edicola che ricorda il miracolo

San Francesco predica agli uccelli, in un famoso affresco attribuito a GiottoLa predica da cui partiamo è, forse, uno degli episodi più celebri della vita di San Francesco d’Assisi, immortalato anche da Giotto negli affreschi delle Storie di San Francesco della Basilica superiore di Assisi.

Narra la leggenda che mentre Francesco si recava da Cannara (la patria delle celebri cipolle) a Bevagna, nei pressi di Assisi, si mise a predicare a diversi uccelli che si fermarono ad ascoltarlo. Alla fine il santo benedisse gli uccelli che se ne tornarono a volare. La versione in umbro volgare del XIV secolo dei Fioretti di Francesco così racconta:


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«…et venne fra Cannaia et Bevagni. E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in su’ quali era quasi infinita moltitudine d’uccelli. E entrò nel campo e cominciò a predicare alli uccelli ch’erano in terra; e subitamente quelli ch’erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme tutti quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compié di predicare (…)».

Il testo dei fioretti

«Finalmente compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della croce e diè loro licenza di partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti, e poi secondo la croce c’aveva fatta loro santo Francesco si divisoro in quattro parti (…) e ciascuna schiera n’andava cantando maravigliosi canti »

Francesco predicò veramente agli uccelli? Non lo sappiamo. Forse, l’idea alla base è un’altra: che il Poverello, cioè, era capace di parlare ai poveri e agli emarginati. Sempre a proposito degli uccelli, la leggenda narra che quando il Santo stava per morire cantò per un’ultima volta il Cantico delle Creature e le allodole (che cantano al mattino, mentre i fatti raccontati si svolsero di notte) lo accompagnarono con il loro suono, fino al momento della sua morte.

 

Il lupo di Gubbio

Un episodio che è rimasto impresso nell’immaginario collettivo

San Francesco col lupo, in uno dei più famosi racconti del suo rapporto con gli animali (foto di Wikiarius via Wikimedia Commons)Tra i racconti su San Francesco e gli animali, come non ricordare quello del lupo di Gubbio? Si racconta che un giorno il fraticello si recò a Gubbio e, entrato in città, non vide nessuno. Di fatto tutti i cittadini erano chiusi nelle loro case per timore di un grosso lupo.

Francesco era noto ed era famosa la sua capacità di parlare con tutti, pertanto alcuni eugubini gli chiesero di fare qualcosa per allontanare il lupo dalla città. Francesco non si fece pregare e andò nella foresta in cerca dell’animale. Quando l’Assisiate vide il lupo gli disse: «Fratello Lupo, in nome di Dio ti ordino di non fare male a me e a tutti gli uomini».

Il dialogo col lupo

Poi, dopo averlo benedetto, gli chiese: «Fratello Lupo, perché hai fatto del male ai tuoi fratelli uomini? Tutti ti odiano, hanno paura tutti di te: devi smetterla. Voglio che ci sia pace fra te e gli uomini, cosi sarete tutti tranquilli in questa città». Il lupo capì e annuì con la testa.

Allora Francesco lo portò con sé in città e disse agli abitanti: «Il lupo vuole vivere in pace con voi. Promettetemi che gli darete da mangiare». E così fu. Lupo e uomini vissero in serena armonia. Quando poi il lupo morì, gli eugubini furono molto dispiaciuti. Ecco quello che scrivono in proposito i Fioretti di San Francesco.

Il pericoloso animale

«Nel contado d’Agobio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini; intantoché tutti i cittadini istavano in gran paura, perocché spesse volte s’appressava alla cittade. E andavano armati quando uscivano della cittade, come se eglino andassono a combattere […]».

«E poi il detto lupo vivette due anni in Agobio; ed entrava dimesticamente per le case, a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui; e fu nutricato cortesemente dalla gente: e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente, dopo due anni, frate lupo si morì di vecchiaia; di che li cittadini molto si dolevano, imperrocché, veggendolo andare così mansueto per la cittade, si raccordavano meglio della virtù e santitade di Santo Francesco».

Anche qui c’è un’interpretazione interessante da tenere in considerazione: il lupo non sarebbe stato un animale, ma un brigante che si sarebbe convertito grazie alle parole di Francesco.

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Il miracolo del pesce

Il rispetto di San Francesco per ogni forma di vita animale

Una tinca, animale salvato da San FrancescoDa buon amante degli animali, Francesco non voleva che i pesci venissero pescati e, quindi, uccisi. Se incontrava dei pescatori chiedeva loro di rigettare i pesci in acqua. Successe così anche presso il lago di Piediluco (Terni): un pescatore, vedendo passare l’assisiate, gli regalò una tinca appena pescata.

Il Santo la prese e la rimise in acqua, quindi iniziò a cantare le lodi di Dio. La tinca non se ne andò: come gli uccelli, se ne stette ad ascoltare le parole di Francesco e poi, quando la predica fu finita e il Santo l’ebbe benedetta, se ne andò a nuotare al largo.

 

Le anatre e San Francesco

Quando si deve aiutare una mamma in difficoltà, c’è bisogno della collaborazione di tutti!

Anatre alla riscossaMentre Francesco si trovava a Lugnano in Teverina (Terni) un lupo assalì una donna e addentò suo figlio, portandoselo nel bosco. Francesco vide tutta la scena e chiese a delle anatre che erano lì dappresso di rincorrere il lupo e recuperare il bimbo. Le anatre obbedirono e alla fine portarono indietro il bimbo alla donna, che era disperata per l’accaduto.

 

San Francesco e gli agnellini

Forse uno degli episodi più teneri della vita del Santo

San Francesco si rivolge a un agnello (foto di Enrique Lopez Tamayo Biosca via Flickr)Tommaso da Celano narra che un giorno Francesco e un suo compagno incontrarono lungo la strada un uomo che aveva due agnellini sulle spalle: li portava a vendere. Francesco si mosse a pietà e, non volendo che quei due teneri animali venissero venduti e quindi sgozzati, barattò il proprio mantello in cambio dei due agnellini, che poi fece vivere liberi, a lungo, senza che nessuno facesse loro del male.


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