12 scienziati italiani famosi, viventi o morti da poco

La direttrice del CERN Fabiola Gianotti (foto di Claudia Marcelloni De Oliveira via Flickr)
La direttrice del CERN Fabiola Gianotti (foto di Claudia Marcelloni De Oliveira via Flickr)

L’Italia è, secondo il luogo comune, patria di poeti, navigatori e santi, ma un posto privilegiato nell’immaginario dovrebbe ormai averlo anche la scienza: se infatti non navighiamo praticamente più – e quando lo facciamo rischiamo di renderci noti al mondo più per gli errori che per le rotte – e di santi sembrano essercene sempre meno, alcuni nostri scienziati continuano a tenere alta la fama del nostro paese sia dentro che fuori i confini nazionali.

A scorrere le classifiche non solo scientifiche, ma anche generaliste, sugli uomini e le donne più importanti di questi ultimi anni, infatti, non può non stupire che gli italiani riescano ad entrarvi solo ed esclusivamente per le loro ricerche in campo fisico o medico, come se in tutti gli altri settori stentassimo enormemente in confronto a quello scientifico.

E allora, scopriamo insieme quali sono, ora come ora, i dodici scienziati italiani più famosi e importanti del mondo, cercando di delineare anche la portata delle loro ricerche e scoperte.

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1. Umberto Veronesi

Procediamo in ordine di nascita, dal più anziano al più giovane, e subito incontriamo Umberto Veronesi, un medico che negli ultimi anni si è fatto conoscere non solo per i suoi successi in campo professionale ma anche per la sua attività politica e divulgativa.

Umberto Veronesi nel 2013 (foto di Ra94 via Wikimedia Commons)
Umberto Veronesi nel 2013 (foto di Ra94 via Wikimedia Commons)
Nato nel 1925 a Milano, è figlio di due contadini socialisti ed ebbe in origine anche qualche problema a scuola (fu bocciato per due volte al ginnasio).

Dopo la guerra e la laurea alla Statale di Milano, cominciò a interessarsi di tumori, partecipando anche alla fondazione dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e della Scuola europea di oncologia, fino a diventare direttore generale dell’Istituto Nazionale dei Tumori nel 1975.

 
I suoi contributi più importanti riguardano il cancro al seno, per il quale ha anche proposto e sostenuto delle tecniche chirurgiche innovative come la quadrantectomia, meno traumatica dal punto di vista estetico.

L’oncologo diventato Ministro

Nel 2000 è stato nominato Ministro della Salute all’interno del secondo governo Amato (quello seguito alla caduta dei governi di Prodi e D’Alema) e da quel momento in poi ha assunto un ruolo istituzionale sempre più attivo, promuovendo leggi e campagne contro il fumo, ma anche dichiarandosi favorevole alla ricerca sulle cellule staminali e sugli OGM.


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Negli ultimi anni della sua vita, infine, si è espresso più volte a favore del vegetarianismo e di una nuova bioetica animale. È scomparso nella sua Milano nel novembre 2016, a quasi 91 anni d’età.

 

2. Carlo Rubbia

Passiamo alla fisica (prima di tornare alla biologia e alla medicina, campi nei quali oscilleremo varie volte in questo articolo) con Carlo Rubbia, premio Nobel nel 1984 e a lungo direttore del CERN, il celebre Centro Europeo per la Ricerca Nucleare che ha sede a Ginevra.

Carlo Rubbia nel 2005Nato a Gorizia nel 1934 e cresciuto tra Venezia e Udine, Rubbia è un ex allievo (e pure ex insegnante) della Normale di Pisa, dove si è laureato nel 1957 e da dove poi è partito per i suoi studi successivi tra gli Stati Uniti e l’Italia.

Entrato al CERN nel 1960 come ricercatore, ne divenne direttore generale nel 1989, carica mantenuta fino al 1994; in tempi più recenti, oltre a vari riconoscimenti internazionali e pure un impegno istituzionale come senatore a vita nominato dal presidente Napolitano, si è occupato di ricerca energetica, dirigendo anche l’ENEA.

 
Per quanto riguarda le sue ricerche in campo fisico, Rubbia si è a lungo occupato di fisica delle particelle elementari.

Il fisico delle particelle che ha vinto il premio Nobel

Anche il premio Nobel gli fu assegnato, infatti, per l’esperimento che l’ha portato a scoprire le particelle responsabili dell’interazione debole, ovvero i bosoni vettoriali W+, W− e Z, confermando le teorie di Abdus Salam e Steven Weinberg e la teoria dell’unificazione della forza elettromagnetica e della interazione debole nella forza elettrodebole.


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Inoltre nel corso degli anni ha anche progettato un reattore nucleare a fissione sicuro, chiamato Rubbiatron ma mai realizzato, e ha diretto l’esperimento Icarus, sviluppando una nuova tecnica per la rilevazione diretta dei neutrini emessi dal Sole.

 

3. Giacomo Rizzolatti

Ritorniamo, come preannunciato, in ambito medico o, per la precisione, neurologico con Giacomo Rizzolatti, considerato un luminare nel suo settore soprattutto per la scoperta rivoluzionaria dei neuroni specchio, effettuata nei primi anni ’90 all’Università di Parma.

Nato a Kiev nel 1937 da una famiglia di costruttori emigrati nell’impero zarista alla fine dell’Ottocento, subì con la sua famiglia il cambiamento di clima del regime staliniano e fu costretto a rientrare in Italia poco dopo la nascita, studiando poi tra Udine (al liceo) e Padova (all’università, conseguendo la laurea in Medicina).

Dopo qualche anno come assistente a Pisa, sul finire degli anni ’60 passò infine all’Università di Parma, dove sarebbe diventato professore ordinario e avrebbe condotto le ricerche che l’hanno reso famoso.

Lo scopritore dei neuroni specchio

La scoperta dei neuroni specchio ha avuto infatti una grande risonanza internazionale, sia per l’importanza in sé che per le possibili ricadute; alcuni, infatti, ipotizzano che questa novità possa rivoluzionare completamente il campo della neurologia e il nome di Rizzolatti pare, non a caso, già da qualche anno in lizza per il premio Nobel.

Giacomo Rizzolatti (foto del Festival della Scienza, di Cirone-Musi, via Flickr)
Giacomo Rizzolatti (foto del Festival della Scienza, di Cirone-Musi, via Flickr)
Di fatto, è stato dimostrato che questi neuroni particolari si attivano sia per registrare un’azione compiuta da una persona che prendiamo come modello, sia quando noi stessi tentiamo di riprodurre quell’azione.

 
In un certo senso, diventiamo empatici con gli altri, registriamo un movimento con gli stessi neuroni con cui lo mettiamo in atto, in una sorta di precomprensione che funziona anche nei ciechi o negli amputati, cioè in chi non dispone degli arti per mettere in atto quei gesti.

Una scoperta che ha aperto e sta continuando ad aprire un’infinità di revisioni e rivalutazioni nell’ambito delle neuroscienze.

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4. Fabiola Gianotti

Le due ultime – ma non per importanza – presenze della prima parte della cinquina sono contemporaneamente le più giovani e quelle che più sono balzate agli onori della cronaca recentemente; ma sono anche due donne, segno che pian piano questo paese sta cambiando anche sul versante della ricerca scientifica, dando sempre maggiore spazio anche alle scienziate.

Fabiola Gianotti, in particolare, è la prima donna in assoluto ad essere stata nominata alla carica di direttore del CERN, carica già ricoperta da Rubbia e che diventerà effettiva a partire dal 1° gennaio 2016.

La direttrice del CERN Fabiola Gianotti (foto di Claudia Marcelloni De Oliveira via Flickr)
La direttrice del CERN Fabiola Gianotti (foto di Claudia Marcelloni De Oliveira via Flickr)

Nata a Roma ma cresciuta a Milano, la Gianotti si è laureata in fisica, con indirizzo sub-nucleare, nel 1984 alla Statale di Milano e tre anni dopo è entrata al CERN per collaborare a vari progetti. Fin dal 1992 è stata poi messa al lavoro sul grandissimo esperimento ATLAS, i cui risultati sono stati annunciati al pubblico proprio da lei nel 2012.

Le ricerche ventennali hanno portato alla prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs, cosa che ha interessato molto i media anche al di là dell’effettiva comprensione della scoperta.

La prima donna a guidare il CERN

Da quel punto in poi molti giornali e trasmissioni televisive si sono cominciati ad occupare della Gianotti, che d’altronde è un personaggio a tutto tondo che vanta anche un diploma in pianoforte al Conservatorio di Milano e ha idee molto precise pure sulla religione e l’Universo.

Una attenzione che non le è stata riservata solo in Italia, visto che sempre nel 2012 la prestigiosa rivista americana Time l’ha posizionata al quinto posto nella classifica delle persone dell’anno, classifica in quel caso vinta dall’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

 

5. Elena Cattaneo

Se Fabiola Gianotti è la prima donna a diventare direttore generale del più prestigioso centro di ricerca mondiale, Elena Cattaneo è la più giovane senatrice a vita mai nominata nella storia della nostra Repubblica.

Aveva infatti appena 50 anni quando, nell’agosto del 2013, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha scelta per tale ruolo assieme ad altri tre grandi personaggi italiani ben più vecchi di lei come Claudio Abbado, Renzo Piano e quel Carlo Rubbia di cui abbiamo già diffusamente parlato.

Elena Cattaneo: "non per politica, ma per la scienza"

D’altronde, la Cattaneo, che è nata e continua ad operare a Milano pur essendosi formata anche al MIT di Boston, è in un certo senso una scienziata prodigio, arrivata molto presto ai vertici del suo campo di ricerca.

L’esperta di cellule staminali

Nata a Milano nel 1962, si è laureata in Farmacia nel 1986 e, come detto, dopo il dottorato si è trasferita per qualche anno in America, cominciando lì a lavorare intensamente alla ricerca sulle cellule staminali.

Tornata in Italia negli anni ’90, ha fatto carriera all’interno della Statale di Milano e contemporaneamente è diventata un’autorità nel campo delle staminali, specializzandosi in particolare nello studio della malattia di Huntington, una malattia neurologica ereditaria.

Attualmente è coordinatrice del progetto europeo NeuroStemcell ed è direttore e cofondatore di UniStem, il centro di ricerca sulle staminali dell’Università di Milano.

 

Altri 7 scienziati italiani famosi e recenti, oltre ai 5 già segnalati

Oltre a questi nomi molto noti, ci sono altri scienziati che hanno una grande fama tra gli specialisti, ma magari non sono conosciuti dal grande pubblico. Vale la pena di conoscere però anche loro: ecco perché abbiamo deciso di allungare la nostra lista, includendo altri 7 scienziati italiani famosi.

 

Antonio Colombo

Ultimamente il nome di Antonio Colombo è finito spesso sui giornali. Giulia Grillo, Ministro della Salute, è stata infatti accusata di aver preparato un “dossier” sui membri del Consiglio Superiore di Sanità, e Colombo, in questo elenco, veniva segnalato come il medico responsabile di aver operato, in passato, Silvio Berlusconi.

In realtà Colombo, negli anni, di persone ne ha operate tante. È infatti uno dei cardiologi più stimati al mondo: insegna a Stamford e alla Columbia University, negli Stati Uniti, oltre a lavorare all’Ospedale San Raffaele di Milano. Ma ha ricevuto negli anni diverse onorificenze in tutto il mondo per via delle ricerche da lui condotte nel campo dell’angioplastica.

Carlo Croce

Nato a Milano nel 1944, anche Carlo Croce è un medico italiano che insegna, tra le altre cose, negli Stati Uniti (in particolare alla Ohio State University). La sua specializzazione però è l’oncologia, ramo in cui fino al 2015 ha insegnato anche nel nostro paese, per la precisione presso l’Università di Ferrara.

Importantissime le sue scoperte nel campo delle leucemie, dei linfomi e delle neoplasie solide. Nel corso degli anni ha così pubblicato articoli che sono diventati dei classici nel loro campo e vengono ancora usati come punto di riferimento di tutta la medicina mondiale.

 

Vincenzo Di Marzo

Negli ultimi anni, Vincenzo Di Marzo è stato più volte inserito nelle liste internazionali degli scienziati più influenti del mondo. Il suo campo di ricerca privilegiato è la chimica: è infatti direttore di ricerca presso l’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR, a Pozzuoli, e collabora con varie università e facoltà di farmacologia.

Nel campo della tossicologia è considerato un luminare, tanto è vero che le sue pubblicazioni sono tra quelle più lette e studiate. Gli studi degli ultimi anni si sono concentrati in particolare sugli effetti dei cannabinoidi, soprattutto riguardo alle interazioni funzionali, chimiche e farmacologiche di queste sostanze e le loro potenzialità terapeutiche.

Alberto Mantovani

Milanese, classe 1948, Alberto Mantovani è un importante immunologo italiano. Ha lavorato durante la sua vita tra l’Italia, Londra e gli Stati Uniti, tenendo a lungo anche la cattedra di Patologia generale presso la Statale di Milano. Da qualche anno è passato all’Istituto Humanitas, di cui è direttore scientifico.

I suoi studi hanno riguardato soprattutto i macrofagi; studi che l’hanno portato a scoprire da un lato che i macrofagi finivano per aiutare il tumore a crescere, e dall’altro ad approfondire il ruolo delle citochine. Di recente ha così dimostrato che alcuni geni sono capaci di tenere sotto controllo le infiammazioni e frenare di conseguenza il cancro.

 

Giuseppe Mancia

Nato a Carrara nel 1940, Giuseppe Mancia è uno dei massimi studiosi mondiali nel campo dell’ipertensione e della prevenzione cardiovascolare. Ha lavorato per vari anni negli Stati Uniti, specializzandosi in questo settore, ma ormai da molto tempo vive e opera stabilmente tra l’Italia e la Svizzera.

È infatti professore emerito all’Università di Milano Bicocca (dopo essere stato a lungo alla Statale) e si occupa ancora intensamente di ricerca. Da questo punto di vista, i suoi articoli e i suoi studi sono tra i più citati al mondo. Addirittura, nel biennio 2004-2005 è stato il ricercatore più citato in assoluto nel campo medico.

Napoleone Ferrara

Catanese, classe 1956, Napoleone Ferrara ha, oltre alla cittadinanza italiana, anche quella statunitense. Lavora infatti da molti anni oltreoceano, in particolare a San Diego, in California, studiando l’angiogenesi e la biologia dei tumori. Per questi suoi studi ha anche ottenuto, nel 2010, il prestigioso Lasker Award.

Partendo dall’ipofisi della mucca, in California è arrivato alla scoperta del VEGF, una proteina che poteva indurre la proliferazione delle cellule dei vasi sanguigni. Questi suoi studi sono poi stati applicati anche al campo della retina, portando importanti risultati contro alcune malattie degli anziani.

 

Giuseppe Remuzzi

Concludiamo con Giuseppe Remuzzi, nato a Bergamo nel 1949 e attualmente direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”. Oltre ad operare nella sua Bergamo, Remuzzi negli anni ha svolto intensa attività di ricerca, soprattutto per quanto riguarda le cause delle glomerulonefriti e i meccanismi di progressione delle malattie renali.

Le sue ricerche si sono poi focalizzate sui trapianti e su come impiantare anche organi incompatibili senza farmaci antirigetto, in qualche modo educando il timo a riconoscere l’organo come proprio. Questo gli ha permesso di acquisire grande fama, tanto che è stato anche introdotto nel Comitato di redazione di riviste prestigiose come il New England Journal of Medicine.

 

 

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