Cinque registe donne famose o che lo diventeranno presto

Alla scoperta di cinque registe donne famose o quasi

Ecco cinque registe donne famose o che lo diventeranno presto: vota la tua preferita.

 
Le donne dietro la macchina da presa, a Hollywood, rappresentano solo il 7% dell’industria cinematografica. E, salvo qualche sporadico caso isolato – vedi Sofia Coppola o Jane Campion –, per il grande pubblico rimangono circondate da un’ingiusta aurea di anonimato.

Eppure le loro pellicole meritano di essere viste e analizzate. Ecco cinque registe che stanno cambiando le regole del cinema (o che, senza che voi lo sappiate, lo hanno già fatto).

 

Ava Duvernay

Giovane, ma già capace di lasciare il segno

Ava Duvernay nel 2015
Ava Duvernay nel 2015

Il nome di Ava Duvernay oggi potrà non dirvi nulla, ma questa regista ha già abbatutto delle considerevoli barriere nell’industria cinematografica. Il suo film Selma, che narra della marcia guidata da Martin Luther King nell’omonima città americana, è stata la prima pellicola diretta da una donna di colore ad ottenere una nomination ai Golden Globes e ai Critic’s Choice Awards.

Il suo prossimo film sarà invece A Wrinkle in Time (Nelle pieghe del tempo), tratto dall’omonimo libro per ragazzi di Madeleine L’Engle. Si tratterà del primo film con un budget superiore ai 100 milioni di dollari affidato ad una donna afroamericana. Annovererà nel cast nomi come Reese Whiterspoon e Oprah Winfrey e verrà distribuito dalla Disney. Una pellicola che ha sicuramente tutte le carte in regola per dominare al botteghino.

Il XIII emendamento

L’instancabile Duvernay ha recentemente anche scritto e diretto un interessante documentario che ha ricevuto una nomination come miglior documentario alla scorsa edizione degli Oscar.

Si intitola Il XIII Emendamento ed esplora il problema delle carceri in America. In particolare fa luce sulla situazione della criminalizzazioni degli afroamericani, un’ulteriore prova del forte impegno politico di questa regista.

 

Julie Taymor

Tra Frida Kahlo e i Beatles

Julie Taymor al Montclair Film Festival (foto di Kimberly Cecchini via Flickr)
Julie Taymor al Montclair Film Festival (foto di Kimberly Cecchini via Flickr)

È da sette anni che Julie Taymor non dirige più film, e la sua assenza nel panorama cinematografico si fa sentire. La talentuosa regista statunitense divisa tra cinema e teatro è la mente geniale dietro a film come Frida e Across the Universe, ricchi di sequenze oniriche mozzafiato caratterizzate da una messa in scena teatrale e colorata.

Frida riguarda appunto la tumultuosa vita dell’artista messicana Frida Kahlo, in cui il ruolo principale è stato affidato a Salma Hayek, che ci ha regalato la sua migliore interpretazione. Across the Universe è invece il musical che si ispira ai Beatles e che contiene ben 33 delle loro tracce.


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Oltre a queste due opere – forse le più celebri nella succinta filmografia della regista – è giusto ricordare due film che invece si ispirano completamente alle opere di Shakespeare: Titus, reinterpretazione moderna di Tito Andronico, e The Tempest, tratto invece da La Tempesta.

 

Mia Hansen-Løve

La capofila del cinema indipendente femminile

Mia Hansen Løve, una delle registe donne più promettenti (foto di Paul Katzenberger via Wikimedia Commons)
Mia Hansen-Løve, una delle registe donne più promettenti (foto di Paul Katzenberger via Wikimedia Commons)

La regista parigina Mia Hansen-Løve è la perfetta incarnazione del cinema indipendente francese. Scrittrice (per la rivista L’express, oltre che dei suoi film ) e attrice (è sul set che ha conosciuto il marito Olivier Assayas, anch’egli regista), inizia a presentare i suoi film al Festival di Cannes già dagli esordi. Raccogliendo innumerevoli premi e recensioni positive.

La storia di un produttore fallito in Il padre dei miei figli, quella semi-biografica del fratello ex DJ in Eden, l’amore di una coppia in Un amore di gioventù e un’insegnate di filosofia alle prese con la fine del suo matrimonio – e con la sua vita in generale – nel più recente Le cose che verranno sono tutti straordinari esempi di un cinema introspettivo e delicato, impeccabile nella sua, sempre onesta, messa in scena della vita vera.

 

Ana Lily Amirpour

Horror dall’Iran

Ana Lily Amirpour durante un'intervista
Ana Lily Amirpour durante un’intervista

Un altro nome da tenere ben a mente è quello di Ana Lily Amirpour, giovane regista di origini iraniane che ha diretto il film horror A Girl Walks Home Alone at Night, la storia di una solitaria vampira in una fittizia città desolata. La pellicola è perfettamente riassunta dalla stessa Amirpour come uno «spaghetti western iraniano sui vampiri».

Girato in un bellissimo bianco e nero e piena di citazioni e rimandi al maestro David Lynch, la pellicola sfortunatamente non è stata distribuita in Italia. Ma non disperate: arriverà infatti su Netflix The Bad Batch, il suo secondo film presentato al Festival di Venezia del 2016, dove ha vinto il premio speciale della giuria.

Cannibali in Texas

Nel cast Jason Momoa – meglio noto come Khal Drogo ne Il trono di spade –, Jim Carrey e Keanu Reeves. La trama? Siamo di nuovo in una città deserta – questa volta in Texas – dove una comunità di cannibali vive la vita di tutti i giorni in un mondo post-apocalittico.

 

Agnès Varda

Il lato femminile della Nouvelle Vague

Agnès Varda, la decana delle registe donne qui al Festival Internacional de Cine en Guadalajara (foto di Oscar Delgado via Flickr)
Agnès Varda, la decana delle registe donne qui al Festival Internacional de Cine en Guadalajara (foto di Oscar Delgado via Flickr)

Agnès Varda è la “veterana” del gruppo. Esponente della Nouvelle Vague – la stessa corrente artistica di Godard e Truffat, per intenderci – oltre a regista è anche una fotografa, una scrittrice e ha creato diverse installazioni artistiche. Il suo film più celebre è Cléo dalle 5 alle 7, che segue una giornata di una cantante, Cléo per l’appunto, mentre attende trepidante i risultati di alcuni test medici.

L’arte di questa instancabile regista ormai ottantottenne, che si divide tra opere di fiction e documentari, è fonte ancora oggi di un’importante analisi necessaria per la cinematografia mondiale passata e recente, per non scordare le voci femminili impegnate da sempre per la settima arte.

 

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