I romanzi offrono, spesso, uno spaccato della società che rappresentano. Ci permettono di entrare in comunione non solo con i personaggi di cui ci raccontano le gesta, ma con una mentalità, una fase storica, un modo di essere. E questo è tanto più vero per i romanzi storici, che anzi pongono questo “affresco sociale” al centro della loro missione.

Il genere ha avuto origine durante il Romanticismo, principalmente grazie al lavoro di Walter Scott, che con i suoi Waverley, Rob Roy e Ivanhoe aprì un vero e proprio filone. Ma poi si è diffuso in tutta Europa, dando origine a decine e decine di capolavori.

Con la fine del Romanticismo, questo tipo di racconto è andato in crisi, soppiantato dal romanzo psicologico e sociale, che ci hanno accompagnato dalla fine dell’Ottocento alla prima fase del Novecento. Ma è stata una crisi solo momentanea, visto che oggi il romanzo storico è tornato prepotentemente in auge.

Certo, si dirà che non è più il genere di una volta, ed in effetti alcuni critici parlano di romanzo neo-storico. Si tratta infatti di libri in cui generalmente permane la precisione storica e la mescolanza tra personaggi reali ed inventati, ma in cui si è persa la filosofia di fondo.

In Scott, in Manzoni, in Dumas padre e negli altri grandi esponenti del genere c’era infatti l’idea di una continuità tra passato e presente. L’idea del fatto, cioè, che il nostro oggi fosse figlio di quello ieri, e che là andassero ritrovate le radici dei popoli e delle nazioni.

Oggi questo senso storico – tipicamente romantico – non è più presente. Tutt’altro: i romanzieri dei nostri giorni tendono a mostrarci il passato per dimostrare che i problemi sono grossomodo sempre gli stessi, e che tutto cambia perché nulla cambi davvero, come ha abilmente sintetizzato Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Ma quali sono, dunque, i romanzi storici più belli e affascinanti, quelli che ancora oggi meritano di essere letti? Ne abbiamo scelti cinque cercando di orientarci su una certa varietà di epoche e di stili, selezionandone di più “difficili” e più facili, di più accattivanti e di più riflessivi. Eccoli.

 

1. Robert Graves – Io, Claudio

L’ordine con cui abbiamo deciso di presentarvi i romanzi storici che abbiamo selezionato non è quello cronologico. O, almeno, non è quello cronologico legato alla data d’uscita dei vari libri, ma dipendente dall’argomento dei libri stessi.

Io, Claudio, storico romanzo di Robert Graves

Visto che si tratta di romanzi ambientati nel passato, abbiamo infatti scelto di disporli andando dal passato più remoto fino a quello più prossimo. E quindi cominciamo con l’antica Roma, un’epoca che – assieme a quella greca – non ha mai smesso di affascinare i lettori.

Forse il romanzo più bello e interessante in questo campo è Io, Claudio, lavoro dell’inglese Robert Graves che ha ormai più di 80 anni sulle spalle ma non smette di risultare godibile e interessante. Graves, morto nel 1985, è stato in vita molte cose: poeta, studioso di cultura e lingua gaelica, classicista e romanziere.

Questo libro è però la sua opera più fortunata dal punto di vista commerciale, ancora oggi ristampata in decine di lingue, italiano compreso. E dire che, per ammissione dello stesso scrittore, fu steso per mere esigenze finanziarie e in brevissimo tempo.

La storia di Claudio e della sua epoca

Il romanzo è una sorta di autobiografia immaginaria di Tiberio Claudio Druso, che sarebbe passato alla storia come l’imperatore Claudio. Graves decide di affidare a lui la narrazione che però non si ferma ai meri fatti biografici, ma ha l’ambizione di fornire un affresco della società romana dalla morte di Giulio Cesare a quella di Caligola.

Robert Graves al tempo della Prima guerra mondialeCome forse ricorderete, Claudio divenne infatti imperatore in maniera piuttosto inattesa, ad età già avanzata. Prima di lui aveva regnato, appunto, il nipote Caligola e la narrazione di Graves pertanto racconta la nascita dell’impero fino alla sua salita al potere.

Per documentarsi Graves si servì delle cronache dell’epoca di Tacito, di Plutarco e soprattutto di Svetonio, ma si rifece anche alla tradizione secondo cui Claudio aveva realmente scritto una propria autobiografia, poi andata perduta. Così l’autore poté ricreare un mondo presentandolo da un punto di vista piuttosto intimo, anche se fittizio.

Esiste inoltre anche un seguito dell’opera, intitolato Il divo Claudio, in cui Graves descrisse invece gli anni successivi all’acquisizione del potere da parte del nuovo imperatore.

Io, Claudio
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Il divo Claudio
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I miti greci
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2. Umberto Eco – Il nome della rosa

Non è forse il più famoso romanzo storico italiano, visto che I promessi sposi vengono studiati a scuola, ma è di sicuro quello che ha venduto e continua a vendere di più. Stiamo parlando de Il nome della rosa, capolavoro di Umberto Eco.

Il nome della rosa, uno dei più famosi romanzi storici di sempre, firmato da Umberto Eco

Pubblicato per la prima volta nel 1980, nacque come una sorta di divertissement. L’autore era infatti al suo primo romanzo dopo essersi occupato a lungo di filosofia – e in particolare di semiotica – e di studio dei mass media.

Certo, non erano mancati, nella sua carriera, anche degli excursus più leggeri, soprattutto sotto forma di brevi saggi poi raccolti nel celebre volume Diario minimo, ma il romanzo fino ad allora non era stato nelle sue corde. E, in un certo senso, lo si nota ancora oggi scorrendo e rileggendo queste pagine, che hanno ben poco del romanzo classico.

La trama, infatti, è grossomodo assimilabile a quella di decine di altri romanzi che appartengono al filone della detective story deduttiva. Ma mai prima d’allora si era assistito a un giallo con un’ambientazione così curata e intellettuale, in cui un notevole numero di pagine era addirittura scritto in latino.

Un giallo e un affresco del tardo Medioevo

Eppure il romanzo, pur così complesso e difficile, funzionò benissimo, permettendo anche ai non specialisti di immergersi per qualche ora all’interno delle dispute medievali, tra pauperismo ed eresia. Merito anche del mistero da risolvere, che teneva avvinghiati i lettori anche quando i temi dei capitoli si facevano più filosofici.

Leggi anche: Cinque celebri romanzi ambientati nel Medioevo

Come forse già sapete, il romanzo racconta infatti di una serie di omicidi che si verificano all’interno di un’abbazia nella prima metà del XIV secolo. A narrare i fatti è un monaco, Adso da Melk, che fu protagonista di quegli eventi in età giovanile. Lui infatti li seguì per qualche tempo assieme al suo maestro, Guglielmo di Baskerville.

Il nome della rosa e altri celebri romanzi storici ambientati nel MedioevoSorta di fusione tra il filosofo realmente vissuto Guglielmo di Ockham e il personaggio immaginario di Sherlock Holmes, costui è il vero protagonista del romanzo. Personalità affascinante, completamente immerso nella sua epoca eppure anticipatore di molte novità, Guglielmo è il detective che cerca di risolvere il mistero.

Vincitore del Premio Strega, il libro ha venduto più di 50 milioni di copie in tutto il mondo e ha dato origine a un prolifico sottofilone del romanzo storico. Ha inoltre ispirato un omonimo film, che ben riporta la trama gialla ma che non riesce a rappresentare completamente l’aura prettamente medievale che pervade il romanzo.

Il nome della rosa
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Il nome della rosa letto da
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Il manuale dell'inquisitore.
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3. Ken Follett – I pilastri della Terra

Per tutta la prima parte della sua carriera, lo scrittore gallese Ken Follett è stato considerato uno specialista del thriller. I suoi primi romanzi, tutti best seller, lo proposero infatti come un giallista di prim’ordine, appartenente alla folta schiera dei maestri britannici di questo genere.

"I pilastri della Terra", celebre romanzo storico

In quei libri, anzi, emergeva una particolare predilezione per le storie di spionaggio e per gli intrighi ricchi di colpi di scena, tanto che non a caso vennero fin da subito opzionati dal cinema. Da scrittori di questo genere, di solito, non ci si aspetta però una particolare attenzione storica, perché il loro obiettivo è soprattutto quello di emozionare.

Follett, memore forse dell’esempio di Umberto Eco di cui abbiamo appena parlato, è riuscito però a non farsi confinare in un solo genere. Dal thriller politico, è infatti passato abbastanza presto anche al romanzo storico. Il suo capolavoro, da questo punto di vista, è indubbiamente I pilastri della Terra.

Uscito per la prima volta nel 1989, ha all’inizio reso meno, in termini di vendite, di altri lavori precedenti dello scrittore, ma alla lunga è diventato il suo volume più venduto e apprezzato. D’altronde, i lettori tradizionali non si aspettavano certo che il re dello spionaggio moderno si spostasse addirittura nel Medioevo.

Una cattedrale nel XII secolo

Invece il talento narrativo di Follett, a ben guardare, è stato messo straordinariamente a frutto in una storia che non aveva forse i crismi del thriller tradizionale, ma non mancava certo di suspense. Una storia legata, d’altra parte, pure a una certa attenzione per la rappresentazione storica.

I pilastri della Terra, programma TV tratto da una saga di Ken Follett

Il romanzo è ambientato infatti nel XII secolo nella località immaginaria di Kingsbridge, in Inghilterra. Qui si sta costruendo una cattedrale, ma questo evento fa da sfondo ad una serie di avvenimenti piccoli e grandi che servono anche a far emergere il mutamento dei tempi, la crisi della nobiltà e l’ascesa di una nuova classe sociale.

I personaggi sono quindi numerosi, e rappresentano le diverse facce della società dell’epoca. Tra tutti, però, risaltano in particolare Tom il costruttore e il suo figliastro Jack Jackson, impegnati proprio nella costruzione della cattedrale. Personaggi però anche legati, com’è logico, da affetti, rivalità e parentele ad altre figure della storia.

Il romanzo fa parte di una trilogia che Follett ha concluso a molti anni di distanza dal primo volume. A comporla sono anche Mondo senza fine e La colonna di fuoco (quest’ultimo di recente pubblicazione). Inoltre nel 2010 è stata realizzata anche una miniserie TV per adattare questa storia, prodotta da Ridley Scott.

 

4. Hilary Mantel – Wolf Hall

I romanzi che trovate in questa nostra lista sono in genere tutti molto famosi, e se siete appassionati di narrativa li avrete almeno sentiti nominare (o forse li avete addirittura già letti). Non volevamo però che questa lista apparisse troppo scontata, e quindi abbiamo riservato un posto anche ad un outsider, se così vogliamo chiamarlo.

L'edizione italiana di Wolf Hall

Avremmo infatti potuto inserire capolavori immortali come Guerra e pace o libri di grande successo come la saga di Aléxandros del nostro Valerio Massimo Manfredi, ma ci sembrava che così vi avremmo aiutato poco. E abbiamo quindi cercato un libro molto meno famoso, ma non meno bello.

La scelta alla fine è ricaduta su Wolf Hall di Hilary Mantel, pubblicato di recente, nel 2009, in Gran Bretagna e tradotto in Italia due anni più tardi. Il romanzo ha avuto un grandissimo successo di critica nel suo paese d’origine, mentre in Italia è stato sì notato, ma non è riuscito a “sfondare”.

Colpa, forse, dello stretto legame tra la trama del libro e la storia inglese, che non sempre dalle nostre parti si conosce troppo bene. Ma anche, in un certo senso, dello stile della Mantel, che è molto affascinante ma anche piuttosto impegnativo, mentre il pubblico italiano sembra prediligere ultimamente romanzi storici di puro intrattenimento.

Alla corte di Enrico VIII

Il romanzo segue le vicende di Thomas Cromwell, potente ministro al servizio di Enrico VIII nel XVI secolo ma di umili origini. Le sue vicende sono importanti perché da un lato Cromwell – antenato del celebre Oliver che avrebbe fatto cadere la monarchia inglese un secolo dopo – visse da protagonista gli eventi che portarono alla nascita della Chiesa anglicana.

Thomas Cromwell in un famoso ritratto di Hans HolbeinDall’altro, perché la Mantel riesce a mostrarci il lato umano del personaggio storico. Nella storia inglese e nelle fiction che sono state tratte dalle vicende di Enrico e delle sue numerose mogli, infatti, Cromwell è spesso stato dipinto come un “trafficone” cinico e senza scrupoli.

La scrittrice inglese, invece, riesce a darci un ritratto a tutto tondo di un personaggio che aveva sì i suoi lati oscuri, ma anche una intelligenza fuori dal comune e il desiderio di servire al meglio il suo re e la sua nazione.

Molto accurato dal punto di vista storico, il romanzo ha avuto un seguito, Anna Bolena, una questione di famiglia, anch’esso vincitore di numerosi premi. Un terzo capitolo della saga è in lavorazione, ma intanto la BBC ha già adattato i primi due libri in una miniserie.

 

5. Alessandro Manzoni – I promessi sposi

Quando abbiamo presentato Il nome della rosa abbiamo detto che quel romanzo non può forse onorarsi del titolo di romanzo storico italiano più famoso. Ha infatti un rivale che ha fatto, nel bene e nel male, la storia della nostra letteratura, e a cui in un certo senso si è pure ispirato: I promessi sposi [1].

L'edizione del 1840 de "I promessi sposi" di Alessandro ManzoniCome forse ricorderete, Eco faceva esplicito riferimento al capolavoro di Manzoni quando, nell’introduzione al suo romanzo giallo, parlava di un manoscritto. Anche I promessi sposi, infatti, si presentava come la semplice trascrizione di un vecchio manoscritto seicentesco che Manzoni non aveva fatto altro che adattare al linguaggio moderno.

Si trattava, ovviamente, di un escamotage letterario, utile ad introdurre l’ambientazione e a dare verosimiglianza alla trama, elementi cardine del romanzo storico. E l’ambientazione, d’altra parte, la faceva veramente da padrona, visto che le vicende narrate si legavano drammaticamente al contesto storico.

Il romanzo era ambientato, infatti, nella Lombardia conquistata dagli spagnoli e preda della peste, una Lombardia in cui regnava l’ingiustizia in maniera – per il sentire di Alessandro Manzoni – non dissimile da quella della prima metà dell’Ottocento. L’unica differenza era che ora, al posto degli spagnoli, c’erano gli austriaci.

Renzo e Lucia

Protagonisti del romanzo erano Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, appunto due sposi promessi, che però trovavano notevoli difficoltà nel convolare a nozze. Il curato che doveva sposarli, don Abbondio, ad un certo punto infatti si rifiutava di celebrare il matrimonio.

Leggi anche: Cinque appassionanti romanzi rosa storici

A farlo desistere dal suo naturale proposito erano stati, in apertura di libro, due “bravi”, ovvero due uomini di malaffare al servizio di un potente, don Rodrigo, che, invaghito di Lucia, la voleva tenere per sé. Da questo spunto iniziale, poi, si dipanavano una serie di vicissitudini che permettevano a Manzoni di dare un affresco dell’epoca.

La vicenda della piccola Cecilia nella versione a fumetti de I promessi sposi disegnata da Paolo Piffarerio
La vicenda della piccola Cecilia nella versione a fumetti de I promessi sposi disegnata da Paolo Piffarerio

Scritto e rimaneggiato lungo quasi vent’anni, il libro fu pubblicato in diverse edizioni. Quella più famosa – e quella che viene ancora oggi studiata alle superiori – è la cosiddetta “quarantana“, pubblicata tra il 1840 e il 1842, scritta nella lingua “fiorentina”.

Il libro comunque è stato più volte adattato in altre forme, sia per il cinema (per la verità mai in maniera memorabile) che per la TV. Forse per la sua natura così “istituzionale” ha ispirato però anche numerosissime parodie, sia a fumetti che sul grande e piccolo schermo (celebri quelle di Totò, del Quartetto Cetra e del Trio).

 

 

Note e approfondimenti

[1] Tra l’altro, sui legami tra il libro di Manzoni e quello di Eco (più riferimenti a Sciascia e ad altri autori moderni) si può leggere qualcosa di interessante qui.

 

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