Cinque rivoluzionari dipinti con nudi maschili

La creazione di Adamo secondo Michelangelo

È iniziata lo scorso 24 settembre al Musée d’Orsay di Parigi Maschile. Il nudo maschile nell’arte dal 1800 ai giorni nostri, una mostra importante e a suo modo rivoluzionaria. Come hanno sottolineato in questi giorni svariati quotidiani, infatti, si tratta della prima volta che uno dei maggiori musei mondiali dedica una mostra al nudo maschile. Un tema che è in certi ambienti ancora un tabù (anche se precedenti ce n’erano stati in altri musei ma meno seguiti dai mass media, come il Leopold di Vienna).

Al di là di quello che viene mostrato a Parigi, presentiamo allora anche noi un nostro excursus nel nudo maschile all’interno della storia dell’arte e in particolare della pittura. Abbiamo cercato di selezionare opere che mostrassero epoche e stili diversi. E di scegliere solo quelle in cui il nudo non fosse, anche se presente, nascosto o messo in secondo piano, ma al centro della scena.

 

Masaccio – Cacciata dei progenitori dall’Eden

1424-1425: Adamo ed Eva e la nudità censurata

La cacciata dei progenitori dall'Eden di Masaccio prima e dopo il restauroFirenze è da sempre considerata, assieme a Roma, la culla del Rinascimento; vi nacquero o vi passarono tutti i più grandi artisti dell’epoca e qui vennero stabiliti i canoni della nuova arte. In questo senso, una delle creazioni più celebri è la Cappella Brancacci, situata sul transetto della chiesa di Santa Maria del Carmine. Una cappella decorata verso la metà del Quattrocento da Masolino e da quello che, all’epoca, era il suo aiutante, Masaccio.

Questa cappella ha avuto una storia particolare e travagliata. Rimasta incompiuta per vari motivi – tra cui la morte prematura di Masaccio a 26 anni e la cacciata da Firenze dei Brancacci – subì delle aggiunte posteriori da parte di Filippino Lippi. Inoltre vennero mutilati i volti della famiglia Brancacci e nel ‘600 si aggiunsero foglie di fico a coprire le nudità di Adamo ed Eva. Infine, un grande incendio nel 1771 distrusse buona parte della basilica e annerì col fumo i colori degli affreschi.

Grazie al restauro avvenuto negli anni Ottanta del Novecento, però, è ora possibile ammirare gli affreschi così come furono concepiti, e coi vividi colori originali. Tra tutti, il più celebre è proprio la cacciata di Adamo ed Eva, eseguita dal Masaccio con un’espressività per l’epoca inedita. Mai si erano visti dei volti così disperati e dei corpi così scomposti, imperfetti e plastici.

La drammaticità e la verosimiglianza sono la chiave dell’affresco, da cui discende anche la nudità di Adamo. Una nudità che peraltro è un errore rispetto al racconto della Genesi, dove si racconta che Dio vestì Adamo ed Eva con tuniche di pelli.

 

Caravaggio – Amor vincit omnia

1602-1603: la prova dell’omosessualità di Michelangelo Merisi?

Caravaggio - Amor vincit omniaQualche anno fa, destò una certa eco una nuova biografia del grande Michelangelo Merisi, M. L’enigma di Caravaggio, scritta dall’australiano Peter Robb. Scalpore perché, con un’impostazione che sconfinava a volte nello scandalistico, Robb introduceva nel dibattito l’accusa di pedofilia omoerotica.

Al centro dell’analisi di Robb, oltre ad alcune fonti coeve, anche e soprattutto il quadro che vedete qui sotto, il celebre Amor vincit omnia dipinto tra il 1602 e il 1603 e oggi a Berlino. Il quadro, la cui interpretazione fa riferimento alla vittoria dell’amore sulle arti, mostra in primo piano un Cupido nudo. E secondo l’idea di Robb, questi sembra quasi invitare l’osservatore a seguirlo sul letto a cui è appoggiato. Un Cupido modellato in tutto e per tutto su Cecco Boneri, un ragazzino allora di 12 o 13 anni che lavorava come garzone e modello di Caravaggio e viveva in casa con lui.

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Da qui, l’idea, non suffragata da prove ma presente sottotraccia già in alcuni documenti seicenteschi, che il Boneri – che diventerà poi un discreto pittore anch’egli – fosse anche l’amante di Caravaggio.

 

Martin Ferdinand Quadal – Stanza dei pittori all’Accademia di Vienna

1787: il nudo nell’epoca dei lumi

Quadal - Stanza dei pittori all'Accademia di ViennaQuello di Martin Ferdinand Quadal non è certo uno dei nomi più importanti della storia dell’arte mondiale. Se paragonato ai due messi in apertura della nostra cinquina, rischia di fare una magra figura. Abbiamo però deciso di inserire qui comunque un suo quadro ben specifico, per sottolinearne il valore storico, al di là di quello artistico.

L’Accademia di Belle Arti di Vienna, qui mostrata nel suo momento di massimo splendore sul finire del ‘700, è infatti da secoli una delle istituzioni migliori nella formazione degli artisti europei. Nei suoi corridoi passò anche lo stesso Egon Schiele, di cui parliamo più avanti, e invece non vi fu ammesso per ben due volte Adolf Hitler, molto prima di diventare celebre – o sarebbe meglio dire famigerato – per qualcosa di ben diverso dall’arte.


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Il quadro del boemo Quadal, oggi al Museo Liechtenstein di Vienna, non è più di tanto rilevante dal punto di vista pittorico. Lo è però per il soggetto, un’aula di disegno dal vero all’interno dell’Accademia, rompendo la quarta parete e spezzando la finzione scenica. Il nudo maschile, in questo senso, finisce per simboleggiare la finzione dell’arte, il suo essere ancora distante dalla realtà quotidiana. Distanza che verrà sempre più accorciata – almeno per quanto riguarda il nudo – nei secoli successivi.

 

François-Léon Benouville – L’ira di Achille

1847: l’Accademia di Francia e la tensione drammatica

Benouville - L'ira di AchilleIl Prix de Rome è stato, per alcuni secoli, il più importante premio per la pittura francese: istituito nel 1663, dava ai giovani vincitori una borsa di studio che permetteva l’accesso per tre anni all’Accademia di Francia a Roma (da cui il nome) e fu agognato – e a volte vinto – da alcuni grandi pittori dell’epoca. Tra questi anche Jacques-Louis David (quello che sarebbe diventato poi il pittore di Napoleone, che lo vinse al quarto tentativo, avendo pensato anche al suicidio dopo il secondo fallimento) e Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Nel lungo elenco di vincitori figura anche François-Léon Benouville, pittore oggi quasi dimenticato che operò attorno alla metà dell’Ottocento, con quadri dal tema biblico. Una delle poche eccezioni, delle poche deviazioni rispetto a questa tematica tradizionale è rappresentata da L’ira di Achille, quadro comunque di argomento classico che costituisce oggi il pezzo più pregiato del Musée Fabre, a Montpellier.


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Nel quadro convivono una composizione equilibrata e rispettosa dei canoni antichi, com’era frequente nei pittori legati all’Accademia, in cui rientra anche il nudo, ma pure un anelito drammatico tipicamente ottocentesco. Si è, d’altronde, a un anno dal 1848, al momento in cui cioè tutte le tensioni accumulate in Europa per un trentennio giungeranno al loro culmine.

 

Egon Schiele – Nudo maschile seduto (Autoritratto)

1910: il corpo espressionista

Schiele - Nudo maschile seduto (Autoritratto)Molti, moltissimi sono i nudi ritratti da Egon Schiele, forse il pittore che nel Novecento più di ogni altro ha disegnato – un po’ su tutti i supporti e in tutti i modi – il corpo maschile, spesso il proprio, denudato da ogni elemento artificiale e artificioso. Tra tutti, noi abbiamo scelto questo dipinto del 1910 perché forse è quello che sintetizza più di ogni altro la cifra stilistica dell’austriaco.

Schiele, talento precocissimo e maledetto, visse perlopiù a Vienna tra il 1890 e il 1918. Un tempo abbastanza breve, che non gli impedì di realizzare 350 dipinti, migliaia di disegni e a finire anche per qualche tempo in carcere. Il tema forse principale di tutta la sua produzione è proprio il nudo, sia maschile che femminile, che perde qualsiasi carica erotica e diventa un puro mezzo espressivo per mostrare l’inquietudine interiore.

Il Nudo maschile seduto – un quadrato di un metro e mezzo di lato conservato oggi al Leopold Museum di Vienna – è il ritratto di un uomo emaciato, dotato di una cupa magrezza che sembra presagire quasi la morte che di lì a pochi anni avrebbe colpito anche lo stesso Schiele a causa dell’epidemia di influenza spagnola.

 

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