Cinque ruoli del baseball (anche in inglese)

Alla scoperta dei ruoli del baseball (col loro nome anche in inglese)

 
Il baseball è uno sport che vediamo spesso protagonista di film o serie TV americane. Nel nostro paese – come più in generale in Europa – non è però molto praticato, se non in piccole (ma belle, e importanti) realtà. Probabilmente anche per questo abbiamo spesso un po’ di confusione in testa sulle sue regole. Sappiamo che in campo si alternano attacco e difesa, ma per molti di noi è difficile dire quanti sono i difensori e dove si piazzano. Così come sappiamo che si contano gli out, ma non sempre ricordiamo quanti strike servono per fare un out.

I 9 difensori

Oggi cerchiamo di fare un po’ d’ordine su uno degli elementi più importanti per capire il gioco: i ruoli. Cosa fa il lanciatore? Cosa il ricevitore? E dove si piazza l’interbase? Insomma, vi presenteremo tutte le principali posizioni e i compiti che i giocatori della difesa (sono 9 in tutto, come vedrete) devono svolgere.

Non parleremo, però, del battitore. Nel gioco del baseball, infatti, tutti i giocatori – quando la squadra è in attacco – devono andare in battuta. Può fare eccezione, a seconda delle regole dei campionati, il lanciatore, che viene sostituito da quello che viene chiamato il “battitore designato”.

Per questo, quando si parla di ruoli non si considera più di tanto il battitore, perché è in un certo senso il ruolo di tutti e di nessuno. E i giocatori vengono divisi in base alla loro specializzazione difensiva. Scopriamo le cinque fondamentali.

 

Lanciatore (pitcher)

Un ruolo delicato

Il mitico Cy Young, forse il più importante lanciatore di tutti i tempiPartiamo da quello che è sicuramente uno dei giocatori più importanti di una squadra di baseball: il lanciatore. Chiamato pitcher in America e nei paesi di lingua inglese, è il giocatore che si piazza sul monte di lancio e che tira la palla contro il ricevitore, cercando di fare in modo che il battitore avversario non possa colpirla.

Il monte di lancio si trova a 60 piedi e 6 pollici dalla casa base, poco meno di 18 metri e mezzo. Una distanza non impossibile, ma il lavoro del lanciatore è comunque uno dei più duri e faticosi, sia a livello fisico che mentale. La sua è una perenne sfida col battitore avversario. E mentre il battitore cambia ad ogni out (o ad ogni colpo che porta la squadra avversaria a conquistare basi), il lanciatore è sempre lì. Normalmente può effettuare circa un centinaio di lanci prima di scendere di rendimento, ed affrontare quindi come minimo 20-25 avversari.


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Il lanciatore deve essere in grado di effettuare lanci tra loro molto diversi. Il “lancio base” è la cosiddetta “palla veloce”, potente e fulminea. Ma questa va alternata con lanci come la palla curva, la palla con cambio di velocità, la slider e così via. Di solito il lanciatore che inizia la partita, però, non riesce anche a finirla e viene sostituito dal cosiddetto “Lanciatore di rilievo”, che ha il compito di chiudere la gara negli ultimi inning. Spesso quest’ultimo è un lanciatore dotato di minor resistenza, ma più efficace nello scambio finale.

Il grande Cy Young

Tra i grandi pitcher della storia del baseball bisogna partire da Cy Young, forse il più famoso di tutti. Giocò dal 1890 al 1911 stabilendo una gran mole di record che, in alcuni casi, sarebbero durati anche più di un secolo. Ottenne il suo unico titolo nel 1903 con i Boston Americans, diventati pochi anni dopo i Red Sox. Ma divenne così popolare che alla sua morte si decise di istituire un premio per il miglior lanciatore dell’anno. Premio che ancora oggi porta il suo nome.

Dopo di lui sono venuti altri miti come Walter Johnson, lo storico lanciatore dei Washington Senators, Christy Mathewson dei New York Giants degli anni ’10 e il mancino Warren Spahn. In tempi più recenti bisogna menzionare Greg Maddux, grande campione degli anni ’90, e Roger Clemens, vincitore per due volte delle World Series coi Giants.

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Ricevitore (catcher)

Il coordinatore della difesa

Johnny Bench nel 1970, sulla copertina di Sports IllustratedSe avete visto film come Bull Durham – Un gioco a tre mani, sapete bene che un lanciatore non agisce da solo. È solo il giocatore più visibile di una difesa complessa, e non è necessariamente il coordinatore di quella fase di gioco. Il vero leader difensivo è invece, spesso, il ricevitore, che in inglese si chiama catcher. Parola che forse già conoscete anche se non vi intendete di baseball: The Catcher in the Rye è infatti il titolo originale de Il giovane Holden.

Il ricevitore si posiziona dietro casa base, con il volto rivolto verso il lanciatore e alle spalle del battitore. Dà spesso indicazioni al suo compagno di squadra su quali lanci effettuare, mentre allo stesso tempo tiene d’occhio tutto il campo, cercando di scorgere i movimenti degli avversari. I suoi compiti, d’altronde, sono tra i più variegati: deve riuscire a prendere le palle del lanciatore quando queste sono fuori misura; deve lanciare subito dopo uno strike se gli avversari cercano di “rubare una base”; deve proteggere il suo piatto.

Quando va in battuta

Come gli altri giocatori, quando la squadra è in attacco effettua il suo turno di battuta. In genere, i più grandi difensori sono forse un po’ meno bravi con la mazza, ma gli allenatori fanno, ovviamente, i loro conti. Un difetto comune del ruolo, comunque, è uno sprint non straordinario quando si corre per le basi. Questo è dovuto alla particolare posizione del catcher – sempre piegato sulle ginocchia – che è particolarmente logorante per le articolazioni.

Tra i più grandi ricevitori della storia bisogna citare Johnny Bench dei Cincinnati Reds, forse il più forte di sempre. Inoltre alla categoria dei più grandi appartengono anche Yogi Berra (l’autore della frase «Non è finita finché non è finita» e vincitore di dieci World Series) e il portoricano Iván Rodríguez, da poco introdotto nella Hall of Fame.

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Prima base (first baseman)

E gli altri interni

Lou Gehrig, storica prima base degli Yankees«Chi gioca in prima base? Non te lo sto chiedendo, te lo sto dicendo. Chi gioca in prima base». Ricordate questa frase apparentemente senza senso? Viene ripetuta da Dustin Hoffman all’interno di Rain Man, il celebre film del 1988. Quando noi italiani la sentiamo, non capiamo bene a cosa si riferisca. La riteniamo il delirio di un autistico e nulla più. In realtà, però, al pubblico americano fa tutto un altro effetto.

Quella che cita il personaggio di Dustin Hoffman è infatti una famosa gag di Gianni e Pinotto, ovvero Abbott e Costello. I due comici americani, molto popolari negli anni ’40 e ’50, erano soliti infatti mettere in scena un veloce scambio di battute su una squadra di baseball. L’elemento comico nasceva dal fatto che in prima, in seconda e in terza base giocavano atleti con nomignoli molto strani. In prima giocava Who (Chi), in seconda What (Cosa) e in terza I-don’t-know (Non-so). Da qui una serie di qui-pro-quo esilaranti: «Who’s on first?» «Who». «I said: Who’s on first?» «Who».


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Al di là della gag, la prima, la seconda e la terza base sono posizioni importanti nel baseball. Il prima base occupa la posizione alla destra del battitore, nel primo luogo verso cui quest’ultimo corre dopo aver battuto. Per questo, oltre a difendere la sua zona, deve ricevere le palle lanciate dai compagni e provenienti da ogni parte del campo.

Seconda e terza base

Il seconda base copre il vertice alto del diamante, ed è chiamato soprattutto ad effettuare il doppio gioco, un’azione difensiva in cui si tenta di eliminare due giocatori avversari. Il terza base, infine, occupa la zona più “battuta” dalle palle colpite. Per questo deve avere anche un braccio potente, per indirizzare la palla raccolta verso la prima base, dall’altra parte del diamante.

Il più grande prima base della storia è stato probabilmente Lou Gehrig, storico atleta degli Yankees dell’ante-guerra. In tempi più recenti si è particolarmente distinto Albert Pujols, prima coi Cardinals e poi con gli Angeles. Tra i seconda base bisogna invece segnalare Rogers Hornsby e la leggenda Jackie Robinson. Tra i terza base, infine, i campioni degli anni ’80 Mike Schmidt e George Brett.

 

Interbase (shortstop)

Velocità e precisione

Honus Wagner, interbase dell'epoca d'oro del giocoAbbiamo citato tre interni, che occupano la prima, la seconda e la terza base. Il pacchetto però deve essere ancora completato. Oltre a loro, infatti, ogni formazione di baseball esibisce un interbase. Questo giocatore si pone di solito tra la seconda e la terza base, in una zona molto delicata del campo. Visto infatti che la maggior parte dei battitori è destrimane, qui è naturale che finiscano molte palle e serve un giocatore particolarmente dinamico per recuperarle.

L’interbase deve essere efficiente nel lancio e abile nel doppio gioco, di cui è di solito il primo fautore. Per ricoprire il ruolo bisogna essere scattanti e di solito vengono per questo scelti giocatori un po’ piccoli ma veloci. Tra i più grandi interpreti bisogna ricordare, dagli albori del gioco ad oggi, Honus Wagner dei Pittsburgh Pirates, Ernie Banks dei Chicago Cubs, Derek Jeter dei New York Yankees e il suo erede Alex Rodriguez.

 

Esterni (fielders)

I più lontani

Joe DiMaggio quando giocava per gli YankeesConcludiamo con gli esterni, i giocatori che chiudono la formazione difensiva ponendosi il più lontano dal battitore. Si tratta di tre giocatori, chiamati esterno sinistro, esterno centro ed esterno destro. Il loro compito principale è quello di agguantare al volo le fly balls, ma anche di recuperare le palle vaganti sfuggite agli interni. Ovviamente devono coprire una grande porzione di campo, e per questo devono essere veloci e reattivi.

Inoltre bisogna avere due qualità specifiche che non sono per forza richieste negli altri giocatori. Prima di tutto, bisogna aver la capacità di leggere la traiettoria della palla. Quando questa è in volo, infatti, bisogna essere in grado di spostarsi rapidamente nella zona d’arrivo, senza perderla di vista e studiandone la linea di caduta. Inoltre, bisogna avere grosse braccia per poter lanciare la palla molto distante, anche da un capo all’altro del campo.

Il centrale

Tra i tre, quello più impegnato di solito è l’esterno centrale, anche perché la porzione di campo a lui assegnata entra più in profondità. L’esterno destro e l’esterno sinistro, invece, vengono chiamati in causa meno spesso. Tra gli esterni centrali più forti della storia bisogna citare Ty Cobb, Willie Mays, Joe DiMaggio e Mickey Mantle.

Per quanto riguarda invece gli esterni sinistri, ricordiamo Ted Williams, Pete Ross, Rickey Henderson e Barry Bonds. Nel ruolo di esterno destro, infine, bisogna menzionare il mitico Babe Ruth, Hank Aaron e Roberto Clemente.

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