Non è un gran periodo per il giornalismo musicale. Fino a qualche anno fa, infatti, le nostre edicole presentavano in bella mostra un gran numero di riviste dedicate al rock, al pop, al jazz e a un po’ tutti i generi più popolari. C’era, dietro, un mercato forse non amplissimo ma comunque composto di attenti lettori, che sostenevano queste pubblicazioni. Oggi, invece, tutte le più importanti riviste musicali italiane fanno sempre più fatica a restare in edicola e cercano nuova linfa sul web.

E proprio al web, probabilmente, è dovuto questo rapido ma – apparentemente – inevitabile collasso. Tutta l’editoria cartacea fa infatti molta fatica a tenere il passo dei siti, aggiornati ora per ora, più rapidi nel trasmettere le notizie (e soprattutto gratuiti). Ma il giornalismo musicale è uno di quelli che ha patito di più questa situazione.

Su internet, infatti, non solo si può parlare di musica, ma si possono direttamente far sentire le canzoni, tramite YouTube, Spotify o qualsiasi altro sistema di streaming. Un disco possiamo già ascoltarlo nell’istante esatto in cui esce, e a distanza di poche ore possiamo leggerne le recensioni sia in italiano che in inglese.

Molti fan si sono quindi posti, negli ultimi anni, la fatidica domanda: a che serve comprare una rivista quando ho già tutto qui, a portata di mano, sul mio computer? Un ragionamento in parte corretto, che però sta penalizzando quella riflessione più lenta e meditata che era un po’ il pezzo forte delle riviste musicali.

Questi comunque sono i tempi in cui viviamo, e dobbiamo farci i conti. Alcune riviste, in realtà, continuano ancora ad uscire in cartaceo. Altre stanno cercando di farsi spazio sul web. Cerchiamo di individuare le cinque che a nostro modo di vedere sono le più prestigiose.

 

1. Rumore

Cominciamo con una rivista che gode ancora di un certo successo in edicola. Si tratta di Rumore, che esiste dal 1992 e che fin dal principio ha cercato di essere la voce italiana della musica alternativa.

Una recentissima copertina di RumoreFu fondata, infatti, da Claudio Sorge, che ne è stato a lungo il deus ex machina. Sorge, già condirettore di Rockerilla, cercò di cavalcare l’onda di quegli anni, raggruppando un insieme di redattori molto motivati, che sapessero raccontare – in maniera però moderna e accattivante – i cambiamenti del rock.

Il giornale punta ovviamente sulle notizie e sugli approfondimenti specifici, anche firmati da importanti giornalisti del settore, ma nel mensile non mancano recensioni e rubriche di vario tipo. Inoltre, qualche pagina è sempre dedicata ai libri, al cinema e in qualche misura pure al fumetto.

Guidata da Marco De Crescenzo (direttore responsabile) e Rossano Lo Mele (direttore editoriale), la rivista è presente anche sul web1, dove si trovano molti degli articoli che poi compaiono nel magazine cartaceo.

 

2. Il Mucchio Selvaggio

Per molto tempo Il Mucchio Selvaggio è stata probabilmente la migliore rivista italiana nel settore musicale. Nella sua redazione lavoravano i giornalisti più accreditati, ed il taglio editoriale è stato a lungo innovativo, provocatorio e interessante.

Una delle ultime copertine de Il Mucchio Selvaggio

Purtroppo però bisogna parlarne al passato, perché da qualche settimana il Mucchio cartaceo non esiste più. Una serie di vicissitudini sia economiche che editoriali ha portato la rivista, negli anni, ad una lenta agonia, non priva di polemiche, che ha avuto il suo epilogo nel 2018.

Oggi la rivista sopravvive sul web2, ma ha alle spalle una storia che vale la pena di ricapitolare. Il giornale fu fondato nel 1977 a Roma da tre giornalisti, che già lavoravano presso la rivista Suono.

Si trattava di Paolo Carù, Aldo Pedron e Max Stèfani. Quest’ultimo sarebbe rimasto, lungo gli anni, il principale animatore del magazine, fino all’esclusione qualche anno fa. La testata era chiaramente ispirata all’omonimo film di Sam Peckinpah, uscito qualche anno prima.

I collaboratori principali

All’inizio mensile, il giornale non si occupava solo di musica, ma anche di cinema, libri, società e politica. Nel corso degli anni aumentò la foliazione e la tiratura, proponendosi come una rivista attenta alle nuove tendenze musicali, pur senza disdegnare la storia del rock.

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni ’00 tentò anche la carta anche dell’uscita settimanale, ma poi ritornò mensile a partire dal 2005.

Tra i tanti collaboratori che hanno lavorato alla rivista negli anni si segnalano Riccardo Bertoncelli, Eddy Cilìa, Massimo Cotto e Federico Guglielmi. Tutti nomi importanti che però hanno spesso collaborato anche con altre testate del nostro elenco.

 

3. Rockol

È invece sempre stata sul web la rivista Rockol3, la cui testata non è altro che l’abbreviazione di Rock On Line. Una scelta non casuale, visto che è stata in effetti una delle primissime ad arrivare sul web e sicuramente quella che alla fine si è imposta.

Uno dei premi Rockol Awards

Registrata come testata giornalistica a tutto tondo, Rockol esiste dal 1996 ed è quindi un pezzo della storia del web italiano. Alexa lo classifica attualmente come il 387° sito più frequentato in Italia, e d’altronde sono numerosissimi i servizi messi a disposizione dell’utenza.

Grande spazio è lasciato alle notizie, che ovviamente sono il cuore di un giornale online. Queste spaziano in tutti i campi della musica moderna, dal rock all’hip hop, dal metal al pop. Negli ultimi anni inoltre l’attenzione si è focalizzata sempre di più sui video, adatti al nuovo modo di fruire le informazioni da parte del pubblico.

Leggi anche: Cinque interessanti riviste di cinema

Poi, un’altra grande sezione è dedicata alle recensioni, che toccano tutto il meglio della produzione italiana e internazionale. Firmate da un mix di ottimi giornalisti e giovani speranze, danno una panoramica completa di quello che la scena offre. Unica pecca, a nostro avviso: nei voti ai dischi spesso ci si sbilancia troppo poco.

Insomma, una buona e aggiornatissima panoramica sul mondo musicale da cui, sul web, non si può prescindere.

 

4. Rockerilla

Visto che l’abbiamo citata in apertura, spiegando come da una sua “costola” sia nata Rumore, vale la pena ora di approfondire la storia di Rockerilla, rivista storica nel nostro panorama giornalistico. È stata fondata infatti addirittura nel 1978 ed è stata a lungo il punto di riferimento per gli appassionati di new wave e punk rock italiani.

Una copertina di RockerillaIl suo nucleo originario nacque attorno alle prime radio libere che erano sorte in Italia a metà degli anni ’70. Fu in particolare Radio Cairo 103 a fornire i primi giornalisti, che poi decisero di dare origine a una rivista che parlasse di tutte le nuove tendenze che stavano emergendo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Inizialmente, quindi, Rockerilla era insomma una fanzine, curata da appassionanti e con uno stretto giro di lettori. Le cose cambiarono però all’inizio degli anni ’80, quando il giornale divenne una vera e propria rivista a base nazionale, con una tiratura di più di 20.000 coppie mensili.

In breve tempo Rockerilla attirò tutte le principali firme del settore italiano e, man mano che i generi si evolvevano, iniziò a parlare anche di hard rock, heavy metal, e poi con gli anni anche di musica grunge, seguendo in prima linea tutte le nuove tendenze.

Oggi, tra web ed edicola

Col passare del tempo, e soprattutto dalla fine degli anni ’90, il giornale ha perso forse il suo ruolo centrale nel panorama italiano. Non ha però mai smesso di uscire e di raggruppare attorno a sé una discreta schiera di affezionati lettori.

Oggi, a 40 anni dal suo primo numero continua le sue pubblicazioni e dispone anche di un interessante sito web4, in cui si possono leggere interviste, news e anche recensione delle nuove uscite.

La storia del punk
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Post punk 1978-1984
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La mia vita hard-core. Punks,
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5. Blow Up

Come Rumore, con cui abbiamo aperto la nostra selezione, anche l’ultima rivista del nostro elenco è un prodotto degli anni ’90, di quella fase storica in cui il numero degli appassionati di musica di qualità in Italia sembrava crescere esponenzialmente.

Una recente copertina di Blow UpQuesta rivista di cui stiamo parlando è Blow Up, che prende il nome, come Il Mucchio Selvaggio, da un film, diretto però da Michelangelo Antonioni. Il punto chiave di questo giornale è quello di concentrarsi non solo sulla musica rock tradizionale o sull’alternative più celebre, ma anche su generi più particolari.

Fin da subito, infatti, la rivista si è occupata anche di musica elettronica, di house, di techno, di queercore, di musica industriale sperimentale e di altre tipologie minori.

Questo è anche stato fin dall’inizio il tratto distintivo del giornale, che non a caso ha ricevuto numerosi premi nel corso della sua storia per questa impostazione originale e fuori dagli schemi. Nel 2015, ad esempio, si è aggiudicato anche la targa del MEI per la miglior rivista cartacea.

Le firme e il sito

Ovvio però che queste scelte così particolari abbiano anche un rovescio della medaglia. Il principale è il prezzo piuttosto elevato con cui la rivista esce in edicola. Ad ogni modo al suo interno scrivono e hanno scritto anche in questo caso giornalisti di prim’ordine come Eddy Cilìa, Riccardo Bertoncelli, Federico Guglielmi, Enrico Ghezzi e altri ancora.

Leggi anche: I cinque cantanti americani più importanti della storia del rock

In questo caso, il sito internet5 può sembrare un po’ più spartano di quello degli altri che abbiamo segnalato finora, ma presenta comunque varie anticipazioni e un archivio piuttosto nutrito.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Questo l’indirizzo.
  • 2 La trovate qui.
  • 3 Qui l’indirizzo ufficiale.
  • 4 Lo potete raggiungere cliccando qui.
  • 5 Raggiungibile qui.

 

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